ISTANTI

 

Sul tavolino etnico del mio salotto: due piatti quadrati in mosaico di vetro, di colore rosso, candele, una ciotola con caramelle alla liquirizia.

Un pouf con un paio di coperte in pile, il divano con un plaid caldo sopra. Oggi è freddo qui. Piove.

La lampada sul mobile basso è arancione e gialla, con un telaio in ferro Accesa ricorda le tende indiane o forse l’Africa. Sparsi sull’altro divano e sulle panche accanto al camino: una ventina di libri da cui le odi di Leopardi, un libro di fiabe per bambini e un grosso album di disegni da colorare. I Fiori del Male, Novecento di Baricco, la trilogia  di Larsson, due di Mankell. Una copia di Vanity Fair. Il Giornale. Una biografia di Leonardo. Alda Merini. La scomparsa di Majorana (da restituire a G.). Paulo Coelho. Garcia Lorca.

La macchina magica, Fleming. Amos Oz Una lunga storia di amore e di tenebre. Tabucchi. Un manuale: addestramento del cane da ferma. Wilbur Smith:  Il Destino del cacciatore.

Salgo al piano superiore: sul letto sfatto: il pigiama, il Nokia “basic”  bianco e fucsia. Sulla panca di fianco al letto, il portatile. Maleducazione spirituale. L’anima errante. Venti poesie d’amore e un canto disperato, Neruda.

Favole al telefono di Rodari, stampe su formato A4 per quando la bimba dorme nel mio letto. Richard Bach: Nessun luogo è lontano. Sul mobiletto a cassettini una coppia di orsi vestiti da campagnoli. Un altro orso: lo scorso anno in Quebec allo shop del Forillon Parque.

Sopra le stampe di Van Gogh, dal Metropolitan Museum.

Sopra il letto appeso al tirante del tetto un acchiappasogni, dono di Giovanna da uno dei suoi viaggi. Appeso alla applique: un angioletto in legno con in mano un cestino di mele, mercatini di Natale, Bressanone.

Foto della bimba. Tante, nelle diverse fasi dei suoi 5 anni di età.  I miei genitori il giorno delle nozze – stampa bianco nero “azzurrata”  da me con Photoshop. Mia mamma con l’abito bianco di pizzo. Corto. E una coroncina di fiori tra i capelli biondi. Foto di Paola. Foto della bimba di Paola. Foto di Silvia in bikini con il pancione, a Ischia. Nel cassetto del comodino … mmmm bè … un casino: un paio di fazzoletti, l’antistaminico.  Un termometro. Un foglio scritto a mano. da Firenze: accompagnava un libro. Una penna. Il carica telefono, detto anche carichino. Un paio di calze antiscivolo (mie).

La crema per le mani e il burro di cacao. Alcuni oggetti difficili da identificare: un tappino di plastica, un anellino forse un pezzo di portachiavi. Una catenina rotta. il cinturino di un orologio di metallo. Una marca da bollo fuori corso. Monetine. Un orecchino e un braccialetto di corallo rosso.

Poi un piccolo crocefisso, il foglio illustrativo di qualche farmaco. Un flaconcino di fiori di Bach.

Vado in bagno. Appesa alla trave di legno c’è una lampada di  ferro e di vetro, con lo sportellino. Dentro ci sono delle candele; le accendo. Riempio di acqua la vasca. Ci metto un olio di sandalo. Tra poco mi immergo. La luce delle candele giocherà sulle travi del tetto a vista e io cercherò di respirare un po’ di me. E’ bello essere a casa, con le mie cose. Con i miei pensieri. Tra le cose che amo. Cercando di far arrivare un pensiero a chi amo e non è qui. Chiederò gli occhi e lo farò.

E’ bella questa calda semplicità e questo momento per me e per chi vive dentro i miei pensieri.

ore 22.40: ho i capelli bagnati e starò qui, accoccolata sul divano finchè non saranno asciutti.  Accanto alla mia vasca da bagno c’è il mobiletto del nonno, un piccolo mobile da calzolaio con cui giocavo da bambina mentre il nonno suolava e inchiodava scarpe. Sopra c’è un bicchiere piuttosto grande, di vetro a piccole tessere, rosa chiaro e la fiamma della candela che è dentro …  danzava. La guardavo, poco fa, mentre ero immersa nell’acqua e la fiamma era … ipnotica. Sono rimasta forse mezz’ora: la fiamma e qualcosa che sta dentro di me si sono come sintonizzate e bè… è stato un momento di armonia. Movimenti all’unisono, lenti e dolci.

Il fuoco incanta, seduce e danza; guardandolo e  ascoltando il proprio respiro si trova la consapevolezza del proprio corpo e anche la pace della mente.  E’ bello, tutto questo ed è un riscatto per tutta quella durezza che strofina le giornate. Per fortuna ci sono questi istanti: la dolcezza del fuoco, il calore dell’acqua.. E la bellezza di alcuni pensieri e di alcune persone, parte della mia vita. Poche ma speciali.

6 pensieri riguardo “ISTANTI

  1. wow…. è bello iniziare la giornata leggendo uno scorcio di vita e “intimità spirituale” così intenso… sei sempre molto brava a descrivere l’ambiente in cui ti trovi, e qui traspare l’amore con cui è stato creato e i particolari che ne sono impregnati, e le emozioni che hai dentro e trasmetti
    un abbraccio e un sorriso 🙂

  2. ti avevo lasciato un commento che si è perso nel web… cerco di riscriverlo 🙂

    è bello leggere alla mattina un racconto così intenso e ricco che trasmette qualcosa di te, nella descrizione delle cose impregnate dell’amore con cui sono state date/poste/donate e la “spiritualità interiore” che trasmetti nell’esporre le tue sensazioni

    sinceramente mi piaceva di più il commento di prima perchè era a caldo appena letto, questo mi è uscito un po’ “freddino” (magari un giorno ricomparirà … misteri del web)

    un sorriso 🙂

  3. Grazei Marinz…. Come sempre sei molto attento e molto delicato.
    Leggi sempre le “mie cose” con la giusta intonazione e tanta sensibilità.
    Un abbraccio

  4. Grazie, Celeste per questa condivisione, invidio la tua capacità di aprire il tuo intimo a chi ti legge, così con semplicità e senza velleità egoiche.
    Se ci fosse un davanzale disponibile…lo prenoterei volentieri per una vacanza dell’anima.

    Ps. le lucertole me le porto da casa, eh!

  5. Grazie a te Petuletta….Il davanzale c’è.. eccome!
    Le lucertoline … si.. portatele te…. Il vitto non è compreso….
    VITTO….. mmm (mi viene da ridere …. per il doppio senso… tu capisci…)

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