L’UOMO CHE FABBRICAVA GIOCATTOLI

Alessandra è un'amica: abbiamo fatto qualche viaggio insieme, in passato. E' una persona che per certi versi mi somiglia e poi, secondo me, lei ha qualcosa che vorrei avere anche io. 
Lei dice lo stesso quando parla di me. Forse da due donne ne verrebbe fuori una decente…  Questo è quello che ci diciamo tutte le volte che ci incontriamo.

Fatta questa mini premessa, Ale scrive storie per bambini: non lo fa per pubblicarle, infatti non pubblica niente, non ha un blog, niente. Le scrive per sé: forse, come dice lei stessa, lo fa perché da bambina mai nessuno le ha raccontato una storia e allora lei se le raccontava da sè.

L'ho incontrata oggi e le ho strappato questa storia. Ne aveva alcune, sulla sua chiavetta USB, non le ho lette tutte ma istintivamente ho scelto questa. Lei legge Controluce, non è mai intervenuta e men che meno lo farà adesso. Mi ha permesso di fare il copia incolla.
Grazie  …. Ale.

 

(foto dal web)

C'era una volta un uomo che lavorava in un grande palazzo, moderno, uno di quelli con le vetrate e con i pannelli colorati al posto dei muri.
Una casa dove la gente non abitava ma lavorava soltanto. Infatti durante il sabato e la domenica, il palazzo era silenzioso, si svuotava di persone: i telefoni, i fax, e fotocopiatrici tacevano, forse riposavano anch'essi.

Quest'uomo aveva studiato tanto, e per molti anni, anzi, a dire il vero non aveva mai smesso di farlo, perché il mondo cambia in continuazione, si usano cose nuove, computer sempre più perfetti, sofisticati ed efficienti.
L'uomo svolgeva il suo lavoro con precisione e serietà, Era una persona affidabile, preziosa per la società per la quale lavorava, un uomo su cui altri uomini sapevano di poter contare. Un riferimento e un esempio per colleghi e superiori. 

Nessuno sapeva che lui aveva un sogno speciale. Questo sogno era chiuso in un cassetto, del quale nessuno aveva tutte le chiavi. Era un cassetto piccolo, costruito apposta per contenere le cose importanti.

Ci entrava solo la luce delle stelle, quelle non ancora conosciute o non ancora nate, perché nel cuore dell'uomo c'era un angolo misterioso, che avrebbero abitato, un giorno, alcune stelle che, solo trovando quel posto nel suo cuore, avrebbero avuto un nome.
So cosa stai pensando, ma no, non era strambo, semplicemente era una persona un po' speciale.
A dire il vero, non aveva solo questo cassetto ma è solo di questo che ti voglio parlare.

Il sogno in questo cassetto era quello di costruire giocattoli, giocattoli di legno. Si, lo so a cosa pensi ovvero che non dovrebbe essere un sogno difficile da realizzare, e in effetti hai ragione, dovrebbe essere così. 
Ma a volte, gli adulti sono strani: scelgono una strada e poi capita che dopo un po' di tempo non sono più sicuri che sia la strada giusta.
Imparerai, nel corso della tua vita, che ciò che scegli oggi potresti non volerlo più domani oppure, semplicemente potrebbe non bastarti più. 

Ma torniamo al nostro uomo. Durante il suo tempo libero, cioè quando non lavorava e non studiava, lui amava curiosare in quel mondo che durante l'infanzia costituisce la sola dimensione, ma che poi continua ad essere parallela al mondo adulto, forse per offrire equilibrio e gioia, rifugio, consolazione ma anche saggezza. Già, perché c'è molta saggezza nel mondo dei bambini. 

Curiosando e frequentando quel mondo, sentiva ogni volta che avrebbe potuto realizzare, con le sue mani, la sua testa, il suo cuore, prima del legno e poi con il legno, dei giocattoli diversi, come nessuna fabbrica aveva mai fatto, come nessuna macchina avrebbe mai potuto fare, come nessun uomo nemmeno con tutti i computer del mondo avrebbe saputo fare.

Amava i trenini, le giostre, i carrilon, gli aeroplani.
E poi tutti quegli attrezzi che potevano condurre un bimbo più vicino alle stelle, perché potevano aiutarlo non a conoscerle, ma a guardarle. Era convinto infatti che non fosse importante conoscere il nome delle stelle o sapere quanta la distanza tra loro e la terra, ma che fosse importante guardarle e imparare, notte dopo notte, tutto da loro, tutto ciò che sarebbe stato bello sapere. 

Cominciò una sera, che fuori pioveva. Era inverno, un inverno freddo, di pioggia e di neve, un inverno di quelli da luce accesa e di serate lunghe e silenti di tutto. Le cose incominciano nel momento in cui debbono incominciare. Non un giorno prima, non un giorno dopo.
E le sue mani, guidate dal suo cuore e dalla conoscenza delle cose, cominciarono a segare, tagliare, limare, incollare, incastrare, unire. Creare.

E poi la sera dopo, e quella dopo ancora. Ogni sera il tempo passava così in fretta che doveva puntare l'orologio per ricordarsi di andare a dormire. Una notte non lo fece e si accorse dalla luce che entrava dagli scuretti, che stava albeggiando: andò a lavorare di corsa e a mezzogiorno era un cencio che a malapena si reggeva sulle gambe! 

E così, impiegando il tempo che ci voleva, fabbricò il suo primo giocattolo: era una scatola, di legno, non molto grande, rettangolare, con un coperchio che quando lo sollevava, usciva, come per magia, non una ballerina danzante, ma una stella, una stella che lui chiamò semplicemente … Stella.
Era bianca, non danzava, non c'era nemmeno musica, ma era bellissima, perché era la prima cosa che aveva costruito. 

Il tempo passava e man mano che lavorava, diventava sempre più bravo, con gli arnesi. Aveva spesso tagli nelle dita ma non se ne curava affatto, tanta era la concentrazione e l'attenzione che prestava alle cose che si ostinava a produrre seguendo solo il disegno che aveva nella mente. Già, hai capito bene:  non disegnava nulla. Tutto era solo nella sua testa e tutto doveva passare dalla testa alle mani senza la mediazione del disegno.
"
E' così che deve essere", ripeteva a sé stesso quando, a seguito di qualche fallimento una voce, quella del raziocinio, gli suggeriva di usare il disegno. 

Una sera, spense la luce del suo laboratorio, come faceva altre sere e andò a dormire.
Stava per addormentarsi quando un piccolo, secco rumore lo fece alzare dal letto e lo guidò verso il laboratorio: raggiunta la porta stette un po' in silenzio, l'orecchio teso, ma niente. Si sentì sciocco e tornò a letto.
La sera dopo, mentre si accingeva a riprendere la sua ormai consueta attività serale, si accorse che alcuni oggetti, componenti, rotelle, pezzetti di legno non erano come li aveva lasciati la sera prima.

Tuttavia, sebbene con un po' di perplessità, cominciò il lavoro che aveva previsto di svolgere per quella sera, e dopo alcune ore il suono della sveglia, suo malgrado, lo fece andare a dormire.

Ma dopo alcuni istanti … di nuovo quel rumore. Si alzò, si diresse verso il laboratorio e questa volta spiò, sentendosi un po' stupido, dal buco della serratura e …… ciò che vide gli fece battere forte il cuore tanto che dovette sedersi per un bel po' di tempo sul pavimento, per ritrovare un respiro se non regolare, almeno accettabile. Dentro al suo cuore lo aveva sempre saputo, o forse, semplicemente lo aveva solo sperato .. I suoi giocattoli erano vivi!

Ritornò a spiare dal buco della serratura e assistette alla vita che animava i suoi giocattoli: Stella era stata la prima a “svegliarsi”. A seguire, si svegliarono Aeroplano di Legno, Trenino di Legno, Cavallo a dondolo di Legno, Trottola di Legno, Dirigibile di Legno.
Tutti a fare festa, chi con una gamba sola (c'era Omino di Legno, professione Ferroviere la cui gamba destra era prevista per la sera successiva). Poi c'erano Dama di Legno, che danzava da sola sotto Luna di Legno senza un braccio (anch'esso in lavorazione).

C'era anche Slitta di Legno, trainata da Cani di Legno. E poi Macchina di Legno e Motorino di Legno anni 60, e Giostrina di Legno.  Tutti erano in movimento, tutti avevano ricevuto, dall'uomo, forma, colori, ingranaggi e …. fiato. Sì, hai capito bene: dentro ognuno di essi c'erano fiato e cuori. 

Andò a dormire, forse più felice che stupito. 
Non aveva alcuna domanda da farsi perché non avrebbe avuta nessuna risposta da darsi.
"
Era così che doveva essere" e pensando questo, si addormentò.

12 pensieri riguardo “L’UOMO CHE FABBRICAVA GIOCATTOLI

  1. Anche a me piace molto sia il salotto culturale fiabesco sia la frase finale del racconto ma anche la frase prima

    Non aveva alcuna domanda da farsi perchè non avrebbe avuta nessuna risposta da darsi.

    Un sorriso 🙂

  2. A tutti, un saluto.

    Qui di fiabesco c'è il paesaggio: c'è parecchia neve e continua a nevicare. E' tutto bianchissimo, silenzioso, ovattato.
    C'è quella luce speciale che solo la neve sa dare: stanotte guardando dai vetri, si notavano tutti i rametti delle piante, anche quelli più piccoli.
    Non finisce mai di stupirmi la luce della neve di notte

    Marinz
    Anche a me è piaciuta la frase che riporti tu.  A volte è inutile farsi domande quando non avranno mai una risposta. Certe cose "sono" e basta,  "accadono" e basta.
    Volersi spiegare sempre tutto è il modo più certo per togliere la magia alle cose, e anche alle persone. Siamo spesso troppo presuntuosi, vogliamo per forza  conoscere, spiegare, catalogare, etichettare, a volte persino psicoanalizzare. Perdendoci così le cose belle, godendo poco della spontaneità delle persone e dei momenti, e soprattutto volendo per forza sondare nei misteri del mondo e degli uomini. Invece dovrebbe bastare ascoltarli, respirarli, rispettarli. Ogni uomo è un universo, fatto anche di cose misteriose, di luci, di ombre, di paure e di poesia.

  3. Non per essere disfattista ma vi ricordate il frate che, nell'"Armata Brancaleone" faceva il verso a Pietro l'eremita e diceva continuamente Deus vult! (che in fondo è simile al "così dev'essere?)
    Beh a un certo punto dice anche: 
    ""Lo cavalcone (fragile ponte di assi di legno) reggerà, Deus Vult; lo cavalcone reggerà, reggerà, reggeraaaaaaaaarghh!"

  4. E' molto bella la storia dell'uomo che lavorava in quel grattacielo ma in cuor suo voleva dar vita al legno. Stupefacente! Ha realizzato uno dei suoi sogni chiusi insieme a chissà quali altri nel cassetto di cui custodiva gelosamente la chiave. Almeno uno l ha realizzato. Bravo! E complimenti ad Alessandra per saper scrivere storie come questa. Dovresti farcele conoscere Alessandra le tue storie, è un vero peccato chiuderle in un cassetto…..tirale fuori. Mi piacciono molto le favole, le storie. Da bambina mai nessuno me ne ha raccontate, nemmeno le più conosciute, le ho scoperte strada facendo, crescendo, mi sono mancate tanto tutt'ora mi mancano, non le ho mai raccontate nemmeno ai miei figli perchè non le so raccontare……nemmeno leggendole. MI piacciono quando poi sono così, belle, delicate, soffici che hanno il sapore della genuinità. Grazie a Celeste per averla postata, penso proprio che la leggerò ai miei figli soprattutto al diciasettenne che di favole conosce fb, msn, sms….ecc ecc
    Un abbraccio
    Carola

  5. Ciao Carola, è un piacere ritrovarti, come sempre.
    Anche io non ho avuto nessuno che mi raccontasse storie o comunque non ricordo, fatta eccezione per la mia nonna paterna (a proposito, la ricordi, vero?) ma che da piccola io ho visto poco., abitando altrove.
    Chissà, magari Ale regalerà a questo sito qualche altra storia.
    Provero' a chiederglielo anzi, immagino che leggerà da sè, qui.
    Un caro saluto, spero di sentirti presto.
    C.

  6. Beato l'uomo che sapeva "creare", nel senso di dar vita, dei giocattoli e beata Alessandra che sa scrivere storie così magiche. Quell'uomo era bambino più che uomo raziocinante. Accetta il fatto che quelle sue creature siano vive e  "vede che è cosa buona" senza un perchè. 
    Quanti di noi da piccoli hanno pensato che i giocattoli avessero una vita propria quando gli umani non guardavano? E questo prima dell'influenza dei vari Walt Disney che imperavano nella nostra epoca.
    Bello il festino dei giocattoli di legno e…grazie per non averci messo il solito Pinocchio!!!

  7. Come finisce la storia dopo "aaaargh"?
    Ovviamente il cavalcone si rompe e il frate si sfracella. Ma il pellegrinaggio continua.

    Riguarda alla favola, a parte il contesto apparentemente infantile, mi pare evidente che Alessandra ha involontariamente (o volontariamente), parafrasato il "Genesi". Per questo il nostro falegname dice:  "E così deve essere".
    Il suo predecessore nei Cieli diceva "E vide che era buono", ma il senso è lo stesso.
    Perfino nella rappresentazione della scatola e della stella c'è un'omologia nella creazione dei cieli e della terra. Ma chi cavolo è sta Alessandra?
    Gajarda!!

  8. Complimenti alla tua amica, c'e' tanta fantasia e tenerezza in questa storia, ma… c'e' anche speranza e un suggerimento: se ti senti portato per qualcosa… segui la tua ispirazione, perche' dietro potrebbe nascondersi un genio e tante soddisfazioni e sorprese!

  9. Petula:
    vero, è una storia magica, dove accade qualcosa di magico. Tuttavia l'uomo non sonda nel mistero, non gli importa anzi … forse nel suo cuore sapeva di aver dato fiato ai giocattoli che creava.

    Pieffe
    Non so se Ale fosse consapevole o meno delle analogie con la Creazione del Mondo quando ha scritto questa storia.
    Certo che la tua osservazione è .. speciale, come anche quella di Petula.
    Sono interessanti chiavi di lettura.
    Ale se leggi … magari… se vuoi…..  rispondi…

    Wolf
    si, è vero, cìè anche questo messaggio: se senti di poter fare qualcosa… o di volerlo fare.. fallo. Potrebbe essere la felicità.

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