IN CONTROLUCE

C’era qualcosa da scrivere, poco fa, ma ora pare non ci sia più.
La voglia, il desiderio, il bisogno di scrivere sono così:  arrivano, urgenti, ti investono, ti riempiono, e poi solo il tempo di trovare carta e penna o accendere il pc, ed ecco che si dissolve l’istante dentro il quale potevi raccontare.
Ti resta l’emozione, quella resta ma la senti sprofondare, sotto gli strati della comunicazione, la vedi fuggire dalle linee costrette delle parole, dall’area del foglio.
La vedi mentre cerca di nascondersi dietro barriere erette per separarsi dal linguaggio, la vedi mentre scappa, mentre si attorciglia disperata  sui pali dei semafori rossi dello spazio di un blog. La senti invocare  pietà.
Ti resta dentro come deve essere dentro: come un aroma che ti cattura l’olfatto, che ti offre un sapore. Una carezza interna e lenta, lenta, lenta che ti sfiora di bellezza l’anima, restia a darsi alla luce perché è una cosa tua.
Quell’orizzonte che separa il dentro dal fuori è qui, all’apice delle mani, sono i miei polpastrelli che volano sulla tastiera a raccontare .. cosa? Una carezza? Si può raccontare una carezza?
Una carezza la senti, la offri, la ascolti, la segui con le dita con gli occhi chiusi, l’assorbi attraverso la pelle e diventa calore, diventa guarigione, diventa magia, unguento per un dolore, tenerezza profonda a toccare le parti più profonde e delicate, intoccabili spesso, insondabili sempre.
Oggi era una carezza, sopra tutte le cose condivise, sopra la nostra storia, sopra gli anni passati insieme anche a discutere, sopra tutte le gioie le vittorie e le sconfitte. Sopra tutte le cadute, sopra i lividi sopra le risate. Sopra l’impegno, la crescita, il percorso lento e costante dove niente è stato regalato: nessun frutto caduto da nessun albero. Tutti alberi piantati, uno dopo l’altro e poi curati bagnati protetti con ostinazione, con fiducia, entusiasmo e qualche volta con stanchezza,
Una carezza sopra tutte le risposte a tutte le chiamate: mai una “chiamata senza risposta” sui nostri telefoni che fossimo in riunione in vacanza in conferenza in famiglia o sulla luna.

Una carezza sopra quel dolore, dentro quel vuoto che conosco, una carezza ricevuta tanto tempo fa, custodita, protetta, accudita e restituita oggi.
Ci sono persone che riescono a dare vita a carezze come queste, e con queste carezze è possibile aiutarsi a vivere la vita. Questa carezza comprende Lucia che non è là dove l’hai lasciata, ma è proprio là, dove non l’hai lasciata.

Ho scritto qui perchè tu non leggi Controluce.
E poi perchè Lucia è da Controluce. Perchè? Perchè ci vogliono occhi speciali e un’anima speciale per leggere dentro la sagoma, dentro la figura in Controluce.

(foto: celeste)
http://www.flickr.com/photos/ric-or-di/

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