AMORE

L’ho trovata la scorsa settimana nel web ed è tenera, forte e delicata, e struggente. Reale, perchè è così che vanno le cose nella vita a volte. Contiene tanto, questa favola come molte favole: gratitudine, sacrificio, egoismo, ingratitudine, una dolcezza infinita. E poi solitudine e Amore.  Contiene Bellezza.
Tutte “cose” presenti nella vita di ognuno.  Tutte cose che stanno di dentro e con le quali si deve convivere e fare i conti, perchè tutte queste cose siamo noi.

L’avevo parcheggiata tra le bozze in attesa dell’umore giusto. Di solito ciò che pubblico ha a che fare con il mio umore ma questo immagino sia ovvio.

Ma l’umore giusto non c’è mai quando parlare di bellezza fa un po’ male. Avere un blog è una piccola “responsabilità” verso chi legge e anche verso sè. Ci si espone, con le proprie emozioni e si “somministrano” emozioni a chi legge. Ma un posto come questo non può essere diverso; senza emozioni non esisterebbe. Non avrebbe fiato respiro non avrebbe vita.

Qui c’è un albero che ha saputo essere cibo, ha saputo essere gioco e casa. Riposo, ombra e culla. Infine ha saputo essere ceppo.  E ha saputo essere felice. Sempre.

Noi non lo sappiamo fare. Non siamo alberi, infatti.
Abbiamo un cuore. Infatti.

Leggendola mi ha fatto pensare anche alla figura del genitore.
Credo che ogni buon genitore debba essere albero. Invece alcuni lo sono, fino alla “barca” .
Quando il bambino costruisce la barca e se ne va, l’albero è un po’ triste ma è felice per il bambino.  E lo aspetta e quando lo vede tornare è felice di dargli ciò che resta. Questa è per me quella cosa che si chiama Amore. L’Amore di un genitore accompagna e protegge, ma insegna a camminare ed è capace di stare a guardare la barca andar via, perchè è una Vita che va incontro alla Vita, seguendo il canto stesso della Vita.

C’era una volta un albero che amava un bambino.
Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni.
Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta.
Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato al suoi rami.
Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino.
Quando era stanco, il bambino si addormentava all’ombra dell’albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna nanna.
Il bambino amava l’albero con tutto il suo piccolo cuore.
E l’albero era felice.

Ma il tempo passò e il bambino crebbe.
Ora che il bambino era grande, l’albero rimaneva spesso solo.
Un giorno il bambino venne a vedere l’albero e l’albero gli disse:
“Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice”.
“Sono troppo grande ormai per arrampicarmi sugli alberi e per giocare”, disse il bambino. “Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi. Voglio dei soldi. Puoi darmi dei soldi?”.
“Mi dispiace”, rispose l’albero “ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, e va’ a venderli in città. Così avrai dei soldi e sarai felice”.
Allora il bambino si arrampicò sull’albero, raccolse tutti i frutti e li portò via.
E l’albero fu felice.

Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare… E l’albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino tornò; l’albero tremò di gioia e disse:
“Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami e sii felice”.
“Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi”, rispose il bambino. “Voglio una casa che mi ripari”, continuò. “Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi darmi una casa?”.
“Io non ho una casa”, disse l’albero. “La mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa. Allora sarai felice”.
Il bambino tagliò tutti i rami e li portò via per costruirsi una casa.
E l’albero fu felice.

Per molto tempo il bambino non venne. Quando ritornò, l’albero era così felice che riusciva a malapena a parlare.
“Avvicinati, bambino mio”, mormorò “vieni a giocare”.
“Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare”, disse il bambino. “Voglio una barca per fuggire lontano di qui. Tu puoi darmi una barca?”.
“Taglia il mio tronco e fatti una barca”, disse l’albero. “Così potrai andartene ed essere felice”.
Allora il bambino tagliò il tronco e si fece una barca per fuggire.
E l’albero fu felice… ma non del tutto.

Molto molto tempo dopo, il bambino tornò ancora.
“Mi dispiace, bambino mio”, disse l’albero “ma non resta più niente da donarti… Non ho più frutti”.
“I miei denti sono troppo deboli per dei frutti”, disse il bambino.
“Non ho più rami”, continuò l’albero “non puoi più dondolarti”.
“Sono troppo vecchio per dondolarmi ai rami”, disse il bambino.
“Non ho più il tronco”, disse l’albero. “Non puoi più arrampicarti”.
“Sono troppo stanco per arrampicarmi”, disse il bambino.
“Sono desolato”, sospirò l’albero. “Vorrei tanto donarti qualcosa… ma non ho più niente. Sono solo un vecchio ceppo. Mi rincresce tanto…”.
“Non ho più bisogno di molto, ormai”, disse il bambino. “Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi. Mi sento molto stanco”.
“Ebbene”, disse l’albero, raddrizzandosi quanto poteva “ebbene, un vecchio ceppo è quel che ci vuole per sedersi e riposarsi. Avvicinati, bambino mio, siediti. Siediti e riposati”.
Così fece il bambino.
E l’albero fu felice.

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7 pensieri riguardo “AMORE

  1. Deliziosama aggiungerei un commento un po' diverso.Infatti quel mostro di un bambino non ha mai donato un tubo, mentre l'albero ha donato se stesso.Ergo l'albero ha avuto un cuore mentre il bambino, poi uomo e poi vecchio… no.

  2. Pieffesiamo d'accordo… era questo che io volevo raccontare.La vita del bambino è terribile, un eogiosmo mostruoso, privo di ogni riconoscenza, di ogni sentimento e di Onore e Dignità,Struggente e meraviglioso l'Albero.L'accostamento con l'abe o – genitore era un pensiero che identificava solo l'Albero come  un buon Genitore e non certo il bambino come un buon figlio.Parlavo infine del dramma di quando l'albero dà .. al fine di trattenere e non è certo questo Albero della storia che è un Albero di Amore vero e non di quell'egoismo travestito da Amore che è un sentimento subdolo e autocompiacente.I ruoli nella vita quasi sempre poi si scambiano e a volte si capovolgono: io per i miei genitori sono stata bambina per poco, Albero per molto. Ma questa è un'altra storia.

  3. Non posso concordare con te su questo Albero che dona l'Amore vero, quello che da senza pretendenre nulla in cambio…trovo questa una bellissima storia su come è bello donare… in fondo in fondo il ragazzo torna presso quell'albero perchè sa che è l'unico punto dove può ricevere Amore e allora, in maniera molto probabilmente egoistica, si reca li per ritrovare quella parte che gli manca.Un sorriso 🙂

  4. Marinztogli pure il "molto probabilmente". Il bambino ha soltanto preso. Ha preso tutto cio' che poteva prendere. Una seconda di lettura, oltre alla morale che tesse la storia è quanto è raccontato dalla storia medesima, senza leggere dietro le righe: l'uomo ruba al pianeta senza rendere nulla.Questo nostro meraviglioso globo azzurro è forse già un grande ceppo dove si può soltanto stare seduti a guardare le ferite che l'uomo gli ha inferto. Alcune irreversibili.Restano due scelte: piangere sul latte versato oppure cominciare DAVVERO a rimboccarsi le maniche ma occorre lasciar da parte interessi personali, occorre lavorare per un unico obiettivo che si rifletterà nel futuro. Significa maturità consapevolezza significa impegno sacrificio e ci sarebbe così tanta bellezza!! Ma è un pensiero denso di utopia, un sogno che l'umanità non riuscirà mai a rendere vero perchè c'è un'altra parte di umanità che vuole altro. Ed è la parte vincente.L'egoismo è cio' che impera sul mondo, a partire dalla vita del singolo. Prevaricazione e sfruttamento uguale mancanza di crescita.

  5. Perfetto Gil!Infatti, come diceva un mio carissimo amico:"Dio mi salvi dagli altruisti perché dagli egoisti, forse, ce la faccio da solo".Che si può anche tradurre con questo celebre aforisma Pleiadiano:"Non è detto che chi fa del male faccia Male e non è detto che chi fa del bene faccia Bene".Saggezza delle Pleiadi!!!

  6. Infatti è sempre l'Albero ad essere meravilgioso.O masochista.Stasera riesco a considerare anche questa ipotesi.Si spettinano concetti e pensieri, in Controluce.E si che non c'è nemmeno vento.Ave o GilAve o Pieffe

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