VIRGINIA AL MULINO

Francesca Pacini ha pubblicato sul Mulino:  http://mulinodiamleto.splinder.com/ una cosa bellissima.
Da un po’ di tempo io ho poche parole per Controluce e, pubblicare “qualcosa” per tenere aritficialmente in vita un sito, non è  “lasciare qui” un po’ di respiro mio. E comunque non mi piace.
E’ anche vero che a volte decido di postare aforismi, stralci di letture, canzoni,  ma sono in ogni caso correlate con una mia emozione, legate al mio stato d’animo: niente è scelto a caso perchè sono convinta che le cose non “obbligatorie”, come lo è questo sito per me,  si debba provare a farle bene, con emozione, mettendoci  dentro cura e attenzione oppure non farle affatto.

Il post di Francesca,  pubblicato con una prefazione tipica del suo stile che le invidierò sempre (vedere al suo sito, linkato sopra e di lato),  l’ho preso in prestito, anzi l’ho rubato con il copia incolla.
E’ una estrapolazione di un brano di Virginia Woolf  ed è in relazione con il mio congedo dalle parole (spero momentaneo) per quanto riguarda questo spazio. 

Pieffe se Franci si arrabbia … le fai un tè? Grazie.
 


 “Sono le parole le vere colpevoli. Sono fra le cose più indisciplinate, più libere, più irresponsabili e più riluttanti a lasciarsi insegnare.

Certo, possiamo sempre prenderle, suddividerle e metterle in ordine alfabetico nei dizionari.
Ma le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente.
Se ne volete una prova, pensate a quante volte, nei momenti di maggiore emozione, vi capita di non trovarne nessuna quando più ne avreste bisogno.

Eppure il dizionario esiste; e lì, a vostra disposizione, ci sono mezzo milione di parole tutte in ordine alfabetico.
Ma potete davvero usarle? No, perché le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente. (…)
La questione è solo quella di trovare le parole giuste e di metterle nell’ordine giusto.
Ma non possiamo farlo perché esse non vivono nei dizionari, vivono nella mente.

E come vivono nella mente?
Nei modi più strani, non molto diversamente dagli esseri umani; vagando qua e là, innamorandosi e accoppiandosi. È indubbio che siano molto meno limitate di noi dalle convenzioni e dai cerimoniali. Parole regali possono permettersi di accoppiarsi con le più comuni.

Parole inglesi sposano parole francesi, tedesche, indiane, e di colore se gli salta in mente di farlo. (…)
Per questo, imporre regole a tali impenitenti vagabonde è del tutto inutile.
Le poche regole di grammatica e di ortografia esistenti sono le uniche restrizioni che potremmo imporre loro.
Al massimo possiamo dire loro – man mano che le spiamo dal profondo limite della caverna scura e male illuminata in cui vivono – che sembrano preferire la gente che sente e che pensa prima di usarle, ma non deve essere gente che sente e pensa a loro, ma a qualcosa di diverso.

Perché sono molto sensibili, e si sentono facilmente a disagio.
Non amano che si discuta della loro purezza o della loro impurità. (…)
E non amano essere sollevate in punta di penna ed esaminate una per una. Restano sempre unite in frasi, in paragrafi, e a volte per intere pagine di fila.

Odiano essere utili; odiano dover far soldi; odiano andare in giro a tenere conferenze.
In breve, odiano qualsiasi cosa imponga loro un unico significato, o che le immobilizzi in un’unica posa, perché cambiare fa parte della loro natura.
E forse è proprio questa la loro caratteristica più sorprendente: il bisogno di cambiare.”

2 pensieri riguardo “VIRGINIA AL MULINO

  1. Celeste, tu trasmetteresti emozione anche con un post …in bianco. A volte la spontaneità val più di tante parole anche se bellissime.Fusa

  2. Ciao Petula.Fanno bene queste parole.A volte mi sembra di non riuscire a comunicare proprio niente e succede specialmente quando lo voglio disperatamente fare.A volte si cerca di consegnare un po' di sè a qualcuno invece … ci si allontana.Siamo tutti naufraghi e tutti soli cercando disperatamente di far arrivare emozioni attraverso le parole…. quando sarebbe meglio il silenzio.Già.. il silenzio e comunicare con gli occchi, le mani, i gesti.Fanno male, spesso, le parole. Occorre saper andare oltre, lasciarle scivolare, non permettere loro di essere la gabbia dei pensieri, delle emozioni, dei ricordi, dei desideri.Ma abbiamo le parole, per fare arrivare cose, le poesie, i libri sono fatti di parole.A volte sono stelle che illuminano fuori dalla finestra uno spicchio di cielo.. a volte sono bisturi. Occorre saper leggere oltre. Occorrono i sensi… Occorre sentire… sapere. Ma molte cose le sappaiamo già, sono dentro di noi..Ma ci sono tanti rumori, spesso, frastuoni, caos interiore.E non sappiamo sentire. Occorre il silenzio della neve, il passo lieve della neve.. Le carezze lievi sul cuore…Ciao… Grazie. Un grattino

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