IL TEMPO DEL POMODORO

«L’eccessivo valore che diamo ai minuti,
la fretta che sta alla base del nostro vivere,
è senza dubbio il peggior nemico del piacere.»
(Hermann Hesse)

 

L’altro giorno ho conosciuto un signore, una di quelle persone dal portamento signorile, elegante, il tono della voce basso, voce calma e calda. Classe, intelligenza, insomma  quelle cose che rendono una persona interessante, affascinante.

Niente era “impostato”, non c’era enfasi nelle cose che diceva, non c’era “studio” nei suo gesti, non c’era atteggiamento.

Abbiamo parlato di diverse cose, partendo dal Tempo. Anzi il Tempo è stato l’argomento principe nonchè  la ragione di questo incontro, sebbene sia avvenuto per lo più in modo casuale.
Ma forse nulla accade per caso, come ogni tanto si dice qui, come spesso dice Francesca al Mulino.

Ci sono persone che è bello stare ad ascoltare: lo è per il suono della voce, la gestualità, per come lo sguardo incrocia il tuo, lo cerca e gli parla.  Per la franchezza negli occhi, per come ti stringono la mano, per il lampo di intelligenza che passa sul viso e anche per la tranquillità, la calma, la sicurezza nei gesti e nelle parole.

Una delle cose che mi ha detto è stata questa: noi nutriamo il nostro corpo e la nostra mente.  Per nutrire il corpo usiamo il cibo quindi il cibo è una cosa importante: la nostra sopravvivenza dipende dal cibo eppure …  lo facciamo senza rispetto, pensando che il tempo dedicato non sia investimento bensì una incombenza, una seccatura, una risposta ad una necessità biologica, tant’è che trasferiamo cibi direttamente dal congelatore al microonde.
Mentre la calma che ci vuole, la cura e l’attenzione nel tagliare un pomodoro, sono cura e attenzione verso sè. Questo diceva, il signore del Tempo, come mi viene di chiamarlo.

Oggi è stata una giornata difficile, e anche ieri, considerando il post precedente, ma è un periodo difficile, per alcune cose “qui non nominate“.

E quando i giorni sono pesanti, grigi, freddi, con certi livelli di ansia e di tristezza allora a me, che ho un rapporto difficile con il Tempo, sale l’ansia.
Sale come una marea e sento in pericolo i miei affetti, le mie certezze. Li cerco, voglio essere messa in salvo, con loro e da loro e poi cullata, strappata alle onde, portata su una spiaggia sicura e cullata.

E pensavo, oggi,  al pomodoro del signore del Tempo. Un pomodoro tagliato in fretta e furia è l’amico l’amica che non vogliamo ascoltare, la persona che ci irrita perchè ci chiede attenzione, l’abbraccio che non vogliamo dare, l’amore frettoloso che riusciamo a garantire quando non siamo troppo stanchi.  La tavola apparecchiata senza amore, le candele che non abbiamo il tempo di accendere, il camino che richiede troppa cura.

C’è stato un tempo in cui mio compagno  fumava la pipa. C’è una forma di cura, nel fumare la pipa. Richiede gesti lenti e rutualità, richiede attenzione. Non me ne vogliano i non fumatori, anche io non fumo più da diversi anni e aver smesso è una delle mie rare ragioni di orgoglio ma era piacevole, e per alcuni versi rassicurante, assistere alla ripetizione di quei gesti, un po’ come aggiungere legna al camino, ravvivare il fuoco, assicurarsi che non faccia fumo, che non sia troppo umida la legna ecc.
Mi piaceva guardarlo, specie durante le lente passeggiate nelle sere di autunno dopo cena.

Già, c’erano queste lente passeggiate, anche queste accostabili al pomodoro affettato con calma perchè rappresentano, anche queste, cose che si fanno per sè, una fetta di tempo che ci si dedica senza fretta.

Tempo fa ho conosciuto un uomo, trentenne allora o poco più, single, e la sera si preparava la cena, apparecchiava la tavola con il calice per l’acqua e quello per il vino. Era un uomo vivace, pieno di interessi, non un solitario patologico. Penso che, semplicemente voleva bene a sè stesso.

Per volersi bene ci vuole tempo, questo è il messaggio del pomodoro.

Oggi qualcuno mi ha dedicato un pomodoro, forse anche più d’uno. Anzi forse sono io ad averlo .. ehmm… affettato lentamente, il pomodoro si intende.
Spero che mi perdonerà e naturalmente sono pronta a ricambiare ma lo farei con piacere, e anche con una punta di orgoglio.

Fuori diluvia, sento l’acqua scosciare e poi l’altro rumore, quello dello scolo dei canali del tetto.
Sarebbe una notte da coperta, una notte di musica liquida, musica di pioggia, ninna nanna di pioggia.  Pioggia che culla, che accompagna, che addormenta. Pioggia che canta, che scorre lungo la tettoia, che batte il Tempo, pioggia che bagna il Tempo.

E sarebbe così se avessi tempo per non pensare. Tempo per non pensare? Si, ho scritto bene: Tempo per non pensare. Perchè c’è un Tempo per seminare uno per raccogliere, c’è un Tempo per sognare, come dice una canzone di Fossati, ma c’è anche un Tempo per pensare e perfino uno per non pensare.

Io non farò mai la pace con il Tempo, perchè devo fare troppe cose, compresa quella di costruire un ponte tra me e le stelle.

Non importa se non sarà un ponte di cemento, uno di quelli che tanto mi affascinano, con i piloni enormi, maestosi eppure parti di strutture snelle, quasi invisibili,  eleganti,  che a guardarle  non le si darebbe la forza che invece hanno di sostenere, collegare, separare, unire, sopportare.

Anzi non deve essere un ponte come quello bensì un ponte leggero, fatto di corda, un po’ come le reti dei pescatori.  Che a lanciarlo nel cielo sia capace di aggrapparsi a qualche punta di stella così da stendersi per poi … poterci passare.

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Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare. 

 Ivano Fossati

6 pensieri riguardo “IL TEMPO DEL POMODORO

  1. Se escludi la canzoncina di Fossati, il tuo post è bellissimo.Insomma nel tuo scritto ci sono un sacco di considerazioni delicate, sensibili e intelligenti mentre nella canzoncina alla "volemose bene", piombiamo nel banale e nel superficiale.Lo sai Cele: quì sulle Pleiadi siamo tutti innamorati di Celeste, anzi le abbiamo addirittura dedicato una piazza. Ma Fossati no, per favore, no.Pieffe

  2. Dai Pieffe anche io non amo Fossati ma credo che le parole di parte della sua canzone possono riprendere il bellissimo post di Celeste.Se pensi di rapirla (ancora) per potarla via dalla Terra ti sbagli di grosso… sto cercando alleanze tra Delfini e Topi per poter affrontare meglio un nuovo tuo tentativo :o)Celeste quello che mi manca in questo periodo è il tempo.. tempo per fermarmi a leggere nelle righe, tempo per fermarmi a sentire cosa dice il mio cuore dopo aver letto le tue parole, tempo per scrivere un commento un po' più intelligente… ma è un periodo così e quindi lo vivo come vieneCol tempo tornerò a masticare con calma il mondo che il lavoro mi sta sottraendo :o)Un sorriso 🙂

  3. Pieffe, ti rispondo con un banalissimo "grazie di essere qua".Un bacio.MarinzNon credo che Pieffe abbia più intenzione di rapirmi.L'ultima volta ha dovuto litigare con un autostoppista galattico con un asciugamano che si era immedesimato nel ruolo del maniaco con l'impermeabile… e allora ha decretato: mai più ospiti sulla mia astronave.Secondo me è una scusa …Il TEMPO MaaaaaaaaaaaaaaarinzMi chiedevo QUANTO dovevo aspettare per vedere Marinz in difficoltà con il tempo…. Mi hai sempre fatto invidia per tutto cio' che riuscivi a fare…e mi chiedevo se per caso le tue giornate avessero piu' ore delle mie.Grazie per il tuo intervento… Ti aspetto qui per una birra. Scambio birra con CD.   

  4. io avrei qualche riserva anche su herman hesse, che confesso di aver letto con piacere quando i suoi libri erano appena stati pubblicati, salvo poi rinnegarlo…

  5. Tempus fugit!!!Una volta ho conosciuto una persona che raccontava di quanto fosse coinvolta dall'uscita del primo caffè dala moka. Di come ne assaporava il profumo, il gorgoglio e il trionfo della caffettiera piena subito dopo.I piccoli gesti della vita quotidiana, dal pomodoro, al caffè simboleggiano come si vive.Personalmente posso dire che altaleno tra il piacere di "assssaporare" ( volute tutte le S ) le piccole cose e la fretta di risolvere tutto in fretta.Hesse ha fatto parte della vita di tutti noi: da Narciso e Boccadoro, a Siddartha, al Gioco delle perle di vetro, che confesso di non aver mai letto, anche se me lo sono riproposta molte volte.Forse certe sue posizioni sono un po' new- age, ma lo trovo gradevole e incisivo. Probabilmente perchè fa parte dei miei anni  verdi,  della memoria del tempo che fù.Bacio bacio Pinuccia

  6. Utente anonimo: bè, nella vita si cambia. Per fortuna si cambia altrimenti non c'è evoluzione, non c'è crescita.Pinuccia ciaoSi, tempus fugit. Troppo. E' un po' il ritornello di questo sito e anche dei miei giorni e ovviamente non potrebbe essere diverso.Bello l'esempio della caffettiera, perchè è vero, il caffè inizia a gustarlo dal borbottio della moka, dovrebbe essere una specie di rito, un po' come la cerimonia del tè nel sol levante.Putroppo oggi spesso si ingoia senza gustare, si beve senza centellinare, si corre senza camminare.Un giorno passeggiando con Pieffe mi disse: ma non ti rendi conto che con il tuo passo milanese non vedi nulla? Una osservazione che mi faccio spessissimo anche da me, perchè è vero … vediamo e non guardiamo, a volte. Dobbiamo ricordarlo a noi stessi di fermarci un attimo, di guardare, di fermarci a guardare. Non siamo capaci di gustarci l'attimo, proiettati nel futuro come siamo, prigionieri dell'ansia di fare, come siamo. Forse nelle grandi città e forse a Milano in particolar modo tutto questo è più accentuato. E' un disagio che non fa stare bene, non fa apprezzare le piccole cose. Bisogna stare attenti perchè quante aurore, o tramonti, o cieli stellati o lune arancioni ci perdiamo così?Quanti alberi vestiti d'oro di quanti autunni ci perdiamo?Un abbraccio.

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