UNA FINESTRA SUL MIO CORTILE

(foto: celeste)

Le lenzuola venivano stese sul terrazzo, al piano superiore della casa di ringhiera.  Il terrazzo era assolato per tutto il pomeriggio e separava la stanza da letto dei nonni da quella della signora Elisa e dei suoi due figli.

Andavano raccolte appena asciutte, le lenzuola della nonna altrimenti diventavano troppo rigide.
La bambina saliva con lei, la seguiva reggendo il cestino delle mollette di legno e poi aiutava la nonna a piegare le lenzuola. Una volta piegate in modo da formare una striscia, dovevano essere tirate:  lei da una parte, la nonna dall’altra tiravano, al tre della nonna. In questo modo sarebbero state più docili e pratiche sotto il ferro da stiro.

L’odore sul terrazzo era lo stesso che profumava l’aria quando la nonna lavava i panni d’estate, in uno dei tre lavatoi di pietra che stavano nel cortile, a ridosso della scala, anch’essa di pietra,  che portava di sopra: era quello del sapone di marsiglia. Lo stesso odore dal quale non si sarebbe mai separata, negli anni, e che sarebbe stato sempre presente nella lavanderia della sua casa di donna adulta.

La casa dei nonni era composta da due stanze disposte su due piani della casa di ringhiera;  al piano terra la grande cucina e al piano superiore l’enorme stanza da letto, dalla quale per accedere bisognava uscire in cortile, attraversarlo per una parte e salire la scala di pietra.

Quando dormiva dai nonni in inverno adorava salire in camera da letto, la sera, con la candela; il nonno possedeva una torcia a pile ma lei si divertiva un mondo con quella piccola bugia in mano e la candela di cera bianca, attenta a non spegnere la fiamma.  I nonni portavano di sopra anche una brocca di metallo smaltata di colore bianco con il bordo blu, colma di acqua fresca e un uovo di rame contenente acqua precedentemente scaldata sulla stufa di ferro di cucina.

La brocca di metallo veniva posata sotto il catino, di fianco agli asciugamani di lino bianco con le frange; l’uovo di rame veniva sistemato dentro al letto, per riscaldarlo. Dormire dai nonni era una gioia che si rinnoava quasi ogni fine settimana. Nella casa dove lei viveva con i genitori c’erano i termosifoni e la lavatrice: anche i nonni avevano la lavatrice ma la nonna amava usare il lavatoio di pietra in estate dove anche altre donne lavavano e chiacchieravano. A volte la nonna cantava, lavando i panni. Lei e altri bambini giocavano nel piccolo cortile disegnando percorsi con il gesso, o con le scaglie di sapone e le bambole. Con Ivana, la figlia della Signora Elisa giocava spesso “alle signore” utilizzando le scarpe con i tacchi delle mamme, i rossetti per le labbra quasi terminati, le collane e gli scialli della nonna lavorati all’uncinetto legati alla vita per farne degli abiti di gran sera.

La porta di ingresso della cucina dei nonni apriva davanti ad un piccolo marciapiedi che il nonno delimitava, in estate, con gli oleandri, contenuti nei grandi vasi di cemento; ai davanzali delle finestre fiorivano grossi gerani rossi che il nonno strappava dalle terra quando era il tempo e li appendeva nella cantina per poi rinvasarli l’estate successiva. Anche la cantina della casa del cortile aveva un fascino particolare; lei scendeva a volte con il nonno per prendere le bottiglie di spuma, la cedrata, l’aranciata; là c’era la terra battuta e dentro ogni piccolo vano una lampadina penzolante. La porta erano delle assi di legno inchiodate, chiusa con un lucchetto.

 

L’odore era un misto di muffa, di umido e di terra. Anche questo odore sarebbe rimasto nelle narici negli anni a seguire.
La nonna aveva due grandi armadi e un comò con 4 cassetti; sopra ci stava una striscia di pizzo bianco e una scatola d’argento, molto lavorata, con dei piccoli piedini e, incastonate sul coperchio, delle pietre di turchese.  E’ lo stesso comò che ora è sistemato nella casa in cui vive adesso. In quel comò la nonna riponeva la biancheria pulita. Ogni pomeriggio alla stessa ora la nonna preparava la camicia stirata di fresco per il nonno che usciva per la consueta partita a scopa.
Lei allora stava a guardare il nonno mentre si radeva, con calma e attenzione. Poi indossava la camicia azzurra, la cravatta e la giacca e lei gli versava alcune gocce di acqua di colonia sul fazzoletto. Poi una volta pronto, il nonno usciva, baciando ogni volta la nonna, sorridendo timidamente: forse di vergognava un po’ di quella tenerezza ma se la nonna non gli porgeva la guancia lui non usciva di casa e faceva finta di essersi dimenticato qualcosa che non riusciva a ricordare.

A volte, durante il pomeriggio, la nonna cuciva, seduta alla vecchia macchina per cucire di ferro nero, con la scritta dorata e lei sedeva accanto. La nonna le dava una pezzuola e un ago con la punta arrotondata e un piccolo ditale dorato con una madonnina di Lourdes appicicata. Quel ditale, dopo molti anni, sarebbe stato protagonista di una curiosissima e tenera storia che forse un giorno racconterò.

Quella bambina bionda, non ha mai smesso di vivere con me.
Mangia alla mia tavola, mi cammina accanto.
Dorme al mio fianco e sogna con me.
A volte, forse sembrerà strano, ma lei ed io facciamo gli stessi, identici sogni.

.

 

 

12 pensieri riguardo “UNA FINESTRA SUL MIO CORTILE

  1. A volte i ricordi danno un’anima alle cose come, scusa il gioco di parole, al vecchio comò che adesso hai a casa tua. E’ una fortuna che quella bambina che aiutava la nonna a levare i panni asciuti viva ancora con te e faccia i tuoi stessi sogni, è una fortuna perché ciò vuol dire che la vita ti ha cambiata in superficie ma in fondo al cuore no. Un abbraccio, Pietro.

  2. Deliziosa la tua storia. Ma la conosco bene perché è assai simile alla mia (anche se un po’… meno antica.
    C’è una cosa che colpisce: Gli odori.
    Spesso penso che mio figlio e tanti altri giovani che conosco, non hanno potuto sentire “quegli odori”. Sono odori perduti. La modernità li ha digeriti per sempre e sono ormai diventati “esotici”.
    Quella famosa frase, “sa di buono”, che si diceva una volta per indicare la freschezza di qualcosa di naturale, è sostituita da profumi grigffatissimi.
    Merda, al confronto del profumo del bucato della nonna o della ammuffita cantina del nonno.
    Pieffe

  3. Pietro:
    Sai, è vero… quella bambina apre ancora quel comò e ci vede dentro gli asciugamani della nonna … E anche loro, sono sempre gli stessi. Freschi, come alcuni sogni.

  4. Pieffe:
    come sempre hai colto … “l’odore” della storia.. Infatti sono gli odori che sono rimasti… Piu’ dei visi, piu’ delle cose e più delle forme, gli odori. Sai Pieffe, se chiudo gli occhi posso ancora “sentirli”.. Tutti quanti. Dal sapone alla lavanda della nonna, all’arrosto e alle frittelle del nonno.
    Ma c’è una cosa, ancora più sottile… L’odore del caffelatte e del pane raffermo della colazione: a me non riesce di produrre lo stesso odore.. Ci ho provato: caffelatte e pane.. sono caffelatte e pane.. Qual è il problema? Eppure… io non ho mai piu’ riprodotto “quello” di odore. Con nessun caffelatte e nussun pane…
    E’ solo nelle mie narici, che lo ritrovo, quando chiudo gli occhi e tengo la mano … a quella bambina.
    .
    E poi… ci sono storie meravigliose sugli odori… Ma non tutte possono essere raccontate…. Meravigliose e …. speciali.
    Odori da … proteggere… Odori da amare e da custodire nel piu’ intimo angolo del Silenzio.

    Grazie Pieffe perchè sai cosa sono quegli odori. E altri.

  5. Branz
    Detto da te che ti piace una mia foto… è un grande onore, per me…
    La foto è mia…. e.. devo dire che piace molto anche a me. Grazie.

  6. Oggi gli oleandri che delimitano il confine del marciapiede del cortile cui si affaccia la porta d’ingresso, hanno lasciato posto a recinzioni con tanto di lucchetto…le cantine nn hanno più il profumo della terra battuta…hanno un non so che di “archivio” tutto buttato lì… pannelli solari hanno preso il sopravvento alle bugie…il profumo di marsiglia e della lavanda sono rimasti, ma dopo un po’ svaniscono. “Il ragazzo della via Gluck”…ecco cosa mi viene in mente. Di quella bambina, invece, ormai donna che viveva i fine settimana dai nonni… è rimasto tutto incontaminato così come allora. I nonni.. bellissime, grandissime persone senza delle quali noi nn potremmo raccontare. Ci hanno veramente dato, regalato tanto.
    E’ sempre un piacere affaciarsi “nel tuo cortile” cara, carissima Celeste.
    Ti voglio bene
    Carola

    Ah….scusa se mi permetto. Volevo dare un piccolo suggerimento a Maria.
    Maria se vuoi arricchire il tuo blog, fai un “giretto” nel tuo cuore, nella tua mente. nella tua anima and… good luck!

  7. Carola…
    wowww………. GRAZIE….
    Solo questo….
    Ormai ci conosciamo da quanto?
    eh si… da 40 anni….. E bastano per dirsi un sincero e reciproco Ti voglio Bene.
    Ps a Natale, quando passai a salutare tua mamma ed entrai in casa.. bè.. anche quella casa ha gli odori di quel tempo… Di quando a volte passavo la domenica pomeriggio per andare all’oratorio insieme…. Avevamo…. 6 / 7 / 8 / 10 anni…. E quella grande casa ha lo stesso respiro.
    Grazie….

    Parafrasando le griffe:
    Carola, sempre Dolce & Garbata… anche quando … “non le manda a dire”…..
    Ciao mitica!

  8. Questo racconto mi evoca le “case” e le persone con cui ho vissuto… mi ritengo fortunato di aver vissuto la mia infanzia in un cortile con case a ringhiera, portici, piccoli appartamenti a misura d’uomo, in un quartiere rimasto antico per molti anni e ora quasi modificato ma ancora con il suo fascino. Ed oltre a questo mi evoca anche la casa di campagna, dove quando c’erano ancora i nonni paterni, si doveva uscire per salire alle camere e fare una scala di pietra, dove gli armadi erano immensi e i comò aveva ognuno la sua pezza di lino… oppure si scaldava il letto con la brace nel “cappello da prete”, dove l’acqua era gelida e ti toccava lavartici ogni mattina, dove il profumo della legna nella stufa riempiva le stanze… e che secondo me è più buono di quello cotto sul gas (ogni tanto lo ammetto quando sono in vacanza cucino ancora sulla stufa di ghisa a legna).

    Ti ringrazio dei ricordi con un sorriso 🙂

    Ps mia mamma ha ancora la Singer nera per cucire, ma ormai non la usa più

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