PIGOTTANDO


http://www.unicef.it/doc/347/pigotta-la-bambola-che-salva-una-vita.htm
 

Ecco, così lo sapete.
Non solo credo ai folletti  (ci credo veramente) ma compero (ancora) bambole di pezza. Queste della foto non sono mie: è una foto scattata per strada ma sono simili alle mie. Ho anche una "pigotta". Le pigotte sono le bambole confezionate con quello che si ha in casa (avanzi di stoffe, di lana, bottoni) che poi vengono "adottate" da chi le acquista: il ricavato va all'Unicef.  La mia ha un abito di colore verde, i capelli ricci neri. E' stata acquistata .. ops… adottata in un giorno un po' speciale, in una Casa, a Coredo (TN): Ca' Marta, di architettura veneziana, del 1500  splendidamente ristrutturata dal Comune. Vi si tengono mostre e quel giorno c'era una mostra di costumi di un tempo.
Un paese che frequento da tanti anni anche se molto meno di quanto vorrei data la distanza. C'è tranquillità, cortesia, silenzio, natura e quella cosa strana chiamata "gentilezza".
La gente cammina per strada con passo regolare e calmo e .. udite udite, ti sorride, incrociandoti e ti saluta!!!
Accade anche in altri luoghi, per fortuna, ma ci sono luoghi che per qualche ragione che non serve nemmeno conoscere, restano un po' dentro e fanno sentire, ogni volta, un po' a casa.
Ci sono cose che qui a Milano e dintorni si sono perdute: la salumeria, la macelleria, il panificio, il fruttivendolo, e poi quei minuscoli negozi in cui si trova di tutto: dal prosciutto alle pale per la neve. Dai lecca-lecca (non i chupa chups) ai calzettoni di lana lavorati ai ferri.  Lo speck lo comperi in macelleria e non alla Esselunga, buonissimo e costa due soldi; il formaggio in qualche malga, come anche la marmellata e il miele. La vita ha ancora qualcosa di umano.

pigotte

(foto: mia 03.07.2010)

BAMBOLE

Nella culla dei balocchi
tra i miei giochi  c'eri tu:
visetto di pezza, capelli di lana,
un vestitino con grandi bottoni
e sopra di tutto due teneri occhioni.

Ora son grande…
l'infanzia l'ho messa da parte.
nel solaio, da una vecchia scatola di cartone
sento spesso chiamare il mio nome.

È la spensieratezza
nascosta dentro una fortezza di malinconia
che quando stringevo la mia bambola
per un attimo se ne andava via.

(Maria Fantini)

http://www.unicef.it/doc/347/pigotta-la-bambola-che-salva-una-vita.htm

3 pensieri riguardo “PIGOTTANDO

  1. Anch'io ne ho una.  L'ho comprata l'anno scorso alla casa di riposo per anziani.  E' stata confezionata con pazienza da una arzilla vecchietta che ha ormai superato i 90 anni.
    Lei di sicuro ha vissuto i piccoli negozi di paese, i sapori e i colori dei cibi di stagione, la cordialita' dei saluti per strada, quattro chiacchiere senza fretta e un caffe' preso con la vicina di casa e non al bar, in piedi, senza nemmeno parlare con chi ti sta a fianco.
    Meno male che esistono ancora paesi come quello che descrivi, che ci potranno lasciare ricordi cosi' belli.

  2. Quando ero bambina, frutta e verdura si comperava dal fruttivendolo. Nel paese dove vivevo io con la mia famiglia e anche i miei nonni, c'era la piazzetta con la signora Salmina (strano nome).
    Poi c'era l'Oreste, che vendeva bevande e, ricordo bene perchè l'adoravo, la liquirizia di legno.
    Il salumiere aveva salumi e formaggi e poi c'era la macelleria.
    Andavo con la nonna, spesso e ogni negozio era un piccolo salottino per quattro chiacchiere, un'occasione per socializzare.
    Il salumiere sapeva quale formaggio volevi e ti chiedeva: il solito?
    Così anche il panettiere e gli altri negozianti.
    A Milano, nella zona dove lavoro, c'è ancora qualche salumeria e qualche fruttivendolo. I prezzi sono alle stelle, ti sembra di entrare in una boutique.
    I fruttivendoli sono meravigliosamente addobbati, la frutta e la verdura esposte sembrano in passerella, adagiati sopra letti di fiori o foglie.
    Un mandarino costa come un diamante.
    Vabè.

  3. Vorrei saper chi c’era alla guida 
    del primo carro armato partito per la guerra.
    Sicuramente un uomo. 
    Per me anche quell’uomo è la guerra.
    Nelle sue mani c’è tutta la forza del carro armato.
    Lo guardo mentre abbatte una casa e uccide tutti
    quelli che non hanno fatto in tempo ad andarsene.
    Io sono scappata con la mamma e il fratello. 
    I miei gatti, i miei cani, le mie galline, le mie oche, 
    sono rimasti lì. 
    Ho dovuto lasciare anche le mie bambole e i miei libri.
    Lo scaffale è sicuramente andato distrutto, 
    non c’è più vita per i giocattoli.   

    Ana Veljaca, 8 anni, 1994
    Ex Jugoslavia

    celeste.

     

     

     

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