FIRENZE CON LE ALI

I "ricordare", "commemorare", “per non dimenticare” contengono quel senso del dovere o di cronaca, spesso stantii. 
Nella commemorazione c’è tanta retorica: i testi, i discorsoni, si scrivono da soli; potrebbero scriverli perfino i muri.

Poi ci sono le varie: “accendiamo  una candela per osserviamo un minuto di silenzio per”, mentre si pensa alla calza smagliata dalla french-manicure, o alla cena per la sera.

 

Come quasi ogni settimana, anche sabato scorso sono stata dai miei genitori,  cioè nel luogo dove sono sepolti. Ogni volta, in questi giorni di novembre, si ripetono gli stessi “riti”.


Il camposanto si veste di fiori freschi: protagonisti i crisantemi nei  loro bianchi, gialli, rosa. Sembra una gara. Perfino i “morti da tanto” vengono omaggiati, per una settimana almeno, con fiori freschi; quelli di plastica torneranno dopo, magari lavati o rinnovati.


Il piccolo parcheggio è al completo; le auto sostano sulla strada in attesa di entrarvi.
Cerco di evitare le ore più “gettonate” ma immancabilmente mi imbatto in qualcuno.

I discorsi sono quelli di sempre: “dove vivi adesso, il tuo lavoro, i cani, tuo fratello come sta e la bimba adesso quanti anni ha”. Tutto come da copione.

 

Ogni 11 settembre le stesse immagini.
E poi i terremoti, e poi le alluvioni. Le vittime delle guerre. L’elenco è interminabile.

Si tira fuori dalla natfalina la cronaca che fu, si spolverano i ricordi, e si fanno nuovi articoli, con parole lucidate con il Sidol, riciclate dal passato opaco per linguaggio e forma.

Il giornalista di cronaca medio che fa il solito make-up e il solito “copia-incolla” di testi e immagini: cambia la confezione, il fiocco, il colore. Tutto come da copione pr anni Decenni. 

Bè, oggi qui, voglio togliere i fiori di plastica a quelli che, il quattro novembre  sessantasei, hanno scavato con le braccia instancabili, con disperata ostinazione, rabbia e pazienza,  dentro una città travolta da un oceano di fango che ora dopo ora le portava via ogni goccia di speranza, anche quella che dicono “non muoia mai” . Una città messa in ginocchio, travolta dalle sabbie mobili dalla terra al cielo ma che non si è arresa.

(Capito, Renzi?)


Ci sono momenti in cui si può soltanto lasciar cadere le braccia, tutt’al più resistere e pregare.

Non si possono capire, certe cose. Solo immaginare. Forse.

Non basta vedere le fotografie, leggere le cronache, le testimonianze di chi c’era. Chi c’era di sicuro porta ancora il colore del fango negli occhi.
Quelli che c’erano, e che ci sono ancora, conservano brandelli di fango attaccato ai polmoni, arrotolati nei fili della memoria. Accartocciati in qualche strato della pelle ancora in grado di reagire all’azione del ricordare.

Li hanno chiamati “Angeli del Fango”.

Arrivarono a migliaia, in una Firenze inginocchiata come un Cristo sotto le percosse: chi  doveva arrivare latitava. Armati di nulla se non di volontà e di piccole pale quando era tanto. Salvarono persone, animali, cose, opere, libri.  Tesori.
Pezzi di Storia passarono tra quelle mani “normali”.  Mani non abituate a maneggiare cose tanto preziose come libri antichi, quadri, manoscritti.
Il governo non c’era; arrivò tardi ed era già inutile.
Impreparata, inadeguata, per nulla protetta e per nulla allertata, Firenze fu lasciata sola, tra le mani degli Angeli senza ali nè pale, in quell’Apocalissi annunciata e sotto un cielo di piombo che pareva tutt’uno con la terra.
 

Per chi volesse approfondire: http://www.angelidelfango.it/index2.html

 

10   4 novembre 1966, l

 

Ma c’è qualcosa di inquietante, tra mille polemiche, tra piste ciclabili e linee bus, tra campagne elettorali formato Zelig. Un’ equazione: 

ll cielo sopra Firenze sta (ancora) come la spada sopra la testa di Damocle?

Leggo su: 

www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=248


Dopo il diluvio


Malgrado l’entità della devastazione, il bilancio finale non è altrettanto sconvolgente: il numero delle vittime appare relativamente ridotto, fermo a trentacinque (di cui diciassette a Firenze e diciotto in provincia): fortunatamente, il fatto che il 4 novembre fosse un giorno di festa nazionale ha contribuito a sottrarre dalle strade un gran numero di persone che altrimenti, in una qualsiasi giornata lavorativa, sarebbero state in balia della furia distruttrice dell’acqua.

Ciò non toglie che il sistema dei soccorsi non ha saputo assecondare questa fortuita circostanza, ed anzi la mancanza di una struttura centralizzata che organizzasse gli interventi ha contribuito a complicare la situazione, senza riuscire a realizzare una completa mobilitazione dell’esercito. D’altra parte, la massiccia adesione di volontari ha in un certo senso posto le basi per la creazione di un organo di assistenza concretizzatosi poi nella Protezione Civile.

A quarant’anni dall’alluvione, dopo che la città di Firenze ha saputo risollevarsi con le proprie forze (certo, con l’apporto fondamentale dei volontari, ma senza un incisivo intervento del governo), restano ancora dubbi sull’efficacia di un piano di emergenza che è stato preparato senza informarne diffusamente la popolazione; inoltre, i numerosi lavori di consolidamento degli argini che si sono succeduti negli anni in tutto il bacino dell’Arno, sembrano riproporre la stessa inconsistenza degli analoghi tentativi che hanno seguito l’inondazione del 1844.

Dopo quasi mezzo secolo di sviluppo urbano e addensamento demografico, il rischio che la catastrofe si possa ripetere è tutt’altro che scongiurato.

11 pensieri riguardo “FIRENZE CON LE ALI

  1. Firenze è la città che ho amato di più nella mia vita. Ci ero stato pochi mesi prima dell’alluvione di cui tu parli e poi alcuni mesi dopo. Anche se non sono andato in mezzo al fango, a suo tempo, feci qualcosa per dare una mano. Ma non è questo il punto.
    Volevo ricordare che sessanta anni or sono ci fu l’alluvione del Polesine. Centinaia di opere d’arte distrutte per sempre, centinaia di morti.
    Molti anni prima ci fu anche il terremoto a Messina. centinaia di opere d’arte distrutte e, in questo caso, migliaia di morti.
    Ma la cosa si fa più interessante quando pensiamo che, poco prima della fine della guerra, gli Americani spianarono completamente Montecassino:centinaia di incunaboli distrutti (a parte quelli salvati dai tedeschi). Centinaia di morti.
    La rivoluzione Francese distrusse decine di migliaia d’opere d’arte, semplicemente perché stavano nelle chiese o nei monasteri e abbatterono decine di cattedrali. Ci furono centinaia di migliaia di morti.
    Quella russa spianò le testimonianze straordinarie dell’arte ortodossa, mongola, ucraina, rumena, (per non parlare della Germania). In questi caso i morti furono milioni.
    I cinesi hanno spazzato via l’80 per cento della civiltà tibetana e distrutto opere di un valore artistico, storico e religioso incommensurabile. Anche in questo caso i morti furono milioni.
    Vogliamo parlare poi delle distruzioni d’opere d’arte perpretrate dalle bombe "intelligenti" americane in Iran?
    Potremmo seguitare per ore.

    Tutto questo per dire che, mannaggia alla miseria, noi esseri umani sappiamo piangere e massacrarci l’intestino di fronte alla Croce di Cimabue rovinata da fango e c’industramo a maledire l’incuria degli ingegneri (Riccardo, comunque è sempre colpa nostra!) che non hanno salvato Firenze dall’alluvione e poi siamo sempre noi esseri umani che facciamo a pezzi le testimonianze di una intera civiltà fregandocene completamente.

    E’ incredibile
    Pieffe

  2. Concordo in pieno con pieffe anche se avrei usato parole meno dure

    Di quel periodo ho il racconto vivo di mio padre che viveva nella bassa mantovana con la preoccupazione della tracimazione del Po che ha portato la morte nel polesine

    Penso anche che gli esseri umani costruiscono e distruggono con le loro mani le opere d’arte che hanno creato, che siano monumenti, strade, terre o quadri

    La cosa che mi lascia sempre perplesso è che ci si sofferma per qualche istante davanti alle immagini e si speri che non capiti più… e poi senti dopo anni o giorni che la stessa cosa è ricapitata ad altri… dall’Irpinia all’Abruzzo, da Messina al Vajont… quante tragedie e quanti morti

    Ti lascio lo stesso un sorriso perchè credo che gli Angeli del Fango, quando aiutavano qualcuno, nonostante la fatica e la sofferenza, per donare conforto donavano un sorriso

  3. Beh, ovvio… sono particolarmente toccato da questo post, per ovvi motivi. Qui l’Alluvione è una specie di vecchia zia, con quegli occhialoni grossi e vestiti di una moda passata, morta da tempo, ma non poi così tanto tempo, e che rivedi nelle foto di famiglia quando ti rovinano addosso frugando in qualche armadio, all’improvviso.
    Una facciata ancora sporca del gasolio uscito dalle cisterne, e con quelle righe orizzontali che testimoniano il livello raggiunto dall’"acqua" che acqua non era, e per quanto tempo; quei marmetti con una riga, sulle facciate delle case, che dicono "il 4 novembre 1966 l’acqua arrivò qui", e che in S Croce devi proprio guardare all’insù, perchè sono tanto, ma tanto alti… colpi d’occhio, memorie fugaci.
    Ho la vista di chi allunga la mano e tocca quello che è successo, e quello che ti è vicino è sempre più "vero" dell’abbattimento delle foreste pluviali… ben più grave, ma così lontano… ma lo so bene che altre tragedie di questo tipo e ben peggiori sono accadute e accadranno di nuovo, e questo è un argomento ben più interessante. Così come l’atteggiamento umano che porta a piangere per una catastrofe terribile ed ingiusta e poi con le stesse mani, a mettere le mine sulle spalle del ponte di Mostar proprio per la sua simbolicità, come dice Pieffe.
    Si, è incredibile. E come dice Marinz, è ancora più incredibile che ogni volta questo suscti sentimenti fortissimi veri, a poi accada di nuovo, e di nuovo ancora…
    Siamo a ragionare, e magari qualche discorso lasciato a mezz’aria, da bar, direi, lo si può fare, no? Ed è questo: la realtà è decisamente più complicata di quanto ci piacerebbe poter schematizzare in poche righe.
    Ok, ok. Ovvio, sto pensando a qualcosa, ed è questo.
    la notte del 26 marzo 1993 un immenso boato tirò giù dal letto tutta Firenze. La "Martinella" che è la "campana laica" del Comune di Firenze che suona per avvertire la popolazione di un pericolo a livello cittadino, poco dopo, cominciò a suonare. L’abbiamo sentita tutti. Buio pesto, la città non si vede. Si sente solo questi suoni, e sirene. Una sensazione che ci riporta al medioevo, con un incendio scoppiato in città, magari.
    Non si pole rimanere così "come quelli che son sospesi", mi vestii e presi la moto. La botta veniva dal centro, e lì mi diressi.
    Era la notte della bomba che ha distrutto l’Accademia dei Georgofili, e ha lesionato gli Uffizi, insieme alle vite di quei disgraziati che hanno avuto la sorte di essere lì… Un badge, e cominci a dare mano insieme agli altri che sono arrivati lì come te. Li chiamano "i soccorsi". Polvere, ovunque, luce delle lampade… tralascio il resto.
    Un salto al 1995. Mi assegnarono per il servizio civile agli Uffizi, (anche se avevo ben altre idee, ma il ministro della difesa Previti decise che gli obiettori andavano "puniti" e tutti, in quegli anni, venimmo destinati ad incarichi random, e a me è andata anche bene).
    Erano passati due o tre anni ormai dalla Bomba, come ormai l’evento era stato battezzato, ma ben tre sale degli Uffizi erano chiuse, sgombrate e dedicate a giovani restauratori che con un ordine, un metodo, una tenacia e calma, non casuale o ascetica, ma dettata dalla loro professionalità, stavano rimettendo in sesto le opere danneggiate. Ho imparato un poco della "filosofia del restauro", cosa devi fare quando una parte è irrimediabilemnte perduta, o che devi usare materiali di cui si conoscano i rimedi, perchè si ha l’umiltà e la certezza che il futuro ci riserverà competenze e mani ancora migliori delle nostre, che non devono recare impaccio, ma passare il testimone dell’impegno di andare avanti.
    Mamma mia che prolisso stavolta!!!!
    Finisco, e mi scuso:
    Non c’è solo che mette le bombe, o distrugge cattedrali. C’è anche chi le costruisce, o le manutiene. Fanno meno rumore, ma sono molti di più… 🙂
    Riccardo

  4. dopo quello che hanno detto gli altri, mi resta ben poco da aggiungere. Mi piacerebbe un mondo dove non si senta più dire la frase "era una catastrofe annunciata". Ho ancora troppo in mente tutto il servizio di Report sulle ferrovie (e sul disastro di Viareggio) per credere sul serio che gli angeli sono più dei diavoli (è solo che fanno meno rumore). Perché i diavoli sono ancora lì sulle loro comode poltrone di pelle, a guadagnare tanti bei soldini e a fregarsene degli angeli che al massimo possono portare i fiori al cimitero sulle tombe di chi non c’è più. Oggi sono un po’ meno ottimista del solito. Magari se ripasso, saprò essere più fiduciosa nell’esercito silenzioso degli angeli…ciao cele, ciao ragazzi!

  5. La chiosa di Riccardo mi piace molto e come suggeriva iolosox fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce

    ci sono gli angeli e ci sono gli eroi senza nome che fanno grandi cose

    un sorriso a tutti 🙂

  6. Eccomi:  leggo di frequente, anche se non sempre intervengo.

    Pieffe
    Lucido e razionale, come sempre. Concordo su tutto, senza dubbio. E anche con Marinz.
    E mi unisco a Riccardo: si puo’ parlare di cose anche se sono "piu’ piccole" o "meno gravi" di altre.
    A Riccardo la "preghiera" di non ritenersi "prolisso" e soprattutto di non scusarsi in futuro. 
    Sennò: dietro la lavagna. Ooohhhhh va bene?

    Qui girano poche persone e vale l’adagio "poche ma buone".
    Sono benvenute sempre quando si racconta qualcosa che non sia banale o sterile. In disaccordo o in armonia con il pensiero di  chi posta. Lungo o corto che sia il pensiero, testimonianza o racconto.
    E qualsiasi sia l’umore del momento.
    Per dire che ioloso è benvenuta anche se meno ottimista del solito… Anzi oserei dire che a volte si è anche "piu’ veri"
     
    PS:
    a sentir raccontare di persona le cose da parte di chi  "losaxchecera"  (scusa ICS ti ho rubato il nome ma te lo rendo giuro) e magari "in loco" , si può quasi sentire il "bum" della bomba, per esempio.
    O l’acqua che sale, per esempio.

    O il Requiem di una Cattedrale, per esempio.

    Io lo dico sempre che le parole possono fino ad un certo punto: ci va la voce, lo sguardo, i gesti. la pelle…. E una cosa importante a volte (ma qui entriamo in un altro contesto) … il SILENZIO.
     

  7. Catastrofi annunciate: E’ triste. Ma esiste un vezzo, tutto moderno, che tende sempre a trovare "il colpevole" delle catastrofi.
    Incolpare qualcuno delle catastrofi è un’abitudine antica, che precede sicuramente anche l’accusa a Nerone di essere un incendiario.
    In realtà, la metà del mondo vive sul filo del rasoio di catastrofi annunciate.
    Noi spesso ci dimentichiamo che l’Europa è un continente antico, ad altissima densità abitativa e che da duemila anni, in Europa, si costruiscono città in muratura, che si estendono intorno ai cosiddetti centri storici. In Italia, in particolare, esistono centinaia di migliaia di edifici storici, ad alto valore artistico, che non possono essere abbattuti e ricostruiti con criteri antisismici o prescindendo dal territorio.
    Per tale ragione… mezzo appennino è a rischio "catastrofe". E non c’è NULLA da fare, a meno di investire i prossimi cinquanta anni a sloggiare milioni di persone e ad abbattere strutture di altissimo valore artistico (vedi ad esempio la cattedrale dell’Aquila, già sconquassata da almeno quattro terremoti).
    I milioni di Napoletani che vivono sulle faglie del Vesuvio sono tutti a rischio di catastrofe annunciata.
    Tutte le città vecchie, come Roma o Firenze, sono a rischio catastrofe, per inondazione, perché hanno dei fiumi compressi in un alveo troppo stretto, ponti troppo bassi, abitazioni vecchie di secoli, dislocate al disotto dei livelli di piena.
    Un tempo si diceva "piove, governo ladro". Si è vero, in genere i governi sono ladri, e alcune "piccole" catastrofi potrebbero essere evitate: ma la vita stessa è un rischio e la società è… una catastrofe.
    E’ vero. Gli operai che lavorano a trenta metri di altezza dovrebbero portare il casco. Alcuni non lo portano, alcuni cadono, per disattenzione, altri per imprudenza, altri per assenza di adeguate protezioni. Tutto vero.
    Ma abbiamo mai pensato che ognuno di noi, attenta ogni giorno alla vita dei suoi simili?. Quando lo fa? Ogni volta che va in macchina, che sale su un aereo, che prende un treno, che accende il gas, che accende la luce. Infatti i morti per le catastrofi prodotte dagli oggetti che servono per farci "star meglio" sono un’enormità. Equivalgono a 1000 tzunami.
    Ogni giorno viene annunciata una catastrofe spaventosa di cui a nessuno fotte un beneamato cavolo:
    Muoiono migliaia di bambini (ogni giorno!!!) di fame, di AIDS, di colera, di malaria ecc. ecc.. Ad altre migliaia di bambini vengono consegnati dei mitra e vengono mandati a sparare contro bambini della tribù opposta.
    Questa è una catastrofe perennemente annunciata che non ci turba più di tanto. Ma invece ci stravolgiamo (legittimamente) perché qualcuno è precipitato da un grattacielo.
    Giusto: la morte di un uomo è grave come la morte di un milione di uomini, ma io non credo che serva a qualcosa parlare di sicurezze in un piccolo mondo protetto quando l’insicurezza avvolge l’intero pianeta.

    E’ dura da ammettere ma, purtroppo ciò che ci succede sotto il naso ci può dare un minimo di apprensione, ma basta allontanare il problema di un po’ di chilometri e…..
    Come dice il proverbio? "Occhio non vede, cuore non duole".

  8. @pieffe: tu hai una ragione sacrosanta, ma le catastrofi annunciate di cui parlo io non sono le alluvioni o i terremoti (per le ragioni che hai ben esposto tu, da tecnico mi pare di aver capito) ma, ad esempo, i treni che vengono fatti transitare sui nostri binari senza sapere che tipo di manutenzione godano perché la "cartuccella" (come direbbero a Napoli) che hanno esibito i tedeschi è, appunto, in tedesco e nessuno si è preso la briga di tradurla. In poche parole si fanno passare treni ad media velocità in città dove gli abitanti hanno richiesto non di spostare i binari, ma almeno di costruire un cavolo di muro che a Viareggio avrebbe contenuto il gas. Non solo! Non esiste una legge che obblighi a costruire cisterne a doppio fondo (e questo per mero interesse economico, più togli spazio – per la sicurezza – e meno gas ci entra e quindi morite tutti che noi dobbiamo ridurre i viaggi) e quelle bombe vanno avanti e indietro per le nostre città. Ma non è finita! Le Ferrovie hanno un’assicurazione che però ha deciso di non risarcire i danni perché si devono appurare prima le responsabilità e lo Stato (cioè noi)  si è assunto l’onere di anticipare la sommetta. Io non accetto che queste catastrofi, frutto di irresponsabilità, mancato controllo, omissioni e strafottenza, passino per fatalità. Se c’è qualcuno pagato per supervisionare e per assumersi le responsabilità quel qualcuno deve alzare la manina, quando c’è da farlo veramente e, nel caso, DIMETTERSI.
    Tutto il resto del tuo discorso (fame, aids, bambini in guerra) lo sottoscrivo al 100%. P.S. ti lascio un chiodino di ferro buonissimo!

  9. @Ioloso:
    1°) Dopo aver scoperto che sei una femminuccia e che forse quella schiena che si vede nell’avatar è tua…puoi dire ciò che vuoi.
    2°) Mi sono occupato di sicurezza per troppo tempo nella mia vita per non sapere che la riduzione del rischio non è proporzionale all’incremento delle misure cosiddette di "sicurezza". Tutto il modo è una grossa palla economica. Quando una cosa diventa "business" viene fatta. Altrimenti viene "simulata".
    Ad esempio ormai l’ecologia, così come il "biologico" sono diventati un affare. Un affare non vuol dire che colui che costruisce o produce qualcosa ci debba guadagnare. Il guadagno viene fuori dai "convegni", dagli stanziamenti governativi, dai "fondi per la ricerca", dalle statistiche, dai centri studi e da quell’infinito oceano di parassiti che si aggrappano al tema evocato come "terribile".
    Se, sempre ad esempio, i singoli cittadini sapessero che fine fanno i fondi per la ricerca (compresa quella su tante malattie orribili) potrebbero suicidarsi.

    Torniamo alla sicurezza. Purtroppo sta iniziando a diventare un grosso affare. La politica ne parla sempre di più (e ogni volta che ne parla… costa). Appaiono miriadi di strutture di consulenza (costano un botto). Esistono una decina di comitati internazionali (io ne ho fatto parte) che legiferano, pontificano, regolano, sregolano e… cazzeggiano. E anche questi costano l’ira di Dio. Esistono le commissioni parlamentari (quattro).
    Esiste una pletora di giornalisti orribilmente ignoranti che desiderano l’incidente, la catastrofe, al fine di fare "lo scoop". Non glie ne frega nulla dei feriti o dei morti: solo di camminare con voce affannata tra le macerie e raccontare quanti brandelli di carne sono spiaccicati da una parte o dall’altra.
    Solo con le strutture che ho elencato abbiamo messo inieme alcune decine di migliaia di persone, la maggior parte delle quali non fa assolutamente nulla, ma che costano moltissimo.
    Arrivare alla sicurezza di un oggetto è una cosa difficilissima. E spesso (te lo giuro) gli oggetti progettati per rendere sicuro qualcosa lo rendono più pericoloso.
    Guarda ad esempio gli air bag. Hanno soffocato un sacco di gente e ne hanno salvata molta meno. Ma nessuno lo dice. O i vaccini antinfluenzali. Sono una sicurezza …o un affare?

    Mi trovi catastrofico?
    Mi sto sgranocchiando il chiodino di ferro che mi hai lasciato. Mmmh, buono!!! Dove li fanno?

  10. Non posso aggiungere niente a quello che avete detto. Tutto giusto, tristemente giusto. La natura segue il suo corso e spesso si scuote di dosso ciò che l’uomo ha costruito nei secoli come se fosse una pulce sulla schiena di un pachiderma. E l’uomo si ritrova così a misurare la sua pochezza e inettitudine di fronte all’emergenza.
    E poi la tragedia annunciata ma mai creduta, quella che si poteva evitare, quella creata ad arte per la quale magari ci si prende anche il Nobel mostrando quante più ipotetiche catastrofi possibili che il film Day After in confronto è una storia a lieto fine.
    E si scopre l’diozia dell’uomo che costruisce su letti di  fiumi in secca, alle pendici di colline franose o non più coltivate.
    Vere le speculazioni, il business, il parliamone per far vedere che ce ne occupiamo, assordando la gente con parole, raccolta fondi e tutto quanto dice Pieffe.

    Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…tutti giù per terra!

    Mi viene da pensare  che la vera forza, spontanea e generosa è proprio quella di chi si presenta per "fare" e si mette in coda per imparare a fare bene, con disciplina,  per salvare gli altri. Sono le uniche persone a cui credere.
    Per il resto….gli unici calcinacci che ho visto andare giù con gioia sono quelli del muro di Berlino, venti anni fa!

  11. E’ anche la mia percezione che la questione "sicurezza" sia un grosso, enorme, immenso business.
    Pool di tecnici per consulenze miliardarie …  spesso un coacervo di incompetenti al servizio del Nulla. 
    Processi civili e penali che durano decenni, milioni di pagine di relazioni, sentenze emesse da giudici corrotti o procedimenti viziati… Andiamo avanti all’infinito.
    La stampa? Altro business.
    Le disgrazie tutte (prima, dopo e durante) riempiono tanti portafogli.
    E allora che fare?

    Lascio una cosa qui, ragazzi  (Ioloso,  nonselosai pieffe ha 2486 anni va per i 2487 ma è un ragazzo)

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