MANDORLE

E’ un Natale amaro. E’ nell’aria, è nel cuore.
Un momento difficile, per molti. Da tempo non si riesce più a sentire un telegiornale, non  si ha più la forza per contenere questo nero, che arriva dallo schermo ai cuori di chi ancora non si è lasciato anestetizzare, e dentro quelli, pochi forse, che rifiutano di “abituarsi” al brutto, al male, al dolore, all’ipocrisia, al falso, e al nulla.

Mai come in questo tempo, si percepisce la tendenza a “tenere quel che si ha” anzichè allargare, investire, proporre, rischiare.
E’ tempo di conservazione, non di crescita. Di approvvigionamenti, di scorte, non di investimento. In tutti i sensi: da quello economico a quello affettivo. Tempo di paguri, tempo di “io speriamo che me la cavo”. Tempi di ritiri, di ripari, di tane,  che generano solo solitudine, buio e freddo.
Niente uscite al sole, niente Gioia. Non ci sono messaggi di gioia e stridono quelli della Bauli, e del tronchetto di cioccolato.
Stride la slitta di Babbo Natale sulla neve, come unghie sulla lavagna.

Sono al lavoro, un po’ perché ho da fare, e un po’ perché, forse, ho bisogno di “sentire” quale strada percorrere, se continuare su questa, che percorro da tanti anni, oppure se iniziare a camminare sopra sentieri nuovi.

Rispondevo ad una e mail di Pinuccia, poco fa, e la mia è diventata un po’ una riflessione, come faccio spesso quando scrivo a qualcuno (chi ha la bontà e la pazienza di leggermi e di ascoltarmi, lo sa molto bene).
Le dicevo che, tra tutte queste luci colorate, gli alberi, le luminarie, i negozi luminosi e scintillanti, le ombre sono più dense. E’ naturale, del resto: l’ombra esiste perché esiste la luce.

Forse anche perché ci si sente addosso, in questo tempo, l’obbligo di essere sereni, sorridenti, felici, insomma essere come tutti si aspettano.
Evvai quindi con il solito carrozzone, la musica a paletta, i neon, la giostra che poi, quando va via, lascia il solito prato con l’erba schiacciata, le carte per terra, e non sai mai se era più triste durante oppure dopo.

Vedere i propri credo che pensavi saldi vacillare come torri di carta esposti al vento, non è una bella cosa.
Fare passi indietro, dopo che il cammino è stato il passo lento ma costante del montanaro che scala la montagna, è cosa dura da accettare.

La delusione ha un sapore amaro, come le mandorle stantie.
E resta in bocca a lungo accidenti. Non c’è edulcorante che possa aiutare – anzi –  verrebbe fuori solo una mescolanza chimica indotta che avrebbe il potere, casomai, di rendere il tutto ancora più sgradevole e di più indefinito e confuso.

Il gusto della delusione è diverso e per certi versi peggiore di quello del Dolore.
Il Dolore è qualcosa che può anche uccidere, ti può anche lacerare, devastare lavorandoti sui fianchi con un cesello appuntito, ma a volte è come il fuoco che brucia l’erba di un prato e spesso nascono germogli meravigliosamente nuovi e forti.

La delusione no. Essa ti costringe a compromessi, a rivedere le cose, e ti può schiacciare, a volte, come una pressa. Perché  …  ci avevi creduto. E può impedire ogni possibilità di crederci ancora,  perchè lascia un terreno cattivo, inquinato, arido, infertile o quantomeno ingeneroso.

Certo, c’è delusione e delusione: a volte non viene distrutto il credo, ma si verificano solo eventi che costringono a virate, a cambi di rotta, ad abbandoni di progetti. In tal caso si può prendere la buona volotà, e ricominciare, Piantare i semi del credo da un’altra parte. Crescereanno. Perchè in questo caso sono gli eventi a deludere, perchè non collimano con il progetto, non ciò in cui si crede.

A volte invece la delusione arriva quando una mano ti toglie quel velo che avevi davanti al viso, magari un po’ azzurrato, che non ti permetteva di distinguere il falso dal vero, la realtà dal sogno perché sai che qualora fosse calato, sarebbe arrivata la luce abbagliante della realtà. Come guardare il sole allo zenith dopo aver passato giorni un uno sgabuzzino buio.

Crediamo ostinatamente a cose, persone, progetti, per dare un senso alla vita.
Invece il senso della vita dovrebbe dimorare dentro, perché la vita dovrebbe bastare alla vita, come l’amore all’amore. Punto.

Ecco, forse, perchè sono qui, nella solitudine di questo enorme ufficio (sembra enorme davvero, senza le persone e senza rumori). Forse per capire se c’è, qui, qualche manciata di semi che possono essere piantati altrove oppure se sto sotto una quercia che non riesco più ad abbracciare.

Stamane Andrea (lettore di Controluce.. ehmm in ombra),  ha scritto una cosa che, insieme alla lettera a Pinuccia, ha ispirato questo post del cui colore grigio topo  mi scuso:
“mi piacerebbe essere pensato come il nulla, è una delle pochissime cose che non potrebbero mai deludere”.

Ecco, ho pensato che anche io chissà quante persone avrò deluso, e anche queste sono ombre sotto tutte queste luci che ci sono.
Chissà se qualcuno ha in tasca qualche seme mio e chissà se ha anche un pezzo di campo arato di fresco e con terra buona per farci crescere qualcosa che somigli ad una quercia, piantata tanto tempo fa.

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7 pensieri riguardo “MANDORLE

  1. Cara Celeste, leggevo questo post e con meraviglia l'ho sentito come un eco dei miei pensieri.
    Momenti duri, cupi per tutti; ci possiamo solo prendere per mano e continuare per il tunnel buio e chi vede per primo un po' di luce gridi: "terra"!!

    Il solito discorso del pettine e dei nodi, anche quando i nodi non sono proprio nostri e il pettine è gigantesco.
    Come diceva il detto popolare? Piegati, canna, che arriva la tempesta!
    In quest'atmosfera di fallimento generale anche il singolo individuo è stravolto dagli eventi o dai non-eventi materiali, che coinvolgono il nostro vivere, fin nelle benedette "pance".

    Siamo in inverno e non solo quello del calendario, con il suo gelo nell'animo e nel cuore, siamo alla resa dei conti delle nostre aspettative disattese e delle valutazioni sbagliate oppure, ancor più rabbia, siamo in balia di un mondo impazzito.
    Prima di tutto siamo a far i conti con noi stessi, del perchè di certe illusioni sulla stabilità di un lavoro o una relazione, sulla sincerità delle persone e cfosì via. Diamo tutto per scontato e ogni tanto abbassiamo la testa e ci accorgiamo di star camminando da sempre sul ciglio di un burrone, solo che a volte fingiamo di non saperlo
    . A volte ci penso e dal mio davanzale spesso disserto con la lucertola sul detto di Silvano del Monte Athos che diceva: "nella tempesta il mio rifugio" per far capire che il nostro vivere è un continuo movimento di cambiamento. Ma nè io, nè la lucertola riusciamo a trovarci bene nelle tempeste e ci toccherà fabbricarci un salvagente!!
    Fusa

  2. Ciao Cele, ciao Petula. Sai Petule le tue parole  le sento un pò mie…per carità non fraintendermi non che me le abbia "rubate", ma è quello che sento anch'io nell'anima , nel cuore ,in me. C'è nell'aria qualcosa di insolito, sono tempi duri si sa, ci si trova a lottare ogni giorno, con tutti con tutto. Ci sono dentro da un pezzo in quel tunnel cara Petula, chiedo a Celeste nel grigiore del suo ufficio, di chiudere per un attimo gli occhi e di lasciarsi trasportare dal profumo della lavanda (che a lei piace tanto) e non riesco a sentire io il profumo del mandarino che ho sotto il naso…mah! Chissà se chi per primo vede la luce riesca a gridare tanto a squarciagola  "terraaaa" da poterci tirar fuori tutti dal tunnel a fare un girotondo intorno a quelle cose che non hanno più profumo, che non hanno più valore, soprattutto in questo periodo dove si sa con l'avvicinarsi del Natale c'è ancora di più… più menzogna, più finto altruismo.  Un finto  " Buon Natale " detto perchè si usa ma che cosa significa Buon Natale? Tanto spreco, tanto consumismo, tanto lusso e tanti bambini che ancora muoiono di fame. Hai detto giusto Celeste, ci si sente addosso l'obbligo di essere sereni, felici e poi……..poi rimane il sapore amaro come le mandorle stantie. Si è prorpio così. Petula, fabbricalo grande và… il salvagente tu e la lucertola per favore.
    Bacioabbraccio 
    Carola

  3. Io sono certo che

    se non penseremo che dentro un ufficio possano esistere progetti
    se non crederemo che qualcuno possa non deluderci
    se non penseremo che esista, nel mondo, qualcosa di stabile
    se non cercheremo di spiegarci gli eventi il mondo in modo che ci tranquillizzino.
    se non conteremo di non esser mai traditi,
    se non ci aspetteremo che il dolore ci passi vicino senza accorgersi di noi
    e soprattutto se non penseremo di esser migliori degli altri,

    forse, dico forse, potremo sorridere anche a quello che ci delude, a quello che ci distrugge i progetti, a quello che ci massacra le aspettative e a quello che ci tradisce.

    E magari, senza manco un regalo, senza un panettone, senza un torrone, e senza un vergognoso pranzo, riusciremo ad aspettare la notte in cui il Verbo si è fatto carne.
    E sia che uno ci creda come che uno non ci creda, forse riusciremo perfino ad accorgerci (se restiamo zitti) che quella notte avviene qualcosa di particolare, da centinaia di migliaia di anni. Ma bisogna far silenzio per accorgersene.

  4. C'è un momento, al mattino, quando si aprono gli occhi e ci si comincia a percepire, si prende coscienza di sè. I pensieri ancora non si sono vestiti, i capelli sono arruffati, la pelle e calda e morbida. Ancora non ci ha feriti nessuno, la giornata ancora non ci ha graffiati ancora.

    E' un attimo, dura il tempo di un tramonto, e tutto è quiete.
    Muovi le dita dei piedi, alzi le braccia verso il soffitto, muovi il collo. L'odore del caffè, quello di sonno, quello della casa.
    E' un attimo, ed è bello, è un istante.  Poi ci si veste, si vestono i pensieri, ci si lava e ci si leva da dosso l'odore della notte.
    E si comincia la giornata. Lo fa chi ha grandi progetti e poi chi, come me cerca solo di vivvere bene la propria vita, dentro la propria vita.

    Più aspettative si hanno, più delusioni si avranno. Si sa. Io non ho grandi aspettative nascoste in grandi progetti: non ne ho avuti, forse mi è mancato il tempo per disegnarli, , e con tutta probabilità  non ho osato farlo. Forse ero saggia,da piccola, e non lo sapevo.

    Ho smesso anche di cercare la serenità perchè so che non è così che la si trova. Anzi … ci si allontana ogni volta che si prova a raggiungerla.

    So bene che avro' giorni sereni e altri meno sereni. Non vivo un presente in affanno per cercare cose per il futuro: so bene quanto sia impossibile (per fortuna) prevedere le cose.

    So bene, lo so perchè la vita lo ha mostrato anche a me e senza preavviso, di quanto può essere repentino il rovesciamento della barca su cui sto. 
    Tuttavia è naturale e persino utile tracciare un cammino. Se uno studia biologia, probabilmente farà lo scienziato, più difficilmente l'astronauta.
    So che ci sono progetti ragionevoli, e so che c'è l'accanimento, la corsa all'obiettivo che diventa ossessione, e fa perdere tutto il respiro del presente.
    So che le corse cieche per arrivare a qualcosa sono palle legate alla catena del piede, specie quando sono altri a darti in mano pregetti preconfezionati su misura per te.  E niente di questo mi appartiene nè vorrei fosse nei miei giorni.

    Ma so che anche io, senza niente di tutto quanto sopra, non posso smettere di remare, perchè qualora lo facessi, la mia barca andrebbe storta, cozzerebbe contro uno scoglio, imbarcherebbe acqua.  Come tutti, e come le barche di tutti.

    Da questa mia barca vedo le stelle, come tutti. Vedo il buio della notte quando non ci sono le stelle. Come tutti. Resisto nella tempesta, come tutti cercano di fare. Qualche volta mi brucio per il sole, come tutti. 

    Il timone della barca è in parte in  mano a noi, e in parte siamo anche in balia dei venti, pertanto, spesso travolti dalla burrasca.
    E quando accade, non si riesce a mettere a fuoco nulla, non arrivano nemmeno gli odori, e tutte le energie sono spese per non affondare.

    Non credo di poter sentire nulla di straordinario, in quella notte ahimè. Nè in altre notti, temo. A prescindere dal silenzio, che dentro di me è sempre di più il solo rumore che sento.
    Ma spero che qualcuno possa sentirle, cose straordinarie. A me basterebbe sentire un mondo … normale.

    Bacini a gatte lucertole carole e orecchiette.  Siete il mio alberello. Senza luci per piacere eh!

    Ps se facessimo un presepe, Pieffe quale figurina sarebbe?

  5.  Cara Cele, sull'albero  di Controluce le uniche lucette possibili  sono gli occhietti  fosforescenti di Petula.

    Quando ero piccola piccola ( non è che sono cresciuta più di tanto, vabbè) ricordo il mio primo albero di Natale. Non c'erano lucette finte, era una specie di alberello della cucagna con su caramelle, mandarini, dolcetti..
    E ricordo la voce della mia mamma che mi diceva di smettere di spogliarlo anzi tempo, che tutto doveva durare almeno  fino all'Epifania.. Mah..
    Erano altri tempi..
    Adesso non mi cimento neanche più con il presepio: L'ultima volta che l'ho fatto i black cats ci sono andati a dormire dentro. Quindi più nulla.

    Il nostro saggio Pieffe ci ha suggerito il silenzio interiore . Mettiamo in pratica il suo suggerimento e avverrà il miracolo.

    Poi Cele, scusa,  le mandorle usiamole per fare gli amaretti: faranno ingrassare, ma sono buoni.
    Baci, lucertole, e tanto silenzio
    Pinuccia

  6. Se controluce fosse un presepe, tu saresti il pescatore, che lancia la lenza e intanto ha tanto tempo per pensare. Lancia l'esca e riempie il suo cestino di pesci.  Come fai tu con i tuoi amici di penna, che diventano sempre di piu' grazie al tuo modo di scrivere, vero e mai retorico.
    Sai, quelle cose che quando le hai lette dici. ' Come mi piacerebbe averle scritte io…'
    Fortunato chi ha uno dei tuoi semi in tasca.
    Ciao, Cele
    A presto

  7. Ecco, mo' la mia amica lucertola si è fitta nel capino che sull'albero vuole fare la stella cometa, perchè..dice lei, ha la coda.

    Dato che Pinuccia ha messo i miei occhi a fare da lucette…per favore togliete l'intermittenza!

    A volte fare l'albero di Natale è faticoso quasi quanto lo smontarlo. Il Presepe lo faceva mio papà diligentemente ostacolato da mio fratello piccolo. Ora fare il Presepe non ha più lo stesso senso, aspetto che ne acquisti un altro,  che le parole di chi mi ha insegnato il suo vero significato facciano il loro effetto, che veramente anche nel cuore di una gatta indolente nasca quel bimbo d'oro che una volta ha bussato alla  porta, ma che poi è fuggito…o sono fuggita io.
    Fusa a tutti, ma per la nostra ospite ci sono fusa particolari.

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