CHE SI FA?

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Oggi si celebra la giornata mondiale dei diritti dei bambini: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1954 raccomandò a tutti i paesi di istituire una “Universal Children’s Day”.

E puntualmente, come mi accade nei confronti di ogni celebrazione, provo disagio. Disagio perchè parliamo tanto e facciamo poco.

Disagio perchè dei dieci milioni di bambini che muoiono ogni anno, due terzi muoiono per cause prevedibili: diarrea, malaria, parto.

Provo disagio, perchè mi sento presa in giro, sento presi in giro e offesi milioni di bambini che invece di celebrazioni vogliono latte e pane e acqua. Provo disagio perchè leggo che i costi della guerra all’Iraq ammonterebbero a mille miliardi di dollari.
E le guerre, tutte, producono altri morti fame miseria disperazione, malattie. Morte che produce altra morte. Arginare la fame non conviene a nessuno, nessuno potrebbe ripagare con moneta pregiata o con risorse interessanti: dove c’è fame c’è povertà.

Noi piccole voci, con i nostri blog e le nostre preghiere siamo impotenti davanti ai potenti, non possiamo niente. Contro le banche gli industriali i politici che alimentano questa grande macchina, non possiamo niente.

Provo disagio perchè so che è la Macchina della Guerra che detta legge e che ci priva della Libertà quindi della Felicità.
Provo disagio pensando che è grazie a questa macchina che anche io ho il TV color, l’auto, il cappotto di lana caldo, il mare in agosto. E non mi sento libera e nemmeno felice.
Provo disagio perfino davanti alle splendide immagini dei documentari mozzafiato Great Migration perchè vedo una Terra meravigliosa, un posto dove si potrebbe vivere in pace, godere di più e soffrire di meno. Un posto disegnato creato nato per questo. Immagino una grande marcia e un enorme silenzioso grido in tutte le lingua del mondo, una sola parola: BASTA!

La Terra non ci appartiene, siamo noi ad appartenere alla Terra e lei può provvedere a tutto, nutrire tutti i suoi ospiti, animali, uomini, piante.
La Terra nonostante le ferite che le abbiamo inferto, conserva una bellezza che ci dice che c’è ancora una possibilità, per noi.

Abbiamo avuto tante occasioni, ne abbiamo anche adesso, abbiamo conoscenza, esperienza e Storia.  E la felicità? E la Dignità? E l’Orgoglio?

Ripropongo quello che fu un post in Controluce un po’ di tempo fa.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert F. Kennedy, dal discorso pronunciato all’Università del Kansas 18.03.1968 

5 pensieri riguardo “CHE SI FA?

  1. La terra ha un dolore
    quando cade ogni fiore.
    Ma ha un seme in tasca, la Terra, furbastra.
    Lo pianta notte, è un seme a patata,
    la torba lo copre, la Luna è avvisata.
    Rugiada lo bagna, disseta il germgoglio
    Il cielo lo guarda, pieno di orgoglio.
    Azzurra l'aurora, amaranto il tramonto
    non è ancora un arbusto e già sogna un bosco!
    La terra canta se fiorisce una pianta
    lo fa sottovoce, sennò il bosco si incanta.
    Folletti di luce si alzan dal letto
    di foglie e di muschio con un salto perfetto.
    Soltanto i bambini non vedon distanze
    e aprono gli occhi nello stesso istante.
    E un fiore che cade diventa una fata
    folletti di luce le fan da parata.
    Il dolore è passato, la terra è guarita,
    c'è un albero adesso
    e un gran girotondo
    fatto da tutti i bambini del mondo.

    Zia O.

  2. Io invece non provo disagio. Ma mi girano le scatole.
    L'ipocrisia ci affoga.
    Non è una donazione in più che risolve il problema, e neanche una guerra in meno.
    E' il tipo di "civiltà" che abbiamo scelto che uccide i bambini e…anche gli adulti.
    Se noi pensassimo che i nostri sprechi nei telefonini, i nostri sprechi nei televisori, i nostri sprechi nelle vacanze, i nostri sprechi di tempo…ecc. ecc. provocano più morti di un'alluvione, doneremmo di meno. E a volte si può guarire qualcuno senza curarlo e aiutare qualcuno senza aiutarlo. Semplicemente lasciandolo in pace senza pretendere che diventi di plastica come noi.
    Dalle Pleiadi con furore.
    Pieffe

  3. Infatti io non parlo di donazioni.
    Non dovrebbe essere necessario "donare" perchè non ci dovrebbe essere povertà. In nessun paese del mondo.
    Le  donazioni non risolvono alcun problema, lo sappiamo da tempo.
    Anzi, ingrassano molta gente che già grassa

  4. Il senso del Dono è qualcosa che non esiste quasi più. Forse sulle Pleiadi si può trovare ancora questo, e pregherei PF, con il suo furore di portarcelo un po' qui sulla Terra.

    Mi sto rendendo conto che ci sono diverse parole che hanno perso il significato profondo e che i ragazzi non sanno leggere questo perchè fossilizzati da quello che gli passa la società.

    Parole come dono, gratuità, servizio, perdono, amore (che andrebbero scritte tutte con le iniziali maiuscole) hanno perso tutto il loro ardore primitivo.

    Un sorriso in uno scorcio spaziotemporale rubato al riposo 🙂

  5. Ciao Marinz
    Vero, abbiamo perso il senso di molte cose: la compassione, per esempio. Ovvero la capacità di metterci nei panni degli altri,  anche quella di ascoltare senza giudicare ecc ecc. La condivisione vera.
    Non l'abbiamo nel piccolo, tra amici, colleghi, famigliari.. FIgurarsi del grande.
    Un bacio

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