LA SOLITUDINE DEGLI AMORI PRIMI


Ogni volta che la presenza della tua assenza cuce un istante alla mia memoria con una goffa imbastitura, provvisorio collegamento tra questo tempo e quel tempo, rimbalzo nel tempo e resto incastrata in un tempo di mezzo, sospeso tra una domanda nitida e un’attesa sfocata.

Quella cena era stata lunga, forse la cena più lunga di tutte le cene della mia vita. Era un posto piuttosto brutto, perfettamente in tinta con l’anima. Con la tua, intendo. Ho ancora qualche frammento del cibo di quella sera incastrato da qualche parte, forse in qualche imperfezione o piccola ferita della gola chissà.

E’ passato molto tempo, sulle tue certezze e suoi miei dubbi: molti di questi sono rimasti appiccicati al tempo andato, così come immagino sia accaduto alle tue certezze.
I passi di alcune certezze lasciano discrete impronte, del resto. E la speculazione del tempo non era certamente qualcosa di buono, per noi né per loro.

E’ possibile che io abbia scritto alcune ore dei tuoi giorni di adesso ma forse no.
E’ certo che alcuni frammenti dei miei giorni di adesso sono (anche) pensieri riposti nella forma concava delle orme che hai lasciato passando.

Ricordi quando parlavamo per ore della felicità? Se fosse o meno una nostra opzione? La consapevolezza che stavamo crescendo qualcosa senza essere preparati, non c’era, allora: eravamo come genitori troppo giovani con un bimbo piccolo.
Tuttavia gli odori del tuo mondo si mescolavano con quelli del mio mondo creando così nuovi odori che fanno parte dei miei giorni da che sei assente .
Lo stesso accade con alcuni suoni e silenzi. E credo che questo accada anche a te.

Sorrido: alcuni Silenzi hanno forme che di notte diventano strette e lunghe e sembrano avanzare verso il mio letto fino a sdraiarsi accanto a me manifestando vaghe promesse di mattino.
Alcuni vuoti si disegnano sul soffitto perché era là che di solito disegnavamo i sogni o appiccicavamo alcuni dolori. Ricordi il bimbo dagli occhi celeste opaco, spento come l’inverno in una landa, il giorno della festa di Gabriele? Lo rivedo, ogni tanto, nell’angolo di un soffitto differente da quello della casa che era nostra.
Il suo nome rimbalza ancora ad ogni festa di bambini, tra una fetta di torta e un bicchiere di carta colorato. Questo per esempio è un vuoto, riempito da quegli occhi. Di un bambino che non crescerà mai perché quel tempo è sospeso, congelato sul soffitto come nella stanza della mia memoria.

Dentro ogni casa c’è un odore particolare, non riproducibile e alcune molecole restano addosso intrappolate negli alveoli dei polmoni, specie di notte.

L’ora del tardo pomeriggio corrisponde a quel tempo quando di solito si stava in montagna, oppure nella mia città o nella tua ed era quasi sempre il corridoio di un programma serale o anche di niente, che era sempre un’idea migliore.
Adesso corrisponde alla stagione più colorata del mio pensiero, a quella più odorosa, più densa ma dovrei vederti per spiegartelo bene, cosa che ritengo poco opportuna.

Il nostro tempo non si è mosso con noi e in fondo noi non ci siamo mossi con esso: sincronizzare la nostra vita e alcuni progetti sugli stessi binari del tempo era un’ impresa possibile se solo ne fossimo stati coscienti.
E’ successo un po’ come quando un corpo da uomo cresce con una velocità differente dall’anima del ragazzino che contiene. Intima consapevolezza dell’incontrollabile e della dissipazione di ogni rassicurante punto fermo.

Del resto se non fosse stato così, noi ci saremmo persi ma nemmeno avuti.
Esiste un tempo fragile, cornice di eventi potenti come una felicità improvvisa, immediata e non riconosciuta e quel tempo ha sfondato gli argini, perdendosi e trascinando anche noi.

Cieli sorprendentemente azzurri che sono stati sopra di noi non riescono a stupire, adesso, per l’assenza di rimorsi.
Eppure a volte quell’azzurro è qualcosa che ferisce come qualcosa di bello e di perfetto al contempo. Bellezza e perfezione sono cose che feriscono, a volte.
Ricordi? Ne parlavamo spesso.

Del resto si possono riparare le lacerazioni di un rimpianto ma non le ferite di un rimorso. Quello resta, pesante come una montagna e sbarra la strada, anche se a volte non è nemmeno importante in quanto la strada diventa un’altra.

So che un giorno ci rivedremo, e non è una cosa che aspetto, nè spero.
Tuttavia io lo so da sempre, così come so che tutto ciò che hai lasciato di te prima o poi lo troverò scavando a fondo e tra le pieghe del mio tempo qualora scendesse a patti con il tuo.

C’è stato un giorno in cui ho contato le stelle dal balcone: andavo la sera a fumare, ricordi?
Ti vedo ancora, oltre i vetri della finestra: una sagoma scura tra i tessuti azzurri del salotto. Ero arrivata a 79 ma poi suonarono alla porta. E persi il filo. Non sapevo che avevo perso anche te.

Ti racconterei del freddo sul bus e poi dell’altro freddo, quello di quando lessi quella lettera, unico testimone del cambiamento del tempo: lo farei se avesse un senso.
Niente piu’ fu uguale ma del resto niente rimane uguale nell’universo dopo un sassolino lanciato in un laghetto.

Poi il terzo freddo, quello verde chiaro delle pareti di quella casa, il più freddo di tutti. L’unico definitivo freddo. Impietoso, quello che non concede appelli e non redime.
Ti racconterei anche questo, lo farei, se avesse un senso. Ma ci sono storie che si chiudono senza far rumore, esattamente come alcuni libri e alcune porte.

Sono al margine di ogni emozione, ormai.
Riesco perfino ad osservarle da lontano, le mie emozioni, e non fanno poi tanto male. Non è sempre vero che ai margini non si sta bene.

Ho imparato ad ammortizzare i silenzi, la tua assenza, e perfino la tua presenza, mai così densa come da che non ci sei.
Ho imparato a lasciare in sospeso il filo che conta le stelle in attesa di un giorno nel quale riprenderò a contare quelle che mi restano, nella parte visibile del mio universo.
Ho imparato a sognare sogni di plastica perchè solo così posso non scordarmi che esistono i sogni.
Ho anche scambiato la pelle con altri odori, molto differenti dai tuoi e sono perfino riuscita a stare bene.

Giacchè ti scrivo, ti informo che non era rimasto granché nel sacchetto delle monetine perciò le ho regalate, senza comperare le solite biglie di vetro. Un investimento che adesso non ha più senso.
Non so cos’altro aggiungere in questa lettera che con tutta probabilità non avrai.

Ci sono posti che nessuno può occupare, vuoti incolmabili e amori che non possono e non devono sostituirne altri. Possono arrivare, importanti, incisivi, forti, ma in un posto loro, unico, nuovo, mai usato prima.
Allo stesso modo e per le stesse ragioni ci sono lettere che non vanno spedite in quanto una lettera non puo’ sostituire niente: non una mancanza, un’emozione, un fiato.

Piove: anche in questo tempo capita che piove, esattamente come pioveva attorno a noi e le luci delle auto di fronte sono occhi di gatto come sulla strada per C. di un venerdì sera.

Entro piano, in punta di piedi, nell’edificio altissimo e pieno di anfratti in cui risiede la mia memoria e per un attimo percepisco la presenza di un corpo, tangibile ma anche impalpabile come una poesia che tenta di descrivere il vento.
E capisco che oltre il tempo ci sono porte senza muri attorno: imbocco di sentieri in cui si va incontro ad ogni tempesta come ad ogni mare calmo. E sono inevitabili sia gli uni che l’altro.

Uso sempre le dita per tracciare l’orizzonte al tramonto, sai? Faccio lo stesso gesto di allora quando mangio le penne e mi cullo da me ancora, prima di addormentarmi.
E come sempre scrivo, per non perdere la rotta del pensiero.

E poi uso le stesse braccia per riuscire a navigare, anche adesso,  attaccata a questo tocco di legno la cui scia raramente risulta visibile sotto la luce di qualsivoglia luna.

21 pensieri riguardo “LA SOLITUDINE DEGLI AMORI PRIMI

  1. Hai mai pensato che, se quel tempo senza tempo si fosse prolungato, se gli odori fossero rimasti così straordinari, se quella pelle fosse stata ancora vicina alla tua, se quelle stelle fossero ancora appiccicate al cielo e ne avessi avute ancora tante da contare, se insomma tutto si fosse indefinitamente prolungato…..ti saresti potuta rompere orribilmente le palle?
    Pieffe
    (che, dall’astronave a pedali, di gente che conta le stelle, ne ha vista tanta)

  2. la bellezza e la perfezione fanno male, lo confermo.
    ci sono posti che nessuno, dopo, deve occupare, lo confermo.
    gli amori nuovi devono scegliersi pezzi di cuore mai usati prima, confermo anche questo.
    ci sono lettere che non vanno spedite, ma che vanno scritte perché poi qualcuno che le legge c’è sempre. La solitudine degli amori primi è ingombrante come le presenze delle assenze, di quelle irrimediabili, fredde fredde.

  3. Vecchia canzone pleiadiana cantata dai giovani (minori di 1400 anni) seduti sul trentottesimo ramo del Grande Fico, nelle notti di Luna Piena.

    "la bellezza del ricordo invade il presente;
    la solitudine del cuore deforma il ricordo;
    la malinconia nel ricordo dilaga nel passato;
    il presente si fonde al ricordo;
    il ricordo crea la nuova solitudine"

  4. PiEffe incarna il pessimismo della ragione.
    Non è una critica, la mia.
    PiEffe ha ragione.
    Ma iolosoxchecero dice cose altrettanto vere e importanti.
    Io ho scritto una di quelle lettere mai spedite e mai lette.
    E, per fortuna, penso/spero/credo di avere ancora pezzi di cuore vergini e intonsi e mai usati.
    La differenza, rispetto a qualche tempo fa, è che adesso non cerco più, non sono più assetato, ma semplicemente vivo me stesso e aspetto perché, in accordo con quanto ho proprio letto ieri, i beni più preziosi non devono essere cercati ma attesi.

  5. La solitudine degli amori primi non è sempre una solitudne ingombrante: il passato ci appartiene, è parte della nostra storia, quindi di noi.
    Il freddo arriva, certo, quando finisce un amore, ma se il freddo riesce anche a travolgere ciò che è stato quell’amore, quando era caldo, bello e ci faceva stare bene, allora c’è da domandarsi che amore era e soprattutto se era amore.
    La chiamo solitudine, nel post,  perchè non puo’ essere condiviso nè colmato tantomeno sostituito. Ogni amore della vita resta unico. Appunto, in solitudine.
    E non credo affatto che sia sempre "solitudine" ciò che lascia.

    L’esperienza di crescere e migliorarsi, non necessariamente si configura con esperienze che durano tutta la vita.. Anzi, è nel cambiamento che avviene la crescita, da soli, o in compagnia.
    Noi cambiamo in continuazione, biologicamente e spiritualmente. Cio’ che volevamo 5 – 10  – 20 anni fa puo’ essere differente da cio’ che vogliamo ora perchè noi ora siamo differenti.
    Camminando verso Itaca ci siamo arricchiti, impoveriti, siamo caduti e ci siamo rialzati. Abbiamo cambiato pelle, vestiti, opinioni. Siamo sempre noi ma…. piu’ grandi.
     
    Non condivido il canto del 38.mo ramo del Grande Fico a meno che non sia rivolto a chi vive NEL passato e/o DI  passato.
    In ta caso, ovvio, la dispersione di energie e di risorse sarebbe enorme e pregiudicherebbe di vivere un presente pieno e consapevole e gravido di scelte e opportunità.

    Sono d’accordo che le cose "arrivano" senza estenuanti ricerche.  Di questo ne sono certa.  Quella grande rete che sovrasta l’universo è piena di crocevia lungo i quali avvengono incontri speciali,  in grado a volte di dare delle svolte profonde alla nostra vita.  

    Occorre solo aprire le finestre …. e ri-onoscere chi contiene "colori" che possono mescolarsi / confrontarsi con i nostri, quindi lasciarli entrare, toccarli, farsi "sporcare" un po’  le nostre dita…. portarle alla bocca, assaggiarli.

    Edificare muri di pregiudizi o protezione, diffidenza forse è utile per non farsi male.  Ma rompersi le ossa fa parte della vita e si può scegliere di non farlo.
    Si può scegliere anche di farsi scegliere, di essere piu’ o meno passivi e di adattarsi; non ci si farà male (forse) ma a volte non è quella la strada giusta per stare bene.

    Credo che abbiamo ogni giorno delle opzioni, delle possibilità.
    Fidasi di piu’ della pelle e dei sensi, significa anche ascoltarsi ed ascoltare.

    Non è affatto facile: la stanza della mente contiene quella meravgliosa, affascinante e misteriosa macchina che chiamiamo cervello e dentro di noi c’è un edificio enorme, gigantesco che chiamiamo subconscio… il quale risente di cose così lontane… ancora più antiche della consapevolezza di sè. Ci hanno lavorato tutti li’ sopra: genitori, amici, parenti. Società, insegnanti, a volte compiendo danni talmente gravi e talvolta irreparabili.
    Mica è facile districarsi !!!

    Chiedo scusa se posso essere sembrata una specie di maestrina ma non lo sono: quanto sopra le anche per me, ovviamente. Non è affatto semplice il mestiere di vivere e a volte viviamo perfino le cose belle con una specie di senso di colpa quasi non ne avessimo il diritto, quasi fosse una vergogna mentre invece "stare bene" è lo scopo di ogni esistenza. Non è affatto facile
     
    ma si puo’ provare ad ascoltare, ad ascoltarsi.
    E non si sente bene che con il cuore.
    L’essenziale è invisibile agli occhi, dice il Piccolo Principe.

  6. E lontano, lontano nel tempo,
    l’espressione di un volto per caso……….

    Baci Pinuccia

  7. Pant pant

    Guerrero:
    ho fatto, da te, Pieffe in gonnella… non volermene.
    Pant   pant
    Ti rispondo anche da qui essendo "padrona di casa" .
    Pant Pant Pant
    La sete di cose insulse torna, se deve tornare, perchè così è la vita. Non basta un libro nè  una persona cara che ci lascia.  Arrivare a volere  sorgenti piu’ alte è un percorso diverso che costa molto di piu’ di un libro…..    Faticosissimo…  e in salita
    Pant pant…. Pant pant  …..

  8. Può darsi che la sete ritorni.
    Per adesso gioisco che non c’è più e mi godo l’attimo.
    E ti posso assicurare che è un bel godere dopo mesi di depressione in cui pensavi cose di cui poi (adesso) ti vergogni.

  9. Proprio in questi giorni che ho molto da fare al lavoro e non riesco a concentrarmi, per leggere nel modo migliore, cioè spaziando con la mente, dovevi scrivere questo bellissimo scritto e questi bei commenti?

    L’ho iniziato 5 volte e finito due per assaporare ogni parola e poi buttarmi nei commenti per vivere altre impressioni.

    E ora la stanchezza mentale mi avvolge e non mi fa esprire motlo di più che questo… aggiungendo come dici il piccolo principe che l’essenziale è invisibile agli occhi e quindi immagazzino nel mio cuore tutte queste parole

    un sorriso 🙂

  10. Guerrero.
    Scusami… ma "vergognarsi" dei propri pensieri, di cio’ che magari capita di pensare in periodi di "depressione" non serve a niente, e non fa bene prima di tutto alla propria anima. 
    Quando si sta male si sta male e basta.
    Tutti i pensieri che attraversano la mente sono "solo" manifestazioni di malesseri piu’ o meno profondi, di equilibri che vengono meno in particolari momenti di fragilità.
    Non credo che ci sia nulla di cui "vergognarsi" in quanto sono tutte cose che accadono agli umani.
    Il tutto senza conoscere ovviamente nulla dei tuoi pensieri e senza alcuna presunzione, naturalmente.

    Ti auguro, ovviamente, che l’attimo di cui stai godendo sia un lunghissimo attimo: augurio sottinteso anche nel mio commento precedente, il quale voleva solo dire che spesso consideriamo degli elisir alcune cose (per esempio le parole di un libro) che poi si rivelano effimere.   E  il rischio è proporzionato al grado di malessere.

    Oddio sembro Pieffe…

    Un abbraccione

  11. Buondì, passo, leggo i commenti che si accumulano, rileggo qualche frase che mi ha particolarmente colpita, prendo appunti (perché poi ci rifletto in autobus) e solo alla fine di questo laborioso passaggio, ti saluto! Ciao cara Cele!  Ho messo da parte una torta ai chiodini per Pieffe e una alle lucertoline per Petula.

  12. Gnam: "ottima" la torta con i chiodini!!!

    e per tale ragione vi racconto anche la canzone che dicono sul ventunesimo ramo (dove vivono i Pleiadiani innamorati):

    "grande è la potenza dell’amore
    piccoli sono i cuori degli uomini per contenerlo;
    perciò trabocca e a volte cade in terra e si sciupa.
    altre volte fa esplodere i cuori
    ed altre ancora li rende sterili e muti.
    Ma per alcuni zampilla perenne
    come una sorgente e disseta le anime ardenti"

    Ohi! che ci posso fare: I pleiadiani innamorati sono così.
    Pieffe

  13. La torta alle lucertoline è l a mia preferita…chissà che anche Celeste non si convinca ad assaggiarne un pezzetto, magari nella dieta di mantenimento.
     
    Iolosox grazie infinite, quando passi da queste parti sarò lieta di farti vedere un tramonto dal mio davanzale.

    Ho notato anche che   la torta ai chiodini ha scatenato Pieffe che ricorda i tempi di quando anche lui stava sul ramo dei pleiadiani innamorati…ma innamorati di chi dato che hanno ben sette donne a testa?
    Comunque le loro liriche sono molto belle!

  14. Pieffe
    ma sul 21.mo ramo del Grande Fico quanti pleiadiani innamorati ci stanno, considerando tutte le ruote?

    Petula:
    lucertole nella mia dieta giammai!
    Mi serve solo una codina per la minestra per Pieffe.
    Il dente di drago, il pizzico di ala di pipistrello e un paio di zampette di millepiedi già le ho trovate.
    Mi sa che mi manca qualcosa: hai mica la ricetta della tua zia Maigatta delle Asturie?
    Sai com’è: Pieffe innamorato mi preoccupa assai. L’ottava donna non è ammessa sulle Pleiadi e lui già ne ha sette.

    Confermo: conosce dei bellissimi canti.

    Un bacio a entrambi.

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