BRUCIAMO I BARBONI MA SALVIAMO GLI UOMINI

E’ di qualche giorno fa la notizia, apparsa su tutti i giornali:
“Barbone bruciato su una panchina a Rimini”
Andrea Severi, 44 anni, era un uomo. Ma per i cosiddetti “media” era un “barbone”.
La “cultura” di catalogare, etichettare. Taggare.
Ma Andrea Severi, 44 era un uomo. Un uomo che ha fatto una scelta e chissà sopra quale buccia di banana  è scivolato… Chissà dove è inciampato. Chissà per quale sgambetto della vita Andrea ha scelto la strada come sua casa, la panchina come suo letto. Cartone come coperte.
Questo post è di Riccardo, a proposito di Andrea e di

“etichette”

Apro lo sportello della cancelleria, mmm… erano qua, mi pare. Ah, eccole. Si prende un foglio, se ne stacca una (sennò la segretaria s’incazza se gliele frego tutte) e ok. Raccoglitore: un gesto e si attacca. Si scrive il contenuto, e si ripone nello scaffale. Adesso si sa cosa contiene. L’etichetta. Utile. Già. Si attacca un’etichetta e si sa cosa c’è dentro. Fino a che non c’è l’etichetta non si sa.
No, non è vero: se non si attacca, per sapere cosa c’è dentro, bisogna aprire il raccoglitore, e frugare, leggere, capire. No? Cioè… si arriva lo stesso a capire, ma bisogna esser interessati a farlo. Se c’è l’etichetta no, è facile, immediato. Già. E… se l’etichetta è sbagliata? Se il contenuto è altro… se qualcuno avesse sbagliato a metterla? Mmm… beh, allora si può commette un errore.
Semplificazione. Spogliamento di contenuti fino ad una idea schematica, scheletrica. In un’etichetta non ci possono stare tante sfumature, ma solo poche parole, facilmente comprensibili da tutti.
Barbone. Perfetto per un’etichetta no? Qualcosa di staccato della società, non mescolato ad essa, come una goccia d’acqua nell’olio. Scollegato. Abbandonato. Res nullius? Perché no? E come una casa abbandonata, che rotto il primo vetro diventa preda di chi prova piacere a rompere, distruggere, e allora sassi alle finestre, scritte sui muri e porte date alle fiamme con l’alcool, lo stesso si può fare con “la cosa ” su cui si è posta l’etichetta “barbone”, il ragionamento non è discontinuo.
Aprendo il faldone probabilmente uno potrebbe vedere che dentro c’è un uomo, con un nome, un cognome. Un luogo di provenienza, probabilmente una discontinuità nel corso del suo tempo che come un sasso sul binario ha fatto sviare la locomotiva e scavare un lungo e profondo solco nel terreno col fragore del tuono, in una nuvola di pezzi e rottami e sassi che volano attorno. E con un silenzio assordante, dopo. Che si può tramutare nel vagare senza una meta, col tempo che ti passa addosso.
L’etichetta o la lettura? A Rimini si è scelto l’etichetta.

8 pensieri riguardo “BRUCIAMO I BARBONI MA SALVIAMO GLI UOMINI

  1. non posso che concordare con questo post… ormai si etichetta tutto… si tagga tutto… dal post alla foto che si pubblicano in giro…
    Se penso all’etichetta penso alla nonna che le matteva per ricordarsi che tipo di salsa era … poi è diventata essenziale per tutto dato che tutto ha una scadenza… ma qui entro in altro constesto.
    Ormai l’etichetta è su ogni cosa compreso gli uomini… chissà come sarò etichettato io mi domando 🙂
    Spero di essere però un’etichetta fuori dalla norma che non basta vederla per capire chi sono… e lo stesso faccio io con gli uomini che incontro … li guardo negli occhi per cercare di capirli… basta così poco per capire anche senza leggere una stupida etichetta
    Anche se è difficile dopo un post del genere ti lascio un sorriso perchè credo che possa sempre servire per migliorare questo assurdo mondo 🙂

  2. è un grosso problema, un grosso rischio nel quale si incorre quando si ragiona superficialmente sulle cose e sulle persone. perché il cervello categorizza e cataloga, innanzitutto, quindi è troppo facile fermarsi a questa primissima impressione ed attaccare l’etichetta, a persone e cose. ma se solo si riflette un po’, ci si rende conto che le cose non stanno affatto così …

    un bacio,
    raf

  3. Buongiorno Celeste, Buon giorno Riccardo. Post ben scritto sia per i contenuti sia per come è stato scritto. Sentivo anche io i TG, leggevo i giornali e ho pensato alle stesse cose. E’ terribile. Andrea non era un uomo, ma un barbone. Eppure con tutte le polemiche contro il razzismo fatte proprio daii giornali, le accuse e le indignazioni… Ipocrisia. Soltanto ipocrisia. E poi, dopo la notizia dell barvone bruciato, seguirà il silenzio. Verranno condannati e assolti i ragazzi di buona famiglia che hanno fatto la…. bravata? Difficile… tanto non è mica morto un uomo… in fin dei conti.
    Bella la vostra comune sensibilità.
    Buon fine settimana.
    Margherita

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