MARIO

mario rigoni stern

“Ora, giorno dopo giorno si sta avvicinando l’inverno e avro’ tante memorie. Sarà come ritornare bambini, come ascoltare tante voci. Rivedere lumi nella steppa, amici, cari volti femminili. Oggi nell’acqua piovana raccolta sotto le gronde che scendono dal tetto vedo anche tante nevi lontane che il sole ha sciolto e riportato qui”

(Mario Rigoni Stern. Inverni lontani)

Non è nato scrittore ma contadino, pastore, alpino. Scrittore lo è diventato per caso: Elio Vittorini lo definisce, nel 53, scrittore non di vocazione e pubblica il suo primo libro “Il Sergente nella neve”.

Nei libri di Mario è racchiuso l’odore della legna del camino, quello della polenta che cuoce.
E poi il freddo, la guerra, la Russia,  l’esperienza nel lager.
Vi sono impregnati l’odore della terra, il silenzio della neve, i colori di albe e tramonti. Il dolore e la gioia, vissuti con la stessa dignità.

In ogni pagina la dignità di una vita, dove il Tempo è scandito dagli attimi e  dalle stagioni che parlano all’uomo attraverso il bosco, gli uccelli, il canto dell’urogallo, lo scricciolo che “annuncia l’inverno per primo, perchè si avvicina alle case degli uomini”.

Non ha studiato molto a scuola, Mario Rigoni Stern: ha letto tanto e ha ascoltato, osservato il passo della vita e del Tempo. Ha studiato la vita.

Con pazienza ha raccolto migliaia di libri, nel dopo guerra, quando gli inverni erano ancora durissimi, dando vita ad una biblioteca così che i suoi compaesani e i giovani delle contrade vicine potevano leggere Kafka, Haminguay, Eliot, Garcia Lorca, Carlo Levi, Pavese, Gramsci nelle lunghe serate passate nelle stalle perchè era il solo posto dove potevano scaldarsi, mangiando castagne.

Racconta anche della guerra, della campagna di Russia, della prigionia nel lager e cattura, Mario, cattura per la serenità con cui racconta, e arriva, dritto al cuore, l’amore per le sue montagne, per gli animali, per la vita.

Leggendolo ti sembra di essere lì, a sentire quegli odori, i versi di quegli uccelli, il freddo di quegli inverni, il suono di quella legna che scoppietta e il profumo che libera mentre brucia.

Nato sull’altopiano di Asiago e vissuto per tutta la vita, ne ha descritti gli odori, i colori, con una delicatezza unica, che dedica anche agli aspetti più aspri dell’esistenza.
Il pudore, il rispetto, il confronto con la Natura, il relazionarsi con essa,  vengono trasmessi in un modo semplice e ricco al contempo, nella descrizione di gesti quotidiani come accendere un fuoco, raccogliere il miele, dissodare la terra.  O sentire la neve.

Inverni Lontani, pag. 19

… Se il silenzio invece è ovattato, la mia camera è come isolata dentro il cielo: non si sentono i corvi nè l’autocorriera, non si vedono le stelle. E’ così perchè nevica. Il grande cerchio intorno alla luna lo aveva previsto. Che silenzio!

36 pensieri riguardo “MARIO

  1. Bellissime parole di uno scritto che non ho ancora letto… leggendo però quanto da te scritto mi viene in mente uno dei miei autori preferiti: Guareschi

    Sono cresciuto con i suoi libri, con la sua descrizione di quella "bassa" che ha fatto parte, e ancora fa parte, della mia vita nelle occasioni che posso raggiungere la terra natale di mio padre… e mi perdo nel bruciare del camino, della brina mattutina, nelle nebbie spesse che non ti fanno vedere il sole, nel caldo afoso delle giornate estive e delle sponde fresco del grande fiume che corre sotto gli argini

    Dalla sapienza dei contadini nascone le più belle storie perchè raccontate con la realtà delle parole semplici

    Grazie di questo scorcio sulla montagna

    Un sorriso 🙂

  2. Ciao Marinz. Piacere, quindi, di averti parlato di M.R.S.
    Cerca in Internet, se vuoi, la sua bibliografia e la sua Storia. Ma se ti interessa avere una "panoramica" prima di acquistare  qualcosa .. ma io te li consiglierei tutti… prendi,  per primo, STAGIONI che è un po’ il percorso di tutta la sua vita.
    Tutti i suoi libri sono editi da Einaudi.
    Un abbraccio

  3. me tapina, faccio ammenda per non aver letto nulla di questo scrittore. Ne parli in maniera così incantata che non si può non rimediare alla lacuna…mi piacciono le atmosfere di montagna descritte così, dove a farla da padrone è il clima e tutto ciò che ad esso è connesso: il camino, il cibo, i tessuti caldi, la neve intorno…bello. 

  4. Ioloso:
    Se ti piace questo tipo di letteratura credo che tu debba leggerlo.
    Vale il consiglio per Marinz se vuoi avere una panoramica di Mario.
    Io lo conosco da sempre: è omnipresente sui comodini e librerie di casa mia. Personalmente non ho letto tutto ma credo che lo faro’.
    Con il tempo….. E accidenti quanto manca.
    Dove si trova? Lo vendono?
    .
    Pieffe
    Bè….  vacci piano con questi interventi in Controluce. Sai.. le coronarie..
    Scherzo.. ma …  chi non ti conosce non può conoscere il peso di un complimento pleiadiano. Grazie. Un bacino su ogni orecchietta.

    Celeste sloggata
     

  5. Adoro Mario Rigoni Stern, ho amato e amo profondamente Asiago dove ho passato dei periodi indimenticabili e lo leggevo con il piacere di riconoscerequei luoghi,quegli odori e quelle atmosfere rimaste inchiodate lì come i proiettili e le bombe inesplose della prima guerra che per anni hanno delimitato l’altipiano.
     Poi, come dici tu, Celeste, traspare nei suoi scritti una dignità infinita, velata dalla tristezza di chi ha vissuto gli orrori della guerra dalla trincea. Dietro di lui si intuisce quell’umanità montanara dalla scorza dura e indomabile che ha saputo così bene dipingere nei suoi romanzi. Tanto dolore e tanta sofferenza sono serviti per poter scrivere di situazioni così tragiche con la serenità di chi ha fatto pace con il passato.
     Una grandezza dell’uomo e dello scrittore che non molta gente ha saputo riconoscere.
    Un paio di anni fa mi capitò di vedere la versione teatrale de Il Sergente nella Neve rappresentata da Marco Paolini
    http://www.ana.it/index.php?name=News&file=article&sid=4906

    ed è stato emozionante.

  6. Ciao Petula
    Grazie per quanto hai lasciato qui….
    Grazie di cuore.

    CELESTE (precariamente e parzialmente internettizzata)

  7. Ciao Cele, bello questo post, e beh, foriero di memorie per me.
    Non è esattamente aderente, ma sempre di guerra vorrei parlare, anche se di quella prima…
    Ero ragazzino, e il mio babbo mi portava in montagna, in Trentino, a fare passeggiate d’estate. io non sapevo nulla della guerra, di nessuna guerra: la guerra era il fucilino giocattolo, i soldatini, il "pum" t’ho preso sei morto, no, non è vero, è solo un colpo di striscio.
    Poi vedevo strade perfettamente lastricate a 2000 metri di quota, qualcuna perfetta anche dopo cent’anni. Strane fosse che tagliavano il costone della montagna. La montagna disseminata di buchi. Crateri, enormi, che lo vedevi che c’era qualcosa di strano.
    E che gioia trovare quei pezzi di metallo, i bossoli, i proiettili… una volta ho anche trovato un caricatore di un fucile. Mi piaceva, ero un cercatore instancabile.  
    Il babbo mi diceva: sai, qui è passata la guerra. Questo era il fronte.
    Io non capivo bene, in realtà. Ma come, guarda che bei posti. Io cercavo i miei souvenir…
    A Cavalese, il paesotto di quelle parti, c’è una cartoleria-libreria, e c’è uno scaffale con dei libri sulla guerra in quei posti. C’è anche il vecchio proprietario, che, non ancora travolto dalla trance monetario-turistica, vuole ancora bene ai suoi posti, e li conosce ancora, e ama parlarne a chi mostri interesse. Così ho cominciato a conoscere cosa sia stata la Guerra, la Grande Guerra. Ho letto di come ci fosse l’"onore". Sapete cos’era l’onore? Era che la postazione conquistata non si abbandona mai, nemmeno quando gli italiani stanno scavando un tunnel sotto i tuoi piedi e lo stanno stipandolo di centinaia di chili di esplosivo, e ti faranno esplodere la terra sotto i piedi. Non l’hanno abbandonata quegli ignari ragazzi austriaci su quella cima, ma gli ufficiali che lo sapevano si, eccome! Morirono in centocinquanta. E lo chiamano onore.
    L’eroismo, invece, è conquistare il passo, attaccando gli austriaci che stanno nelle trincee in cima, e farlo risalendo dal fianco, perfettamente liscio, della montagna, facendosi ammazzare in oltre duemila. Quelli sono eroi?
    L’eroismo è andare all’attacco pieni di grappa che t’hanno appena dato, e con i carabinieri dietro le spalle che sparano a quelli che terrorizzati cercavano di tornare indietro, secondo "loro".
    Un vecchio gestore di un rifugio ai piedi di quella montagna fece un librettino. Io ho fatto in tempo a comprarlo proprio da lui, nel suo rifugio, in quella che adesso è una valle incantata. Il rifugio è un piccolo grande museo con tutto quello che lui ha raccolto in anni trascorsi in quel posto: fucili, elmetti, bombe, carte, vestiti… Nel libro racconta come, ogni tanto gli capitasse, ancora negli anni 50, di trovare dei miseri resti in qualche canalone, e interrarli lì, con un padrenostro e un pensiero.
    Fate un salto al museo della guerra di Rovereto: nell’ultima sala ci sono i volantini della "propaganda": "madri, mandate i vostri figli a combattere per la libertà della Patria! Siate felici di fare il vostro dovere!"
    Per combattere una guerra che nessuno voleva se non i generali che stavano venendo soppiantati dal commercio, e per questo sono morte generazioni.
    Tutte le volte che torno in quegli stessi posti, e ritrovo gli stessi pezzi di ferro che adesso so cosa sono… intravedo sempre il terrore di quel ragazzino vicino al quale, cent’anni fa, quella bomba scoppiò.
    Riccardo

  8. Riccardo
    Non è affatto vero che il tuo intervento non è "aderente".
    I racconti di Mario Rigoni Stern riportano, tra le altre, testimonianze come quelle che hai raccolto tu e che voluto lasciare qui.
    Tu parli della Grande Guerra;  hai scritto con il cuore ricordando quando era bambino (lo stesso cuore), e con il Rispetto che si deve agli uomini che sopra quelle montagne che ami hanno lasciato il loro, di cuore, insieme alla vita e al dolore.
    Ogni volta che leggo di questi racconti mi domando quanto l’uomo possa sopportare, quanto dolore e quanto freddo,  fame, lontananza, solitudine, abbandono, amarezza e lacrime senza avere scelto nulla di tutto questo, senza aver scelto nemmeno di avere ricevuto la vita stessa.
    Mario R.S.  parla dell’altra guerra. Mio nonno mi ha parlato di entrambe, e poi dell’Etiopia dove è stato. Cosa cambia?

    Passo spesso da Rovereto, quando vado in quei luoghi. So che il mueso di cui parli è dentro il Castello di Rovereto. Non ci son mai stata.
    Questa estate sono stata in un altro "Museo della guerra", in Croazia. Una guerra più recente, una guerra diversa, spinta da “ragioni”  diverse (?).
    Ma lo sguardo negli occhi delle persone che l’hanno vista combattuta patita conosciuta e respirata è lo stesso.
    Qualche anno fa un amico (non parlava della guerra ma di altro)  mi scrisse in una lettera: "E’ il  dolore che rende gli uomini tutti uguali… Niente altro può farlo tanto quanto può il dolore".

    Grazie Riccardo e come sempre  è un piacere leggerti e averti qui, in questo posto che non so se ha ancora luce né contro né a favore… 

    Pensando alla guerra inevitabilmente mi viene in mente “LA GUERRA DI PIERO”, di Fabrizio de Andrè, dalle parole molto dense. Specialmente  “mentre marciavi con l’anima in spalle  vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”

    Dormi sepolto in un campo di grano
    non è la rosa non è il tulipano
    che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
    ma son mille papaveri rossi

    lungo le sponde del mio torrente
    voglio che scendano i lucci argentati
    non più i cadaveri dei soldati
    portati in braccio dalla corrente

    così dicevi ed era inverno
    e come gli altri verso l’inferno
    te ne vai triste come chi deve
    il vento ti sputa in faccia la neve

    fermati Piero , fermati adesso
    lascia che il vento ti passi un po’ addosso
    dei morti in battaglia ti porti la voce
    chi diede la vita ebbe in cambio una croce

    ma tu no lo udisti e il tempo passava
    con le stagioni a passo di giava
    ed arrivasti a varcar la frontiera
    in un bel giorno di primavera

    e mentre marciavi con l’anima in spalle
    vedesti un uomo in fondo alla valle
    che aveva il tuo stesso identico umore
    ma la divisa di un altro colore

    sparagli Piero , sparagli ora
    e dopo un colpo sparagli ancora
    fino a che tu non lo vedrai esangue
    cadere in terra a coprire il suo sangue

    e se gli sparo in fronte o nel cuore
    soltanto il tempo avrà per morire
    ma il tempo a me resterà per vedere
    vedere gli occhi di un uomo che muore

    e mentre gli usi questa premura
    quello si volta , ti vede e ha paura
    ed imbraccia l’artiglieria
    non ti ricambia la cortesia

    cadesti in terra senza un lamento
    e ti accorgesti in un solo momento
    che il tempo non ti sarebbe bastato
    a chiedere perdono per ogni peccato

    cadesti interra senza un lamento
    e ti accorgesti in un solo momento
    che la tua vita finiva quel giorno
    e non ci sarebbe stato un ritorno

    Ninetta mia crepare di maggio
    ci vuole tanto troppo coraggio
    Ninetta bella dritto all’inferno
    avrei preferito andarci in inverno

    e mentre il grano ti stava a sentire
    dentro alle mani stringevi un fucile
    dentro alla bocca stringevi parole
    troppo gelate per sciogliersi al sole 

  9. Celeste, Riccardo, avete  un po’ ripreso quello che ho scritto nel mio commento. Della Grande Guerra ne ho sentito parlare nel paese di Mario Rigoni Stern. Anche quell’altipiano è stato martoriato da bombe e ci sono ancora trincee nelle quali si respira il terrore che provava il fante di essere preso di mira da un momento all’altro da un cecchino austriaco.
    Se vi capita di passare da Asiago fate un salto al monumento ai caduti della Grande Guerra. Lo chiamano con il crudo nome di Ossario. Lì ci sono i nomi e i resti di alcuni del giovani caduti …per un pezzetto di terra, strappata con il sangue e l’eroismo al nemico che loro chiamavano patria. Leggete le lettere che sono conservate in quel silenzioso mausoleo, sentirete sì la paura, ma anche l’orgoglio del combattente, anche del più piccolo fantaccino, che nel dare la vita per la patria dà un senso compiuto all’altrimenti aleatorio ideale del" patriottismo". E se sa che c’è una pallottola o una palla di obice pronta per lui è nell’essere lì che concretizza il suo dovere verso la patria.
    Che poi le guerre alla fine si concludano con spartizioni a tavolino nulla toglie alla grandezza di quei soldati mandati a morire per conquistare una cima che il giorno dopo veniva di nuovo presa dal nemico.

    Riccardo, conosco anche io tante persone che facevano collezione di reperti della I° guerra, alcuni sono ancora vivi….altri sono saltati per aria per colpa di bombe esplose un tantino in ritardo. Meglio collezionare farfalle eh!

    Fusa affettuose

  10. Ho conosciuto un sacco di gente che ha vissuto e combattuto le ultime guerre. Io stesso sono nato…durante un bombardamento.
    Molti uomini che andarono alla "grande guerra" lo fecero con un enorme entusiasmo. Se siano stati eroi o cretini non lo so. Ma molti di loro "ci credevano" e andavano a morire pensando di far qualcosa di "giusto" e nobile, per la loro terra e per il Re.
    Non sapevano un accidente degli interessi economici che gravitano intorno a una guerra. Pensavano di difendere quella cosa strana che si chiama "patria". Patria vuol dire terra dei padri, quella stessa che gli indiani Lakota difendevano contro gli invasori bianchi, quella che i tibetani difendevano contro i cinesi ecc.. Patria, al di la dell’enfasi che molto spesso viene messa in tale parola.
    In fondo, in tempo di pace, ci si ammazza ugualmente ed efferatamente per un principio. Si compiono stragi continue in autobobile, stragi per inquinamento, stragi pacifiche di cervelli all’ammasso. Non ci si spara con i fucili ma con mezzi assai più subdoli.
    Lo stato naturale dell’uomo è uno stato di guerra e di conflitto. Che sia conflitto sociale, etnico, religioso, razziale o politico, sempre di conflitto si tratta. Uccidere o essere uccisi direttamente con una spada, con una pallottola o con una cannonata non è più orribile che finire contro un’auto o esser epurati "chimicamente"da una spruzzatina d’amianto.
    Ma fino alla grande guerra esistevano delle strane cose chiamate"ideali" "coraggio", "amor patrio", "senso del dovere", "onore", "disciplina". Oggi ci sembrano parole strane ma chi ha conosciuto quelli che ci credevano ha visto anche le lacrime negli occhi di quegli alpini, o quei "combattenti" di qualsiasi parte essi fossero, che hanno pensato che fosse bello e nobile sacrificarsi per "la patria" e per un’ideale. E perfino essere mandati al macello, come spesso accadeva (e accade tuttora).
    E’ difficile, molto difficile, capire il cuore degli uomini e, in un mondo assolutamente privo di ideali per i quali valga la pena combattere, è anche difficile capire che cavolo facevano quei matti, sulle trincee del Carso.
    Pieffe

  11. Carissimi Petula e Pieffe, ben ritrovati!
    Apprezzo quello che avete scritto, ma lo condivido solo in parte. Mi spiego meglio: L’amor di Patria, (che non sapevo volesse dire Terra dei Padri, cosa che rende ancora più affascinante il concetto), il volere difendere i suoi sacri confini, l’orgoglio del combattente, il concetto stesso di "nemico", quanto sono valori da condividere con orgoglio, e quanto manipolazioni (o tentativo di manipolazione) del sentimento di persone più semplici per propri fini, specie in quell’epoca in cui l’istruzione era riservata ad una ristrettissima minoranza di abbienti? Perchè io non condivido l’idea che un sentimento possa essere bello e rispettabile "in se", estrapolato da un contesto di manipolazione… non so se mi sono spiegato, ma spero di si. Insomma, meglio prendere atto, come in questi tempi, della assoluta "mancanza di ideali", e che ad ognuno sia demandata la responsabilità di costruirsene di propri…
    Caro Pieffe: ho sentito tempo fa parlare un palestinese, invitato alla Università Europea presso la Badia Fiesolana quando ancora c’era Padre Balducci  (che era si un prete, ma soprattutto era una persona di enorme cultura e di un laicismo, nel senso proprio di approccio alle questioni senza pregudizi, estremamente raro, e gradito più ai non religiosi che non ai cattolici stretti…). Raccontava di come i coloni israeliani li avessero cacciati dalle proprie case, nelle quali loro stessi li avevano ospitati essendo i coloni stessi dei disperati senza casa venuti da chissà quale paese verso La Casa di tutti gli ebrei, ma a loro volta strumenti di altri interessi all’interno di Israele che "mandavano avanti" dei disgraziati, che guardacaso erano anche ebrei (ma chiaramente non gliene fregava granchè a nessuno se non per il fatto che erano "usabili" ideologicamente) a "colonizzare" i territori… Quindi, come al solito, una guerra tra poveri, che ha però causato la "rimozione coatta" di un popolo che aveva lì la sua casa da sempre, con tanti, tanti morti da parte di chi tirava i sassi contro i carrarmati ultimo grido di tecnologia militare, quali sono le armi israeliane.
    E, a questo punto, cosa ci si può aspettare che rimanga nella pancia, per dirla con Celeste, di quello a cui hanno distrutto la casa col bulldozer, sterminato la famiglia come a tanti è successo con i famosi "raid sulla striscia di Gaza", tanto che ormai ci siamo abituati a sentire questa frase al telegiornale, e ops! c’è scappata la bomba sui civili… mannaggia, ma come, non era il covo di terroristi quello? Vabè "danni collaterali". Ecco, a quello lì, che cosa gli rimane, dicevo, nella pancia, se non il fare passare a chi gli ha fatto tutto questo la stessa identica cosa? Se poi, dall’altra parte, ci scappa anche la promessa del manipolatore di turno del "paradiso dell’islam con venti vergini per il martire", (Spettacolo, sembra d’essere ai saldi…) ci si stupisce veramente che qualcuno monti su un’autobus e si faccia esplodere, o tiri giù un aeroplano? Mah, a me torna. E quanti ci sono, come giustamente dice il Pleiadiano, di situazioni così…
    Per finire, mi spiace ma non riesco a pensare che "gli ideali", in quanto tali, siano di un qualche conforto di fornte a quello che come disse quello scrittore di fronte alla prima vera guerra mondiale: "se qualcuno ha qualche cosa da dire si faccia avanti, e taccia".
    Riccardo

  12. Riguardo alle farfalle di Petula: condivido senza nessuna deviazione.
    E poi, non ultimo vantaggio, avremo la classica "collezione di farfalle" da mostrare alla biondina!
    R

  13. Petula e Pieffe

    Riflessioni "pese", scaturite sopra i racconti e l’immaginazione di chi la guerra non l’ha subita nè fatta (eccezione fatta per Pieffe che era già vecchio durante quelle puniche….)

    Ricordo che quando il nonno me ne parlava, lo faceva nello sgabuzzino del calzolaio di cui parlai in qualche post fa, mentre riparava le scarpe.
    Quel periodo riguardo’ la mia infanzia, dalla nascita fino ai sei anni. Poi la mia famiglia si trasferì e i nonni li vedevo solo nel fine settimana.
    Comunque le cose che mi rimasero piu’ impresse furono una divertente (ero una bambina… ovvio) ed è questa: quando il nonno fu mandato in Etiopia, si manifsto’ un mistero nella tenda delle provviste: sparivano le scatolette di carne. Le guardie non erano riuscite a capire come fosse possibile finchè un giorno il mistero fu svelato: scimmiette!! Erano le scimmie a fare man bassa di scatolette di carne e seguite, i soldati recuperarono il maltolto.

    Gli altri racconti erano soprattutto quelli della fame, della tessera del pane, del mercato nero e dei rischi che anche il nonno aveva dovuto correre per recuperare un pollo, un sacco di patate.
    Mi raccontava delle uscite di notte, al buio, in bicicletta, con il lungo mantello nero che copriva uomo e bici e le preghiere al Signore perchè il pollo recuperato (vivo) stesse in silenzio.

    E poi di uomini uguali, che giocavano a carte insieme e che sul fronte si sono trovati in posizioni opposte. Vicini di casa, cordiali e amici di una vita che hanno fatto la spia ai fascisti…

    E un sorriso… che nasce dall’essere fiera di mia mamma anche se fu pericoloso: mia mamma, classe 1934, prima elementare: si rifiutava sempre di fare il saluto fascista al preside e questo costo’ una perquisizione a casa dei nonni "possibili sovversivi"…
    Grande la mia mamma!!

  14. Riccardo!!!!!
    Ma te le immagini quelle farlalle con gli occhi sbarrati immobilizzate con uno spillo?
    Ma ti sembra cosa?

    Petula…
    da te non me la sarei mai aspettata.

  15. Ora, mica voglio parir grezzo in guisa di contado, ma… cioè: Celeste, vogliamo veramente mostrare la collezione alla biondina?
    Mah, "o tempora, o mores!" Si, ma alla rovescia mi pare!!!!!!!
    R

  16. Ho lasciato per ultimo il commento il commento di Riccardo perchè richiede una riflessione piuttosto densa, e in ufficio è impossibile.
    Si rischia di entrare, per restare in tema, in uncampo minato di retorica e di luoghi comuni.
    La guerra è sempre quella dei poveri, L’hanno sempre combattuta i poveri e solo i poveri sono morti. E’ povera la guerra stessa, e io faccio fatica a trovarvi anche l’Onore.
    Onore…. Mah… Onore e Guerra mi sembrano difficilmente accostabili. Onore stride sulla Guerra come le unghie sulla lavagna.
    Alla base di ogni guerra ci sono interessi economici.. Alla base di TUTTE le guerre. Oppure, in altre realtà odi tribali.
    Dove sta l’Onore?  Se non dentro il Rispetto che si deve al soldato morto … L’Onore abita nella Pace, nella capacità di guardarsi neglio occhi e trvare accordi. L’Onore vive nell’umiltà, nel Rispetto per la Vita, nella Pace.

    Ecco….
    Ho fatto mio bel commentino banale e retorico. Vado  casa.

    PS
    Riccardo alla fine parla di Ideali? Cosa sono? 

  17. Accipicchia, abbiamo aperto una voragine! Rimando ad altri momenti una risposta più esauriente. Posso solo dire che ormai nelle guerre odierne  (vissute mediaticamente davanti a un sereno pasto serale ) non ci può essere più nè il senso dell’onore, nè quello di patria. Parlare di onore con le bombe intelligenti che… oops fanno saltare per aria case civili o di palestinesi combattenti che "eroicamente" si nascondono in asili per bambini facendo sì che saltino in aria anche quelle creature mi sembra qualcosa di assolutamente ignobile. Che onore c’è nel terrorismo? O nella sicumera di sentirsi sempre i cow boys buoni che esportano la coca cola? E me la pianto qui.

    Cele…senza ideali si può vivere? Non so, non ci ho mai provato 
    Sicuramente senza valori no! Altrimenti saremmo parte di questa umanità disincantata, fatta di plastica e silicone, inebetita da un finto benessere e incapace di trovare in sè alcuna forza. Il fante che tremava dal freddo e dalla paura nella trincea del Carso valeva, manipolato o no, cento di questi giovani di oggi che si buttano via sulle strade del sabato sera.

    Riccardo, la collezione di farfalle è d’obbligo. Io ho quella composta da: una famiglia di lucertole, due gechi e un ramarro, sono lì…vivi perchè  sono diventata quasi vegetariana!!  Mi accontento di fare l’appello la mattina dal mio davanzale. Conosci qualche gattone biondo che può essere interessato alla mia collezione?
    Fusa

  18. Cara Petula,
    forse abbiamo scoperchiato il classico vaso di Pandora, e non può farmi che piacere, in effetti, perchè è un argomento che mi interessa. Aspetto con pazienza quando vorrai dare la risposta più esauriente perchè, non me ne voglia l’amministratrice del Condominio Controluce, Celeste, ma è un bel posto quello dove puoi leggere cose che ti permettono di pensare e magari perchè no, verificare le tue convinzioni.
    La guerra è un argomento difficile. Deve esserlo.
    Ricordo un episodio di Star Trek (pensa te…) in cui i nostri eroi atterrano su di un mondo in cui c’era la guerra. Un mondo bellissimo, ordinatissimo. Era tanto civile che la guerra si svolgeva così: un computer gestiva la guerra. Diceva che oggi tizio aveva attaccato caio lì, e c’erano stati toto vittime. Le vitime, elencate per nome, dovevano presentarsi ai centri di disintegrazione. Così si evitava l’orrore della guerra, no? molto civile e ordinato. La guerra stava andando avanti da centiania di anni.
    Il mitico capitano Kirk spacca il computer.
    E ora?
    Le parti in guerra, disorientate, devono scegliere se ricominciare la guerra vera con bombe, sangue e distruzione, o trovare un’altra soluzione. Subito dopo si incontrano e negoziao la pace.
    Morale: la guerra DEVE essere orrenda, deve fare paura, perchè deve essere evitata e, se in caso, durare il meno possibile.
    In effetti stento anche io a trovare un sillogismo diretto con quanto detto fin’ora e questa storia, ma diciamo così, voglio dare uno "spunto di riflessione", che è come i dolori psicosomatici, vanno bene per ogni stagione, tanto nessuno mai ti potrà dare del coglione…
    🙂
    Riccardo

  19. Riccardo:
    L’amministrazione di questo condominio ritiene che in questo spazio si possa parlare di tutto e ben vengano gli spunti di riflessione tutti.
    Anzi, è il fiato di questo spazio che, come abbiamo detto diverse volte ha le chiavi sotto lo zerbino e chiede soltanto le solite e pochissime regole basic in fatto di relazioni.

    Petula:
    Ideali ..  Parola dai tanti significati e che identifica diversi concetti.
    Se parli di ideale come valore etico.. certo, nemmeno io posso vivere senza valori. I miei, naturalmente, che possono essere più o meno differenti dai tuoi e molto differenti per esempio di quelli di un talebano, per esempio..

    Ma gli ideali sui quali nasce una guerra?
    Si chiamano ideali oppure interessi? E i soldati che la combattono e tutta la povera gente che ne subisce le conseguenze, i dolori, le privazioni  da quali ideali sono sostenuti?  Forse da quello dell’ostrica…

    Lasciamo stare poi l’ideale nella politica, in questo nostro tempo specialmente.
    Etica e politica, accostate, mi sanno di utopia.
    Ed è possibile vedere la guerra come qualcosa di non connesso con politica?  Cos’è, la guerra, se non politica, con mezzi differenti: oggi facciamo la guerra (con le bombe) domani trattiamo le cose con mezzi pacifici.. Pooi rifacciamo la guerra… Poi facciamo la pace… Insomma un ciclo…

    Benedetto Croce

    L’ideale che canta nell’anima di tutti gl’imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta d’areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese.
    Entrerebbero in quel consesso chimichi, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia per altro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica.

    "Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere un quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine".

  20. Riccardo, come vedi anche io spazio, rispetto ai temi.
    Ma questo è il bello della conversazione.
    Ci sono siti che muoiono perchè non c’è conversazione o perchè gli interventi sono sterili o limitati ai baci abbracci e tvb..
    Qui si spazia si discute e ci si diverte anche.
    Se esiste ancora è perchè .. è cosi, io credo.  Infatti non è scritto da me ma da chi vuole sedersi qui…  e prendere un caffè.
    C’è tè, caffè e limonata (quella principalmente pe pieffe). Acqua naturale, gassata e niente vino perchè per quello ci vuole altro.

  21. mmmh. Non ci si fa in un post. E chiedo scusa da subito ma…sarò lungo.

    Io NON sono "pacifista" proprio perché non sono capace di ammazzare una mosca.
    E non, in realtà, non credo che non possa esserlo nessuno. Non lo era Gandhi e manco Madre Teresa.
    Per spiegare il perché di tale affermazione riassumo il primo capitolo della "teoria Pleiadiana sulle guerre e gli ideali":

    "Le idee sono quella strana cosa che prende forma nella testa degli uomini. Ci sono idee di possesso, idee di bellezza, idee di odio, idee sul nemico presunto, idee su chi sono i buoni e chi sono i cattivi, idee sul male assoluto o sul bene assoluto. Idee insomma; idee relative alla propria posizione, al proprio stato, alle proprie condizioni economiche, alla propria storia e alla propria cultiura.
    Per difendere tali idee a volte si fanno strategie. Dentro le strategie entrano gli interessi di persone che con le idee hanno poco o nulla a che fare. Tali persone rappresentano le varie forme del potere (economico o politico) e tentano di asservire le idee ai loro interessi.
    Così nascono le guerre. Alcuni le combattono pensando di seguire una idea, altri perché costretti a seguire quell’idea, altri perché dall’idea sono passati all’idealismo (cioè al fanatismo).
    Ora come si fa ad ammazzare qualcuno per un’idea? Lo hanno fatto i congiurati con Cesare. Lo ha fatto Cesare con Vercingetorige; Lo hanno fatto gli Americani con i Giapponesi, i Cinesi con i Mongoli e i Tibetani, gli ebrei con i palestinesi e viceversa; ma lo fanno anche due vicini di casa per via del confine dell’orto. Lo fa Otello con Desdemona per via delle corna presunte. Lo fanno i figli con i padri per via del telefonino negato. Lo fanno i camorristi perché i commercianti non pagano il pizzo.
    Insomma: L’uomo combatte per difendere la sua idea (che questa idea sia di bellezza o di orrore non ha importanza).
    Se tu ci pensi il generale che è riuscito, con un solo missile, a distruggere la postazione nemica sarà tutto contento. Il "nemico" che si è visto piovere una bomba in testa non è affatto contento. Sono due diversi "punti di vista". Eppure l’episodio è lo stesso.
    Ora se due persone si ammazzano per il confine di un’orto, per quale ragione due stati non dovrebbero farsi guerra per un confine soltanto un po’ più vasto?
    Ora cosa c’entrano gli "ideali", i "valori" con tutto questo?
    C’entrano perché lo stato di "guerra" è uno stato naturale dell’uomo. Anche quelli che vanno a dimostrare per "la pace nel mondo", alla fine, menano botte da orbi, e fanno la guerra contro quelli che si presume, non siano "pacifici" come loro.
    Ma… c’è un ma (secondo la prima legge del Grande Fico).
    Il "ma" è solo nella volontà di conoscere se stessi e di guardare le proprie ombre oltre alle ombre degli altri. Vedere le necessità del vicino oltre alle proprie.
    Ecco. questa è una cosa che né i singoli uomini, né gli stati, né tantomeno i banchieri… che possiedono gli stati, sono in grado di fare.
    Eppure è proprio e soltanto con tale mezzo che, sia in guerra come in pace, trovano senso l’onore e il valore"

    Avevo un vecchio amico fascista che combatteva insieme ai tedeschi sulla spiaggia di Anzio.
    Dopo una battaglia furibonda il drappello fascista si trovò decimato. Due soldati, tra i quali questo mio amico, andarono a prendere un tenente ferito e lo sollevarono, passando davanti ad una mitragliatrice degli americani. Gli americani non spararono, per rispetto e onore verso il coraggio di coloro che avevano combattuto fino ad un minuto prima.
    Ecco questo è rispetto dell’onore, da una parte, e del valore dall’altra.
    C’era un mio parente stretto, anzi strettissimo, che era partigiano (di quelli veri) e che finì in galera durante gli ultimi tre mesi di guerra. Sfuggito per un pelo alle fosse Ardeatine, doveva diventare senatore ma, durante il suo primo discorso pubblico egli rese onore agli americani che lo avevano salvato da morte sicura. Venne aspramente rimproverato da quello che un giorno diventerà un politico importantissimo. E fu così che, dopo qualche anno, questo parente finì per stracciare la tessera del partito, disgustato dal fatto che politica e verità non possono andare d’accordo.
    Potremmo dire che, comunque vada, la guerra è stupida e orribile; ma quante volte siamo pacificamente stupidi e, per vigliaccheria, non passiamo davanti alle mitragliatrici delle nostre abitudini, convenzioni, prigioni mentali? E quante volte siamo così rispettosi del valore altrui da non sparargli addosso il nostro risentimento, quando magari passano avanti alle nostre mitragliatrici?
    Per cui non credo affatto alla pace e non credo che la ferinità umana sia addomesticabile con qualcosa di diverso dalla paura.
    Ma l’onore, il valore e l’amore per la tradizione dei padri (che rappresenta il nostro genoma) sono qualcosa che è ormai difficilissimo da comprendere. E non perché siano parole retoriche o stantie, ma perché è accaduto qualcosa di terribile. E’ morto il Cor-aggio (che vuol dire azione del cuore).
    Pieffe

  22. Bravo Gil…hai già raggiunto il livello di vacuità!!!

    Ps. qualcuno mi ha detto che, a differenza del tuo amico Gollum, tu sei vegetariano, ora…io non so se questa scelta implica un ideale, un valore…o semplice desiderio di evitare la gastrite….
    Fusa affettuosissime, spero proprio di vederti presto tra questi lidi.

  23. Dal momento che non so cosa sia la guerra e cosa sia la pace,
    chiedo scusa se ne scrivo :

    Mi sono accorto empiricamente come nella vita, forse, non ci sarebbe affatto bisogno di guerre, paci,principi,valori,
    inquinabili e deformabili a piacimento,
    quanto più ci si avvicinasse alla scoperta di una Giustizia e Carità
    che non vengono certo dalla nostra natura decaduta,
    la quale ha il potere di infangare anche ciò che è nobile ;

    questo presuppone il riconoscimento della propria NON autosufficienza,
    un pò come l’ uscire anche solo per un attimo,
    come i combattenti del comm. n.°24,
    dalla propria limitata visione ( fosse stato per loro
    magari non si sarebbe fatta nè guerra, nè pace ) .
    Anche il combattimento interiore o quello spirituale,
    se fossimo in uno stato  armonico di Giustizia, permeati di Carità, ( non scindibili ) non avrebbe motivo di esistere .
    Ecco,  invece noi quì in terra,    in questa " tensione verso " , se invece di accanirsi tanto
    con guerre, paci,principi, valori, etc.  impiegassimo le energie,
    a volte proprio abbandonandole, a stabilirsi sempre di più in questo stato dell’ essere,  forse tutto sarebbe e, vanificato e, unificato.

    Sperimentare e scoprire in se stessi, ciò che non viene da se stessi,
    queste qualità della Carità,
    credo faccia parte del conoscere, come si diceva,  se stessi e,
    meraviglia, forse l’ odio non " esiste ", magari è solo assenza di bene.

    Ci si  ri-scopre fratelli  dando, credo, il primato ad uno stesso Padre
    ( comunque lo si voglia chiamare ) che è esso stesso Carità, Giustizia,Principio, Fine, Valore, quindi automaticamente
    Bellezza, Verità,
    etc.
    E i fratelli che si amano, anche se senza saperlo o volerlo
    si fanno soffrire

    arriveranno a darsi la mano
    senza
    PAURA .

    penna-spada di carne
    ( che per primo non capisce perchè scrive )

  24. Dimenticavo :
     però, proprio grazie alla guerra-pace alcuni esseri ne traggono
    cose sublimi, come Mario e tantissimi altri sconosciuti .
    In guerra come in pace l’ uomo può tirare fuori il peggio e il meglio di se …

    spada di ciccia

  25. cara Petula,
    evito la mia gastrite cosi’ come lo scuoiamento di qualche creatura. Non c’e’ ideale in questo, e’ solo la stessa spontanea cura, per se’, per gli altri…
    Se una persona ci ferma per strada e ci chiede dove si trova una via, diamo quell’informazione senza pensarci, spinti da una qualche spontanea forma di gentilezza, non certo perche’ crediamo nel valore di non far smarrire turisti nel centro di Roma… la stessa gentilezza puo’ accompagnarci al supermercato o al ristorante, se ci fidiamo della sua voce.
    a presto (sono di ritorno…)
    Gil
    PS: Gollum sta sempre a fantasticare rimirando la sua padella, un po’ come quegli uomini che vantano una donna in ogni porto, ma non hanno mai visto neanche il mare… e’ il caso di dire "tutto fumo e (per fortuna) niente arrosto"…

  26.  Gil, ti aspettiamo tutti!! E anche il Gollum al quale non chiederò mai…dov’è il supermercato o il ristorante, sempre perchè ho un leggero fastidio a sentirmi il "pranzo" di qualcuno.
    bacioni

  27. Pieffe
    Nel tuo intervento ritrovo cose che lessi in un libro (magari lo hai letto anche tu …   ) sull’onore e il coraggio in relazione alla guerra.
    Ti rispondero’ quando avro’ un po’ piu’ di tempo.

    A Gil voglio dire: BUON RIENTRO.
    Saro’ felice di incontrarti presto, quindi.
    Un bacio

    CELESTE

  28.  
    Pieffe

    Faccio fatica ad accostare le parole Ideali, Onore e Coraggio alla parola Guerra.
    Penso alla guerra combattuta sopra il corpo delle donne bosniache stuprate umiliate rese gravide: stupro etnico, lo hanno chiamato.
    Alla guerra per la pulizia etnica, una disinfestazione umana.
    Alla guerra combattuta da ragazzi imbottiti di dinamite.
    Alla guerra combattuta sul corpo dei bambini mutilati, sui loro moncherini, sui visi dilaniati, sulle vite spezzate dalle mine antiuomo, dalla fame, dalla miseria, dalle malattie.
    Alle repressioni, all’Afghanistan ai talebani, alle guerre sante tutte…
    Non ce la faccio a considerare valori quali Onore e Coraggio… Proprio non ce la faccio.

    Non ci sono le guerre giuste e le guerre ingiuste… Ci sono le guerre e basta.
    E poi ci sono coraggio, onore e ideali e risiedono nella volontà degli uomini di crescere, di evolversi, di comprendere che l’umanità intera sta morendo.  Nel combattere questa morte ci vuole Coraggio, nell’impegno per evitarlo vanno riposti gli Ideali tutti, e anche il più piccolo sforzo coprirebbe l’uomo di Onore. Ma tutto questo è .. utopia.
     

  29. Ahimé, non ci siamo capiti…. come prevedevo. La coscienza collettiva buonista stravolge il senso delle parole, anche delle mie, purtroppo.
    Che c’entrano gli stupri e le pulizie etniche, le mine antiuomo ecc.? Non c’è nessun onore o ideale in queste cose. Come non c’è nei telefonini antiuomo, nei computer antiautonomia intellettuale, nelle automobili antiuomo che vanno a 200 km all’ora, negli ospedali antiuomo che ammazzano i pazienti o li costringono a vivere sotto tortura, nelle mamme atiuomo che uccidono i loro bambini formati nel loro grembo, nelle industrie antiuomo che sparano sostanze inquinanti. Nella pratica della boxe che rincoglionisce i partecipanti, nella corrida che ammazza i tori ecc. ecc. ecc.
    Cele: Noi ci ammazziamo gli uni con gli altri, elegantemente e i modo politically correct tutti i giorni. La "guerra" è una parola ma tutti i gioni crepano orrendamente centinaia di migliaia di persone. E non per colpa della guerra fatta con i cannoni ma per quella causata dall’egoismo e dal menefreghismo di ognuno di noi.
    Ognuno di noi cosparge il sentiero suo e del prossimo di contrapposizione, di dialettica "antiuomo"; e tra la dialettica e la guerra ci sono pochi centimetri.
    Non c’è alcun onore nella pace come non c’è onore nella guerra.
    L’onore è nel rispetto del valore (e il valore è connesso ad una gerarchia ideale che si forma nell’anima sia per fattori genetici che per l’educazione ricevuta.
    Se non hai un’idea e quindi un "valore", non puoi necessariamente avere la voglia di testimoniarla. Anche la "pace" è un’idea. Testimoniarla può provocare l’aggressione di chi non la condivide e quindi…la guerra.
    Ergo: Vivere è un continuo stato guerra. Che uno lo viva con onore o meno dipende dal coraggio di guardare se stessi. E tale sguardo, ogni giorno, può condurre a testimoniare ciò che crediamo "vero".
    Ma ci sarà sempre qualcuno che lo considera "falso" e, dal suo punto di vista, crederà di aver ragione. E, facilmente, ci farà guerra.
    In tale guerra l’onore è il rispetto per il coraggio e i "valori" dell’altro, oltre che dei nostri.
    Ogni tanto…accade.

  30. Non è vero che non ci siamo capiti…. Era solo il mio pensiero …
    Io ho capito perfettamente cosa intendi te. Il mio pensiero era..  un’altra cosa. Ed era un’altra cosa anche rispetto alla coscienza collettiva buonista. Io non mi ritengo affatto buonista ….
    Baci (miei, non collettivi)

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