MURI – parte seconda

 

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Non vi abitano molti bambini qui, i pochi che ci sono vorrei non crescessero mai.
Dopo il vento, è solo attraverso le loro piccole mani che io posso toccarti: quando incedono incerti sui loro piedini, appoggiandosi ora a te, ora a me, è attraverso quel tocco che io ricevo il tuo odore ed è sempre a loro che io affido la mia carezza per te.

L’ultima carezza te la mandai due giorni fa, ricordi? Fu Aurora, la bimba bionda con gli occhi azzurri a consegnartela per me.

Sono dei piccoli ponti, i bimbi: ancora pieni di magia possono trasferire questi miracoli. Gli adulti no, loro non possono anche se l’altro giorno  (tu stavi dormendo, nel caldo del pomeriggio) un uomo e una donna si abbracciavano e si toccavano con una dolcissima urgenza: attraverso la schiena di lei premuta contro di me ricevevo le vibrazioni di entrambi, insieme al sudore e all’emozione di un desiderio bello, forte, potente,  tanto che ne sentivo l’odore.

Quando accadono cose come queste io.. io provo un senso di tenerezza e di felicità ma anche una grande amarezza.  Il dolore di non poterti toccare è più che mai avvertito come una terribile condanna.

Mi ha un po’ riscattato raccogliere qualche goccia di mistero che traspirava dal loro fiato e .. sì, le ho assorbite e le custodisco ancora. Forse un giorno torneranno qui e allora potrò restituir loro ciò che ho raccolto impedendo che anche poche gocce di tanta passione, così rara e pulita, andassero disperse chissà dove.

Loro mi hanno riscattato un po’ anche dalle offese subite da parte di chi, per sfogare la propria rabbia mi prende a calci  o mi sputa addosso. Ma questo è poca cosa al confronto del dolore che provo quando capita a te di dover subire cose come queste.
Ti guardo, silenziosa e dignitosa ricevere, assorbire, sopportare maleducazioni e violenze. Fiera ma anche rassegnata, aspetti che il momento passi per tornare a respirare.

E ho voglia di lasciarmi andare, di arrendermi: in quei momenti lo vorrei tanto.
Ho voglia di piangere e se dovessi farlo, piangerei così a lungo da inondare l’androne; il pavimento di palladiana diventerebbe una piscina e poi il mio dolore liquido salirebbe sino ad arrivare al cielo, che chiamano “soffitto” ma che per noi è un cielo prima del Cielo.

Già.. non abbiamo altri che questo cielo, tu ed io… ma quando rimane aperta la finestra del pianerottolo del mezzanino possiamo anche noi vedere le stelle. Nelle notti senza luna sono bellissime anche se poche. Sarebbe stupendo potersi trovare insieme sotto il cielo, quello vero, quello che per tutti è il solo cielo,  ma non per noi.  Noi siamo Muri, condannati a sostenere questo peso infinito che non sono questi sette piani, non è il tetto, che per noi è l’ultimo cielo prima del Cielo ma sono l’arroganza delle persone, le ipocrisie, la pochezza. La mancanza di umiltà e di coraggio. L’assenza di pietà e di compassione che accomuna la maggior parte degli umani.

In mezzo a tutto questo grigio a volte penso che quel poco azzurro che c’è, come le risate allegre dei bambini, rischia di essere inesorabilmente sconfitto, sepolto dal peso del senso della vita che cerca sè stesso girando come un cieco senza un percorso da seguire.

L’altro giorno ti guardavo, mentre ti coloravano di fresco: quanto ho invidiato quei rulli e quei pennelli che ti accarezzavano, non lo saprai mai. E non potrò mai dirti quanto sono stato .. geloso. Ebbene sì, geloso di quelle setole che scorrevano sulla tua superficie, con quel fruscio che non potevo non sentire e ad ogni fruscio provavo un brivido.

Eri bella anche prima, ma ora lo sei di più:  con questa mano di fresco puoi meglio ricevere la luce calda e dorata del grande lampadario di ferro e di vetro che ti regala la sua magia di miele insieme con i  disegni che solo la luce con l’ombra sa comporre, in un gioco di seduzione che, ad assistervi può spezzare il cuore oppure lasciare incantati, dipende.

Se fossi un umorista ti potrei dire che … davanti alla bellezza si deve soltanto restare immobili …e in silenzio. Ma quanto è sarcastica e dolorosamente vera questa battuta, per noi che non possiamo stare che immobili e in silenzio…

Ecco, in questa silenziosa sera io ti parlo, con tutta la mia anima: essa non contiene  ferro come invece ne contiene la mia struttura, pertanto è leggera e non ha confini. E’ con l’anima che ti parlo ed è ancora con l’anima che ti ascolto.

Quante volte ci è toccato di sentir dire “sto parlando con il muro?”  Ormai ci siamo abituati, non è vero? 

E allora fallo, tu.  Parlami.  Io ti ascolterò finché avrò vita.

 

(Dialoghi silenziosi: Il Muro alla Mura – seconda ed utlima parte)   – fine –

39 pensieri riguardo “MURI – parte seconda

  1. bellissimo questo dialogo silenzioso tra il muro e la mura… bello di una bellezza pura, sensibile, ricca e profonda
    un sorriso 🙂

  2. Credo che non ci sia ferro in certi muri.
    Non in quelli che toccano la propria amata per mezzo delle mani dei bambini…
    C’è pazienza. C’è l’amore.
    C’è chi sa guardare.
    Per mestiere, certo.
    Per amore, sicuramente.
    Perchè si fa così, perchè sempre si è fatto così.
    lo faceva il babbo, lo faceva il nonno. E lo faceva il babbo del suo nonno prima di lui, e il nonno del suo nonno…
    Si deve scegliere la pietra giusta.
    Quella che ha la forma che sposa al meglio l’altra che è stata appena messa, in un disegno che nasce e cresce e diventa l’adulto con le spalle grosse e affidbili. Che saprà reggere il peso, e i casi della vita. Ogni pietra, la stessa cura.
    Capiteranno le bombe, capiterà la neve… capiterà la terra che si imbizzarrirà per pochi, eterni momenti devastanti, per ricordare che le si deve rispetto, anche se ci dimentichiamo che a lei si deve tutto.
    Se il suo umile babbo l’avrà saputo tirare su con la cura e l’amore che si deve al suo figliolo, allora saprà raccontare per tanto tempo, a chi non si sa chi sarà, la sua storia. Il suo babbo avrà dato la vita al suo figlio, come ogni babbo sa fare.
    Il ferro è la scorciatoia per sostituire il sapere con la moneta, l’anima con le formule, l’amore, con la fretta, la vita con… nulla.
    Non sono questi, il muro e la mura, credo.
    Un bacio a Celeste che non so da dove sia venuta, ma che ringrazio che ci sia.
    Riccardo

  3. A Riccardo.
    Ecco… E adesso io cosa dovrei rispondere .. a parte ricambiare il bacio e assicurare che non vengo dai cieli nonostante il mio nome?
    Un bacio..
    Sono felice che tu sia qui.

  4. La conclusione dll’intervento di Riccardo mi ha fatta riflettere sugli incontri (originale eh? .. )
    Comunque vi propino il quanto.

    Io credo (e ci credo veramente) che alcune persone si incontrano perchè sono, la nostra e la loro esistenza, legate da un filo.
    Prima o dopo, e solo quando il momento è quello giusto quindi non un minuto prima non uno dopo, avviene che si trovano.
    Non importa come: lo strumento puo’ essere un pc (pieffe puoi solo confermare), un caffè rovesciato al bar sul vestito, può avvenire tra la folla o nel luogo piu’ sperduto della terra.
    E’ solo questione di tempo.
    Lo chiamiamo destino:
    io non credo che tutto sia “scritto” e che noi siamo solo egli “esecutori” (files exe … e qui pieffe inorridisce per l’uso dell metafora) ma siamo anche protagonisti.
    Ovvio, è il mio punto di vista.. il mio sentire. Del tutto opinabile. Possiamo quindi scegliere se annusare vedere “dietro e dentro” oppure lasciar passare. E se gli incontri sono importanti, lo si sente sulla pelle.
    Insomma, il libero arbitrio non esisterebbe, se pensiamo che non siamo nemmeno in grado di decidere se mangiare una mela… (e mentre scrivo “mela” mi viene in mente che anche “quella” mela) …
    Siamo parti di un Tutto che si muove nel Tutto (Francesca Pacini ha pubblicato una cosa bellissima al Mulino: non si puo’ cogliere un fiore senza disturbare una stella .. )
    pertato siamo soggetti alle Leggi del Tutto…. e ogni cosa ha conseguenze su di noi e sull’universo (come il famoso battito di ali della farfalla…) e vale ovviamente anche il contrario.
    A volte capita che il nasino, la pelle, i sensi e il cervello a volte all’unisono ci dicono qualcosa.
    Allora:

    1) apriamo le finestre e ascoltiamo il vento, lo accogliamo lo annusiamo.

    2) decidiamo di restare dove siamo, chiudiamo le persiane, inchiodiamo le ante e aspettiamo che passi il vento. Il vento scompiglia, si sa.

    In entrambi i casi la nostra vita si muove come in gelatina con un Tutto comunque e sempre.

    Chiaro?
    Manco per niente!!!
    Ho qui due infermieri con una camicia bianca in mano … Chissà cosa vorranno?
    Io la camicia bianca ce l’ho già, indossata stamane stirata di fresco.
    Mah…

    Pieffeeeeeeeeeeeeeee
    Aiuto!!!

  5. che bello! abbiamo la stessa camicia, bianca, stirata di fresco e con le maniche che si allacciano dietro alla schiena…
    un abbraccio,
    Gil

  6. Gil !!!
    ricambio l’abbraccio con gioia..

    Ma…. ehmmmmm .. sento le braccia un tantino.. intrappolate…

    E… se lo sono anche le tue…
    … come facciamo?

    Hai qualche idea?

  7. Il vento comunica…siamo nel vento.
    (Io la “camicia bianca” la indosso ormai da un bel pò…)
    un bacio, Ele

  8. Vedi Celeste, è destino dei muri essere imbrattati e così si avviliscono, perdono il loro smalto e si rinchiudono in un silenzio di riprovazione che solo le persone più sensibili riescono a captare.
    Triste destino dell’epoca!!!

  9. Cele, mi dispiace. So che vorresti che tornassi a scrivere un pochino qui sopra ma in questo modo… proprio nun ce la fo’.
    Io non ho mai combattuto per prendere posto nelle prime file al cinema così come non ho mai sopportato gli “imbucati” alle feste. Non è nella mia natura. Diciamo che non sopporto i ladri: di spazio, di tempo, di pensieri, di ascolto, di parole, ecc. Quando c’è un “visitor” (ce l’hai presente il serial TV?) sgradito, se posso, preferisco ritirarmi. Combatto solo se intravedo una possibilità di riuscita.
    Non mi piacciono le convivenze forzate.
    Ho uno spazio più che abbondante ove posso esprimere le mie opinioni sulle cose che (a torto o a ragione) ritengo importanti.
    Preferisco scrivere li e poi condividere privatamente i miei pensieri con chi voglio (ad esempio con te).
    Vedi Cele: Fintanto che il blog resta uno spazio condiviso tra vecchi e nuovi amici mi va bene; nonostante la mia idiosincrasia per il web, ammetto che può diventare anche un posto piacevole da frequentare; ma quando arrivano alcune sentenze sado-maso come quelle anonime, proprio… “‘un ce la fò'”. Mi deprimo e demotivo e soprattutto mi annoio. Non è colpa tua, Cele. Tu scrivi benissimo, sei sensibile, profonda ma il blog equivale a “parlare in piazza”. Non è un salotto con gli invitati al thè delle cinque, come, per me, sarebbe auspicabile che fosse, a meno che uno non interponga un filtro che obblighi a registrarsi per partecipare.
    Mi spiace, io non sono democratico e preferisco scegliere le persone con cui accompagnarmi. Non sopporto le imposizioni.
    Ce l’hai presenti quei cow boys che andavano sempre verso ovest per sfuggire alla ferrovia. Beh, per ora c’è ancora un ovest e il mare è lontano.
    Comunque brava, di cuore. I tuoi post sono sempre originali e simpatici. E anche tutti i tuoi invitati sono altrettanto in gamba. Io poi vado matto per i fiorentini.
    Invece i… non invitati che… non hanno il senso della misura e delle proporzioni, purtroppo rompono quelle cose che fanno rima con proporzioni. E io ce li ho già abbastanza scassati senza bisogno di altri contributi.
    Riprendo la mia astronave e ti abbraccio forte forte.
    Pieffe

  10. Pieffe?
    O come Pieffe?
    Pieffe, Pieffe… eppure…
    Pieffe? O dove l’ho di già sentito questo nome?
    Mmmmm… Mah.
    Ah si!!!! Diobono, ecco che mi torna a mente!
    L’è quella bella fìa lì, che siccome quell’attra laggiù… come la si chiama un me ne ricordo, la gli pesta i calli, e se n’è avuto a male e s’è levato lesto lesto tre passi da’ co… rbezzoli.
    Eh, e si vede che un se la sente più di rotolarsi nì fango come il fante in trincea, la mota sul viso gli dà noia, poero cittino… e allora noi, che ci siamo ancora, tutti qui a dissi l’uno a quell’altro, (pe’ consolassi della mancanza, l’è chiaro) “o icchè gl’arà fatto, poero pieffino… o chissà se il callo gni darà noia ancora, ora ora che cambia anche i’tempo…”…
    Pieffe, e si fa per scherzare eh… l’è che ci manchi, e, per dirla tutta, un’s’è capito nemmen bene i’pperchè tu ti se’ levato dai treppassi! O che lo sai ora che per le cose belle come Controluce e la nosta adorabile ospite Celeste, qualcosa s’ha da patire, ma col sorriso?
    Best regards, see you soon,
    Riccardo

  11. Eccomi.
    Controluce, come dice Pieffe è un salotto e mi piace che abbia le porte aperte.
    Chiudere le porte a chi non è loggato non impedisce a chiunque di entrare (crearsi un account ci vogliono tre minuti).
    Chiudere le porte non è nello spirito di questo spazio che vuole essere un salotto dove si chiacchiera di cose serie ma anche di cose divertenti. Dove si passa, si sosta si lascia un segno o nessuno. L’intelligenza e l’ironia, la buona educazione e i diversi punti di vista sui vari argomenti hanno una poltrona.
    In “anonimo” ci scrive S. , la mia “sorella minore” , ci scrivono Paola, Giovanna, Pinuccia.
    Ci scrive Carola che ha fatto una cosa che mi ha imbarazzata: ha stampato alcuni post e li ha messi nella sala di aspetto del suo studio dentistico !!
    Ci scrive Riccardo, “responsabile” quanto Pieffe e Petula del fatto che Controluce non sia stato chiuso un po’ di mesi fa quando manifestai questa intenzione.
    Ci scrive Stella, dalla casa di Lorenzo.
    C’è il respiro di Riccardo, in Controluce, attraverso la musica, attraverso interventi diretti e attraverso altri pensieri, considerazioni e complicità che si svolgono in spazi più privati. E non vuole avere alcun account. Posso obbligarlo?
    Poi ci scrivono Eleonora… Gil, e prima di lui il Gollum.
    E’ vero, Pieffe, noi abbiamo “altri spazi” dove ci troviamo, e non solo virtuali. Spazi che sanno rispettare i tempi, i silenzi, i respiri di ognuno e anche le assenze, le lontananze, le eclissi e quant’altro.
    Questi “ingredienti” che sono la base fondamentale per ogni rapporto sereno tra esseri umani che si rispettano non sono cosa di tutti: infatti c’è chi si impone sapendo di irritare chi in questo spazio deve poter passeggiare, contestare, approvare e quant’altro… privando quindi ME del piacere di ospitare, limitando (anche) la mia libertà e quella altrui.

    DUNQUE
    Comprendo, Pieffe, ciò che hai espresso qui ieri
    Condivido e quoto integralmente il simpatico e intelligente intervento di Riccardo che da buon fiorentino condisce le cose serie con la salsina un po’ piccante un po’ agrodolce dell’ironia acuta (quella destinata a chi sa gustare le cose, ovvio) ma non impedirò agli anonimi di commentare.
    Sarebbe un punto segnato a chi cerca di condizionare e limitare la mia libertà.
    Ho un’altra libertà: quella di intervenire sui commenti e cancellarli.
    Spero di non doverla usare confidando in quella cosa che si chiama RISPETTO.

  12. Pieffe …
    pero’.. ti voglio vedere come fai a resistere e non rispondere al commento di Riccardo…
    Solo tu puoi rispondergli.. a tono.
    Nessun altro…
    Fai te….

  13. Vabbè, ci riproviamo.
    Anche perché quel birbante di Riccardo mi ha fatto sentire come un bischero, a cavallo d’un grullo in un’astronave a pedali. E non è un bel vedere.
    Però, se per caso mi si rompono di nuovo… i “pedali” mi serve un team specialistico per le riparazioni.
    Mi raccomando.
    Pieffe

  14. Spiego a miei ospiti il mio commento n 15. Ho dovuto cancellare alcuni commenti pervenuti in questo spazio.
    MAI avrei pensato di dover arrivare a fare queste cose.. perchè confido sempre nell’intelligenza e nella delicatezza del prossimo.
    Questi interventi hanno prodotto l’effetto di allontanare dal sito miei AMICI (amici nel blog ma anche nella vita) per ragioni ben precise e per nulla futili, molto differenti da semplici antipatie …
    .
    Chiedo scusa a tutti…
    Tali precisazioni e azioni non mi appartengono, ma a volte si deve fare una scelta e tra un ospite anonimo sgradito e i miei amici.. la scelta è semplicissima.

  15. Cara Cele, condivido le tue scelte e mi domando: come si può essere così maleducati con un essere splendido come te? Ma forse la risposta è semplice, contro chi può agire il male? Va bè! Per fortuna c’è l’opzione che ti permette di cancellare, al limite puoi sempre usare la moderazione, che ti permette di scegliere i commenti da pubblicare.
    Un bacione e un forte abbraccio a te e un saluto ai tuoi meravigliosi amici.
    Eleonora

  16. Signore ti prego:
    perdona gli insistenti
    i prevaricanti
    gli invadenti
    quelli che si autoinvitano,
    quelli che rompono le palle
    quelli che più gli dici di no più insistono
    quelli che chiedono scusa mentre ti pestano i piedi
    quelli che fanno finta di non capire
    quelli che amano apparire come martiri.
    E, soprattutto, Signore.
    Perdona quelli che predicano
    e che riescono a rompere le palle perfino a Te
    a forza di esibire le loro preghiere.

    perdonali Tu…perché io proprio non ci riesco e mi esaspero con facilità.

    E mo’ cara Cele, se ti va cancella tutto. Compreso il mio commento assolutamente inutile perché di fronte alla malattia non c’è quasi nulla da fare.

  17. Purtroppo non tutti sono intelligenti e delicati verso il prossimo però grazie al loro modo di “NON essere”
    si ha sempre più voglia di migliorare e di migliorarsi !!
    un abbraccio a te “sorella maggiore” e a tutti voi che siete amici di Celeste. Grazie perchè regalate non solo a lei ma di riflesso anche a me, i colori della vostra luce !
    S.

  18. Anvedi aho’… è proprio vero, chi nun more se rivede…
    Scherzi a parte, l’istinto omicida che alberga in ognuno di noi, retaggio atavico del manuale sulla sporavvivenza insito nei nostri geni, ha portato un essere complicato si, a volte un po’ nebuloso e criptico… eccome, l’è i’su bello, ma sociale, civile e “urbano”, e soprattutto rispettoso ed accogliente come Celeste a dovere subire lo stato d’animo che ha portato al commento #15.
    E pure il nostro beneamato Pleiadiano s’era incamminato sull’Aventino (o, e gli’è anche lì accanto), e anche questo è il frutto dello stesso disagio, al quale ognuno pone i rimedi che gli sono più spontanei.
    Questa è una cosa che mi è dispiaciuta.
    E’ come quando c’è uno che si mette a ruttare ad una cena. E ride solo lui.
    (Se qualcuno di noi fosse uso farlo, dichiaro quanto detto applicabile “esclusi i presenti”, è chiaro 🙂 ).
    Insomma, caro pleaidiano: purtroppo i “pedali” li abbiamo finiti, sono in ordine ma non ce ne mandano più da un pezzo. Vediamo di preservare quelli che abbiamo, senza che ci “pedalino” sopra coi tacchi a spillo.
    Ci toccherà fare buona guardia, e la faremo, nel frattempo esprimo una mia opinione: questo piccolo spazio è qualcosa che mi piace, al quale torno spesso, e che mi regala altrettanto spesso un sorriso, o comunque un attimo di.. boh, mi viene in mente il “non vuoto”, in contrasto col polistirolo che riempie questo tempo… e penso di essermi spiegato.
    Nel frattempo, come disse il Sommo Poeta nel Canto III dell’inferno “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa…” (Si, sono andato a guardare, si.E allora??).
    Buonanotte, e domani si ricomincia
    Riccardo

  19. Ci sono giorni il cui crepuscolo dura da mattino a sera e tutto sa di crepuscolo.
    Pare un eterno addio alla luce, un saluto di quelli che non ci si volta indietro.
    Una malinconia vestita in lungo che con lo strascico pulisce la strada da ogni promessa di un qualsiasi giorno.
    In giorni come questi, densi di crepuscolo che non tende a sfilacciarsi, anche una voce che promette “domani si ricomincia” è un invito a posare di nuovo i piedi su questo tratto di Itaca e sentire che non si è soli.
    E’ bello sapere che ci sono persone come voi, là fuori e qui dentro e dentro la mia vita.
    Grazie.

  20. a S.
    a Riccardo

    Sorrido … già .. nonostante tutto sto crepuscolo che mi gira attorno: S. e Ri. avete scritto quasi nello stesso istante.
    Ho ragione … Ci sono cose invisibili … Respiri, forse, che si chiamano, complici inconsapevoli per bucare .. la nebbia che c’è qui. Eh si.. ci vuol fiato a volte …
    Un bacio a entrambi.

  21. Celeste, butta via l’abito lungo con lo strascico modello depressione e guarda che amici hai: che sensibilità hanno e che ricchezza portano anche in un salotto virtuale come un blog. Già interagire con loro è un ricostituente per l’anima.
    La nebbia milanese nasconde il sole, certamente non lo cancella, con pazienza viene fuori…ma se proprio hai fretta di vederlo vieni sul mio davanzale a Roma!!

    Firmato: la gatta dei luoghi comuni!

  22. Grazie Riccardo e grazie anche a Cele.
    Allora: torno al tema dei Muri
    Mi viene in mente il Muro di gomma (su cui tutti, anche recentemente abbiamo fatto esperienza).
    A Roma c’è un’espressione particolare che definisce lo “status” di un interlocutore che risponde costantemente fischi per fiaschi: si dice “j’arimbarza”.
    Poi ci sono anche i muri d’acciaio, impenetrabili.
    Ma è lo stato di “Muro” di cui parla Cele che mi crea uno stato di forte disagio.
    In fondo due muri paralleli, comunque distanti resteranno sempre tali, comunque li “colori”, li immagini, li scolpisci, li danneggi, li aggredisci con dei fattori esterni che restano indipendenti dalla volontà dell’uno o dell’altro.
    Resteranno sempre all’interno di un’idealizzazione reciproca. Il loro sarà sempre un incontro virtuale (un po’ come nei blog). Questo, a mio avviso, è ciò che accade nella maggior parte degli incontri umani. Si crede di toccarsi perché ci si tocca, si crede di vedersi perché ci si vede, si crede di sentirsi perché ci si sente, ecc.. Ma in realtà lo “scambio” è ben altro.
    Ci vuole… un terremoto per far incontrare i muri. Allora crollano, smettono di credersi muri e mescolano le loro macerie. E forse percepiscono d’esser polvere. E chi sa, magari per un istante possono comprendersi sul serio.
    E questo credo che accada soltanto quando l’umiltà (quella vera, quindi non quella dei buonisti, dei papa boys, dei focolarini, dei boy scouts, degli interventisti di professione ecc.) sgretola le certezze di cui abbiamo bisogno per vivere. Cioè quasi mai.
    Pieffe

  23. I miei due Muri sono muniti di sentimenti e sono capaci di amare.
    Sono lontani, separati da altre cose ma non per questo non si amano.
    Provano dolore e provano ammirazione, provano amore, provano disagio l’uno per l’altra. Condividono i sogni, le stelle, quelle poche che è permesso loro di vedere.
    Il loro amore esiste al di là di tutto. Non occorre possedere, per amare, infatti.
    Anzi, proprio perchè non si possiedono il loro amore è più puro di altri amori.
    Loro si amano, semplicemente, dolorosamente, silenziosamente.
    Il loro amore è meno virtuale di tanti amori, che pure si scambiano fluidi e tocchi e carezze e orgasmi e baci ma non sanno povare dolore per le sopraffazioni subite dall’altro.
    E non sanno leggere la bellezza nella contemplazione.
    In altre parole: ci sono “coppie” che vivono insieme, si scambiano cibo e acqua, letto e vacanze. Hanno in comune il conto corrente, il bancomat e il telepass. Dividono le spese di casa, il mutuo etc.
    Ma quanto condividono? Condividere un dolore, un disagio come anche la dolcezza di un’alba, parlare un linguaggio comune che li porta a vibrare nello stesso istante per un momento eterno, magari differente da un orgasmo è un’altra cosa.
    I miei muri hanno la piena consapevolezza di esser muri quindi fatti di polvere e gesso e sanno essere complici, conservando tutto il dolore e la dignità di essere Muri.
    Quante coppie hanno la consapevolezza di essere “un paio di persone” ?
    Il che è molto diverso dall’essere una coppia.
    Separati da anni luce, e non da pianerottoli e scale, devono credere di essere muri per sostenere il peso di un grattacielo di illusioni.
    E’ possibile che i miei due Muri si incontrino e ovvio, serve un terremoto.
    A tante persone basta un figlio non cercato, un paio di autoreggenti nella serata giusta, un bicchiere di troppo. A loro no … A loro serve molto di più e anche molto di meno…
    .
    Condivido ciò che tu dici, Pieffe, dal tuo punto di vista, che non era il mio quando parlavo dei Muri.
    In quanto all’umiltà, mai come adesso, in questa fase della vita mi respira accanto e le lenti che mi porta in dono mi fanno vedere tante di quelle macerie!!! Ma anche un po’ di Bellezza. Per questo continuo a vivere… Per questa poca bellezza che c’è, tra le tante macerie. E per Dio se la si nota!!!

    PS:
    quando si hanno le lenti giuste.. ovvio.

  24. mi spiace di aver spostato un pochino l’ottica… muratoria verso una visione più incomunicabile e meno ottimistica della tua. Ma lo sai, sono fatto così.
    E, grazie a te, dopo aver scoperto la solitudine, la negritudine, l’altitudine, ecc. ecc., abbiamo scoperto la “muritudine”.
    Domani vado a comprare un po’ di cemento e mattoni, e poi, in conformità alla canzone del post (ma non si può mettere col volume un po’ più basso? ogni volta che accendo mi piglia un colpo) ti dico l’effetto che fa.
    A parte le bischerate di cui sopra, tu giustamente osservi che c’è muro e muro.
    Non accorgersi d’essere persone? Non accorgersi d’essere coppia? Essere complici? Dubitare d’esser muri che sostengono l’assurdità di una vita a cui non si crede?.
    Aihmé sospetto che sia ciò che accade più o meno a tutti, per lunghi periodi di “muritudine compressa” nella quale ci incementiamo.
    Tu ti sei inventata dei muri psicocomplessi, sensuali, quasi orgasmici.
    Ma sarebbe analiticamente interessante capire perché hai scelto di individuarli come “muri”.
    Manco siepi come quelle leopardiane, manco cipressi come quelli che vanno a Bolgheri!! Ma proprio MURI!!!Urka! E’ dura.
    Pieffe

  25. Una parete di foratini si innamorò di un muro maestro…ma li dividevano un salotto, una cucina e un becero soffitto che dalla sua altezza sogghignava a questa passione che lui stesso teneva ben distante. C’era poco da fare! Il muro maestro conscio della sua funzione si manteneva stoico e sussiegoso lì piantato, sapendo di essere un muro (im)portante mentre la semplice parete, dall’altra parte della casa, fremeva per non potergli stare vicino e poi coperta di quadri e quadretti nella camera dei bimbi cercava il più dignitosamente possibile di tenersi e tenerli su senza crollare rovinosamente in terra e far vedere quanto fragile fosse la sua struttura.

    Dura vita per gli amori dei muri, a qualsiasi latitudine.

    Fusa

  26. Bel racconto, Petula..
    Dite quel che volete, ma storie come queste mi commuovono. Ma chi lo dice che i muri non hanno anima? O che non hanno anima le locomotive, gli orologi, i sassi?
    Questa storia Petula ha un retrogusto un po’ amaro, dolce ma che sa di rimpianto.
    Ermetica, la mia micia.

  27. Ovviamente, Celeste, una storia di muri non può che parlare di distanze e mancanza di comunicazione concreta (buffo “concrete” vuol dire cemento in inglese).
    Mi avete ispirato tu e il pleiadiano.

    La prossima volta che parliamo di davanzali vi dirò di sole, tramonti romantici e bei paesaggi…il tutto ammirato e goduto con la mia lucertola preferita tra le zampe!!

  28. Ok Petula. Molto volentieri.
    Attendo il racconto.
    Poi pero’ vorrei sentire anche la versione della lucertola…..
    Di come vede lei i tramonti. A parte il proprio….

    Petula… ti approfitti perchè non c’è il Gollum eh? Da preda a predatore … indisturbata sui davanzali ad ammirar tramonti…

  29. Intenso questo dialogo. Chiudo gli occhi e immagino che questi 2 muri possano spostarsi. Li immagino uno di fronte all’altra. Sono certa che si accarezzerebbero con lo sguardo, senza toccarsi. Perché è negli occhi che risiede tutta la purezza del loro “amore”. Ciao Celeste!

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