DI PASSATE STELLE

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Passava molte ore, la sera, sul balcone di casa a guardare le stelle.
Aveva un atlante (Enciclopedia Minerva, ricorda bene, copertina di tessuto grigio azzurro): dietro le copertina anteriore e posteriore c’era la mappa del cielo e le costellazioni principali.
Lo apriva, lo guardava e cercava le stesse geometrie nel cielo. I pipistrelli volando, a volte la sfioravano quasi: aveva un po’ paura perchè allora credeva che potessero appiccicarsi ai capelli e restarvi intrappolati.Le notti erano buie, allora, o illuminate dalla sola luna; giù, sul prato svolazzavano le lucciole. Decine, centinaia di lucciole in una danza apparentemente disordinata.Era il momento che preferiva: un momento soltanto suo, di buio e silenzio.
Ogni tanto prendeva il cannocchiale di suo padre e guardava la luna.
Era un cannocchiale e niente più; allora le sembrava fosse piuttosto potente, ora non saprebbe dirlo. Era pesante, questo sì,  e doveva appoggiarlo alla ringhiera perchè non si muovessero le immagini.Qualche volta scendeva in giardino e si sdraiava sul prato: le stelle, tantissime, sembrava le piombassero addosso e quella sensazione le dava un senso di appartenenza e riusciva, soltanto li’, a respirare davvero.

A volte rientrava in soggiorno a prendere un plaid dal divano per coprirsi le spalle.
Desiderava sempre che non venisse mai il giorno perchè nella notte si nascondevano tutte le cose, si chetava la tristezza e soprattutto si poteva sognare.

La notte era un balsamo che leniva tutto, forse per via del silenzio che portava con sè. Taceva il mondo intero e si acuivano le voci di dentro: speranze, desideri, fiducia.
L’Universo respirava dentro la notte e finalmente lo si poteva udire.

Pensava spesso a come sarebbe stata da grande, alle cose che avrebbe fatto, all’amore che avrebbe incontrato e a quando avrebbe potuto decidere.
C’era Tempo, c’era tanto Tempo allora e tra le stelle leggeva la promessa del riscatto di un’adolescenza pesante, che sembrava non dovesse finire mai.

In quel tempo  vi fu il primo sangue e anche il primo amore, quello solo sognato: era biondo, con gli occhi celesti. Poi un altro che fu speciale, una bella storia, ma troppo verde per essere l’Amore; infatti finì quando diventò prigione.

Nel frattempo le stelle del cielo sopra il suo balcone sbiadivano, perchè era questo il destino.  Le lucciole non c’erano quasi più.
C’era sempre il prato, nella casa di suo padre, lo ricordava spesso, bagnato di rugiada, brillante come se fossero piovuti piccoli cristalli, mentre la sua pelle percepiva già le vibrazioni di un futuro che si avvicinava veloce e secco, arido, pieno di vento e povero di nuvole. Sapeva di deserto e di sabbia, quel futuro annunciato dall’odore di ogni alba che nasceva spegnendo tutte le stelle.

Poco tempo dopo infatti  le stelle smisero del tutto di parlarle e la notte non fu più tanto scura. Ripose il cannocchiale per sempre (lo ritrovò molti anni dopo, quando vendette la casa di suo padre).
Le restavano i libri, il letto accogliente e avvolgente la sera, e le parole scritte: era questo il rifugio, la casa. Le  stelle non c’erano ormai da tempo e quelle sopra la casa non le rivide mai più.
Ne vide altre più avanti nel tempo, ma erano cambiate per sempre, come erano cambiati i pensieri, il corpo e tutte le cose.

La pelle cominciava a bruciare e a desiderare la pioggia che non arrivò. Scordò le stelle nelle tempeste di sabbia. Dimenticò la luna che era stata bianca, gialla, arancione a volte: a volte enorme, maestosa (poteva perfino cadere). 

( ….. da lassù regola i giorni, il  sangue, e il sonno. Sorella, complice, amica, colora di rosso le vesti di donna, rende accoglienti i fianchi e disegna la curva dei seni quando è Tempo. Mistero sottile, intrigante. Bagnato, delicato. Potente).

Non mi ha detto altro. Solo che adesso ascolta di più , ma anche di meno e che qualche volta sta male. Che  Andrea sta sul ponte da sempre  e che c’è una donna sopra un ponte diverso, un ponte mai terminato: ha gli occhi azzurri  e si avvicina ogni giorno di un passo: regge in una mano un involucro forse pieno di Tempo.  Nell’altra un perdono, coperto di polvere.
Mi ha detto più volte che accadono cose che sono come domande e che passa un minuto oppure un anno e poi la vita risponde.
E che alcuni guardano le stelle dalle stesse paludi in cui altri stanno soltanto a galla.
Che volte basta una voce, a volte un silenzio.
A volte basta soltanto disegnare una scatola e avere la voglia di metterci dentro qualcosa. Una pecora, forse, come il Piccolo Principe. O magari le stelle, le  nuvole. La luna.

Non c’è disaccordo nel cielo

Né nuvole gonfie o mistero né pacchi né stupri né soglie né stanze svuotate d’addio. Solo tutte le lacrime avute quando siamo stati migliori  e la grazia e l’oscuro segreto ci scrosta nell’oscurità . A volte non vedo nel cielo  che nuvole gonfie e mistero e salendo nel vapore leggero  altro non vedo e non so.

Né anime bianche né salmi  che cantino gloria con noi né vecchi compagni né amanti  che dividano il cielo con noi. Così resto solo col cielo  e altro non vedo e non so  ma se tutto è nascosto nel cielo  al cielo io ritornerò.

(V. Capossela)

7 pensieri riguardo “DI PASSATE STELLE

  1. Affascinante racconto di come si vive l’adolescenza e la vita matura partendo dal ricordo della proprio infanzia.

    A me piace ancora guardare le stelle, mi piace cercare le lucciole che ogni tanto ritornano nelle sere d’estate, non sono quante erano in passato, ma almeno stanno tornando… e la luna che ci guarda dall’alto con il suo incedere che regola la vita nascosta, come quella delle maree, e che porta con se i sogni dei bambini che, diventando grandi, non sanno più vederne la maestosità.

    un sorriso 🙂

  2. quante coase sono accadute sotto le stelle, mute complici, sguardo indiscreto…io mi sdraiavo in spiaggia col naso all’insù. E sembrava che il cielo si avvicinasse e tutto si ingigantisse. Potevo quasi toccarle. Le stelle. Bello e intimo questo racconto. Mi è sfuggito però il significato della donna con in mano il tempo e il perdono pieno di polvere. Stella, illuminami!

  3. Marinz
    è vero. Le lucciole sono tornate. Ci sono anche dove sto io: la sera dopo cena se esco a piedi le rivedo. Le stelle invece si vedon di meno, sono troppe le luci troppo lo smog.
    Bentrovato, come ogni volta qui. Notte.

    Ioloso
    Spiegare (e tu lo sai bene!!!) qualcosa è togliere qualcosa di necessario e aggiungere qualcosa di superfluo.
    Comunque:  Lei potrebbe essere una Donna a cui è toccato un ponte quando era presto. Il ponte infatti non è finito.  Regge il tempo che le è stato tolto e un perdono del quale non ha mai saputo che farne. Forse (ma forse) aspetta di renderlo. Forse non serviva nemmeno.
    Notte  🙂

    Ps
    è un racconto intimo, vero. I compromessi sono difficili e a volte non ci sono o non servono. Infatti non sappiamo mai se cio’ che scriviamo è vita o invenzione.
    Bacio

  4. Are you going to Scarborough Fair?

    Are you going to Scarborough Fair?
    Parsley, sage, rosemary, and thyme.
    Remember me to one who lives there,
    she once was a true love of mine.

    Tell her to make me a cambric shirt
    Parsley, sage, rosemary, and thyme
    Without no seams nor needlework
    Then she’ll be a true love of mine

    On the side of a hill in the deep forest green
    Tracing a sparrow on snow-crested ground
    Blankets and bedclothes the child of the mountain
    Sleeps unaware of the clarion call

    Tell her to find me an acre of land
    Parsley, sage, rosemary, and thyme.
    Between the salt water and the sea strands
    Then she’ll be a true love of mine

    On the side of a hill, a sprinkling of leaves
    Washes the grave with silvery tears
    A soldier cleans and polishes a gun

    Tell her to reap it in a sickle of lead
    Parsley, sage, rosemary, and thyme
    And gather it all in a bunch of heather
    Then she’ll be a true love of mine

    War bellows, blazing in scarlet battalions
    Generals order their soldiers to kill
    And to fight for a cause they’ve long ago forgotten

    Are you going to Scarborough Fair?
    Parsley, sage, rosemary, and thyme.
    Remember me to one who lives there,
    she once was a true love of mine.

     «L’uomo diventa vecchio quando i rimpianti prendono il posto dei sogni.»
     John Barrymore.
     
    Dedicato a me, a te, a tutti coloro che sono sospesi sopra i loro ponti.

  5. ragazzi mi volete per forza far commuovere oggi? Leggo il testo ed è gia una "mazzata": she once was a true love of mine…poi la canzone…poi il film…e vogliamo parlare di barrymore? Mi serve un caffè forte! Un grazie a guerrero e celeste per le commistioni mai stonate e mai scontate che insieme riescono a proporci…

  6. Mah… la scontatezza c’è ovunque , ioloso…
    E’ nel quotidiano vivere.

    Ci sono le banalità, piu’ o meno diffuse.  Le sentiamo ogni giorno, nei TG, sui giornali.
    Viviamo nella banalità, nelle piccolezze, tra luoghi comuni e convenzioni. Siamo prigionieri di gabbia racchiuse in altre gabbie.
    E in altre gabbie ancora.
    Le sbarre sono fatte di banalità, di cose finte, di convenzioni, di leggi. Di "buon gusto" di "correttezza". Prigioneri dai "must" e dai codici comportamentali.  Sono protezioni, le banalità; ci proteggono dalle profondità dell’anima dove c’è anche il dolore,  c’è la paura, dove c’è il marcio che ci riguarda… e che mica ci piace incontrare!
    E allora via al falso, all’edulcorato, al costruito, al siliconato ma collaudato esistere.

    Cio’ che è vero davvero lo si annusa, con le narici aperte, con i sensi e attraverso la pelle, ma non lo accettiamo, non lo riconosciamo;  abituati come siamo a screditare l’istinto inviamo tutto alla mente dove ha luogo il processo di elaborazione dei dati.
    Li dentro ci sono le "istruzioni", c’è il software, svìluppato da chi ci ha "educati", dalle cazzate che ci hanno detto e da quelle che abbiamo letto…

    E così, nel viaggio tra la pancia e il cuore, finisce che ciò che è vero resta sullo stomaco, essendo questo, situato a metà del percorso.
    E per liberarci dalle emozioni che restano li’, pesano sullo sterno come blocchi di ferro ci resta il bicarbonato e  la tazza del cesso.
    Liberi finalmente e felici !!

    Già.. perchè una "emozione" non classificabile,  non rispondente ad alcun "cliché"  non viene incasellata, classificata o etichettata dalla mente che la getta in discarica. 

    Abbiamo gli AV, i Firewall per fare questo; ciò che sfugge al Fortigate finisce in quarantena.. in attesa "del delete definitivo da parte dell’utente"

    (… Avvampando gli angeli caddero, profondo il tuono riempì le loro rive, bruciando con i roghi dell’Orco… )

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