DI SCRITTI … DI-VINI

VINOEPOESIA

Un giorno, un amico che apprezza il vino buono quando è buono davvero, quando il momento è quello giusto a cui dedicare un calice di buon vino (“nel bicchiere giusto, panciuto, di cristallo morbido, perchè le cose buone devono stare dentro le cose belle”) mi disse: – Sai, alcuni amici mi hanno invitato a fare un corso per conoscere il vino; tu sai che io lo amo.. Bè, ho rifiutato”. Gli chiesi come mai avesse rifiutato, e mi rispose inviandomi quanto segue.

Keating: “Ora aprite i vostri testi a pagina 21 dell’introduzione. Lei, Perry, vuole leggere il primo paragrafo dell’introduzione, intitolato: “Comprendere la Poesia?”

Perry: “Comprendere la poesia di Johnathan Evans Prichard, Professore emerito.

Per comprendere appieno la poesia, dobbiamo, innanzitutto, conoscere la metrica, la rima e le figure retoriche e poi porci due domande: uno con quanta efficacia sia stato il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine.
La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia, diventa una questione relativamente semplice. Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale, un sonetto di Shakespeare avrà, d’altro canto, valori molto alti in orizzontale e in verticale con un’imponente area totale, che, di conseguenza, ne rivela l’autentica grandezza.
Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, crescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”.

Da “L’attimo fuggente”.

29 pensieri riguardo “DI SCRITTI … DI-VINI

  1. come per la poesia anche per il vino non servono corsi per conoscerlo… un “gusto” è qualcosa di soggettivo a qualcuno può piacere ad altri meno ma tutto dipende da me stesso… e se mi “insegnassero” per comprendere meglio che libertà ci sarebbe di viverlo appieno nella propria soggettività?
    Mamma mia che paroloni che sto usando oggi… deve essere il vino che ho bevuto nel week-end 😛
    Un sorriso 🙂

  2. Beh, non sono completamente d’accordo con il tuo amico che non ha fatto il “corso” temendo forse che invece di un vino gli avrebbero servito una coppa di calcolo differenziale..
    Studiare sulla forma delle cose può portare verso la sterilità del cuore; ma non studiare può portare che si scriva o si legga soltanto… con la pancia.
    Forse è questa la ragione per cui ci sono tanti poeti che non hanno ritmo e metrica e a volte neanche sintassi.
    E anche se il cuore vola alto… le parole volano in basso e la poesia scritta è fatta anche, anzi soprattutto, di parole.
    Lo stesso può accadere con i vini.
    Ovviamente dipende dall’interesse che uno ha per una cosa.
    Se fossimo così sensibili da non aver bisogno di parole e così intelligenti da non aver bisogno di sensibilità, sarebbe inutile far corsi sui vini, e anche studiare un po’ di grammatica.
    Noi comunque beviamo un vino buonissimo, che proviene da una sola vite che si abbarbica sul Grande Fico. Questa vite produce un solo grappolo (Ma ogni chicco ha un diametro di circa 50 metri).
    Pieffe

  3. L’esempio riportato nel post indica forse il goffo tentativo di misurare l’incommensurabile. Parlare di poesia non trasmette la bellezza della poesia, come parlare di vino non ne trasmette il sapore. Quello che si può trasmettere è la propria passione e una capacità di lettura, di interpretazione. L’interpretazione non è la cosa interpretata, ma se ben fatta può aiutare la fruizione di questa. Se si leggono gli scritti di Auden, per esempio, ci si ritrova davanti a poesia che parla di altra poesia. Penso che si possa fare benissimo un corso di sommelier, basta che poi ci si ricordi di bere il vino!
    Buona giornata
    Gil
    PS: ora Pieffe, dopo aver aperto una catena di chinotto-frenchising, vuole pure importare sulla terra il Nettare delle Pleiadi… tra un po’ forse comincerà con le televisioni, poi si butterà in politica…

  4. Mi sono scappate alcune proporzioni :

    vocabolario : parola = enologia : vino
    parola : poesia = umano ( in potenza ) : divino
    umano : divino = terra : vino
    vini : palato = poesia : cuore
    vino : spirito = creatura : suo creatore
    vino : ubriaco = virtù : intemperante
    l ‘intelletto deve stare al cuore come il cuore all ‘intelletto

    ecc. ecc. ecc.

    ( oggi questa è la firma )
    …..vi ringrazio di avermi fatto , spero temperatamente , ubriacare .
    l

  5. A parte il brivido lungo la schiena generato dal solo sentire nominare il calcolo differenziale… penso che ci siano alcuni distinguo da fare.
    “E’necessario misurare ciò che è misurabile e rendere misurabile ciò che ancora non lo è”, sosteneva Galileo, il simbolo di quelli che per primi abbiano aperto, a proprie spese, la porta verso la conoscenza ottenuta tramite l’esperienza, e tramite le verifiche teoriche della stessa. Nessun dubbio, è un modo di procedere che prima di lui è costato la pelle a tanti, a lui “solo” gli “arresti domiciliari” da parte del sant’uffizio, ma tant’è, funziona dal 1600…
    Non credo che nessuno oggi si potrebbe nemmeno immaginare, sicuramente non sostenere, di poter vantare una competenza, e parlo in senso allargato, senza un approccio laico di conoscenza riguardo all’argomento specifico (salvo costruire le case con la sabbia di mare…).
    Ma propongo un’altra chiave di lettura, ed è… l’emozione della scoperta.

    Perchè, diciamoci la verità, Galileo si divertiva un sacco a buttare giù i pesi dalla torre di Pisa, e a vedere che quella formuletta semplice semplice che aveva inventato ci stava che tornasse, per legare l’altezza al tempo che ci metteva il peso a cadere.
    Questa non è scienza, ma è estetica, e piacere.
    A noi questo non ci tocca più… salvo sapersi trovare le occasioni.
    L’esempio del vino forse aiuta: credo sia necessario “incontrare” i sapori quando la corrente te li porta a portata della mano: quel viaggio in Spagna dove hai assaggiato, alla fine del pasto, quel vino che sbaglio o è tanto simile all’Aleatico dell’Elba, che conosci ormai, e ami, e che c’hai sempre la damigianina con cui il nonno lo portava a casa quando ci s’andava, l’estate? O quella sera a cena di un amico, quando ti ha fatto sentire il vino delle terre della sua donna, secco e ossuto come il viso di quella ragazza coi capelli corvini che quasi quasi… no, meglio il vino, meno guai.
    Io credo che tutto questo SVANISCA in uno schiocco di dita, di fronte a uno in cattedra che con un corso di un par d’ore ti propone in fila, catalogati, in una matrice a n dimensioni di uve-anni-trattamenti-temperature-etc un qualcosa che, invece, è frutto del terreno col galestro della terra di Siena, del sole, che lo devi vedere quel sole per capire, di quel silenzio, di quelle facce, di quelle case… Mah, non so… ma a me pare che questa non sia “Conoscenza”, ma sia una “fotografia”, piatta, della conoscenza, senza gli odori.
    Alla salute,
    Riccardo

  6. Li sapevo che il calcolo differenziale era “evocativo”.
    Comunque l’ho detto apposta perché è uno dei tanti sistemi che cerca di mettere d’accordo ciò che è commensurabile con ciò che non lo è.
    Io simpatizzo con Galileo fin quando parliamo di oggetti misurabili. La poesia, come l’amore, come la bellezza, fanno parte degli incommensurabili anche se dei presuntuosetti perversi, come Odifreddi o quella gran gnocca della Haak vorrebbero ridurre tutto ad esperienza misurabile.
    Certo che se uno non crede nell’anima né nell’ineffabile non può neanche immaginare che esista qualcosa che, prima o poi, non sia misurabile.
    Io, che purtroppo sono un bieco e ottuso tradizionalista, e faccio parte del Ratzinger fans club, so perfettamente che non posso misurare quasi nulla, e che aggiungere sensazioni all’esperienza non la trasforma in conoscenza, ma aumenta solo l’informazione.
    E, porcaccia la miseria, sono ormai decenni che ho scoperto che l’informazione non aumenta la conoscenza, anzi, la rende caotica e manipolabile.
    Pieffe

  7. Come dire…per ordinare un buon vino da pasto chiamo Galilei con l’approccio laico o procedo con il calcolo differenziale?

    Oppure non può essere più semplicemente che se imparo a riconoscere i vari elementi del bouquet posso apprezzarne l’accostamento e la consistenza? E se imparo ad abbinarlo a certi cibi posso prendere il meglio da ambedue gli elementi. Almeno eviterò di bermi un chianti con il pesce e non mi farò abbindolare da un vino scadente accompagnato da formaggi stagionati che ne cammuffano la pochezza.

    A mio parere, se si ama il vino, un poco di conoscenza approfondita non può far altro che rendere più piacevole il bere.

    Se si ama la poesia, il giusto ritmo e l’armonia delle parole danno più spessore al verso che risuona dentro e se si amano tutte e due…si fa come Rumi :

    “Versami tanto vino ch’io scenda giù da me stesso
    perchè nell’io, nell’essere, non ho trovato che pena. ”

    Da che si evince che il vino…. conduce a stati di coscienza “diversi”, se di-vini o laici non ve lo so dire!!

  8. Forse l ‘incommensurabile è tutto il commensurabile più chi lo ha creato , forse è solo il nostro sguardo a credere a volte commensurabile ciò che non lo è ( per noi ) e a credere incommensurabile ciò che lo sarebbe , ma entrambi si riferiscono sempre a nostre categorie , alla nostra capacità o incapacità di conoscenza , non alla cosa in se , così come il concetto di infinito ( che presuppone quello di finito ) non dovrebbe credo essere applicato a Dio , egli è fuori da entrambi pur comprendendoli . Forse commensurabile e incommensurabile coincidono è solo nella nostra testa che sono scissi ….. sicuramente non riesco a dire con parole ciò che non potrei nemmeno osare di percepire e mi scuso se ho tentato di farlo .
    Anche il Gollum e Petula sono divisi , se si mangiassero sarebbero UNO .

    ecc. ecc. ecc.

    Grazie sempre per l’ ospitalità e mi scuso per eventuale disturbo ,
    un ciao a tutti .

  9. Riccardo:
    noi abbiamo in sospeso un calice, di quelli panciuti che ci aspetta, a Ponte Vecchio e poi anche da un’altra parte….
    Se poi va male ci resta la Torre di Pisa, possiamo sempre buttarci di sotto tanto non saremo troppo lontani.

    Pieffe
    Tu ed io cantiamo Triangolo di Renato Zero oppure Teorema di Marco Ferradini sul Lungotevere con un fiasco di Gattinara sotto il braccio o sfrecciando con la tua astronave sopra i sette colli.

    Seriamente:
    Il vino lo voglio bere come Riccardo.
    Saltellando come da fare Pieffe tra la terra e il cielo (in tutti i sensi) magari sul suo tappeto volante (lo usa solo in estate).

    Non ce la posso fare con voi!!
    Sembrate degli ingegneri ..

    celeste (con un piede tendente al blu cobalto)

  10. Un saluto anche a te Gil, moderato come alcuni vini buoni, morbido e setoso (ma sei così?) Interessante……..

    ll GATTINARA!!!
    Petula sei uno spettacolo!!!!!!
    Ho riso con le lacrime……

    Cele

    PS
    Controluce è aperta per nuovi dibattiti.
    Come Porta a Porta. Manca qualche Vespa ..ma abbiamo altro…
    Non ci facciamo mancare niente, noi…

    CELE

  11. Marinz, complimenti per i tuoi fiori.
    Un tempo avevo anche io alcune piante grasse, e alcune fiorivano. Ma da me, con le miei cure, ogni fioritura… corrispondeva ad un miracolo.. Infatti ora non ne solo un paio. Peccato. Ci vuole tempo, e anche amore, e come tutte le cose quando si ama il tempo lo si trova. Che dire? Forse amavo di piu’ le spine dei fiori? Maaah….
    Ciao e una buonissima giornata nella nostra Milano, oggi nuvolosa.

  12. Nel mio ufficio o meglio nella mia stanza si è rotto il condizionatore. Non l’ho MAI otuto accendere. Oggi finalmente è arrivato il tecnico con la schea (che pare arrivi da Bologna). Bene, mi sono detta… Staro’ al fresco. Macchè.
    Il mio entusiasmo si spento quasi subito: le schede rotte sono due…
    Morale: staro’ calda ancora per 4 / 5 giorni.
    APPELLO: qualcuno conosce qualcuno che sa riparare un semplicissimo condizionatore d’aria ad una povera donna che lavora dalle 8 alle 10 ore al giorno?
    Non so… magari qualche ingegnere di buona volontà…
    Lo Studio paga, si intende..

  13. Proprio ieri unamia amica mi ha chiesto: Ti capita mai di avere gli elettrodomestici che tutti insieme smettono di funzionare?
    Ebbene si, mi è successo. Si rompono in coppia di solito ma se hai la bilocazione (non come padre Pio, intendo casa e ufficio)se ne possono rompere quattro. Per una fattura contro i guasti da elettrodomestici ti consiglio un normale tecnico. Con gli ingegneri…stai fresca…(magari!)

  14. Voi non capite: noi ing ci dedichiamo ai massimi principi teorici della tenica. La realtà, coi suoi elettrodomestici, la lasciamo come facile esercizio agli studenti.
    R

  15. Rido:
    voi non sapete … ma i colombi nati sul terrazzo di Riccardo, avendo ricevuto l’imprinting del caso, hanno revisionato i motori dei condizionatori prima di spiccare il volo….
    Giuro! Era la fine di luglio 2008 …
    E da li’ sono nate storie di numeri .. Ma queste sono … altre storie ancora.

  16. @ Riccardo: conosco bene la categoria: ho sposato un ingegnere e ne conosco bene almeno un’altra mezza dozzina….in tutti sono stati rilevati diversi e irreversibili difetti di fabbricazione. E come dice un libro dal titolo riuscitissimo: “gli ingegneri non vivono….funzionano”!

  17. Ringrazio Celeste per l ‘opportunità di “ condividere “ o “ delirare “, così chiedo scusa se rettifico alcune piccole parole del n° 11 che forse hanno stravolto il senso di ciò che volevo dire :
    Forse incommensurabile è anche tutto il commensurabile più chi lo ha creato , in conseguenza tutto in un certo senso è incommensurabile ( al nostro livello ) e tutto potenzialmente “ commensurabile “ ad un altro livello . Spero in questo modo che la logica ( ? ) di ciò che veniva dopo , sia più chiara .
    Vi sarei profondamente grata , ma forse chiedo troppo o non me lo merito ,se mi aiutaste a capire meglio .

    ecc….

  18. @ Petula:
    “penso quindi funziono”? “Il cielo sopra di me, la legge di Ohm dentro di me”?
    Aggiungo di seguito un raccontino che ho avuto di nuovo tra le mani, e che m’ha fatto tornare a mente il commento di cui sopra…
    Spero che messo qui in un cantuccio non darà tanta noia al fluire del pensiero della nostra amica e ospite Celeste, e sarà a disposizione del curioso di passaggio.
    Morale: avete un’anima per questi piccoli Golem dei nostri giorni, per piacere…?
    Riccardo

    CHARLES BEAUMONT, Last Rites
    Oct. 1955

    ULTIMI RITI

    In qualche angolo della chiesa un bambino piangeva. Padre Courtney rimase qualche attimo in ascolto, sospirò e si fece il segno della croce. Un’altra battaglia, pensò, tristemente. E chi vincerà, questa volta, Signore? Io? O quel bambino piagnucolante… sia benedetta la sua innocenza?
    – Nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo. Cosi sia.
    Si voltò e si diresse verso i gradini del pulpito e si disse:
    — Beh, dovresti esserci ormai abituato.. il cielo lo sa! Dopo tutto sei un prete… Perché deve importarti la reazione degli ascoltatori »? E, inoltre, chi li sta mai a sentire questi tuoi sermoni? Alcune signore della parrocchia (sebbene tu sia sicuro che non sentono o non capiscono mai una parola) e, naturalmente, Donovan. Ma chi altri? Strilla, strilla… roseo, piccolo bambino! Strilla fino a…
    No.
    No, no. Ahhh!
    Attraversò la sacrestia, cercando di non pensare a Donovan o alle grosse chiese di città con i loro splendidi asili dai muri isolati acusticamente e altoparlanti che amplificavano…
    Uno, aveva quel che aveva secondo la volontà di Dio. Le cose, erano poi davvero tanto brutte? Non poteva e respirare il profumo della foresta? E in quale parrocchia di città avrebbe potuto scorgere i fiori selvaggi crescere sui colli come lava rutilante? O sentire il respiro della terra? Aprì la porta ed uscì.
    I campi silenti erano color argento scuro. In lontananza al di la dei campi, scorse un missile che stava alzandosi con la sua coda di fiamme.
    Padre Courtney sbattè le palpebre.
    Certo che le cose non erano poi tanto male. Tutto sarebbe andato come doveva, pensò, e non sarei cosi nervoso per il pianto di un bambino, se soltanto…
    Giunse le mani.
    — Padre mio che sei nei cieli, — mormorò, — fa che stia bene!
    Decise poi di non attendere i parrocchiani per salutarli e si avviò verso la canonica.
    L’aria del mattino era veramente fredda. Padre Courtney ripensava a quante altre volte aveva percorso quel viottolo per raggiungere Hidden River. Preso dai suoi pensieri non sentì il telefono se non quando fu proprio dentro casa.
    Schiacciò un pulsante giallo. Lo schermo si mise a fuoco Apparve il volto di un vecchio.
    — Buongiorno, padre.
    — George! — Il prete sorrise facendo, allo stesso tempo, un gesto di rimprovero con la mano. — Ah, George! Per che non mi hai chiamato? Non sei ancora sceso da quel letto?
    — Non ancora, padre.
    Beh, me l’aspettavo. Ora mi permetterai di chiamare un medico?
    — No… — Il vecchio fece di no. Aveva il volto magro e pallido. I capelli spessi erano candidi. Aveva una strana scintilla negli occhi. — Vorrei che venissi qui da me, se puoi.
    — Non dovrei, — disse il prete, — dopo che ci hai trattato tutti in quella maniera… Ma se hai ancora un po’ di quel Chianti…
    George Donovan fece di si col capo.
    — Potresti venir subito?
    — Padre Yoshida troverà forse da ridire.,.
    — Ti prego. Subito…
    Padre Courtney guardò lo schermo impensierito.
    — C’e qualcosa che non va?
    — No, — rispose Donovan. — soltanto che sto morendo.
    — Ed io chiamo subito il dottor Ferguson. Ti prego di non discutere. Questa storia e andata avanti fin troppo… Il volto del vecchio si fece duro.
    — No… ti proibisco di farlo.
    — Ma sei malato! Probabilmente molto malato! E se pensi che io resti qui a guardarti finire all’ospedale per la tua caparbietà… e soltanto perché non ti piacciono i dottori!
    — Ho le mie buone ragioni, credimi. Non le comprendi e non ti biasimo. Ma devi aver fiducia in me. Ti spiegherò ogni cosa, se mi prometti che non chiamerai nessuno.
    Un lungo sospiro uscì dalle labbra di padre Courtney. Studiò il volto dell’amico.
    — Posso prometterti che non chiamerò il dottore prima di averti visto.
    — Bene, — il vecchio pareva soddisfatto.
    — Sarò lì fra quindici minuti.
    — Con la tua Piccola Borsa Nera.
    — No di certo. Non ne avrai bisogno…
    — Portala, padre, ti prego. Non si sa mai.
    Lo schermo si appannò e poi divenne bianco..
    Padre Courtney esitò qualche istante. Si infilò quindi soprabito e si avviò. Intanto pensava a George. Se fosse davvero morto e lui avesse potuto fare qualcosa per prevenirlo…
    L’elicar si pose rapidamente sul suolo. Padre Courtney tolse la chiave dell’accensione e se la ficcò in tasca prima di scendere attraverso la porticina dell’abitacolo.
    L’aria fredda gli schiaffeggiava il volto.
    — Signore, sia fatta la tua volontà! — mormorò a fior di labbra.
    La porta della casa era aperta.
    Entrò, attraversò il soggiorno e si diresse verso lo studio
    — George.
    — Sono qui, — gli rispose una voce.
    Il prete si volse verso la porta della camera da letto, giro la maniglia ed entrò.
    — Sono lieto di vederti, padre, — disse con voce tranquilla.
    Il prete sentì una stretta al cuore.
    — Il Chianti e nel comodino, — gli disse il vecchio. Versatene se vuoi…
    — Non ora, George.
    — Ti prego. Sarà d’aiuto.
    Padre Courtney aprì il comodino, tirò fuori una bottiglia piena di vino a metà, prese un bicchiere da uno scaffale e lo riempi. — E tu? — Gli chiese, più per cortesia che altro, ben sapendo che Donovan non beveva mai.
    — No, grazie, — gli rispose Donovan. — Siediti dove posso vederti bene, ti prego.
    Il prete aggrottò le sopracciglia. Notò che le braccia, erano rigide lungo il corpo nascosto sotto le coltri Donovan riusciva solo a muovere il capo, ed anche quello in modo innaturale.
    — Cosi è meglio. Ma sarà bene che ti tolga il cappotto fa molto caldo qui. Finirai per prenderti una polmonite.
    Spifferi d’aria fredda entravano dalle finestre.
    Padre Courtney si tolse il cappotto.
    — Ti sei preoccupato, vero? — chiese Donovan. Il prete fece di si col capo.
    — Mi dispiace, ma avevo bisogno di stare solo. Accade a volte di sentire la necessità di stare soli. Non e vero?
    — Si, ma…
    — So the vorresti farmi delle domande. Ma non c’e tempo…
    Padre Courtney si avvicinò al telefono. Schiacciò un pulsante.
    Mi dispiace, George, — disse, — ma devo chiamare un dottore.
    Lo schermo non si illuminò.
    Schiacciò nuovamente il pulsante.
    Siediti, — gli disse la voce stanca di Donovan alle sue spalle. — Non funziona. Ho strappato i fili dieci minuti fa.
    Beh, allora andrò fino a Milburn…
    — Se lo farai, al tuo ritorno mi troverai gia morto. Credimi: so quello che dico.
    II prete si lasciò cadere sulla sedia.
    Donovan ridacchiò.
    — Forza, bevi… Non vorrai mica che del buon vino vada sprecato, vero?
    II prete pose il bicchiere alle labbra. Cercò di pensare con attenzione. Se si fosse recato a Milburn senza perdere un secondo, forse ce l’avrebbe fatta. No, no…
    Donovan ora parlava con voce bassa; si sentiva in lontananza come una specie di ronzio.
    — Padre, quant’e che siamo amici noi due?
    Beh… circa vent’anni… forse
    Credi di conoscermi bene?
    — Sì.
    — E allora dimmi se ti pare che io sia stato un uomo retto.
    Padre Courtney sorrise.
    — Molti sono peggiori di te, — mormorò e intanto pensava a tutto quello che quell’uomo aveva fatto a Mount Vernon, in silenzio, con quel suo modo deciso, in quegli anni.
    La costruzione di una scuola decente per i bambini… era stato Donovan a renderla possibile. Il nuovo ospedale…senza l’aiuto costante di Donovan non lo si sarebbe fatto. Luoghi di divertimento per i giovani; un fondo cittadino per i poveri; insegnanti migliori, medici migliori… tutto per merito di quell’uomo, George Donovan, dalla voce pacata.
    — Davvero?
    — Certo che lo dico davvero.
    Ora nella stanza si avvertiva uno strano odore. Il vecchio disse:
    — Ne sono felice. — Rimaneva sempre immobile.
    Mi dispiace di avertelo chiesto… ammetto che non avresti potuto rispondermi altrimenti.
    — Non riesco a capire dove vuoi arrivare.
    — Nemmeno io lo so completamente, padre. Credevo di saperlo, una volta, ma sbagliavo.
    Il prete si batte violentemente le mani sulle ginocchia.
    — Ma perché non mi lasci chiamare un medico? Dopo; ci sarà tutto il tempo che vorremo per parlare… Gli occhi di Donovan si socchiusero.
    — Sei tu il mio medico, l’unico che può essermi di aiuto.
    — In che modo?
    — Dovrai prendere una decisione. — La sua voce si era fatta acuta.
    — Che genere di decisione?
    — Teologica.
    Padre Courtney si alzò e si avvicinò alla finestra. Piovigginava ed alcuni uccelli, appollaiati sui filo del telefono, sembravano note nere sul pentagramma.
    — Pensi di avermi detto tutto di te?
    — Si.
    — Non lo credo, George, — disse padre Courtney voltandosi. — E’da tanto che lo so
    Il vecchio cercò di parlare.

  19. — L’ho saputo ed ora credo di capire perché hai .rifiutato di vedere gente.
    — No, — disse Donovan. — Non credo che tu sappia. Ascoltami: non è quello che pensi tu.
    Sciocchezze, — ribatté il prete. — Siamo amici da troppo tempo. Si tratta proprio di quel che penso. Sei un uomo intelligente, colto e ostinato come un mulo e credi the non potrai andare in Cielo perché ti capita di avere dei dubbi.
    — Non e così.
    — Ma cosa credi che non mi ponga anch’io delle domande? Per il semplice fatto che sono un prete credi che tiri avanti passivamente senza mai pormi un quesito?
    Gli occhi del vecchio si mossero lentamente, prima verso l’alto poi in basso.
    — Ogni persona intelligente dubita, George. E poi ci sentiamo terribilmente in colpa. Ma ti assicuro che se questo bastasse per dannarci, il Paradiso sarebbe un inferno. — Padre Courtney si accese una sigaretta. — E cosi ti sei chiuso in casa come un eremita, roso dai tuoi dubbi. Non è cosi?
    — Vorrei che lo fosse, — mormorò Donovan, E dopo una lunga pausa riprese: — Ti voglio porre un problema troretico al quale penso da tempo.
    A quella frase padre Courtney non poté fare a meno di pensare a tutte le serate passate a conversare con Donovan, un uomo di un’intelligenza e cultura eccezionali. Quelle serate avevano fatto parte della sua vita. Con Donovan era stato possibile parlare di tutto… da Frescobaldi al baseball, dalla colonizzazione di Marte ai primi simbolisti francesi, alle riforme agrarie, al vino, alla teologia…
    II vecchio si mosse nel letto. L’odore acre che aveva invaso la stanza parve diminuire per qualche istante.
    — Una volta m’hai detto, — mormorò il vecchio, — che ti piace leggere la narrativa di immaginazione. Vero? — Sì, ne leggo.
    — E che certi concetti riuscivi a digerirli… come i mondi paralleli, gli umani mutati e simili… ma che certi altri concetti non ti andavano affatto. La vita artificiale, credo di ricordare, e il viaggio nel tempo.
    Il prete fece di si col capo.
    — Beh, prendiamo a soggetto della nostra conversazione il primo argomento. Ti va?
    — Va bene. Ma poi chiamiamo il dottore…
    Donovan fissava il soffitto.
    — C’e un uomo che, parlando in termini ordinari, è un essere apparentemente eguale a tutti gli altri. Ma, ad essere precisi, non e nemmeno un uomo. Perchè, sebbene, viva, non è vivo. Mi segui? E’ un insieme di fili, di relais, di fusibili… è creazione di altri uomini. E’ una macchina.
    — George, — Il prete scosse il capo. — Ne abbiamo parlato gia altre volte: è sciocco perdere del tempo prezioso. Sono venuto qui per aiutarti e non per chiacchierare di cose folli.
    — Ma è così che puoi aiutarmi, — insistette Donovan
    — Va bene, sospirò il prete. — Ma sai come la penso al riguardo. Anche si ci fosse un fine logico al quale tale macchina potrebbe venir destinata, e non mi riesce di scorgerne alcuno, continuo a sostenere che non potranno mai creare una macchina capace di pensiero astratto. L’intelligenza umana e un’essenza spirituale… e lo spirito non può essere duplicato dagli uomini.
    — Lo credi davvero?
    — Certo che lo credo. L’estrapolazione delle scoperte scientifiche è davvero meravigliosa, ma lo spirito è tutta un’altra cosa.
    — Davvero? — disse il vecchio. — E la scoperta di Pasteur? I raggi X? Roentgen si limitò a correlare fra di loro un insieme di dati allo stato embrionale, o s’imbattè in qualcosa di nuovo? Cosa pensi che gli scienziati stessi avrebbero detto all’idea di una macchina che può vedere attraverso i tessuti umani? Avrebbero detto che era fantasia. Ma nonostante tutto, esiste.
    — Non e la stessa cosa.
    — Gia… suppongo che sia vero. Comunque, non voglio
    convincerti della bontà della mia tesi. Ti chiedo soltanto di accettarla al fine del discorso. Vuoi?
    — Continua, George.
    — C’e quest’uomo, allora. E’ artificiale, ma perfetto: grandi fatiche sono state compiute per raggiungere una tale perfezione. Ha l’aspetto di un umano e agisce come un umano. E capita pure che a volte lo stesso essere in questione si confonda; gli e difficile, infatti, quando sente una fitta al cuore, pensare the non ha cuore. Quando si sveglia riposato dopo aver dormito, deve ricordare a se stesso the e tutto controllato da un sistema automatico all’interno del suo cervello e che lui non e realmente riposato. Deve continuamente ripetersi: non sono vero, non sono vero, non sono vero! Ma poi gli viene il dubbio. Perchè non sono vero? Dormo come fanno gli umani; mangio come fanno loro… tutte le mie funzioni sono simili alle loro. Non e forse così? Si domanda, quest’uomo meccanico, cosa avverrebbe sulla Terra se all’improvviso tutti gli esseri scoprissero di essere come lui? Si sentirebbero perciò meno umani? Si sentirebbero compagni delle calcolatrici, o forse rivedrebbero la loro definizione della parola vita? Beh, il nostro uomo ci pensa e ripensa, ma non riesce a raggiungere alcuna conclusione. Non si sente un calcolatore superiore, ma neppure un umano: non completamente, almeno. Tutto quel che sa è che gli piace l’odore dell’erba umida, che il sibilo del vento fra i rami degli alberi è triste e che ama la Terra intera di un amore impossibile…
    Padre Courtney si agitava a disagio sulla sua sedia. Se soltanto il telefono avesse funzionato, pensò. O se fosse stato sicuro che poteva fidarsi a lasciarlo solo…
    — altra gente, come ho detto, ha costruito la creatura; ma ne furono fatte molte altre. Comunque, di tutte, quella sola, diciamo, riuscì.
    — Perchè? — chiese il prete irritato. — Perchè, in primo luogo, l’avrebbero fatta?
    Donovan sorrise.
    — Perche abbiamo mandato il primo razzo sulla Luna?
    O ci siamo preoccupati di frantumare l’atomo? Per nessuna vera ragione specifica, padre. All’infuori della grande ragione al di la di ogni scienza: la curiosità! I miei scienziati volevano semplicemente vedere se avrebbero potuto riuscire a farlo.
    Il prete alzò le spalle.
    — Ma forse sarà meglio raccontare la storia di questo, uomo. Nacque circa un centinaio di anni fa; una grande industria privata fu sua madre e una dozzina di tecnici e scienziati, furono suo padre. Balzò fuori dal suo grembo elettronico completamente formato. Ma, in conseguenza di uno sbaglio, dovuto alla mancanza di conoscenza, lui venne al mondo diverso dai suoi fratelli privi di successo. Un robot mutato, padre… e questa è un’idea che dovrebbe interessarti! Comunque, lui sapeva chi, o se vuoi cosa, era. Lo ricordava. E cosi, a farla breve, quando la guerra interruppe l’esperimento e mise tutto a soqquadro, il nostro uomo decise di approfittarne per scappare. Desiderava sua individualità. Voleva andarsene dallo zoo. Non fu molto facile, ma ci riuscì. E una volta libero, ai suoi costruttori fu impossibile ritrovarlo. Era troppo simile ad un essere umano ed essi non potevano divulgare la notizia che un uomo meccanico si aggirava per le strade, perchè avrebbero seminato il panico nell’opinione pubblica. E di panico ce n’era gia abbastanza.
    — E cosi ci scommetto, non l’hanno mai più trovato.
    — Esatto, non l’hanno più ritrovato. E hanno mantenuto il loro segreto portandoselo nella tomba.
    — E cosa e successo di quella creatura?
    — Niente di eccezionale, a dire la verità. Lo avevano fornito di una discreta intelligenza e così non ebbe grande difficoltà a trovarsi un lavoro. L’unico guaio era che poteva rimanere più di una ventina di anni nello stesso posto. Gli avevano dato l’aspetto di un uomo anziano e, ovviamente, in lui non avvenivano trasformazioni come negli umani; perciò ben presto si abituò a farsi della amicizie e a doverle poi abbandonare.
    Padre Courtney se ne stava ora seduto immobile nella sua sedia. Gli uccelli avevano abbandonato i fili del telefono e cinguettavano sul davanzale.
    — Ma in tutto questo tempo lui ha pensato, Padre. Pensato e letto. Ha studiato attentamente filosofia e poi ha iniziato le sue ricerche nella teologia e nella letteratura metafisica. Cosa cercava? Non lo sapeva nemmeno lui. Comunque, di una cosa è sicuro, ora: è senza dubbio umano. Lo crede con estrema fermezza. Non è un fatto notevole?
    — Lo e davvero, mormorò il prete. — Continua.
    — Sono riuscito a carpire il tuo interesse, vero? Supponiamo che siano passati cento anni. La creatura è riuscita a fare su se stessa certe piccole riparazioni, ma e giunto momento in cui sta per morire. Come un vecchio motore, ha funzionato anno dopo anno fino a che, dopo molte riparazioni, sta cadendo a pezzi. E niente, e nessuno, può salvarlo.
    L’odore acre si avvertiva ancora più intenso.
    — Ma ecco il vero paradosso. Non ha un organismo vivente, ma si preoccupa lo stesso della sua anima! II problema è questo: visto che questa creatura ha vissuto per cento anni come un essere umano fra altri esseri umani, può nutrire qualche speranza di salire in Cielo? O morirà e diverrà soltanto un cumulo di rottami?
    Padre Courtney balzò su dalla sedia e si allontanò dal letto.
    — George, in nome del Signore, lasciami chiamare dottor Ferguson.
    — Rispondi prima alla mia domanda. O non hai deciso?
    — Non c’e nulla da decidere, — disse il prete con impazienza. — E’ una domanda assurda. Una macchina non può avere un’anima.
    Donovan sospirò a lungo. Disse quindi:
    — Non credi possibile, allora, che Dio possa aver fatto in questo caso un’eccezione?
    — Cosa intendi dire?
    — Che abbia avuto pietà di questa nostra teorica creatura meccanica e abbia inspirato in lei un’anima. E’poi tanto impossibile?
    Padre Courtney alzò le spalle.
    — Impossibile, è una parola misera, — rispose. — M anche il problema che mi poni è ben…

  20. — Impossibile, è una parola misera, — rispose. — Ma anche il problema che mi poni è ben misero. Perché non mi domandi se è giusto permettere di volare ai maiali?
    — Ammetti allora che è possibile?
    — Non ammetto niente. Si tratta, più semplicemente, di una di quelle domande a cui l’uomo non può dare risposta.
    — Nemmeno un prete?
    — In particolare un prete. Ne sai quanto me sul cattolicesimo, George; dovresti sapere quanto assurda sia la tua proposizione.
    — Sì, — mormorò Donovan tenendo gli occhi socchiusi,
    Padre Courtney ricordava di quella volta in cui avevano litigato furiosamente su cosa sarebbe avvenuto se un uomo fosse andato indietro nel tempo ed avesse ucciso il proprio, nonno. Si trattava di una discussione analoga. Proprio così… (Cosa sarebbe accaduto se Mozart fosse stato uno scrittore invece di un compositore? Se una persona muore e rimane morta per un’ora, al suo risveglio, il proprio fantasma la perseguiterà?) Inoltre c’era da considerare il fatto che forse Donovan aveva la febbre forte.
    II vecchio riprese a parlare.
    — Ma una cosa me la puoi dire, — disse.
    Se il nostro uomo stesse per morire e tu lo sapessi, gli daresti l’Estrema Unzione?
    — George, tu stai delirando!
    — No, niente affatto! Gli daresti l’Estrema Unzione? Se, diciamo, lo conoscessi? Se tu l’avessi conosciuto per anni come amico e come tuo parrocchiano?
    II prete scosse il capo.
    — Sarebbe un sacrilegio.
    — Ma perché? Tu stesso hai detto che potrebbe e avere un’anima, che Dio avrebbe potuto provare misericordia per lui. Non l’hai detto?
    — Io….
    — Ricorda, è un tuo amico. Lo conosci bene. Tu e questa creatura avete lavorato insieme, vi conoscete da anni.
    Avete passeggiato insieme migliaia di volte, diviso gli stessi interessi, le stesse conoscenze… A puro scopo di curiosità… Mi capisci?
    — No, — disse il prete sentendo un brivido freddo corrergli per la schiena. — No, non credo di capirti.
    — Rispondi a questo, allora. Se il tuo amico ti rivelasse all’improvviso di essere una macchina e di stare per morire e volesse ardentemente andare in Paradiso… cosa faresti?
    — Perchè… cominciò e poi guardò il volto dell’uomo teso sul letto cercando i segni della febbre, della pazzia, della morte.
    — Cosa faresti?
    Padre Courtney ripensò a certe cose che aveva notato nel passato. Donovan, inginocchiato all’altare per la comunione, ogni domenica; Donovan con la bocca ben chiusa mentre gli altri sbadigliavano; Donovan, che aspettava l’ultimo momento e poi allungava la lingua con uno scatto repentino per prendere l’ostia, come una lucertola con una mosca.
    Gli era mai capitato di vedere Donovan mangiare? Gli era mai capitato di scorgere Donovan bere un bicchiere di vino?
    Padre Courtney scrollò le spalle per allontanare simili idee dalla sua mente.
    “Beh, rispondigli,” si disse, “e poi monta sul tuo elicar e vai più svelto che puoi a Milburn e spera che non sia troppo tardi…”
    — Penso, disse il prete, che in un caso del genere gli somministrerei l’Estrema Unzione.
    — Come misura precauzionale?
    — E’ tutto molto ridicolo. Ma credo che farei proprio cosi. Sei contento ora?
    — Sì, certo, — sussurrò Donovan con una voce che pareva giungere dal nulla.
    — Un’ultima cosa. E poi ho finito.
    — Si?
    — Diciamo che l’uomo muore e tu gli hai dato l’Estrema Unzione; va o non va in Cielo, supposto che ci sia? Cosa ne succede del corpo? Diresti alla gente della città hanno avuto per concittadino un mostro meccanico?
    — Cosa pensi, George?
    — Penso che sarebbe ingiusto. Essi ricordano il nostro essere come un amico, capisci? Il colpo sarebbe terribile. Non crederebbero, inoltre, che lui è il solo della sua specie. Comincerebbe a nutrire sospetti su ogni loro vicino. Credo proprio che sarebbe una cosa terribile far trapelare la notizia, padre.
    — Cosa dovrei fare perchè ciò non avvenga? — Si udì chiedere seriamente padre Courtney.
    — Conducendo un’autopsia privata, cosi per dire. Poi potresti portare i resti in qualche deposito di rottami e buttarceli. — La voce di Donovan si fece un sussurrio appena impercettibile sempre accompagnato dal ronzio, …E se il nostro mostro avesse lasciato un biglietto dire che si reca in un altro posto, tu…
    L’odore acre aumentò all’improvviso e un fumo come vapore, si levò dal corpo del vecchio.
    — George.
    Donovan era immobile sotto le lenzuola, il volto composto.
    Il prete allungò la mano sotto le lenzuola e la posò sul torace del vecchio per sentirgli il cuore. Cercò di alzargli le palpebre: non si muovevano.
    Con gli occhi bagnati di pianto, mormorò:
    — Perdonami! — E si tolse di tasca un vasetto bianco e la stola.
    Parlava in latino rapidamente, sottovoce. Mentre recitava le preghiere, toccò il capo e i piedi del defunto con le dita luccicanti d’olio.
    Poi, molti minuti erano già trascorsi, alzò il capo.
    Si sentiva il rumore della pioggia e di alcuni missili lontani.
    Padre Courtney afferrò l’orlo della coperta.
    Si fece il segno della croce, sospirò e tirò giù le coltri. Dopo un lungo attimo di attesa, apri gli occhi.

  21. DUNQUE:
    Premessa:
    non ho ancora letto nulla dell’intervento di Riccardo.
    Rimando la lettura quando saro’ a casa ma una cosa .. una sola la devo dire: Controluce esiste da Aprile 2008; Riccardo, a CELESTE ha fatto un solo commento.
    Due o Tre a Pieffe ma ….. a Petula ha dato tutto quanto sopra..

    Ora ditemi:

    1) cosa dovrei pensare?
    2) dovrei o NON dovrei essere un po’ … ma dico solo un po’ gelosa?

  22. Grazie Riccardo, un bellissimo racconto. Che tenerezza Donovan, che fosse macchina umana o no (in fondo la bottiglia di vino era stata mezza bevuta.. da chi?) vi era più umanità sofferta e tensione al Divino in lui che nel sacerdote.

    Cara Celeste, in fondo la mia provocazione sugli ingegneri (ci torneremo) è stata solo un felice spunto per questo godibilissimo racconto, dài non essere gelosa.
    Fusa affettuose a tutti e due.

  23. Petula
    Finite alcune faccende domestiche leggero’ anche io il racconto.
    No, non sono gelosa micia. Scherzavo.
    Anche perchè se non ci fossi io, a difenderti dal Gollum, ti toccherebbe scappare in Egitto, dove i gatti sono sacri.
    Pertanto di TE .. di fido.

    Un bacio ..
    A PRESTISSIMO!!!!

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