LE COSE IMPORTANTI


(foto: Celeste)
 

Non giro tra i blog: capita raramente, fatta eccezione per il Mulino, Marinz dai quali passo regolarmente e con piacere e qualche altro.

Sono tanti a pubblicare cose scritte da altri: poesie, discorsi, brani di libri e ultimamente lo sto facendo anche io, qui, in Controluce.
Forse per mancanza di "qualcosa di mio": la  mia penna a volte si congeda dalle mie mani, queste dalla mia testa (per la precisione dalla mia pancia visto che scrivo con questa soprattutto).
Forse (anche) per mancanza di tempo. E questa è la cosa che meno mi piace, perchè scrivere sopra un quaderno – o in un blog – non deve essere un "lavoro" ma un piacere, un  fatto naturale, un'esigenza, una gioia.

A volte è una necessita impellente. A volte è il piacere della ricerca, della forma, del seguire le parole che disegnano frasi quasi da sole, danzando tra testa e pancia e mani e fogli.
Delineano un'idea, una sagoma che poi man mano che assume forma può accogliere colori, sfumature, riempirsi di concetti e di odori, ma anche snellire, svuotarsi, tornare ad essere aria.

Scrivevo cose mie, ricordi, sensazioni, emozioni, considerazioni, riflessioni. 
Forse ero / sono stata / sarò anche troppo "intimista".
Qualche volta, scrivere è stato "esperimento" ma sempre senza fini diversi dal comunicare: nessuna voglia di piacere, di stupire, di interessare o catturare alcuno o alcunchè. 

Le mie "cose" sono sempre arrivate dai  "miei luoghi di dentro" e spesso hanno avuto, in modo più o meno evidente, anche un destinatario:  alcuni post sono state  "lettere" e sovente indirizzate a me.

A volte a qualcuno che vive accoccolato nel mio passato, magari addormentato, a volte a qualcuno che vive il mio presente o nel mio presente.

Qualche volta indirizzata a qualche sogno, o piccolo progetto, arrotolato in un cassetto con un nastro di seta color lavanda (chissà perchè lo vedo così),  custodito con cura ed attenzione in uno di quei cassetti da aprire piano piano senza che manchi mai il leggero timore di non trovarlo più..

Si è giocato, qui, abbiamo scherzato tante volte, abbiamo sdrammatizzato, e anche ironizzato come spesso si fa quando c'è dell'amaro dentro i giorni. 
Ci siamo anche divertiti, credo. Emozionati, credo. Confrontati.

Ci siamo incontrati: ora in stazioni affollate, ora in case calde e accoglienti, ora in un giardino tra i bossi nella calura estiva. Ora lungo un fiume incorniciato di foglie dorate. Ora nella mia Milano, con un aperitivo in mano.

Confesso che da un po' non scrivo molto per me sola : qualche volta scrivo a qualcuno e poi spedisco.
E-mail soprattutto ma anche qualche lettera a mano, delle quali non conservo copia: le lettere a mano sono, per me, cose uniche e non possono esistere copie. 
Mi ricorderebbero la carta velina rosa delle lettere commerciali di tanti anni fa.

Ho scritto un bel po' però  qui, in Controluce, metà blog metà diario, un po' confessionale, un po' anticamera tra pancia e cuore e testa, tra me e gli altri, tra me e l'altra" me".
L'orizzonte tra le "cose" della mia vita di adesso e quelle che saranno domani. In controluce, appunto.

Ci sono cose che vorrei scrivere con gli occhi, i silenzi, le parole, alle persone che amo e che non vedo o che vedo poco. Ma anche alle persone che invece vedo quando magari "non è il momento giusto".

Con le mani, con la pelle, con la sola presenza, con l'ombra delle parole disegnata sul muro, nell'ocra di una stanza e una sola candela accesa direi cose importanti. Ma anche cose insulse.

Ci sono tante cose che non ho detto, che vorrei tanto dire  ma non posso piu'.
Ma forse è stato giusto così: le cose vanno come vanno attorcigliate tra le trame di destini misteriosi, tracciati sulle stesse traiettorie delle stelle e forse le parole che non si sono dette sono state ugualmente raccolte, accolte, custodite. Catturate magari dal mio sguardo, da una smorfia, o da qualche mia carezza.

Ci sono anche carezze che non ho offerto, e altre che non sono stata capace di accogliere, sentire, apprezzare perchè … avevo la mente altrove.  Carezze che forse non ritornano. O forse si ma saranno altre, non più le stesse.

E ci sono cose che vorrei scirvere e sono tante. Altre che vorrei dire e sono tante, ma sto imparando che spesso le cose che dico non arrivano al cuore giusto mentre forse arriverebbero i silenzi giusti allo stesso cuore. Oppure ancora più vive, ad altri cuori, più aperti, più morbidi per le mie dita.

E tra le cose importanti che imparo solo adesso, c'è  una donna che mi somiglia e che ogni giorno leggo un po'.  Lo faccio da sola, con il solo uso del cuore e della sensibilità.
Imparo i suoi silenzi e imparo dai suoi silenzi,
Se fossi certa di decifrare le sue parole, forse sentirei i suoi sogni li sentirei cantare: forse li potrei disegnare, colorare, magari riempire.
Imparo dai suoi passi, ora come allora. Imparo dal suo cuore solo ora come allora non potevo fare.

Lei è sempre sul ponte, esattamente al centro, e ha sempre tra le mani quel sacchettino pieno di sabbia.
Ne ha tanta dentro: quella sabbia è Tempo. E' suo e non lo ha speso. Non ha avuto il tempo.
Appunto.

Le darei i miei silenzi se fosse qui ed una sola cosa, la più grande che possiedo: il mio sorriso. Perchè non è vero, sai King,  che le cose più importanti sono le più difficili da dire.

Le cose più difficili da dire sono quelle più semplici, perchè sono loro quelle più importanti.

A pensarci bene, King, è il titolo ad essere "sbagliato":  in fondo diciamo le stesse cose.
 

Le cose più importanti sono le più difficili da dire.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire.
Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole
le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che
finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate,
e le riducono a non più che a grandezza naturale
quando vengono portate fuori.
Le cose più importanti giacciono troppo vicine
al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto.
Come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che
i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via e
potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente
vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto,
senza capire perchè vi sembrava tanto importante
da piangere quasi mentre lo dicevate.
Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza
di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.
 
(Stephen King, “Stagioni diverse”)

22 pensieri riguardo “LE COSE IMPORTANTI

  1. si, qualche parola in meno qualche silenzio in più a volte recuperano difficili sintonie, cara Cele. Difficili! Sempre più difficili, col passare del tempo, con lo sbriciolarsi della sabbia.Dai! alla fine ha ragione Iannacci:… "Bisogna avere orecchio!"  E non c'è Amplifon che tenga.

  2. Che strano! Celeste. Ogni volta che ti leggo un "qualche cosa" che ti giuro non saprei definire mi si avvolge attorno; a volte mi prende la pancia, a volte il cuore, a volte la mente, a volte le lacrime, a volte il sorriso. Che strano! ogni volta un velo di "chissaché" mi prende, mi si attorciglia dentro, contro, fuori, sotto, sopra….boh!  stavolta è diverso, stavolta un leggero brivido freddo si è arrampicato su di me, è partito dalla punta dei piedi fino ai capelli  come se un leggero battito d'ali volesse scompigliarmeli. Brrrr che sensazione e strani pensieri mi accompagnano. Nella foto (molto bella) che rappresenta il post, la sedia di sinistra, con il bracciolo di destra sembra volersi aggrappare alla corda che delinea il confine tra acqua e terra, il bracciolo di sinistra della sedia di destra, sembra lasciare andare la corda e indietreggiare. A volte anche una foto scelta non a caso, racconta cose importanti………………………………………………………………………………………….Sei una donna semplicemente…….stupenda Celeste.CarolaI puntini e lo spazio rappresentano il silenzio che solo le donne sanno.

  3.  Le cose più importanti sono difficili da dire, perchè parlare di "amore" non esaurisce lì il concetto che dentro la nostra anima dilaga in cerchi concentrici e avvolge pancia cuore e testa. Perchè la parola "amicizia" non sempre dà il senso di tenerezza e affinità che sentiamo dentro. E così per i loro contrari. Perchè il dover parlare ci incasella in concetti frusti e sciupati fino alla nausea. Perchè se si  lanciano parole con dentro sentimenti spesso le vediamo cadere a terra perchè i destinatari non sono capaci di "coglierle al volo".Sono convinta che l'essenza di un sentimento non si esprima in un codice parlato che spesso, troppo spesso, gli toglie potenza e lo riduce a guscio vuoto. Meglio i silenzi e delle buone orecchie capaci di capirli. 

  4. Esistono parole semplicissime per dire grandi cose.E' vero, ci voglio orecchi e cuore giusti e anche pelle per senitre le parolePerchè le parole vanno sentite, non basta ascoltarle.Per dire cose piccole che sembrino grandi gli sciocchi usano paroloni, complicate e difficili. Incomprensibili e vuote.Ma ci sono persone che sanno dire cose grandissime con piccole parole.Con piccoli gesti. Una carezza… Cos'è una carezza? Un gesto semplice, uno dei piu o forse il piu naturale: è medicamento, una carezza. Istintivamente ci si accerezza la parte dolorante. La madre impone le mani sul bimbo come per assorbire il suo dolore o quanto meno calmarlo.Ecco cosa c'è nel semplice gesto di una carezza; la cura. Il desiderio di assorbire un male, farlo proprio o almeno comunicare calore, quello nostro.E' un gesto semplice che tende ad un risultato grande.Così come ci sono  parole semplici per dire grandi cose. A volte ci sono  giorni difficili,  in cui una carezza o una parola piccola, semplice possono compiere un miracolo, far nascere un sorriso, infondere una forza cos' potente da far sopportare una giornata dura magari anche disperata,Una sera, a Bologna, una persona ha terminato una conferenza dicendo una cosa all'incirca così: una goccia di acqua sopra una foglia è Bellezza, un piccolo miracolo, un capolavoro di Bellezza del quale non ci accorgiamo mai e che ogni giorno ci capita di incontrare senza vedere.Già, sono le cose piccole ad essere straordinarie, straordinariamente perfette e capaci di quella combinazione che rende possibile un miracolo.  La semplicità che conferisce grandezza ad un istante, sta dentro un gesto, dentro un silenzio, dentro uno sguardo. Ma anche dentro una parola, Certo, come dice piffe ci vuole orecchio. E ci vuole cuore.Incasellare un sentimento in una rete di parole Petula, sì, è una cosa triste. Ma ci vuole la presenza, il contatto. La pelle, Ci vuole la voglia di esserci, di trovarsi.Scrivere un libro… o,  molto piu' banalmente un blog,  devi usare le parole. Anche per trasmettere anima. Non ci riuscirai ma ci provi. E anche qui .. ci vuole orecchio e ci vuole cuore.Io non condanno tanto le parole quanto chi ha il compito di raccoglierne di preziose e non sa farlo. Come dice King in fondo al pezzo che ho riportato….Quando manca chi è capace di sentire, ascoltare … toccare, accarezzare allora sì, è meglio andare via. Credo che sia una delle cose più umilianti consegnare i tuoi pensieri più belli e profondi a chi non sa rendersi conto della portata. Insomma le famose perle ai porci.Carola.tu sai usare le parole molto meglio di me perchè ne usi meno di me.Tu sai stare nell'ombra ma non sei invisibile. Tu sei un'ombra presente, attenta ed elegante sempre. Delicata e riflessiva. L'immagine di te spesso la associo alla Luna. Forse non te l'ho mai detto. Un'ombra piena, densa. Silenziosa spesso ma parlano quei grandi occhi neri che sono laghi.

  5. Petulavero, la parola amicizia viene associata a tenerezza, dolcezza, abbracci e quant'altro.E' tutta un'altra cosa, è spesso l'opposto soprattutto se si pensa a quanta ipocrisia si nasconde dentro gli abbracci, tra le labbra di chi bacia e nelle carezze bugiarde.L'amicizia è fare il silenzio quando serve quel silenzio ed è essere li', dietro la porta chiusa. Saper dire "ti stavo aspettando"L'amicizia abita l'amore e anche viceversa.Insieme abitano sopratuttto complicità. Ma questo è un lungo e complicato discorso per cui sono stati scritti trattati dalla notte dei tempi.Non vogliamo, noi, risolvere la questione tra i commenti di un blog… non ci pensiamo nemmeno.Le gatte, piu' sagge, si fermano prima….Concordo sul "cogliere al volo" ….   Ma anche qui spesso occorre lo scatto felino …Il modello bradipo offre minori vantaggi anche se maggiori sicurezze.Ma come disse mi pare Franklin: chi non è disposto a lasciare la sicurezza per la libertà non merita nè libertà nè sicurezza.Un po' duretto  ma non mi sento di biasimarlo troppo. Specie a questa mia età quando i rimpianti cominciano ad essere un po' ingrombranti da portarsi nello zaino.Fusa

  6. Petula: I silenzi di una gatta sono sempre straordinari.Ma quelle due sedie vuote sono di una forza straordinaria. Complimenti Cele. Possono evocare un oceano di malinconia o di bellezza. Un tempo ci si è seduto qualcuno oppure sono in attesa che qualcuno ci si sieda. Lasciano comunque senza fiato.Carola: Ogni volta che intervieni scopro un pezzetto di te. Non è niente male Capisco perché sei amica di Celeste

  7. Un mio quasi conterraneo ha scritto “ Il mestiere di vivere”. Imparare a vivere si impara poco alla volta dando attenzione alle cose, ascoltandole, percependole, annusandole, accarezzandole con pazienza, tanta pazienza. E non è che quando ci si ritrova un po’ più vecchietti si possa dire di aver imparato a vivere, si continua, attimo dopo attimo a impratichirsi. Imparare a vivere è un’arte.E penso sia importante imparare a discernere a chi si può dare o non dare la fiducia. Se si ha fiducia è più facile aprirsi, sorridere. Altrimenti si devono fare i conti con quel nodo alla gola che non lascia quasi neanche respirare. Stupenda come tutte le altre la foto che hai messo. Dolce, languida. Le sedie sono due. In due, se è possibile, è più facile imparare a  vivere.  Un saluto dalla mia gatta che in questo momento è sdraiata al sole, ma con la testina all’ombra, a Petula. Un bacio. Pinuccia

  8. Ciao Pinuccia.Il Mestiere di Vivere, di Cesare Pavese è un diario che ho amato tantissimo, lo lessi molti anni fa forse un paio di volte non di più ma ricordo molte cose.E' stata una lettura molto importante, per me, avevo vent'anni credo e molti dei miei diari contengono alcune riflessioni nate proprio su quelle pagine.Si sentiva il dolore per questo amore non condiviso così bene e l'ansia diventava condivisa quasi, immaginando lo sguardo oltre il pizzo delle tendine del Valentino (sto andando a memoria).Ora non so se lo rileggerei. Sai che per ogni momento della vita ci voglio i libri giusti. Ho iniziato un po' di mesi fa Pessoa, Il Libro dell'Inquietudine ma non l'ho terminato. E' bellissimo e per questo … l'ho chiuso. C'è bisogno di più sole, in questo momento della mia vita.Una delle cose contenute nel Mestiere di Vivere non l'avrei mai dimenticata negli anni: NON SI RICORDANO I GIORNI, SI RICORDANO GLI ATTIMI.E quanto è vero! Dimentichiamo interi giorni anni mesi, che si confondono nell'impasto della vita formando un magma che cambia colore e forma ogni istanteMa … ricordiamo un dettaglio, una leggera curvatura delle labbra, un respiro per anni…Un sorriso, un nastro che  tiene insieme un pacchetto, ne ricordiamo il movimento, il suo attorcigliarsi tra le dita. Respiriamo l'emozione la stessa. La tensione… Uguale. Cento volte Mille volte.Ricordiamo perfettamente la forma di una ammaccatura sull'auto perchè da quella è nata una storia importante.Una tovaglia …..  ne ricordiamo il pizzo perchè a quella tavola sedeva qualcuno di speciale con te.Grazie di essere qui.Grazie anche per la foto, L'ho scattata in Canada, sulla riva di un piccolo lago dove sorgeva un piccolo albergo.Se ti fa piacere, in questo link che trovi tra qualche riga, ne trovi altre mie. Tra le molte che faccio, ogni tanto ne pubblico alcune.http://www.flickr.com/photos/ric-or-di/Un abbraccio forte.

  9. Pinuccia, fusa affettuose a te e alla sua gatta.Celeste, trovo che le parole siano importantissime per il significato (seppur limitato, come dicevo) che portano. Ecco perchèci vado con le zampe di piombo.Ormai io e la lucertola del davanzale stiamo insieme in silenzio a guardare i gerani, le farfalle e il sole che si scosta da un lato all'altro del davanzale man mano che passano le ore. Alla fine lei corre sotto i vasi e io rientro per la pappa. Bello no!Proprio come quelle due sedie di legno nella foto, guardatele, non vedete che si parlano? Sembrano una coppia di amanti, di amici, di sposi, che nel cristallizzarsi dell'immagine hanno due silenzi complementari pieni di "semi" di parole, quasi una com-prensione reciproca, nel senso che una include in se un pezzetto dell'altro.Forse ho preso troppo sole sul davanzale.Miao a tutti.

  10. Petula:hai scritto esattamente cio' che ho pensato io quando ho scattato quella foto. Sono compagne, amanti, due amiche. Si raccontano, contemplano…Avro' preso troppo sole anche io?Se ti capita di andare sul mio album in flikr ci sono due alberi.Stessa sensazione.Miao

  11. Come sono belle le foto che hai segnalato!Ammiro  la capacità di cogliere l'attimo che si cela dietro ogni foto:  la perfetta corrispondenza che c'è in quel preciso istante tra la realtà e l'occhio che la sa cogliere.Complimenti ancora e buona Domenica Pinuccia

  12.                                                  FOTO CELESTI :unendomi agli altri,C'è terra, aria,cielo,c'è promessa, fedeltà,  distacco,c'è pieno, c'è vuoto,c'è vivissimo parlato silenzio,c'è passato e futuroabbracciati in un unico presentedi sedie-navi pronte a salparenei sogni reali dei "tempi" eterninei quali forse, esse, già sono;l'una sciolta, l'altra ancora ancorata .               foto "gemella" :Da radici comuni di profonde certezzeinvisibili rami nella terra-cielopercorsi separati e paralleli  un comune andarefino  giù,fino su .Questo NITORE di cieli  terre, linferiflessi nello specchio-lagoin entrambe le foto,fa SPERAREche ,per essere "perfetto", il fotografo-artista,forse,possa accogliere, anche solo nel suo cuore,parole e silenzi di chi non ha le sue stesse doti,o chi è diverso anche solo un pocoo tanto,    da lui,chi naviga nel medesimo pur diverso lago di luci e ombrein attesa di evaporare come questa acqua, se c'è il fuocoin due …in molti .Complimenti vivissimi oltremondanidal cestino in cui tra poco,forse, starò .       s.n.

  13.  scuso errore    ( fra i tanti che non vedrò ! ) :correggo al primo rigo-acqua- invece di aria    s.n.

  14. s.n. anonimoSi, finirai nel cestino perchè attraverso qualche blog vuoi autocelebrare te stessa:  usi ogni mezzo, compresa una condiscendenza che non mi piace, una autocommiserazione che non mi piace.Te l'ho già detto e lo ripeto: usi il mio sito per arrivare a qualcuno o a qualcosa. E non mi piace. Controluce è  un sito che non usa nessuno e non vuole farsi usare.Tu lo usi quindi mi usi. E non mi piace. 

  15. PINUCCIAmi ha piacere che hai trovato belle le mie foto.Cliccandoci sopra, le potrai ingrandire a differenti misure e anche salvarle sul tuo pc, se ti fapiacere.PSNe ho scattata una  ieri: mentre lo facevo mi sei venuta in mente te.La troverai sull'album tra qualche giorno, non appena trovo un po' di tempo per farlo.Un abbraccio

  16. Se le stesse cose che ho espresso,le avesse scritte un "anonimo",il loro significato ( se lo hanno)sarebbe stato accettato come quello di tutti;ma quì c'è un giudizioe senza l'ombra del dubbio.Rimangono credo le tue buone intenzioni,ma anche le miee solo il Padreeterno le conosce,forse su questo siamo d' accordo oforse no      s.n.

  17. Tu sei un anonimo quanto un altro.Io non ti conosco, non ti ho mai vista o almeno credo.Nessun pregiudizio… nessun giudizio.Solo la mia pelle per quello che leggo di te.Il tuo importi, il tuo voler avere l'ultima parola, il tuo egocentrismo.PS: il Padreterno? No.. non siamo daccordo. Io non ho nemmeno questa di certezza.Adesso pero' basta.Ok?

  18. Riatterro qui dopo un lungo periodo e trovo delle bellissime parole, delle bellissime immagini, delle stupende riflessioni e oltretutto sono citato ad inizio post… che dire se non Grazie e chiudere in silenzio questo mio commentoun sorriso :)Ps ti chiedo solo un attimo per il PS perchè domani c'è la possibilità, uscendo con un asciugamano e alzando il pollice al cielo, di avere un passaggio magari per le Pleiadi di PF 😛

  19. Marinz: Passaggio assicurato.Tanto so che sei una persona silenziosa e sopporti anche i Pleiadiani con le paturnie..Durante il viaggio io sento Mozart in cuffia.

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