PABLO

Per salire al cielo occorrono
due ali
un violino
e tante cose
infinite, ancora non nominate
certificati di occhio lungo e lento
iscrizioni sulle unghie del mandorlo
titoli dell’erba nel mattino.

(Pablo Neruda)

Apriva un’ edizione di  “Canto General”:  era alla prima pagina, scritta a “scala”  ed invitava lo sguardo a salire. Per leggere questi versi delicati bisognava infatti salire, insieme ad essi.
Avevo poco più di vent’anni quando mi imbattei in una copia di “Canto General” ma anche in  Neruda e da allora è uno dei miei scrittori preferiti.

Mi piacciono di lui la passione, la fisicità, il disincanto a volte sfrenato, sfacciato, forte, il suo materialismo, la sua necessità di reale.

La sua poesia non convenzionale, è un grido contro la banalità di un certo tipo di poesia “tradizionale”. Nei suoi versi tutto è palpabile, tutto è da mordere, mangiare, bere, annusare, penetrare, toccare, godere.
L’amore sublime convive con la carne, con la spuma del mare, con la foresta, il muschio, il sangue, il miele, la pelle.
Sensuale, morbida, violenta eppure delicata, a volte disperata poesia: forte sempre anche quando è lieve. Come la pittura di Van Gogh.

Quella copia la lasciai in una casa, molto tempo fa; nella sola casa dove avrei potuto dimenticarla. Ora è una edizione introvabile e per un po’ di tempo l’ho cercata ma poi ho capito che non dovevo cercarla e che in quello stava il senso di averla dimenticata là.


Donna completa, mela carnale, luna calda,
denso aroma d’alghe, fango e luce pestati,
quale oscura chiarità s’apre tra le tue colonne?
Quale antica notte tocca l’uomo con i suoi sensi?
Ahi, amare è un viaggio con acqua e con stelle,
con aria soffocata e brusche tempeste di farina:
amare è un combattimento di lampi
e due corpi da un solo miele sconfitti.
Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito,
i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi villaggi minuscoli,
e il fuoco genitale trasformato in delizia
corre per i sottili cammini del sangue
fino a precipitarsi come un garofano notturno,
fino a essere e non essere che un lampo nell’ombra.

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28 pensieri riguardo “PABLO

  1. Vedi Cele, a me Neruda piaceva molto quanto ero un ragazzo e quando fra città e campagna non cera tanta differenza. Tutta 'sta sensualità, questo sangue, questo ingorgo di fluidi vitali mi faceva un certo effetto. C'è qualcosa di selvaggio e primordiale (anche se, a mio avviso, un po' enfatico).
    Ma in questo mondo così stereotipato, pieno di manga e di virtualità e di grandi fratelli, mi fa lo stesso effetto di un film sugli indiani d'America. Un film su un mondo scomparso. Quello che ne resta è una traccia.
    Bisogna fuggire dalle città per comprenderlo ancora e amarne la corporeità. Per questo ho detto la battuta sul Neruda da bere, stereotipando quella "Milano da bere" che indica il precipitare della natura e dell'eros…negli ingorghi del traffico e del sesso.
    Bah…è un discorso complesso. Comunque viava Neruda.

  2. ho sempre vissuto il Canto General come il racconto sociale, culturale e politico del continente sud americano

    è certo importante l'aspetto poetico, ma trovo in questo caso più luminoso l'aspetto epico.

    mi associo al commento un pò salato di pieffe e di petuladue (spero nessuno la prepari al cartoccio con queste pagine), nel canto general il "senso" è gesto, azione. come in virgilio o in omero

    il dettaglio che mi è sempre più piaciuto è la fase della dell'ingorda occupazione, quella che cominciava con il verso

                                       Atahualpa, azzurro stame …

    per moltissimi anni avrei voluto che questo verso diventasse il nome di mio figlio

    però quando è stato il momento un'impiegata comunale preparata ma implacabile mi ha persuaso ad evitargli l'imbarazzo di avere un nome multiplo senza virgole (credo di comprendere i motivi di questa legge e li trovo del tutto ridicoli) …

    cloff

  3. Di corsa (come sempre):

    Pieffe… Ok. accidenti a te..
    Sono anche d'accordo sul concetto: il troppo storpia sempre.
    Ma difendo con la spada Neruda, Van Gogh e anche il Dottor House che tra parentesi ti somiglia un sacco (presente?).
    Difendersi da te è difficile: tu hai quella al laser troppo moderna per me….ma anche perchè spesso condivido, avendo tu la capacità di invitare a vedere le cose da altre prospettive.
    Ps: l'altro sabato parlavo con tuo fratello, Pienne, della Pioggia nel Pineto… La trovo accostabile pero' al mio Neruda…
    Stessa prospettiva.

    Petula:
    un saluto veloce pure a te che mi metti l'oliva nel Neruda. Mah.

    Cloff:
    Grazie al cielo a quel bimbo hai dato un norme normale (e bello).
    Per il resto: ti leggo con piu' calma perchè, come dicevo a Petula in altra sede e per altri motivi, in questo periodo faccio fatica a leggere Topo Gigio figuriamoci un tuo intervento. Solo Pieffe ce la puo' fare. Auguri.

    a dopo quindi

  4. PS  Pieffe:
    Concordo circa la "fuga dalla città". Metaforica ma anche non.
    In mezzo a tutti questi frastuoni, alle mode, ai profumi, alle luci si perde tutto, tutto si confonde, si scioglie, si svuota. Non si annusa, non si mastica, non si gusta, non si respira. Non c'è tempo non c'è grazia non c'è pace non c'è calma non c'è il passo. Il tutto metaforicamente parlando e anche non.

    PS
    Sempre con Pienne. A passeggio:  io correvo con il mio passo spedito, tipicamente milanese e lui mi ha detto: non ti accorgi che non vedi nulla? Eh… !!! Già…

    PS3
    Non è che hai anche un fratello che si chiama  Piesse? No eh …!!!

  5. Santo Iddio no!!
    Mia Zia Emmeci (che discendeva da una stirpe di lupi mannari) ebbe molti figli: Piesse, Picci, Dicci, Pidi, Aenne, Idivu Pierre, Pidielle e altri che non ricordo; ma li abbiamo buttati tutti dalla rupe Tarpleiade (una specie della rupe Tarpea). Erano mostri terribili che quella zoccola di mia zia aveva fatto accoppiandosi nascostamente con certi loschi figuri terrestri mentre si trovavano in un ingorgo nella tangenziale (sai quel posto dove si prendono le tangenti?)
    Pieffe

  6. Lascio un commento veloce perchè il raffreddore mi impedisce di concentrarmi su questo post molto bello e serio..

    Quindi chiedo lumi a PF: ma la tangenziale dove Zia MC è una costruita dai Vogon?

    un sorriso raffreddato (non nel senso di poco caloroso) 🙂

  7. Assisto da qualche giorno alle battute tra Pieffe e Marinz con la medesima espressione (rubo la frasina a QUA QUA) della "mucca davanti ad un passaggio a livello"….. perchè non conosco l'argomento.

    Indi mi sono documentata un po' (pochissimo, non ho tempo) e ho trovato un sacco di cose sui romanzi di Adams della serie "Guida galattica per gli autostoppisti".

    Marinz:
    devi sapere che Pieffe ha un' astronave a pedali  MONOPOSTO.
    il che presenta un doppio aspetto cioè due facce della stessa medaglia:

    1) fa quello che gli pare e va dove gli pare.
    2) pedala da solo.

    anche se secondo me lui riesce a fare tutto il punto 1 senza in realtà subire tutto del punto 2 avendo  sette mogli sette.

    Comunque:
    resta da scoprire cosa ne puo' sapere lui degli autostoppisti galattici dal momento che non puo' caricarli.

    Quando ha salvato me, in quel di Bologna, sono stata per tutto il tempo in braccio a lui (ma forse era lui in braccio a me.. non ricordo bene)
    Un po' scomodo per lunghi viaggi..

  8. Celeste:
    l'oliva con il Neruda da bere ci sta bene. Con il vero Neruda forse no, ma credo a lui piacesse. Secondo me le sue poesie vanno lette o ascoltate, quando abbinate a immagini (bellissime peraltro) non sono più Neruda. Mi riferisco alla seconda poesia con abbinamento Power Point. Ognuno ha la propria sensualità e la percepisce a suo modo. dare un prodotto finito (uso a posta parole di "commercio") toglie poesia…alla poesia.

    Cloff:
    ringrazia ancora l'impiegata dell'anagrafe. Tuo figlio le sarà eternamente grato.

    Pieffe:
    complimenti per il lignaggio. Hai un Fico genealogico da invidia!

    Fusa affettuose a tutti

  9. In realtà Cele sta minimizzando e facendo la vaga sul nostro viaggio… perché non le va di dire che la mia PAAP (potente astronave a pedali) è dotata di sedile ergonomico ribaltabile dove …tutto è possibile.
    Ehhhh…quanti ricordi!!!!

  10. Celeste cara se ti fossi informata meglio sapresti che per viaggiare, oltre alla Guida, basta un semplice asciugamano :o)

    PF è stata un gentiluomo,  ma era anche suo "dovere" darti un passaggio, se ti ha trovata avvolta in un asciugamano in quel di Bologna

    Io ben mi guardo di alzare il pollice al cielo prima di trovarmi in un'astronave Vogon, quelli delle tangenziali della Zia MC, che mi declamano una poesia del loro Neruda universal-lunare :o)

    Un sorriso 🙂

  11. MARINZ
    Io, Celeste Chiaro, nel centro di Bologna avvolta in un asciugamano???? Giammai!
    Casomai in un PAREO ma quello solo d'estate, quando Pieffe sostituisce l'astronave con il TVE (Tappeto Volante Ergonomico)…
    Siamo bellissimi: capelli (io) e orecchiette (lui) al vento sfrecciare sopra i tetti di Roma mangiando insalata di pasta con olive e mozzarella …

  12. Ognuno ha dentro la propria Poesia.
    Essa viaggia, dentro il nostro giardino di dentro e conosce le zone fiorite, i piccoli laghi, i segreti all'ombra delle felci, ne conosce l'umidità, ne respira la condensa, conosce la consistenza della nebbia, ne conosce gli odori.
    Conosce anche l'altro odore, quello maleodorante delle zone più scure, quelle dentro le quali bolle il pus delle nostre miserie.
    Essa sfiora tutte le cicatrici, tutte le ferite, fresche e antiche, le accarezza le calma.
    E' una grotta, piccolissima, un rifugio che ci contiene appena, quando la tempesta infuria.
    Uno scudo quando crollano soffitti di cristallo, è la pazienza che toglie le spine dopo un tuffo tra i rovi.
    Pioggerella, vapore, quando sono solo deserti da attraversare, ombra quando non si fa sera mai ed è una piccola luce quando sono notti eterne e sembra non porteranno mai giorno alcuno.
    E' consolazione, una parola buona quando non ci sappiamo perdonare quando è guerra di confini tra le nostre contraddizioni.
    E' un colore, quando il mondo sa essere solo una scala di grigi fino al nero.
    E' la sarta paziente che cuce lembi strappati, è la colla che rimette insieme i cocci di tante cadute.
    E' la fiammella che accende una passione quando tutto ma proprio tutto è solo andare avanti.
    E' quel canto che ci salva perché conduce alla ricerca dell'anima delle cose.
    E' la curiosità che ci spinge ad esplorare, a cercare quindi qualche volta a trovare. E' una preghiera silenziosa che ci invita ad aspettare e a volerci guardare dentro ancora, e poi ancora.
    Ed è la leggerezza che ci invita a guardare le stelle. Ancora.
    E' la dose di incoscienza che serve per decidere.  E' quel poco che manca, a volte, per volare. E' il coraggio di andare, quello di restare.

  13. ho aperto per la prima volta questo blog. complimenti. scrivi esattamente cio' che io amo leggere (e magari provare a scrivere). Tornero' a trovarti, magari per trovare ispirazione ed aiuto per continuare a vivere e a combattere i problemi di ogni giorno.
    Abbracci
    Fabrizia

  14. Fabrizia:
    mi fanno piacere le tue parole e la tua visita.
    Torna quando vuoi.
    Concordo sul fatto che scrivere e leggere può aiutare a vivere. Lo so.
    Celeste

    Pieffe:

    il coraggio di scegliere di fermarsi e respirare senza cercare nulla.
    Il desiderio è una prigione e spesso cio' che si sogna accade proprio quando il desiderio spasmodico lascia posto alla calma che conduce alla gioia vera di essere.. veri. Li c'è "quella" poesia.
    La strada che conduce in quel luogo ha un prezzo: primo fra tutti il Tempo. 
    E va speso senza avarizia quando si ritiene che qualcosa sia importante.

  15. Petula
    ho appena saputo per telefono che sei al sicuro da padelle braci barbecue e forni microonde tradizionali legna fuoco elettrici e quant'altro..
    Sigh

  16. pablo neruda sta alla poesia come garcia marquez sta alla prosa. Sono due tra i miei autori preferiti, per il loro modo di farci assaporare/sentire/toccare i sentimenti e le emozioni. P.S. alla guida con il solo asciugamani? Gulp, dovrò rileggere il tutto con attenzione!

  17. Ioloso..
    si, … ho vissuto con un asciugamano per Cent' anni.. Non puoi sapere quanta Solitudine…. Lui parlava poco e mi stava troppo come dire.. addosso?

    Poi è arrviato Pieffe Buendia (il cugino di Pieffeascenso) che pretendeva di trasformare pesciolini di metallo in pesciolini d'oro.
    Allora ho pensato: adesso non sono più sola.. Ma lui parlava solo con i pesciolini..  Un silenzio!!

    Fu li che incontrai Neruda che scrisse per me "Mi piaci quando taci".
    Quindi di nuovo silenzio…

    Quando mi accorsi che scrivendo Lentamente muore …. scappai con tutte le dita intrecciate e lasciai Macondo poco prima che fosse spazzata via dal vento.

    Mi portai l'asciugamano appresso come ricordo e poi anche perchè non si sa mai .. ed era quello che ha visto Marinz a Bologna.

  18. ma caro Mrinz, senza asciugamano, diciamo la verità, Celeste è tutta un'altra cosa! Ma bisogna contare sul vento o su un attimo di distrazione.

  19. Pieffe Buendia non aveva ancora scoperto che i pesci si mettono nelle orecchie… ma anche questa è una storia lunga come il 42

    @Pieffeasceno sei fortunato ad aver colto così tante combinazioni favorevoli: vento, distrazione e asciugamano… non è che sulle pleiadi conoscete i segreti dei venti spaziali?

    un sorriso 🙂

  20. Ma ma ma  !!!!!!!!!!!
    conoscete quella cosa che si chiama censura?
    Sono una signora..
    Vi torna?

    Ma dove sono finiti gli uomini Signori, i Cavalieri… ?
    Dove?
    accidentavvoi

     

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