VOCI DAL LAGO

Ho parlato alcune volte in Controluce di Davide Van de Sfroos, il poeta del lago.
Quasi tutti i suoi brani sono in dialetto comasco anzi nel dialetto del lago, che è diverso ancora dal dialetto di Como.

Il brano del video è dedicato ai minatori. Non è in dialetto: ascoltatelo, è poesia.

Come nella recensione che viene pubblicata dopo il video,  il brano è “una ballata intensa,  un grido che arriva al cuore, martellante come il ritornello. Siamo sempre in Lombardia, ma potremmo essere in America (potrebbe essere un Amerigo) o anche in Belgio. Il dolore non ha confini. E picchia sempre duro”

Quasi tutti gli altri brani sono in dialetto del lago.

Ne ho tradotti alcuni, che vorrei pubblicare e lo farò perché meritano, perché toccano corde sensibili di uomini e donne,  perché parlano della vita, della quotidianità, dell’amore, del dolore, della fatica e della gioia e dell’allegria. Della poesia del vivere.

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Nato nel 1965, Davide ha dentro qualcosa di antico, qualcosa che riesce ad emergere come fosse esso stesso memoria.
I suoi concerti sono emozione pura, sia per i testi, sia per le musiche. Con il suo gruppo è presente nelle piazze dei paesi ma in questi ultimi anni riempie anche teatri di tutta Italia, Sud compreso dove i più non capiscono una sola parola: è una magia. Io stessa, milanese per nascita e cuore,  mezzo comasca per adozione, a volte ho qualche difficoltà.

Il successo non tiene e credo non terrà mai Davide lontano dalle feste popolari, dalla piazza Cavour di Como nelle notti bianche, nelle sere d’estate, dalle sagre dei paesi di lago e dintorni e nemmeno da quelle del resto del Paese, anche da quei luoghi dove tradurre i suoi brani è difficile o impossibile.
E’ la prova che chi canta il quotidiano è sentito da tutti. Che esiste un linguaggio che arriva a prescindere dalle parole ed è quello degli uomini, uomini che compiono gli stessi gesti, da nord a sud, che lottano per le stesse cose, che per le stesse cose s’incazzano, che esprimono con medesimi gesti le medesime emozioni, quali questi, per esempio, di cui parla Davide:

“Gettare via un oggetto è un gesto iniziatico, che cela una necessità insopprimibile: quella di poter scaricare gli stress, i dubbi, le menate e i peccati che sono entrati nel secchio come rospi clandestini durante il nostro cammino. Bestemmiare per la pensione mentre riduci in pezzi delle cassette della frutta, sfogarsi per i problemi con il figlio mentre scarichi il camioncino zeppo di lamiere, commentare un matrimonio in crisi mentre tiri una pedata a una poltrona… ecco, questa è la danza della discarica“.

Pubblico una recensione, bellissima secondo me, una delle migliori che ho trovato su Davide Bernasconi e che corrisponde anche al mio pensiero. E’ una recensione che avrei potuto scrivere io stessa se fossi brava come Tiz a scrivere.
Dissento però sulla definizione di “affabulatore”. Davide non lo era nemmeno prima di Akauduulza. L’ironia e l’amarezza dei suoi pezzi che potevano sembrare “pezzi da  osteria”, cose da cantare in allegria con il bicchiere di vino in mano erano ben altro o per meglio dire erano anche altro.   Il sorriso che nasce è in realtà quello del clown: nasconde sempre la lacrima e il dolore.

Akuaduulza ha rivendicato questa definizione, che probabilmente in molti hanno dato a DVDS.
Ha restituito la definizione di Poesia da sempre presente nei suoi pezzi riscattandolo da un passato musicale non da tutti compreso.  Sicuramente è stato un album più raffinato ed impegnato, una ricerca più profonda.   Il successivo, Pica, è stata la conseguenza e anche la conferma.

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Che fosse bravo lo si sapeva. E in questi anni Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos, lo aveva pienamente dimostrato. Una serie di dischi riusciti: da “Breva e Tivan” a “E Semm Partì”, passando per il “Laiv” (titolo rigorosamente lariano) e arrivando allo splendido “Akuaduulza”.
Eppure Fino ad “Akuaduulza” questo autore mi appariva un onesto mestierante, uno che aveva trovato una sua strada, che aveva regalato dei bei pezzi, alcuni molto divertenti da cantare in compagnia… perché anche se si è emiliani quel dialetto ruspante lo si capisce bene.  E quelle figure sono simili a quelle che vedi in molte osterie dell’Appennino.
“Akuaduulza” era altro. Un disco prezioso, caparbio.
Legato da una capacità narrativa che avvicinava la struttura a quella del concept album.
Il tutto impreziosito da stupende canzoni quali la stessa “Akuaduulza”, “Fendin”, “Il Libro del Mago”.
Un disco apprezzatissimo da molti. Uno di quegli album che impongono all’autore di non sbagliare il passo successivo.
Ed ecco arrivare, due anni dopo, “Pica”.

“Pica” rappresenta al meglio quello che l’Italia non sa più fare: fermarsi a osservare prima, a pensare poi. “Pica” è la consacrazione definitiva di un cantautore ancora troppo sottovalutato.
Van De Sfroos è sempre stato un abile affabulatore, ma in questo disco il suo maggior pregio è quello di arrivare a un tale livello di osservazione da far sembrare il disco un unico quadro. O forse un film, un po’ a colori e un po’ in bianco e nero.
Tutto il disco è un piacevole susseguirsi di storie di uomini coraggiosi.
Come quella del Cimino che si butta nel lago di Como per non esser preso dalla Finanza. Risultato: “tuffo da delfino l’impatto come un’orca e l’ha batüü anca el record del Maiorca”.
Ma il coraggio è anche quello di due ragazzi che si amano da sempre, e che mai hanno avuto la forza di baciarsi. Il testo di questa canzone, “Luna de Picc”, è uno strano mix di poesia onirica e realistica al contempo: “Ti amo anche se c’hai il culo come un frigo / ti amo anche se non te lo dirò mai…”.
Un’altra canzone, già sentita in alcuni live del cantautore, è “Il Minatore di Frontale”. Una ballata intensa. Un grido che arriva al cuore, martellante come il ritornello. Siamo sempre in Lombardia, ma potremmo essere in America (potrebbe essere un Amerigo) o anche in Belgio. Il dolore non ha confini. E picchia sempre duro.

La vicinanza a un mondo di umili, a pezzetti di storie uniche e dolorose, è manifesta.
“Pica” è un disco da avere assolutamente, da fare proprio per avvicinarsi alle cose con sguardo coraggioso. Diventa una specie di medicina contro il mondo in rovina. Pioveranno anche “aghi da lassù e saremo bambole voodoo trafitte in ogni punto ormai”, ma bisogna pure che le trombe a New Orleans suonino di nuovo.
“il deserto era un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell’umanità e fui contento di farne parte.
Le parole di Van De Sfroos aiutano a sperare, anche se‘ sta cazzo di valle di lacrime sembra non finire mai. Il resto è musica. Da ballare. Senza pensare a nulla.

Dal sito DeBaser: http://www.debaser.it
Autore della recensione:Tiz
Il link attivo:www.debaser.it/recensionidb/ID_22169/Davide_Van_De_Sfroos_Pica!.htm

Nella foto: Davide Bernasconi (foto dal Web)

6 pensieri riguardo “VOCI DAL LAGO

  1. L'anno scorso pubblicai anche io questa bellissima canzone di DVDS … la trovo stupenda… "per me la vita è galleria" e come dargli torto?Questo poeta della canzone mi ricorda Guccini e lo seguo da tanto tempo, dagli esordi con le sue canzonette scherzose come il Figlio del Guglielmo Tell :o)Avrei da dire anche sul post precedente: nell'antichità, ma anche ora, la festa non era festa se non era accompagnata da dell'ottimo vino. Il vino inebria, scioglie la tensione e pareggia le divisioni sociali. Il vino è fonto di verità e accompagna i nostri pasti… berlo con moderazione e "di quello buono", come dicono dalle mie parti, è un aspucio di un'ottima festaUn sorriso 🙂

  2. Grazie Marinz della condivisione e del passaggio.Ps: l'altra volta pero' non era vino bensì Negroni.. Un filo più forte … Vedevo i binari del treno ondulati… La prossima volta prosecco.Un bacio

  3. Fa piacere che le riflessioni sulla bella musica si propaghino nella rete come tanti fuochi. Nella notte sono fiammelle che segnano la strada giusta.E personalmente mi fa piacere essere ospitato qui, nella tua casa, in controluce e ben luminosa.Tiz

  4. Grazie Tiz, del passaggio e delle parole.Condivido il concetto "fiammelle".Ci sono pensieri e siti e idee che si propagano così, senza rumore, come del resto ha fatto anche Davide: nessuna altra promozione che quella della gente di piazza.Diverso è per coloro i quali possono/vogliono investire promuoversi etc(leggi anche vendersi).  E' li che trovi il "circo" del commercio e spesso niente altro.Per queste ragioni, anche per queste ragioni mi piace Davide VDS, Gianmaria Testa etc.Quest'ultimo adesso è "famoso" forse suo malgrado.Io lo ascoltavo quando pochissimi sapevano chi fosse, grazie alla segnalazione di un amico che ancora sa ascoltare con il cuore.Celeste

  5. Hai scritto: " ne ho tradotti alcuni".Ti confesso che seppure io parli il dialetto nella mia vita quotidiana, sebbene, nonostante le infinite sfumature tra dialetto e dialetto, lo comprenda bene, non sono capace di leggerlo. Compito peggio di un bambino di prima elementare.Interessante il tuo post, Complimenti.( Non c'entra niente, ma i tuoi cani sono proprio belli! )Baci. Pinuccia 

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