ERMETICA-MENTE

tempo_donna1

Non si dorme.
Eh no..
Capita.
Già. Capita
Respiro profondo.
Ok.
Ascolta il silenzio.
Ci provo.
Macchè.
Provare a girarsi? Mmm Ok.
Il salotto era sui toni dell’azzurro.
Il mio libro di Neruda sulla mensola.
E il poster. Marlene, con la sigaretta lunga e le calze con la riga.
L’insostenibile leggerezza dell’essere. L’Espresso e La Repubblica.
Le camicie stirate da Roberta sul tavolo di cucina.
Io nella sua camicia.
Lui sotto casa, una tuta infilata sopra il pigiama.
Cornetti caldi e giornale.
Di nuovo a letto. L’amore. Risate.
Dondolarsi. Un cinema. Il ritorno a casa mia.
Le canzoni di Fabrizio.
Mamma.
La fatica a fine mese. Le mani di mio padre.
Il mio pianto disperato.
L’ossigeno. Le braccia in alto.
Il Freddo.
Il mio lavoro.
Io dentro il suo pigiama. Dentro l’odore suo.
Il Tempo e poi lui.
Le corse sopra il lago; sapore di peccato.
Lui dentro la mia testa, la sua voce. Io con la sua vita addosso.
Il Tempo. Sopra e dentro me.
Il mio vestito bianco, i fiori e le sue braccia.
Io, la luna, e notti maledette.
Io sopra PonteVecchio. Poi noi, Io seduta sul muretto.
Io dentro i miei sogni già sognati.
Io nella sua maglietta.
Pezzi di vetro. Conficcati nella recinzione a protezione di quel tempo.
Conficcati nel Segreto.
Io dentro quelle pagine.
E Lei attorno a me.
Dubrovnick,: caffè latte, latte caffe’ caffè latte.
La mia casa e le rose nel giardino.
E questa maledetta notte che segue l’altra nei suoi passi.
Con le dita in bocca a saggiare il Vento.

Non si dorme a volte.
Già.. Succede.
Sì, succede.
Chissà se si puo’ dormire nelle notti usate.
Dimenticate, sfrattate. Maledettamente stellate e chiare.
Si potrà? Forse.

28 pensieri riguardo “ERMETICA-MENTE

  1. I ricordi sono una prigione che a volte invade la notte. Una prigione con sbarre mai aperte nella qualle veniamo involontariamente sbattuti. La “memoria di noi” è una palude di sensazioni, tutte “straordinarie” nella loro semplicità, come quelle che racconti tu, ma tutte con una dose di rimpianto, di incompiuto. Il cinema dei tanti passati che si sovrappongono non è più illusorio dei futuri che immaginiamo.
    Navigarci in mezzo è un’opera gigantesca, affascinante, difficile.
    Pieffe

  2. chissà, forse la forza dei ricordi è una sorta di avviso a tempo impostato nel nostro cellulare interno.
    ci avvisa che ci stiamo dimenticando qualcosa, stiamo tralasciando qualcosa che un tempo era con noi o vicina a noi.
    ci richiama a quella pienezza che ora appare sfuggente.
    magari l’errore è di direzione: non è verso condizioni passate che occorre volgersi, ma verso le opportunità che abbiamo oggi di assaporare quella stessa pienezza.
    invece di confinare la felicità (mi si passi il termine…) a quei momenti che ci tornano in mente, forse dovremo vedere quali porte aperte ci sono oggi…
    in altre parole, per usare il lessico pleiadano, potremmo essere ancora in tempo per compiere l’incompiuto.

  3. Però i ricordi non sono sempre il passato. Ciò che noi siamo ora, la pasta di cui siamo fatti è stata anche plasmata dalla vita e da ciò che abbiamo fatto, vissuto, amato, perduto, sbagliato. Portiamo inevistabilmente il segno delle dita di quel passato che, come creta, ci ha fatti diventare il presente che noi siamo. Io ho una percezione del tempo che non distingue passato-presente-futuro. Per me sono “elementi” fluttuanti che si mescolano come gocce di vino dell’acqua e il risultato è l’adesso. Forse passato e presente è piu’ accettabile ma io ci vedo dentro anche il futuro. Come si fa a dicernere questi “tempi” se non sappiamo chi siamo, di cosa siamo fatti e nemmeno dove stiamo andando, verso cosa? L’altro giorno parlando con un amico caro di cose come caos e ordine, si diceva che siamo figli delle stelle e quindi quello che chiamiamo caos è solo l’Ordine Assoulto.. La Perfezione. E lassu’ il Tempo è diverso che quaggiu’.

  4. Sono perfettemamente d’accordo, Celeste.
    siamo fatti di ricordi, siamo il risultato di momenti, istanti ricchi di eternità e istanti cui abbiamo dato poca attenzione ma che avevano lo stesso potenziale, e solo la nostra distrazione li ha lasciati incompiuti.
    In riferimento alla metafora di PF, direi che i ricordi non sono una prigione, sono una casa, divengono una prigione soltanto quando e se tappiamo le finestre e non lasciamo entrare il cielo…
    e se la casa non è una prigione, non occorre demolirla, basta aprire un po’ le finestre, uscire a fare una passeggiata, magari sotto le stelle…

  5. Ci andiamo insieme?
    Mulinai e viaggiatori in controluce… Tutti insieme sotto le stesse stelle! Passeggiando in controluce, contromano e controvento… Come quasi sempre, del resto.
    Dai, un appuntamento a fine giugno-inizio luglio magari..
    Sotto il cielo e le stelle di Roma.
    PS c’è anche qualcuno che delle stelle ci deve parlare.. Una certa Francesca… Avete presente? E poi lei, la gatta magatta. Per una notte… simmetricamente stellata.

    PS
    Vietato portare padelle.

  6. Gill
    Chi mi conosce sa della mia passione per le finestre. Tempo fa feci anche un post. Le amo, insieme ai ponti. Le finestre hanno per me un fascino speciale.
    Pieffe ci farebbe uno studio, su questa passione.
    Sono possibilità, le finestre. Proteggono l’intimità, e offrono sia una via di fuga, sia un riparo.
    Accolgono o respingono.
    Limite valicabile o invalicabile.
    Censurano o spalancano.
    Fotografo finestre da anni.
    Mi fermo a guardarle..
    Molte sono esteticamente belle, con le tendine di pizzo, i fiori che cascano di sotto, l’edera.
    Le corinci di legno e mattoni.
    E cosi’ anche le porte, portoni, portoncini. Serrature, chiavi.
    E i ponti? che dire dei ponti?
    I ponti uniscono i sogni al reale, uniscono le genti.
    Possibilità. Abbattimento dei limiti per il comune viaggiatore che non puo’ navigare nè volare.
    Bastano i piedi.
    E la voglia di camminare.

  7. Si, così curvo, così flessuoso, così allungato con le braccia quasi in preghiera; con quel sedere discorsivo che, ne sono certo, vuol richiamare la mela, per ricordare l’antico peccato; con quel vuoto al posto della testa, che richiama un’altra cosa.
    Uh..acc ma non è un orologio.
    Pieffe

  8. Eggià…quante notti insonne accompagnano la nostra esistenza, dove sogni si mescolano a realtà, dove frammenti di vita affiorano per subito dopo incastrarsi in una moltitudine di pensieri che intrecciano tra loro una fitta ragnatela difficile da districare….. eggià Cele, quanti le notti insonne accompagnano la nostra esistenza.
    Bella, la descrizione di questa notte!
    Pieni di tutto i tuoi post precedenti. Bellissima poesia!
    E’ bello anche sapere che ogni tanto le notti possono essere Celesti e non blu!
    Un miao a Petula.
    Una tiratina d’orecchie al Gollum…eddai lasciala un pò in pace, povera piccola micia.
    Un cosmico saluto a Pieffe…e grazie, ho letto il tuo commento al post “Valore” (si vabbè li leggo tutti i commenti……).
    Cele, un abbraccio!
    Saluti a tutti i ragazzi
    Baci
    Carola

  9. Vero Petula… Ma chissà quale effetto fa anche al mondo degli umani… Il sedere discorsivo della pendola… Mmmmahhhh

    Carola
    facciamo cosi’: se ci capitano notti insonni insieme, tu fammi uno squillo che arrivo cosi’ stiamo sveglie in due. Ci mettiamo a sedere sulle panchine davanti alla pasticceria quella rosa, nella piazzetta e contiamo le stelle.

  10. Vebbè Cele, mo’ te lo spiego dottamente.

    Dunque: Si evidenzia come quell’obsoleto marchingegno gocciolante, che campeggia escatologicamente nella superiore sezione della foto, non sia assolutamente un orologio ma una padella nella quale stanno friggendo degli ingranaggi al burro. Forse è il pranzo di Marchionne prima di acquistare la Opel.
    Al disotto invece si distende una perfetta immagine euritmica, apoditticamente resa possibile dall’ipertrofica flessione delle articolazioni del bacino (leggi culo) e dalla loro prismatica riproduzione su di un pianale specchiante. Orbene (termine legale) da tale flessione evidentemente cul-turale, ne deriva che che esso, il sedere, assume com’è d’uopo una funzione dialettica, centrale nel discorso tra due parti dicotomiche, spesso fra loro confliggenti, altre volte convergenti, nella loro dinamica tesa al ricongiungimento dell’archetipo mascolino con quello femminino, ivi rappresentato dalla parte oscura che stagliasi fra i due corpi diversamente luminescenti.
    Ohibò, poffarre, conciossiacosaché.
    Pieffe

  11. Pieffe:
    non c’ho capito una parola, ma hai perfettamente ragione: l’orologio di sotto è molto più discorsivo dell’orologio di sopra, che appunto non è un orologio ma una volgare padella.
    tale discorsività è confermata da un detto romano (anche pleiadiano?) che icasticamente esprime la precisione di un orologio: “aoh, c’hai un orologio che parla!”.

  12. Ehmmmmmmmm
    e vabè.. me la sono cercata…..

    In ogni caso Grazie Pieffe… Sono sicura che questo studio entrerà nella Treccani… Piu’ accurato di così !!!!
    Ovviamente i cedi una parte dei diritti.

  13. Al commento di Pieffe potrei aggiungere che: la “parte discorsiva”, centrale tra la dicotomia generalizzata sinistra-destra e maschile-femminile, si evidenzia e si esprime vieppiù nella forma che rimanda ad un’essenza che sfugge all’approccio puramente estetico.
    Affinchè tale espressività abbia modo di estrinsecarsi bisogna prendere in considerazione eventuali assimilazioni precedenti, più o meno concettuali, che portino poi a una elaborazione del concetto in essere.

  14. Bellissima wikipetula….

    Invece consultando la treccani che si contrappone per sua natura alla treggatti di cui wikipetula è parte integrante, ho trovato questa piccola ma chiarissima interpretazione

    Ma direi anche che essendo concetti parallelamente nonchè simmetricamente comparabili, si puo’ notare una divergenza nel concetto di fondo. Mentre si sostiene la valenza ideologica del pensiero, si puo’ dedurre, per sillogismo, che si intende assolta la questione nella sua interezza. Pertanto mentre in uno spazio temporale non vi è difformità nell’azione comparata, vi si puo’ facilmente nonchè chiaramente tralasciare particolari esaustivi ancorchè non essenziali.

    Ho finito la grappa …..

  15. Non si dorme a volte. Vero Celeste mia. E dunque un prezzo da pagare per scrivere uno stralcio dell’anima così profondo? Mi hai trasmesso l’impalpabile sensazione di non essere poi così sola in questo mondo di emozioni interiori, che con passo di danza leggera, volteggiano nel tuo passato, nel tuo presente. E …tu sei poesia e prosa, e mente, e anima, e volo infinito per chi sa sgranare ogni tua parola. Grazie.

  16. Giuliana.
    La sola persona seria in questo sito di pazzi. Grazie a te ! E un abbraccio insieme a un grande in bocca al lupo per tutto quanto… (alludo a cose… infinitamente piccole come a quelle grandi).
    .
    Petula e Pieffe piu’ Gil: siete:

    – incorreggibili
    – impietosi con questa povera donna innocente e Celestiale
    – impertinenti
    – immorali

    infine..

    i n s o s t i t u i b i l i

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