CONTORNI E COL-ORI

confini

foto da http://www.studenti.it/

Mia nipote disegna soprattutto persone e cani e cavalli. Disegna il cielo – una striscia azzurra in alto al foglio- e la terra e i prati – una striscia verde in basso al foglio – Logica.
Al centro del foglio, quindi della scena, una delle quattro parole che sa scrivere: il suo nome. Tipico egocentrismo dei bambini.
Le linee dei suoi disegni sono nette: il cielo è distintamente separato dal resto, il prato anche. Il sole, le nuvole, la luna, gli astri hanno contorni e forme ben tracciate.
I miei no. Fin da bambina io devo soddisfare una esigenza che è parte di me, della mia costruzione, del mio carattere, della mia visione del mondo: quella di sfumare. Io sfumavo. Il mio cielo, i miei prati e perfino, ricordo, le creature marine perché, dicevo che attraverso l’acqua in movimento i contorni non potevano esseri fissi, tutto era dunque sfumato.
Qualcuno poco tempo fa mi ha detto che scrivo sfumando.
Stamane, scendendo a piedi verso il mare, lo guardavo, da una posizione più alta, dal paese: guardavo l’azzurro, perfetto, del cielo e poi il blu del mare. Il verde brillante dei pini marittimi protesi verso il mare e pensavo che dentro di me le cose non sono così.
Non lo sono mai state. Dentro di me colori odori sapori lambiscono e si mescolano: il celeste prima di lasciare posto al blu segue una gamma di colori e sfumature progressive e il blu lo raggiunge gradatamente e dolcemente. Cosi il rosso quando passa al rosa, lo fa piano piano, tramutandosi in cremisi e poi in arancione e qui è possibile che rubi qualche onda di giallo da altri luoghi situati nei paraggi.
Non ho mai saputo fare vere e profonde distinzione tra amore e affetto profondo, tra un sentimento che lega una amicizia speciale a quello che lega un affetto o un amore speciali. Un compagno di vita deve essere un amico, prima di tutto, un complice. E un buon amico deve sapere essere un buon compagno di viaggio nella vita.
Qual è la linea di demarcazione o l’ingrediente principe che determina il distinguo? Il sesso?
No, perché con un buon amico si può fare del buon sesso. Certo, con l’amico si divide una parte della vita, con un compagno si decide di condividere gran parte delle cose della vita, e fiducia e complicità, rispetto anche degli spazi e della natura dell’altro sono imprescindibili di un rapporto bello, maturo, sereno, che tende ad arricchire l’esistenza. Ma ci sono tante sfumature possibili, in questa affermazione perchè, ad esempio, quanto sopra deve essere presente anche in altri rapporti.  Diversamente i rapporti, tutti i rapporti,  si impoveriscono e impoveriscono. Continuando: un’amica quando è complice ma mai condiscendente, quando è critica ma mai giudice, quando riceve e offre fiducia,  come si chiama il sentimento che ci lega a lei? Affetto o amore o amicizia? Mah …
Amo le luci soffuse perché sciolgono i contorni e confondono i confini; la luce delle candele leviga e anima le cose.
Amo i sapori mescolati se con armonia, la pittura impressionista e i tramonti.
Subisco il fascino che conferisce la pioggia alle città che amo di più perché ne sfuma il carattere, addolcisce  i lati irti e difficili, ammorbidisce le zone aspre e arrotonda i profili. Affievolisce i confini.
Amo le case di Gaudi: i pavimenti diventano pareti verticali le quali salgono e diventano soffitti senza doversi tramutare in aspri angoli. Le facciate esterne si dilatano e diventano balconi, e poi a salire formano camini, immensi, e da qui linee ridiscendono morbide come colline e diventano tetto, camminamento, solchi per la raccolta di acqua. Terrazzi.
Mi infastidisce la musica hard e la musica che cessa all’improvviso mi indispone. Al telefono saluto con una serie di “ciao” che affondano nella voce, fino a scomparire quasi. Odio il saluto secco, lo percepisco come arido, dovuto, freddo. Un commiato eterno, senza la promessa del ritorno.
Mi piace l’eco e il lago che canta quando si copre di ghiaccio. In quel periodo è più vivo e possiede una voce che nasce nelle lastre di ghiaccio in movimento e si alza verso il cielo, si espande e si infrange, forse, sui tronchi degli alberi, formando quel canto che mi piace pensare sia musica per la danza di fate e folletti che abitano il bosco.
In un calice panciuto di vino c’è la vigna, l’orto coltivato che la confina, c’è dentro il giardino con i fiori e poi l’aroma del miele selvatico e forse anche il sudore del contadino che ha lavorato quelle terre.
I miei libri non sono ordinati secondo alcun genere.
Mi piace passare a volte il sabato pomeriggio in una rivendita poco distante da casa mia; un piccolo capannone trasformato in libreria dove non c’è un ordine preciso o se c’è io non l’ho mai trovato. Li’ è possibile vedere Catullo accanto a “Come cucinare i peperoni” e mi piace un sacco prendere tra le dita l’uno e poi  l’altro.
Perdo il senso del Tempo, in luoghi come questo e il Tempo non ha confini.
Forse queste mescolanze mi rassicurano e non mi fanno sentire fuori posto.
Forse è la ricerca di infinito, la necessità di oltrepassare i confini dell’ovvio, del convenzionale, delle strutture con le sbarre che mi fanno amare tutto questo.  Il bisogno di continuità. Mi piace la parola “infinire”, un lemma trovato da poco sulla Accademia della Crusca e “donatomi” qualche mese fa da Andrea, appassionato di “parole”.
Tutto questo, lo so, poco si sposa con il lavoro che faccio però,  a pensarci,  le contraddizioni sono i figli di un certo disordine.
Anzi tutto questo non è disordine ma una prospettiva di convivenza, coesistenza delle cose, penetrazione, invasione, mescolanza.  Il Tempo, anche il Tempo io non lo suddivido in passato presente futuro. Io sono (anche) il prodotto del mio passato; esso vive in me e con me. Il presente è già passato mentre lo si percepisce. Il futuro, allo stesso modo, è già presente. Ho la consapevolezza della mia vita che scorre, questo si, e delle possibilità che si riducono. E questo determina il mio “problema” con il Tempo. Ma è un’altra storia.
Quando si fa l’amore entrano in gioco tutti quanti i sensi. Si acuiscono e si affievoliscono rispettivamente verso il compagno e verso il mondo circostante. Cambia la percezione delle cose e del mondo, cambia la percezione del tempo rispetto a quando lavoriamo, facciamo la spesa o prendiamo il bus. Cosa c’è di più relativo, di meno distinto e di meno netto dei confini dei sensi?
E cosa è più sfumato di un bacio che si trasforma in carezza, di una carezza che si trasforma in passione per poi tornare ad essere appena un sussurro, un filo di fiato?
Stasera ci sono le stelle ma non sempre mi importa individuare l’Orsa Maggiore o Cassiopea. Mi piace vederle come tanti puntini luminosi, astri che un tempo erano persone; qualcuna di queste è qualcuno che ho amato e che amo. Va bene lo stesso, no?
In un prato di stelle è stupendo perdere i propri pensieri, il senso del Tempo e la consapevolezza che siamo piccole cose, etichettate come persone ma figli di queste stesse stelle che vediamo brillare. Ne portiamo i segni, le sostanze, e forse il destino. Forse siamo custodi inconsapevoli di quella unica e grande Regola dell’Universo che non conosce confini; quella  pangea meravigliosa e fitta di Mistero che chiamiamo “esistenza”.

11 pensieri riguardo “CONTORNI E COL-ORI

  1. Evviva le sfumature, evviva il possibile e mai il sicuro, evviva il probabile e mai il certo, evviva il grigio e mai il bianco o il nero, evviva il tutto, in un’enorme cassettiera che ci dia la possibilità d’estrarre quello che vogliamo.
    Ma, a forza di sfumare, siamo certi di non restare in una sorta di comodo possibilismo, in cui c’è sempre una ragione per tutto e in cui la comodità di un disordine interiore viene coperta da un ordine esteriore apparente?
    Io credo che a volte copriamo di “soap” quello che, ad indagare a fondo, sarebbe “hard” e soffochiamo la violenza dei bianchi e dei neri nelle sfumature, dove gli amici diventano amanti e i sentimenti naufragano nel…brodo primodiale.
    Forse hai ragione tu. Quien sabe?
    L’ultimo dei Moigatti

  2. Ecco, mi stavo domandando chi fosse a prendere il nome della mia band preferita!!! I Moigatti, questa poi!!!!!!!!

    Celeste, rieccolo…il Tempo. Sempre lui. E’ lui che sfuma secondo dopo secondo nell’ora successiva, respiro dopo respiro, pensiero dopo pensiero si inoltra nel futuro e ce lo annulla togliendogli piano piano il senso di attesa, ce lo porge nel presente e se non stiamo attenti scivola nel passato senza che l’abbiamo vissuto. Il tempo vive di sfumature e se gli diamo un colore ci svegliamo bianchi al mattino e la sera tendiamo all’indaco come si conviene a ogni arcobaleno……e ci siamo passati in mezzo con i pensieri, con gli automatismi, senza prima o dopo.
    Tutto scorre…scivola…. via come la coda della lucertola tra le zampe mentre sto insonnolita sul davanzale!

    Mi piace la tua tavolozza di colori o “pensieri colorati” delle nuances più rare!!
    Buoni tuffi!

  3. Moigatto fiiorentino:
    ‘scolta tu lo sai che non è comodo possibilismo. Sai che l’esistenza è movimento. Mutamento. Alchimia. Lo sai che è così. Sai che chi oggi è amico domani può essere anche amante e viceversa.
    Com’era? Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.
    Con la tua chiusura “ma forse hai ragione” esprimi il tuo contorno. Che non è netto. Grazie al Cielo.
    Io penso che chi crede di vivere nel bianco o nel nero non viva affatto. Gran pare della vita si svolge nel grigio, in quella terra di mezzo dove ogni istante si prospettano direzioni e scelte e certo anche percorsi obbligati. E’ un dedalo di viette e di vicoli, a volte ciechi ma a volte no. A volte girovaghiamo anche noi con il nostro lume in mano alla ricerca di una verità senza nemmeno sapere se esiste, una verità. E se esiste, siamo così sicuri che possiamo arrivare a sfiorarla?

    Un amico, molto più grande di me un giorno mi disse che “tra la terra e il cielo vi sono tante di quelle cose …. ”
    .
    Un altro aveva scritto, sulla porta di casa sua “siamo tutti nella stessa palude, ma alcuni guardano le stelle”.
    E io bussai alla sua porta.

    Grazie e un abbraccio di benvenuto.

    .
    Petula: si, il tempo ricorre nella mia vita e anche la rincorre. A volte sono io che rincorro il tempo e a volte perfino i treni. E vi sono treni porca miseria che non si prendono eppure andavano presi, alcuni li ho presi ed era meglio se fossi andata a piedi. Altri li ho lasciati passare perchè… non sapevo che fare.
    Questa ultima credo che sia la più grave.

    I tuffi? Mah.. io ne faccio parecchi, e come tutti. Li faccio in quello che chiamiamo passato, li faccio dentro ai sogni di stelle. Dentro una notte stellata, la sola che sta dentro i miei sogni. Occorre prendere un treno, certo. Ma va bene anche l’auto.
    Il tempo scivola via, come le lucertole. Occorre saperlo afferrare, credo. E quasi mai si passeggia nel bianco o nel nero. Per fortuna… E per alcuni, per sfortuna.
    Un bacio micetta e grazie di esserci.

  4. oh celestina! Ma te tu lo sa’ ch’a me piace tanto provoharti un pohino. Noi ci si va di matto pe’ le sfumature! Miha poho! Pure dal barbiere ci si fa fare la sfumatura alta; e ‘un si pole immaginare di viver senza sfumare. Ma gli è ch’a volte si sfuma di troppo, e si rischia di veder solo i grigi facendo finta che sian neri o bianchi.
    Un bacione da Firenze, che ‘un l’è la mia città.

  5. Mah… Sti fiorentini fasulli…
    Ma che ti credi te? Io lo so che te tu mi provochi….
    Baaaaaaa !
    E un si pole no un vivere nel mezzo.. Senno’ come le vedi le stelle?
    Cele

  6. …ecco forse perchè se provassimo
    a disegnare su un foglio “l’anima” non useremmo di certo un colore ben distinto e netto come fanno i bimbi quando disegnano un cuore .
    Il cuore non può essere che rosso …. rosso è amore , calore ,fuoco , passione… ma l’anima? forse di mille colori o non-colori proprio come l’arcobaleno o forse come gli orizzonti : senza fine e senza inizio .. eppure ci sono. O ancora come le aurore , i tramonti …o forse trasparente come l’acqua, come la ragiuda, come il cristallo.
    Ti abbraccio
    paola

  7. Celeste, i gatti croati sono ottimi consiglieri, sempre vigili e attenti. Fidati di loro!!
    Miaooooo

    Ps. Ti ricordi il gatto di Alice nel paese delle Meraviglie? Quello che seduto sopra un albero sbiadiva lentamente e rimaneva di lui solo il ghigno felino?? Un vero maestro di sfumature…alte!!!!
    Scusa, è il caldo!!

  8. Ciao Petula anzi Miaooo.
    I gatti croati erano delicatissimi, stavano sempre accanto, al ristorante con tanta signorilità.. L’ennesima prova che signori si nasce … ehmm scusa volevo dire Miciori. Mici-ORI ? … Mah.. Come vedi il caldo ha effetti anche su di me.
    .
    Mi collego solo ora, dopo alcuni giorni di assenza forzata: riuscivo ad utilizzare skype ma non a navigare. Misteri dei Firewall.
    Sulle note di questa canzone, che potrebbe essere tristissima ma anche splendida, a seconda dei pensieri che si hanno al momento, lascio qui un saluto a tutti i felini e ai non felini che passano di qui. Il numero di visite conferma che sono frequenti, le visite in questo angolo celeste a volte grigio a volte blu. E si sentono anche i passi leggeri e delicati di chi non lascia impronte visibili… Com’era? L’essenziale è invisibile agli occhi.
    Qualcuno lascia note, qualcuno un soffio, qualcuno un messaggio, ma ogni cosa produce un sorriso, un abbraccio. E’ bello tornare a casa. Mi piace sempre. Ed è bello trovare .. le note che si amano, i colori che si amano, le stelle di casa insomma. Nessuna stella brilla tanto.
    .
    Se Pieffe leggesse queste righe probabilmente mi taccerebbe di essere lirica, svolazzante … o romantica. Ma tra testa e pancia, quest’ultima ha la meglio. E mi piace così.

    Petula again
    Io .. ehmmm … non ricordo il gatto di Alice. Mi spiace. Ma torneremo sull’argomento “sfumature” perchè, checchè se ne dica, viviamo di sfumature.. E sono queste che fanno la differenza, I dettagli, le sfumature, le nuances che non a tutti (per fortuna) sono visibili o percettibili.
    .
    In ultimo:
    Ho avuto modo di ri-ascoltare e anche con molta calma ed attenzione alcune delle canzoni di Davide Van De Sfross e tradurro’ alcune cose in Controluce perchè sono … delle poesie anzi Poesie.
    Vi lascio con questa cosa, bellissima, contenuta in un suo pezzo:
    La sabbia di ogni clessidra ogni notte sogna il deserto.
    .
    Un bacio

  9. PAOLA
    Il tuo commento … lo avrei riconosciuto anche senza firma. Tu disegni come me … Sai, da piccola individuavo l’anima appena sotto lo sterno ed era una cosa informe, una specie di pelle d’orso quando diventa un tappeto… Bianca, naturalmente. E ancora adesso la penso in quella zona e di quella forma. Chissà perchè abbiamo bisogno di dare una forma alle cose. Un viso a Dio, un limite all’infinito.
    In queste ultime settimane ho visto un mare meraviglioso e limpido.. è bastata una maschera per vedere pesci viola, giallo, stelle marine a dieci passi dalla riva, rosse, di un rosso “cuore”. Poi piccoli pesci blu elettrico sfrecciare e sfiorarmi il corpo. E.. credimi mi sentivo un’intrusa … Una curiosa in un mondo che non mi appartiene. Un giorno Riccardo, parlando di parapendio mi disse “mah.. noi uomini non siamo fatti per volare”. E allora mentre scrutavo quei fondali limpidi e trasparenti pensavo che non siamo nemmeno fatti per nuotare.
    Ma cosa c’entra tutto questo con le forme dell’anima? Bè.. niente e tutto.
    Dipende da come si leggono le parole no? E io conosco i tuoi occhi e anche quello con cui tu leggi.
    Ciao

  10. A proposito di stelle.
    Francesca ha scritto sul Mulino una cosa bellissima, a proposito di legami.
    Non si puo’ cogliere un fiore senza disturbare una stella.

    Ecco… Disturbare… Cio’ che cerchiamo di fare quando passiamo dentro le cose vive: camminare in un bosco, scrutare il fondale del mare .. Lo scorso anno esplorando alcuni boschi in Canada era inevitabile camminare sopra le radici degli alberi che si stendevano lungo i sentieri. Erano vene, arti di un corpo e cercavo di farlo nel modo piu’ .. leggero possibile chiedendo mentalmente “scusa”.
    Ecco, pensavo a questo leggendo il post di Francesca e pensavo che ho in mente un tappeto di stelle (e qui vi rimando all’ultimo post di Francesca) a cui affidare alcuni pensieri e lanciare un sogno, vivere in quello spazio tempo differente che tanto caratterizza alcuni momenti della mia vita e nel quale incontro spesso persone e cose, nel quale si mescolano presente passato e futuro e li, in quello spazio provare a volare. Perchè io so che è possibile. Li’ si trova ogni radice di ogni albero calpestato, perchè in quei luoghi non si distinguono gli uomini dagli alberi o dalle stelle, dal mare o dall’aria. In quei luoghi c’è un canto, io credo, che comprende ogni Cosa. Forse è il canto dell’universo.
    L’universo canta? Io credo di si.

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