CONTROSENSO




CONTROLUCE
e in direzione ostinata e contraria
 

A volte è ControLuce e a volte è LuceContro
A volte è Contro e basta: 
ControCorrente ControMano ControVento

A volte è lotta ControTutti i Mulini
A volte sono solo testate ControTutti i pali
Qualche volta è Amore Contro i Muri

A volte sono i Pro più dei Contro a Controllare
A volte i Contro sono troppo Controllati (anche dai Pro).

A volte è ControProducente
posare in ControLuce così come lo è postare in Controluce

A volte è Controindicato Controllarsi in Controluce come altrove.
Perchè a volte è troppa Luce Contro
(Spesso ne basta una anche una piccolina).

A volte c’è bisogno del Contrario per capire il Tutto
perfino perchè spesso piove ControVento.

Ma spesso occorre correre Contromano per evitare la LuceContro.
Qualche volta invece occorre fermarsi e aspettare che passi il VentoContro.

(ControSenso scritto direttamente qui,  in Controluce senza Controllo e senza Luce,  in una sera in cui tutto è Contro:  ControCuore ControTesta ControPelle).

11 pensieri riguardo “CONTROSENSO

  1. Un posto in ControTendenza… duro come il buio o la luce troppo forte ma che rispecchia uno stato d’animo particolare

    Un sorriso 🙂

  2. Marinz
    non avevo mai pensato al buio come qualcosa di duro.
    Freddo
    Protettivo, avvolgente e amico.
    Oppure terribile, foriero di morte e di viaggi senza speranza di luce
    Divoratore di cose, sepolcro di emozioni e di amore
    Buco nero a inghiottire desideri e possibilità
    Ma duro no. E hai ragione.. quanto puo’ essere anche duro.
    Guardo un po’ indietro, sul pezzo percorso e… si, c’è durezza anche.
    Insieme al freddo c’è durezza.
    Grazie di esserci sempre, nonostante tutto… Nonostante il freddo il buio e il controsenso di questo posto che qualche volta ha perfino avuto un fiato caldo.
    Ciao

  3. Controluce è un lumicino.
    Come tutte le luci specie piccole, è flebile e capita che si spegne: a volte basta un po’ di vento.

    Ieri o forse stamane leggevo un post di Francesca . Mulino di Amleto, che parla del potere delle parole, della capacità di scrivere bene… con la testa o con la pancia.
    Attraverso un intervento, dicevo che sono d’accordo: c’è chi scrive bene e compone delle meravigliose opere di architettura perchè sa usare i materiali, li sa accostare ed escono delle cose belle.
    Belle da leggere, da ascoltare. Alcune persone mettono insieme parole come fanno i musicisti con le note..
    Ed è una musica. In fondo una cosa scritta è musica. Che sia letta dalle corde vocali di uomo o da uno strumento non ci sono delle grandi differenze.
    Dicevo anche che ho letto cose bellissime e poi provato delusione dall’ascolto dell’autore.
    E’ per esempio il caso di Baricco. Mi piace molto come scrive e non mi piace quando parla. Lo sento artificiale, un bravo architetto di libri.
    Un costruttore di insiemi di parole che accostate ad altri insiemi fanno un libro.
    Ho letto che anche Pieffe lo percepisce cosi, uno che scrive con la testa  ma non con il cuore.
    E presto o tardi si paga sempre il prezzo sia per la troppa pancia, sia per la troppa testa. Parlo della vita, in generale.

    Controluce ha sempre avuto un’impronta poco netta, mescolata al mio esistere con il mio immaginare.
    Non tutte le cose che sono state scritte sono esperienze personali: tuttavia  è inevitabile, ogni sito ha il fiato di chi scrive, trasuda la personalità di chi riempie le lavagnette vuote prima che diventino post.
    Per questa ragione,  le cose piu personali  le scrivo con la penna, sulla carta.
    A volte invio scansioni  (per velocità) ma so che la scansione sottrae una parte di anima allo scritto. Lo rende elettronico, gli conferisce un’impronta tecnologica che l’anima non ha.

    Perchè sto scrivendo questa roba adesso.. Non lo so e, per dirla come Rossella, francamente me ne infischio.

    Non voglio annunciare un secondo congedo…
    Non è un congedo. Il  giorno che questoo sito morirà, non ci sarà alcun avviso, presumo. E’ cosi che deve essere.

    Dicevo che… scrivere è come fare musica, e quando non è cosi meglio non scrivere.
    La cura è prevista…. ma troppe correzioni, rivisitazioni, aggiustamenti stravolgono cio’ che esce come fluido dalle dita (strumenti dei quali si serve qualcosa di dentro):  tolgono anima naturalezza e perfino l’idea.
    Toglie il jazz…. E il jazz è magia. E’ poesia, per me.

    Quando guardo il cielo e vedo le nuvole cambiare forma e affido loro i miei pensieri, li libero, legandoli ad esse, quello è jazz.
    Quando riesco a sciogliere le briglie alla mia testa, quando le permetto di andare incontro alla pancia e di comporre qualcosa… quella è una mediazione.
    Quando permetto ad una emozione, quindi anche al pianto, di nascere e di arrivare a qualcuno, dovrebbe arrivare jazz.

    Questo commento…. che non leggerà nessuno (lo spero) è jazz.
    Il dolore e la gioia che si possono provare insieme, mescolando desiderio rimpianti e la consapevolezza che le cose vanno come vanno ma porca miseria a volte basta un soffio per arrivare a toccare la parte piu’ alta del cielo…. è jazz.

    Per anni ho scritto per vivere.
     Mi permetteva di superare quel buio, quel freddo… quel duro aggiugnerei, dopo la definizione di Marinz.
    Poi non l’ho fatto più e non so per quale ragione.
    L’ho rifatto, da un po e ho scoperto che fa stare bene ma fa stare anche male. Si prova dolore nelle e con le parole. Ma a volte è il solo modo per leggersi dentro.

    A volte scrivevo come in uno stato di ipnosi: mi è captiato di scrivere e poi rileggere… e non riconoscere niente, quasi come se non fossi stata io a scrivere.
    Sorrido perchè qualcuno (ma spero davvero nessuno sia arrivato fin qui) potrebbe pensare che io sia convinta di saper scrivere.
    Non lo sono stata mai.  Scrivere non significa affatto saper scrivere, io ne sono una prova evidente.

    Scrivere significa a volte eludere una certa solitudine perchè è piu’ evidente che sei con te: lo  vedi dalle parole, lo trovi sulla carta, la parte di te che stai cercando. Scrivere puo’ essere una ricerca.
    Puo’ essere amore.

    Si puo’ anche prendere la macchina,.. girare a vuoto per cercare una parte di se’ …. Un modo stupido? Niente affatto.
    Un modo meravigliosamente disperato e anche tenero.
    E’ un altro modo di scrivere, in fondo.

    Ci si cerca…
    Ci si cerca per la strada girando in auto da sli come trottole, ci si cerca dentro le parole che scriviamo, nei fondi di caffè. Negli occhi delle persone che conosciamo che amiamo che stimiamo.
    Ci si cerca spesso nei giochi di specchi… Ci si cerca dentro le paludi o tra le stelle. Ci si cerca dentro la propria disperazione, dentro il proprio dolore. Dentro una passione, dentro un mestiere.

    Ci si cerca sempre, finchè un giorno forse ci si accorgerà che siamo sempre stai li’… a girare su noi stessi senza crescere, senza evolverci e senza più alcun Tempo perchè … abbiamo un timer che non si ferma.

    Ma è cosi importante capire sempre tutto?
    Lanciare il pensiero dentro l’infinito è provare a viverne un pezzetto, cambiare idea, cambiare il colore, cambiare l’orario, cambiare un tragitto, spezzare l’abitudine non è in parte vivere e un passo in piu’ verso il trovarsi?

    Smetterla di voler sempre controllare tutto …. Lasciare che ci sia un po’ di Jazz. ?
    Essere un po’ Andrea quello che non si è perso, con il suo coraggio di partire, rischiare un po’ per una notte di stelle… puo’ essere un passo verso la felicità?
    Fidarsi … di un istante e lasciare che sia?

    Vabè…

    Tanto per citare Baricco – da Oceano Mare

    Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere.

  4. Ho letto fino in fondo… e credo che valga sempre la pena uscire dalla routine, quando serve, per ritrovare se stessi e vivere il "jazz"

    un sorriso 🙂

  5. Mei momenti in cui viene voglia di chiudere il teatro e di dire: "Signore e signori, è finito lo spettacolo", bisogna pensare che, in un modo o nell’altro, lo spettacolo continua.
    Lo spettacolo non dipende solo da noi e sia che noi andiamo contro o a favore c’è sempre qualche attore sul palcoscenico.
    Io credo che, di fronte ad una ipotesi di scelta, bisognerebbe domandarsi sempre: "a che serve e…a chi serve".
    Ad esempio, se tu scegliessi di chiudere il blog io perderei un’occasione di divertimento e di relax ma seguiterei a volerti bene e un filo resterebbe sincero ed integro fra noi.
    Se tu scegliessi di chiudere il blog, tu perderesti una valvola "di scarico" e magari…ti aumenterebbe la pressione.
    O forse dopo un po’ ti diresti: "OOOhh!, meno male che mi sono levata dalle scatole questo "impegno"".
    Il difficile, credo, sta nell’accettare le conseguenze della scelta. Il difficile sta nel non rimpiangere e nel "digerire" il fatto che, qualunque azione compiamo ci sarà sempre attaccato un pezzetto di dolore.
    Comunque, per dimostrarti quanto sei utile, questa per me è un’ottima occasione per dichiarare la mia scarsa stima per Baricco. Hai detto niente!!.
    Un bacione stellare.
    Pieffe

  6. cara Cele, il tuo post mi è piaciuto. Ero pronta a commentarlo, quando ho letto il tuo commento. Che è un piccolo capolavoro introspettivo e mi è piaciuto ancora di più. Allora, visto che ci siamo, ti dico una cosa, che volevo dirti già da un po’. Io ti seguo da qualche mese. Non so dirti esattamente quando (potrei farlo, ma perderei tempo a cercare), ma ad un certo punto ho avvertito una "chiusura" in te. Qualcosa (che non riesco a definire) è cambiato. Ho avvertito come un chiudersi (appunto) tra le pareti del tuo blog, senza una voglia vera di interscambio. Mi spiego perché non voglio essere fraintesa, non voglio dire una cosa brutta, al contrario! Forse hai avuto bisogno di raccontare e di raccontarti (attraverso diversi post), come in una sorta di monologo (perché a rispondere rispondevi rispettosamente, sempre, ai commenti, ma io ti sentivo spesso lontana ugualmente) per arrivare a quelle cose bellissime che hai scritto oggi nel commento. Io oggi ho ritrovato Celeste. Hai toccato note di te molto profonde. Forse a furia di girare come una trottola, di scrivere come ipnotizzata, di prendere le macchina, ti sei trovata. E qualunque sia la tua decisione in merito al blog (che spero non vorrai davvero chiudere) io credo che oggi sia una bellissima giornata. Hai lasciato che il Jazz entrasse da quella finestra a fare da sottofondo alle tue bellissime parole. P.S. chiunque altro avrebbe usato il commento come un post. Una specie di specchietto per le allodole. Non tu. Che hai addirittura sperato che nessuno lo leggesse. Sei un vero tesoro. Un abbraccio. P.P.S. ho scritto di getto, se ho fatto errori, scusami, spero solo di essere stata chiara.

  7. PIEFFE
    mi hai scritto una delle cose più belle.  Grazie.
    Ma no… il blog non chiude. Quando sarà  lo farà senza rumore, lo sai.
    Confermo:  un filo sincero ci unirà comunque e ci vorremo comunque bene: il nostro rapporto non sta nel blog. Per fortuna.. anche se tra le ragioni per cui questo blog esiste sei anche tu.
    Pensa che sfiga Pieffe…  con questo significa che l’impegno è .. pure tuo… Hi hi  hi hii… 
    Scherzi a parte, mi piace che ci troviamo anche qui.
    Lo so che ti diverti e mi diverto anche io nel leggerti qui, che è molto ma molto meno impegnativo che altrove.
    Grazie anche del bacio stellare… Mi brillano tutte le guance, adesso..
    Che bello!!!   Ciao

    PS
    lo so che non ti piace Baricco… Lo so… Non lo sapessi… Ma lo so….
    Invece io vorrei scrivere come lui accidenti…. Senza essere lui, ovvio (non saprei cosa farne dei miei pigiamini rosa … delle mie pantofoline con le mucche disegnate, etc etc)

  8. IOLOSO
    Comincio dal basso dell’intervento: non preoccuparti per gli errori…. significa scrivere di getto. E’ solo bello. no?

    Per quanto riguarda il resto.. ti diro’: io non lo so perchè ho un blog.
    Molto sinceramente: non lo so e non mi importa di saperlo.

    Sul fatto di cercarmi … mah.. credo di essermi trovata e persa di vista almeno un milione di volte, come accade a tutti gli esseri umani. Non ho molti dubbi in merito.  Quando e se scopriro’ perchè esiste un blog… giuro che lo scrivo in un post. Magari l’ultimo… 

    Posso invece dirti perchè è nato:  non conoscevo ne giravo tra i blog…
    Non lo faccio nemmeno tolte rarissime eccezioni.
    Capitai per caso un giorno sul Blog di Francesca Pacini, Il Mulino di Almleto e scoprii che non tutti i blog sono diarietti come quelli che quasi tutte le ragazze tengono nell’adolescenza e nemmeno cose pese fatti  di polemiche, politica e cronaca…
    Con tutto il rispetto per chi li fa, ci mancherebbe.

    Fu cosi che leggendo Francesca (lei SA scrivere… e lo fa  per davvero, per passione e anche per mestiere) è nato questo spazio.

    Poi grazie a qualche commentatore (uno era un parente di Rin Tin Tin) e poi a qualche lettore che pero’ non commentava (un tipaccio  di Firenze)
    Poi ad una Gatta (l’ultima volta che l’ho vista giuro aveva gli stivali) ed era  perseguitata da un tipo che girava con una padella in mano perchè voleva mangiarsela (la gatta) il sito ha ricevuto una specie di brevetto e… siamo qua.
    Manca quello con la padella anche se ogni tanto fa capolino e mi sa che arriva tra un po’.

    Grazie. Un abbraccio.

    PS : 
     Il jazz non bussa alle mie porte… Lui vive con me. Insieme ai  miei contorni mai netti, i miei colori mescolati, il crepuscolo (non è piu’ giorno ma nemmeno giò notte)   Le terre di mezzo etc.
    Anche se ….. ultimamente mi è stata contestata questa definizione del Jazz… Comunque sia, è cosi che lo sento. Io non mi intendo di musica: la sento solo dalla pelle.

    Comunque:
    voglio lasciare un tango.. Lo sentivo oggi durante la pausa in ufficio.
    E buona serata a tutti.

  9. Ci sono blog e blog.
    E c’è pure chi ci/si prende bonariamente in giro.
    C’è chi scrive (parlando di sè).
    E c’è chi cita (per parlare di sè).
    Io sono sicuramente del secondo tipo . Difficilmente nel mio blog troverai lunghi post in cui parlo esplicitamente di me. Di solito cito poesie, canzoni, romanzi, foto che possano denotarmi senza spendere quasi mai una riga su me stesso (a parte un recente post sul mio peso).
    Tu sei del primo tipo.
    Tu parli di te, ma anche tu certe volte lo fai per allusioni o, forse, usi semplicemente il "si " impersonale.
    Tu ti metti più in gioco di quanto faccia io.
    E ti ammiro. E ti rispetto.
    E concludo questo commento sconclusionato con una citazione (come volevasi dimostrare!). Cito pieffe quando dice che
    «Il difficile sta nel non rimpiangere».
    Concordo con lui e rintuzzo con un’altra citazione (questa volta di John Barrymore):
    «L’uomo diventa vecchio quando i rimpianti prendono il posto dei sogni.»

  10. celesteeeeeeeeeeeeeeee! visto che il post sopra non si può commentare (spero di non dovermi preoccupare – e fa pure rima) ti saluto qui…ritorni presto?

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