PAROLE E PAGURI

 

In certi giorni il mondo fa male più che in altri.
Fanno male i soprusi, gli abusi, l’impotenza dei piccoli, la potenza dei potenti.
Fa male non capirsi, fa male spiegarsi.
Fanno male le parole, i rumori.
La potenza delle parole è pari solo all’impotenza delle parole.
Siamo noi a chiamare il vento che le disperde in luoghi aridi e sterili come siamo noi a piantarle nella terra e a dar loro la giusta acqua.
In certi giorni senti di più il mondo di plastica e non senti niente di vero.
In certi giorni ci vorrebbe il guscio.
Un guscio dove portare dentro le cose importanti, che poi sono quelle piccole (perchè in un guscio ci stanno solo le cose piccole)
Un guscio sotto un metro di neve, isolato dai rumori e anche dagli altri gusci.
Un guscio mezzo affondato nella neve e nel silenzio, poca luce all’interno, tepore discreto, riposo segreto. Senza parole.

L’alito del Natale, pesante, pesantissimo, si libera nei negozi, tra le luci colorate, tra i rami degli abeti (veri, mi raccomando!!), tra i babbini appesi ai balconi con lo zaino sulle spalle. 
Sfreccia, sopra la slitta e le renne sul monitor babbonatale trasportato dalle e mail, mentre un exe fa nevicare sullo sfondo del desktop.

Ha l’alito pesante il Natale: le lasagne, i tortelli, le alici. Caviale, salmone tartine imburrate. Spumante, panettone. 
Poi i messaggi precotti, gli sms girati, riciclati.  Chissà Feissbuuuccc!!

Poi i doni: griffati o made in Cina, colorati, impacchettati, luccicanti, con il nastro trendy, il biglietto glitter, il chiudipacco biedermeier.

Il cenone per i senzatetto (cosi fino al prossimo anno sono a posto), la beneficenza, le candele, i calendari.
Le strette di mano, i vestiti nuovi. I sorrisi, i baci.
Le telefonate, le visite, i parenti, gli scambi di fiori parole auguri biglietti bottiglie.

Poi il 31: come ti muovi anche in tram le trombette, i balli, il trenino con la samba.
I fuochi, le stelline. I cani che abbaiano. I buoni propositi: la dieta, non fumo più, ti sposo, compriamo casa.

Voglio essere un paguro.
.


 

 


 

7 pensieri riguardo “PAROLE E PAGURI

  1. In questa società tutto è portato all’esasperazione… grandi cose… senza quello non puoi fare nulla… la vita va vissuta… fai della beneficienza almeno a natale (scritto apposta con la n minuscola)… fai il cenone perchè è giusto che sia così… fai i buoni propositi poco importa che l’anno che arriva sia uguale all’anno passato e i propositi non riusciti, siano li stessi dell’anno scorso…

    e in tutto questo il vero Spirito di Natale si perde… viene soffiato via da quel vento di parole che ci circonda… per mia fortuna almeno dopo Natale vado via a fare silenzio… torno nel posto dell’anno scorso di cui ho parlato nei primi post di quest’anno

    e ho già scritto troppe parole :o)

    un sorriso 🙂

  2. che ne sai te dei paguri? l’altro giorno ne ho sentito uno che si lamentava dei bagordi a base di arselle e liquore di cozza per la dodicesima alta marea… e che ormai nessuno sa più cosa sia! E che i giovani si fregano sempre i gusci a sedere e che non ‘è più rispetto. Ma che ne sai te di un crampo alla mano???
    Riccardo

  3. io invece vorrei essere aria…
    non fritta eh…?
    dei bla bla bla che ci propinano ogni giorno, ne abbiamo fin sopra i capelli.
    vorrei essere aria, per nn vedere, nn sentire…per disperdermi…
    giò

  4. Giò
    ciò che conta è sentire ciò che conta.
    I bla bla bla non contano. Sono rumori, è frastuono. Fastidiose interferenze in una pace che cerchiamo di raggiungere.
    Terribile è non senitre ciò che conta.
    No?

    Prenota quel viaggio: è adesso che ti serve,
    Un bacio grande

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