ITACA di nuovo

 

(foto: Celeste)

Sono molti i momenti della vita in cui riaffiora nei miei pensieri ITACA, di Kavafis. Come sempre induce a riflessioni, non sempre serene, non sempre sono una buona compagnia.

La vita è fatta di istanti, di parentesi che si aprono e si chiudono, che stanno dentro ad altre parentesi, che anch’esse di aprono e si chiudono, le quali a loro volta stanno dentro altre parentesi e così via per tutto il corso della vita.

Come un libro, fatto di capitoli, che si susseguono, l’un l’altro: forse qualche capitolo si “stacca” in maniera netta dal precedente e dal successivo ma comunque costituirà parte di quell’insieme di capitoli che formano l’esistenza.

La redazione è il cammino: Itaca. Mentre percorriamo Itaca compiamo scelte, piccole, grandi, importanti o non particolarmente incisive e a volte vere e proprie svolte.

In ogni caso si va avanti: fermarsi è impossibile e anche quando ci sembra di essere in un momento di staticità, noi avanziamo perché il Tempo avanza e il nostro passo, sia pur lento, avanza con esso e durante questo tempo scegliamo. Anche non scegliendo granchè, scegliamo.

Incontriamo compagni di vaggio, durante la nostra Itaca: molti dei quali faranno pochi passi con noi, altri invece percorreranno lunghi tratti al nostro fianco: altri ancora saranno accanto a noi a scrivere i capitoli del proprio libro, affiancando il gomito al nostro o anche mescolando le pagine con le nostre.

Il cammino comprende anche percorsi difficili, a volte terribili, dove procedere significa soltanto tenere duro, stringere i denti quando il dolore dei piedi diventa insopportabile. Con il tempo impariamo che dopo un po’ anche il dolore diventa accettabile fino a scomparire, perché si oltrepassa la soglia. Forse è la resa, forse è saggezza, forse è un misterioso anestetico. Forse è già imparare a morire.

A volte Itaca presenta dei crocevia nei quali ci si trova nel mezzo, completamente disorientati: se avremo la fortuna di una bussola ci sarà di aiuto altrimenti occorrerà osservare le Stelle: Venere è una compagna, capace di rassicurarci fino all’alba inoltrata, e poi ci sono il Sole e la Luna. Ma, localizzare il punto in cui siamo, spesso non basta: a volte occorre prendere una direzione perchè dopo un po’,  nel mezzo del crocevia non ci si sente bene, quasi come quando si sta ai margini.

Abbiamo i sensi: la pelle e il naso per sentire, abbiamo il terzo orecchio per sentire le voci di dentro. Già: le voci di dentro…
Ma quelle di fuori fanno baccano, gridano come al mercato e ci distraggono, ci disorientano, ci impediscono di sentire perché i nostri sensi vengono attratti da profumi, dalla pubblicità luccicante della felicità che ci pare scorgere nei denti degli altri che ci sfrecciano accanto. Si mescolano suoni ai nostri suoni, respiri ai nostri respiri. Oppure, al contrario, sono ombre di Passato o Mostri della Paura che ci fanno chiudere il terzo orecchio, il terzo occhio e tutti i pori della pelle fino a farci desiderare una sola cosa: un guscio dentro il quale poterci infilare ed aspettare che vadano via. Sappiamo che li ritroveremo ancora ma certe volte è il momento del guscio. Non c’è niente altro da fare quando si è deboli o troppo stanchi.

Quando scriviamo i primi capitoli, normalmente avanziamo fiduciosi, spesso sicuri della protezione della famiglia ma poi man mano che avanziamo le protezioni vengono meno. D’altra parte se non fosse così sarebbe prigione.

Ci  troviamo quindi soli, presto o tardi,  ad affrontare anche veri e propri deserti,  dove una sosta, dell’acqua fresca e  un po’ di amore fanno la differenza tra vivere e morire.
Ma anche davanti  a immensi arcobaleni quando ci si sente come benedetti dalla Vita e da Dio.
Altre volte ancora è tempesta, vento gelido, e tutto attorno è arido come noi. Niente terre generose, niente pioggia, niente nel cuore e nel mondo che somigli ad una promessa, ad una vaga idea di riscatto.

Aspettare, avanzare, cambiare direzione, fermarsi ed ascoltare? Forse occorre fermarsi ed ascoltare il respiro, il nostro, e guardarsi dentro: forse la risposta è dentro di noi da sempre: occorre solo trovarla, afferrarla, adottarla, sapendo che, spesso, qualunque sarà la scelta, ci sarà dolore.
Ad ogni azione corrisponderà una reazione.

Percorrendo il cammino, a volte la solitudine è insopportabile altre volte è necessaria, utile perfino a non sentirsi soli. A volte è un gelo che copre tutto in una immutata e silenziosa attesa in cui ci si sente come le vette delle montagne più alte della terra.

Ho sentito dire al mio compagno in un momento particolarmente difficile: “ci vuole più coraggio a vivere che a morire”. Una frase usata ma vera. Ci vuole coraggio per le grandi prove ma, accidenti, ce ne vuole un sacco anche per il resto.

Ci vuole coraggio per aprire alcune porte e sapere che li dentro saprai quanto vivrai, o quanto vivrà la persona che ami di più al mondo. Ci vuole coraggio per tenere la mano a chi sta andando via, ci vuole coraggio per mettersi in gioco. Ci vuole coraggio per leggere un giornale, ci vuole coraggio per vedere gli occhi del tuo cane che ti implora di non sentirti solo perché lui ti sta lasciando. Ci vuole coraggio per dire basta, per chiudere una porta, per restare, per andare via. Ci vuole coraggio per "esserci", per darsi, per arrendersi.

Ci vuole coraggio per vedere le Stelle, per cercare la Bellezza, Ci vuole coraggio per fare un figlio e poi per lasciarlo andare
Ci vuole per sorridere, per togliersi i vestiti, per sciogliere i nodi, le riserve. Per fidarsi.
Ci vuole coraggio per piangere. Ci vuole per leggere una poesia, per continuare a credere. Ci vuole coraggio per accettare di avere perso. Ci vuole coraggio per dire ti amo. Ci vuole coraggio sempre.

Itaca è così. Piena di promesse e di sorprese, di imprevisti, di sentieri. Dove tra le tante scelte non c’è scelta: la devi percorrere.

19 pensieri riguardo “ITACA di nuovo

  1. E ci vuole coraggio a percorrerla senza farsi soffocare dalla voci, andando a volte contro corrente, risalendo quella fiumana di persone che segue solo alcune voci perchè attratta da qualcosa di non definito nella speranza di avere un amore o una ricchezza facile.

    Ci vuole coraggio a mettersi in gioco, sempre e comunque, in relazione al nostro compagno di viaggio che lo è solo per un minuto o per un grande percorso di Itaca.

    Belle queste parole che fanno riflettere.

    Un sorriso e buon week-end 🙂

  2. Lo shatsu è quella strana disciplina, oggi famosa, ma ai miei tempi pionieristica, in cui qualcuno si prende sapientemente cura dei tuoi piedi. Nei tuoi piedi ci sta tutto il tuo viaggio; ci stanno le tue preoccupazioni, le tue ansie, i tuoi incontri, gli arcobaleni e i temporali.
    Un massaggio sui piedi di almeno un’oretta aiuta moltissimo, il corpo, la mente, l’anima.
    Aiuta a riposarsi dopo le salite e a prendere coraggio dopo le discese.
    Insomma, lo so che il mio commento alla tua lunga analisi può sembrare sbrigativo ma, a mio avviso, hai un urgente bisogno di un massaggio come si sotto sulla pianta dei piedi. E di uno sulle spalle… di non meno di due ore.
    Buon viaggio e un bacio.
    Pieffe

  3. Sembrava una mattina come tutte le altre…vuota, insignificante piena di tutto quel grandaffare del "sabato mattina" dopo una settimana di lavoro, piena di niente. Invece no; ho chiesto a mio figlio 10 anni (nella palestra della scuola) "tu che eri di fronte a tutti  i genitori  mentre con i tuoi compagni solfeggiavate con il flauto, "strumento decisamente antico nelle scuole ma che sempre ha successo tra i bimbi" le melodie natalizie imparate nel corso dei primi mesi di scuola per l’occasione…chiedevo: tu che eri di fronte ai genitori di tutta la classe V elem., quante mamme o papà hai visto commuoversi fino alle lacrime? Nessuno, mamma. Solo tu. Chiedo a mia sorella: "come mai sono stata l’unica a commuovermi, perchè"? mi risponde che non ci sono più valori, e tutto molto freddo, molto calcolato, si è ormai insensibili a tutto…..eppure dopo l’ennesio "concerto natalizio" che ormai si ripete tutti gli anni sistematicamente tramandato (per me) da figlio in figlio…..è stata ancora una volta la mia Itaca. L’atmosfera che accompagnava il rietro a casa sopo la visita al mercatino a la panettonata era decisamente diverso dal risveglio in una "mattina vuota". Sbircio nella cassetta della posta, mentre infilavo la chiave nella serratura del cancello…….ecco che accade di nuovo, troppe emozioni in una sola mattina (     ) IL FRANCOBOLLO incollato sulla busta porta la scritta Australia…Dio mio, mi tremano le mani, il cuore va a mille, ancoraaaaa, gli occhi mi si inumidiscono ancora…wow. Aprila (tra me e me), no ma poi la rovino (tra me e me) l’ho aperta con una precisione tale da sembrare ancora intatta (nel frattempo l’arrosto nel forno andava già da quattro ore)…sarà cotto ormai? Boh! Mamma mia, Itaca, di nuovo la mia. Foto, bellissime foto belle bellissime stupende, una più bella dell’altra, ogni foto era ben commentata. La scrittura: la sua. Cele, un koala ed un opossum aprivano e chiudevano il piccolo album ….. ogni scatto mi regalava sensazioni, emozioni che..impossibile descrivere, non ci riesco. La mia piccola Itaca. Arrivate per posta, non via internet…bellissimo! Cele, era una mattina vuota, insignificante…piena di niente, e poi…il tuo post.
                                                                             mamy (alias)
                                                                                        Carola

  4. Carola 
    ora anche per Controluce la mamma di Andrea, quell’ ‘Andrea che non si è perso  di qualche post fa qui in Controluce.
    Non c’è nulla che io possa aggiungere al commento di Carola.
    Soltanto una sottolienatura: la cura.
    La cura nell’aprire la busta per non sciuparla.  In questa cura c’è …. amore.
    E’ tutto lì.
    Grazie di essere passata qui e aver lasciato questa impronta densa.
    In questo posto, per qualcuno stucchevole, per qualcuno una casa un po’ speciale.
    .
    Marinz come sempre benvenuto con la consueta sensibilità che ti distingue da sempre.
    .
    Pieffe: è un invito?

  5.  Mamma mia….Pieffe, chiedo scusa a te e ai lettori in Controluce per tutti gli errori grammaticali nel commento…verbi,  avverbi, predicati, soggetti e quant’altro scorrevano a stento sulla tastiera…erano tutti dentro di me, ma ho voluto condividerli con voi. 
    Carola 
    Cele dividi il tuo invito con me…ti prego!

  6. Preventivamente bagno schiuma al cioccolato o, per chi non gradisce, in alternativa, alla malva e al sandalo (10 minuti).
    Poi frizione leggera con asciugamano tiepido (3 minuti).
    Poi olio degli esseni, per lieve massaggio tonico-rilassante (7 minuti).
    A questo punto inizia la parte "terapeutica: martelletti in legno di pino con contrappeso (avete visto "lanterne rosse"?) sotto la pianta dei piedi (8 minuti).
    Poi massaggio total body con digitopressione lombo-sacrale (10 minuti).
    Indi inizia lo shiatsu vero e proprio. Prima digitopressione plantare e poi dorsale, caviglia e malleolo compresi (45 minuti).
    Poi lieve linfodrenaggio total body per riequilibrare pressione e circolazione (8 minuti)
    Indi massaggio cervicale, cuoio capelluto e viso per 10 minuti.

    A questo punto: pennica.
    Se po’ fa?

    Pieffe

  7. Ciao!!
    bentrovata!
    Itaca, la poesia che hai proposto, e le tue riflessioni sono bellissime e pienamente condivisibili, praticamente in tutto!
    Ne sceglo un passo a caso
    "Il cammino comprende anche percorsi difficili, a volte terribili, dove procedere significa soltanto tenere duro, stringere i denti quando il dolore dei piedi diventa insopportabile. Con il tempo impariamo che dopo un po’ anche il dolore diventa accettabile fino a scomparire, perché si oltrepassa la soglia. Forse è la resa, forse è saggezza, forse è un misterioso anestetico. Forse è già imparare a morire. "
     Proprio per questo che tu dici e scrivi TUTTO è VERO!!!
    Tener duro quando tutto ci è contro, vuol dire credere in ciò che facciamo
    sopportare il dolore oltre il proprio limite è anche conoscere noi stessi
    grazie di aver condiviso liberamente con i tuoi lettori Itaca e le tue riflessioni!!! Tanto che la stampo e la metto sul frigo!
    ora controllo di essere loggata..Sì bene!
    magari mi firmo anche..
    e se ci incontriamo, puoi anche salutarmi dato che nel mio avatar c’è il mio volto..in primo piano! E sarà un vero piacere conoscerti.
    Se non ti dispiace ripasserò a leggerti!
    Titti

  8. E’ già posizionata, ben visibile ed ha già raccolto attenzioni e sguardi indagatori (che ci vorresti dire?? che vuoi ??da dove spunta fuori?? Eccone un’altra di mamma, ah no non l’ha scritta lei menomale), to metto fra i link così non devo fare il giro..
    TiTTi. omeglio KoreDiTitti
    sempre sloggatissima

  9. Già,"… a volte occorre fermarsi e ascoltare il respiro, il nostro, e guardarsi dentro…" proprio così. Non ci sono formule magiche, non ci sono medicine universali (salvo la terapia di Pieffe che resusciterebbe un morto!), ma a volte fermarsi o rallentare e ascoltarsi può aiutare a non prendere cantonate, a non arrivare di corsa al bivio e infilarsi sulla strada che ci "sembra" più attraente senza pensare che magari poi si inoltra nella palude. Anche a rallentare la corsa ci vuole moooolto coraggio.

  10. Siamo d’accordo Petula.
    L’eccessiva cautela porta all’adattamento e l’impulsività a vedere un futuro artificioso perchè tra il nostro occhio e le previsioni c’è il tubo di un caleidoscopio.

    Ancora una volta mi viene in mente il film Sliding doors.

    Una manciata di secondi fa la differenza. E’ senpre sottilissimo il confine  tra il di qua e il di là della scelta: prendere un treno è un attimo, perderlo è un attimo.

    Quando devi prendere delle decisioni per esempio di lavoro, prendi un foglio tiri una riga e segni i pro e i contro. Quando si tratta di altro è differente perchè sono coinvolti cuore anima pancia testa e storia. E ciascuna cosa viaggia su di un binario proprio.

    Guardarsi dentro c’è buio e freddo e a volte nemmeno una luce, una mano a sostenerti. C’è dolore, quello che hai dentro e quello che comunque porterà la scelta.

    Comunque per guardarsi dentro  occorre eliminare tutto cio’ che ci circonda. Il rumore, i modi di pensare degli altri, i consigli sopratuttto. Mettersi ad ascoltare l’anima richiede concentrazione, attesa.
    Bisogna aspettare che lei esca, e lei è come un animale timido e pauroso: esce di notte e al minimo rumore si ritrae di nuovo. 

    Metti in conto anche di perdere chi ti circonda… anche se chi ti ama davvero ti aspetta, comprende e nel frattempo riesce a stare in silenzio.

  11. mi piace l’idea che sia il viaggio in sé e non la meta, il vero obiettivo di una vita. E quindi la nostra Itaca diventa non l’approdo, ma il cammino. Di scoperta, di sofferenza, di gioia, di vita, di morte, di perdita, di conquista. E ci vuole tanto coraggio per la nostra Itaca, hai ragione Celeste. Anche per leggere una poesia, perché tutto, dopo, potrebbe essere diverso. La poesia me la stampo (l’avrò letta un milione di anni fa e rifarlo ora, oggi, con questo umore, con questa consapevolezza, con questo vissuto mi ha dato qualcosa in più) e la regalo a mio marito. Un abbraccio.

  12. Ci vuole coraggio
    a mangiare i tortelli di Giovanni Rana
    Ci vuole coraggio
    a staccare una fetta di panettone e far cadere le molliche sul Bambinello.
    Ci vuole coraggio
    a strafogarsi di cotechino e lenticchie pensando che portino soldi e che l’anno finisca il 31 Dicembre.
    Ci vuole coraggio
    ad accendere le luci dell’albero senza sapere che significa.
    Ci vuole coraggio
    ad appendere il babbo natale rosso sulle persiane
    Ci vuole coraggio
    a mettere la statuina di Maradona nel presepio
    Ci vuole coraggio
    a partire per i tropici mentre ai tropici c’è un sacco di gente che muore di fame
    Ci vuole coraggio
    a sostituire il Natale col torrone.

    Ulisse pleiadiano

  13. Per chi non conoscesse Francesca, la trovate al link, l’unico presente in Controluce.
    Una raccomandazione: mettetevi un grembiule bianco perchè li’ dentro ci si infarina.
    C’è il proverbio: chi va al mulino d’infarina.
    Io mi sono infarinata tempo fa e lascio orme dappertutto nel senso che ho imparato molte cose.
    Al mulino cè un cartello appeso, appunto, il Silmarillon di cui parlava Francesca poco fa.
    E’ una rivista da sfogliare, è online.  E pure li c’è della farina in giro.
    Buone visite.

  14. IOLOSO
    si, la vita si svolge durante il cammino.
    A volte ci si perde il presente a forza di rinorere la meta: passano le stagioni, fioriscono alberi, cadono foglie, la magia della neve?
    Ci si accorge? No, se si vede solo quella cosa in fondo, unico oggetto dei desideri… E che magari non si raggiungerà mai
    O che quando la si raggiunge.. ci si accorge che non ci piace.
    Nel frattempo abbiamo perduto alberi fioriti e neve, foglie dorate e odori.
    Il vento tiepido, il sole, tramonti e albe.
    Passi, amici, abbracci, tesori sull strada….
    Triste vero?

    PIEFFE / Ulisse
    …azzo se ce ne vuole. Maro’…. 

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