BIANCOSPINI


Ogni tanto vagabondo nella rete senza meta, come un gatto randagio nei vicoli di notte.
Avendo il pallino del Tempo, che come tutti quelli che passano di qui sanno, mi affascina e lo temo, è impossibile non incappare in Proust.
Ho fatto il copia incolla qualche sera fa di una cosa che mi è piaciuta.

"No, io non troverò più bello un quadro perchè l'artista avrà dipinto in primo piano un biancospino, sebbene non conosca nulla di più bello del biancospino, perchè voglio essere sincero e so che la bellezza di un quadro non dipende dalle cose che vi sono rappresentate. Io non farò collezione di immagini di biancospino. Io non venero il biancospino, lo vado a vedere e a respirare.

(Dall'introduzione a La Bible d'Amiens di John Ruskin, 1904 – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

6 pensieri riguardo “BIANCOSPINI

  1. Torniamo alla "bellezza" soggettiva o oggettiva, cioè di un "oggetto" che possa rendere bello un quadro solo con la sua presenza… ma io condivido quanto scritto da Ruskinun sorriso 🙂

  2. Marinz: hai ragione . Il post non è chiaro. Lo stralcio che ho riportato è  scritto Proust, in una introduzione ad un testo di Ruskin.Condivido sai?Le cose che ami le vuoi "vere".Le vuoi toccare annusare, le vuoi .. appunto "respirare". Vuoi viverle.L'arte è una rappresentazione della bellezza: un quadro  puo' essere "bello" in sè perchè ben eseguito, perchè ben rappresenta quella bellezza reale cui l'essere umano tende, che è cosa differente dall'ideale.Dentro le cose vere c'è la vita che puoi sentire, quella che nutre, fa crescere e conduce alla felicità.Un bacio

  3. Scegli sempre temi difficili.Boh? l'Arte? Ogni volta che l'uomo fotografa, dipinge, scolpisce, martella, graffia e riproduce, fa un'opera d'imitazione. L'imitazione è difficilmente più bella dell'originale ma c'è un aggiunta: l'emozione dell'uomo che trasforma ciò che vede e lo carica delle sue passioni, delle sue attese e purtroppo anche delle sue interpretazioni.A volte questo "carico" produce armonia, altre produce disarmonia.C'è chi ama rapporti disarmonici, scollegati dall'ambiente, dirompenti o comunque confliggenti e c'è chi trova ogni forzatura simile ad uno stupro su ciò che già c'è.Difficile interagire con la natura e fare di se stessi e di ciò che si tocca un'opera d'Arte.

  4. Pieffe:si, scelgo sempre temi difficili.In tutte le cose che faccio. Perchè … non lo so.Forse perchè dentro le cose difficili c'è bellezza. Forse perchè sono io ad essere difficile, dentro di me, ed io con me.In quanto all'originale.. bè… è sempre e soltanto uno.Potrai copiarlo finchè vuoi, potrai ri-colorarlo, costruirlo, ristamparlo, cancellarlo e rifarlo, farne un calco… Ma resta sempre e solo uno.E' quello che ha l'anima, l'odore, il profumo, è quello che contiene "quella" emozione di quando lo hai ricevuto, incontrato, toccato.Questo.. in senso (anche) molto generale.Per cio' che è l'arte in sè, potrebbe essere letto così: un biancospino dipinto da' un senso differente al biancospino stesso, molto differente da ciò che il biancospino realmente significa: non ti regala l'odore, non ti regala il piacere di toccarlo, di annusarlo.In altre parole non è piu' un biancospino… ma una pittura.Il piacere che regala è un altro. Completamente un altro.Puo' essere una bella, splendida stupenda pittura … ma MAI un biancospino.Ps : tu lo sai molto bene che tu sai perchè scelgo temi difficili.

  5. C'è un vento gelido e pioveSi possono fare poche cose, fuori,  quando il tempo è cosi.Si puo' leggere, scrivere, avccendere il camino (siamo a maggio accidenti)Si puo' trovare una cosa come questa. A tema con il … tema.Per me la memoria involontaria, che è soprattutto una memoria dell’intelligenza e degli occhi, non ci dona del passato che facce prive di verità; ma quando un odore, un sapore ritrovati in circostanze diversissime risvegliano in noi, nostro malgrado, il passato, noi sentiamo quanto questo era diverso da come credevamo di ricordarlo, e che la nostra memoria volontaria dipingeva – come i cattivi pittori – con dei colori sprovvisti di verità.   (….)

    (da: intervista concessa da Proust a Le Temps in occasione della pubblicazione del Du côté de chez Swann”)

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