TRA IL LETTO E I GERANI

Devo imparare a scrivere prima su word e poi incollare. Macchè. Ogni volta mi faccio fregare. Scrivo qui sopra, in diretta, come poco fa e poi tracchete,  non so cosa succede, sparisce tutto,  mi rttrovo nel blog, con il post precedente che mi guarda  e cio’ che ho scritto qui sopra … sparito!  Comunque riassumo perchè riscrivere non vale; si perde il filo, l’immediatezza, l’emozione, la tensione.

Riassunto delle righe perse.

Rifacendo il letto mi è tornata in mente questa canzone, una delle più belle di Fabrizio de Andrè e quando mi viene in mente questo brano significa che i miei percorsi introspettivi sono lavori in corso. Da buona saturnina, in inverno vado in letargo. In primavera mi risveglio (con buona pace di chi segue questo spazio, ma abbino fede, la bella stagione è un attimo). Ma sono e resto una capra, molto capra anche se credo di avere qualche ascendente che si oppone un po’ agli anelli di Saturno creando tutto quel casino che a volte si chiama equilibrio ma a volte si chiama vento tra i capelli. Ma mi piace, il vento. Scrivere, pensare e leggere, sono tre cose che possono essere la salvezza (il gancio in mezzo al cielo che gridava Baglioni) oppure le sabbie mobili. O il deserto. O le acque infestate dai pirana di una foresta tropicale. Perchè ho scritto queste cose e qui (per vostra fortuna) riassunte non lo so, ma tant’è. Poi, insieme alla canzone mi martella anche dentro questa frase "siamo tutti nella stessa palude ma alcuni vedono le stelle" o era "guardano le stelle"? Eh già, perchè guardare e vedere sono fatti assai differenti. Avevo scritto qualcosa anche riguardo al fatto che i pochi che girano qui (controluce ebbe la luce contro …  esattamente un anno fa), sono abituate ai miei voli tra il "melo e il pero"… e sono quelle persone le cui corde vibrano all’incirca con le mie e che si sintonizzano più o meno sulle mie frequenze. Ma questa è cosa scontata. Scontatissima, talmente ovvia che potrebbe dirla Francesco Alberoni. Vabè. Torno a rifare il letto. Ho anche i gerani da piantare. E le petunie. Lascio il brano e poi cerco un link. Se vi va, ascoltatela perchè è incomprensibile e non occorre cercarvi un senso. Per questo la amo tantissimo e per questo ci sono delle ragioni per cui ogni tanto mi trovo a cantarla. Anche se non so mai quali siano, e probabilmente non lo saprò mai. Ah ecco, a proposito dell’essere capra volevo rassicurare chi passa di qui: tranquilli … Tornerò a scrivere in modo meno compulsivo. Magari anche meglio,  magari altrove. Mah.. Mia nonna diceva che le vie del Signore sono infinite……   A volte davvero tanto infinite! Buona domenica ai passanti ai pochi ma buoni, a chi accidentalmente passa di qua consiglio un po’ di farina non per gli gnocchi ma per l’anima. Ci sono dei mulini qui in giro. Un po’ amletici e frequentati da gatti e micini perfino appena nati.. Sorrido. No.. non sono matta. O forse solo un po’. Vado avvero, adesso. Ascoltate il brano dai… C’è un po’ di Celeste Storia.

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell’ipocrisia dei "mai"

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carenze dell’amore
era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

http://www.youtube.com/watch?v=FBVhafZoWJA

 

2 pensieri riguardo “TRA IL LETTO E I GERANI

  1. Accipicchia, Celeste, altro che Saturno! E anche questa canzone…mi sembra sia l’essenza della filosofia di D’Andrè. E’ molto forte, non certo delicata come i tuoi gerani o banale come Alberoni!!

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