DIRITTI E ROVESCI

Giacomo di Girolamo, giornalista, direttore di Marsala.it. Ha fatto discutere e molto.  Perfino troppo, tanto che non so nemmeno se sia "un’ideona" pubblicarlo anche in questo angolo, per altro rivolto ad altre cose un po’ più …. e un po’ meno …..  Ma in questo paese ci vivo, ci viviamo. E questo articolo, a mio avviso, è uno di quei pensieri che possono essere condivisi e risultare ipocriti alla stessa persona, nel medesimo istante. Insomma, in questo paese spesso vale tutto e il contrario di tutto. Lo pubblico. Chi si aggira in Controluce lo conosce già. Lo incollo quindi non per confronti, commenti o altro. Chi viene qui, in questo angolo sono persone che leggono oltre, che vanno oltre,  e che si distinguono per intelligenza e sensibilità e per la mancanza di quelle patine di retorica, perbenismo, buonismo, benpensantismo etc di cui sono intrisi (perdonatemi la polemica) ahinoi la maggior parte dei blog, specchi delle anime di questi Tempi difficili e anche un po’ tanto new age. Un Tempo dove le mode imperversano e impongono, condizionano,  e creano greggi di pecore con un unico "cervello" e un unico "cuore".  Mi riferisco alle mode del "perdono", della "tolleranza" , del volemossebbenismo e via di questo passo. Mi fermo. Buon fine settimana a tutti. Parto per un po’ di giorni.

Celeste (stanca)

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste.

Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

12 pensieri riguardo “DIRITTI E ROVESCI

  1. leggo e sottoscrivo ogni parola.
    Anche io non ho dato un euro. Nè a questo terremoto nè a tutti i telethon che passano per la TV. Non credo ad una virgola che i soldi raccolti vadano effettivamente dove servono.
    Ma figurarsi se con un sms ci si lava la coscienza e si è tutti più buoni. E appunto, già dato. Già pagato. Pago salato con le tasse e quando vedrò che i soldi effettivamente vengono spesi nella direzione giusta e con criterio metterò il mio piccolo cent.

  2. Ieri era il compleanno della Montalcini. Ho sentito una sua intervista alla radio nella quale sosteneva che fino a che si gioca sull’emotività si gioca sporco. Non è l’emotività che salverà il mondo, lo distruggerà. A salvare il mondo sarà la razionalità. La razionalità è quella di pensare un attimo prima di agire.
    L’articolo che hai pubblicato , che da qualche giono circola in rete, significa appunto pensare prima di agire.
    Dare i soldi significa delegare qualcun altro a pensare per noi. Per carità, magari si tratta di persone “perbene”, ma perchè delegare? E il mio cervello quando lo uso? Mah! cara la mia Celeste! Pinuccia

  3. Probabilmente l’ottimo Giacomo di Girolamo da Marsala un bel giorno si è svegliato svizzero e non ha mai votato nel nostro paese. Se è così il discorso non fa una grinza!

  4. non ho molto più da dire sull’argomento Abruzzo

    se avrò la possibilità andrò a fare una settimana di volontariato perchè mi sento di farlo e perchè ho degli amici abruzzesi tutto qui 🙂

    un sorriso 🙂

  5. Grazie bella gente… Un bacione a tutti… Vado via ma porto il portatile (senno’ che portatile sarebbe..) .. Vabbè non fateci caso.. sono cotta.

    Petula:
    Ce la fai, senza di me a difenderti dal Gollum? Tradotto: non punzecchiarlo… Comunqueti lascio nelle mani di Branz Pinuccia e Marinz… e a chi vorrà impegnarsi per la causa..
    SPEREM …

  6. se proprio devo dirla tutta sono invidiosetto della tua vacanza, ma son felice x te che te la fai. Anzi, non portati l’ingombro pc se non per questioni urgenti strettamente legate al lavoro.

    Ti auguro giorni sereni, di riposo, mentale e fisico, panorami da vedere e luce da guardare. E al ritorno ti sentirai rigenerata con questo stacco. Divertiti.

  7. Ho già avuto modo di leggere questo post da altre parti e devo dire che trovo condivisibile il pensiero di Di Girolamo. Pensiero che affonda le sue radici nella rabbia per un paese che chiede sempre sacrifici ai meno abbienti per poi sprecare con vassalli, valvassori e valvassini. E’ un pò un modo di dire basta. E basta con lui lo dico anche io. Un abbraccio e buona serata. Pietro.

  8. è vero anche che esiste una retorica della provocazione, dell’andare per forza contro corrente… comunque concordo, i governi tengono le risorse in naftalina (o nelle proprie tasche) e chiedono sacrifici, generosità, volontariato. Potrebbero molto, e invece chiedono molto. Ma rifiutarsi di dare perché c’è una logica dell’ipocrisia non aiuta nessuno, non spingerà nessuno ad assumersi le proprie responsabilità. Bene criticare l’ipocrisia ma è ancora meglio tirare fuori qualche spicciolo e aiutare, magari di nascosto, così non si alimenterà questa retorica.

  9. Cara Celeste torna.
    Può essere che sia la tua partenza ad aver scatenato le ire di Giove Pluvio?
    Torna. Magari le acque si ritirano.
    Abbracci. Pinuccia

  10. Appoggio e sottoscrivo pienamente il concetto di Gil…..e anche quello di Pinuccia sul tempo.
    Celeste ti sei portata il sole a Praga? Ce ne potevi lasciare un pochino…ho tutto il pelo bagnato, mi si rovina la permanente sulla coda!!!

  11. Eccola !!!!
    Ragazze… sono abbronzata…
    Canottierina e infradito… era la mise indeale in qusti 4 giorni a Praga.
    Ora stiamo a vedere se le acque si ritirano…. ma… FIRENZE sarebbe perfetta adesso…. O no?
    Quasi quasi….
    cosa dite? porto un bacione a Firenze?
    .
    Petula… vedi che esser vanitosi…
    La permanente sulla coda !!!! Mmahhh

Se vuoi, puoi lasciare un messaggio

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...