SCATOLE & SCATOLE

scatole

Le scatole, simboliche ma anche quelle vere, sono presenti in tutta la nostra vita.

Con le scatole litighiamo: quante volte le apriamo, le richiudiamo quando inizia la caccia, estenuante, a “quel foulard che hai comperato a Firenze” … oppure quando, maledizione, stai per uscire, sei di corsa, tuo marito ti aspetta in auto da dieci minuti, devi fare il testimone alle nozze di tuo fratello, un’ultima occhiata allo specchio e la vedi… come una ferita, parte dalla coscia per terminare, se stai immobile, al ginocchio … la smagliatura sul collant!  E, prossima ad un attacco di panico apri tutte le scatole presenti nella cabina armadio alla ricerca di uno, uno solo delle quaranta paia di collant che possiedi … Uno, te ne serve uno… accidenti ma in quale scatola sarà?

Nelle scatole conserviamo pezzi di vita su carta. Lettere, fotografie. Fiori e quadrifogli essicati feticci di un passato che per non far male deve restare nella scatola con il coperchio ben chiuso, meglio se assicurato da un nastro.

Nelle scatole nascondiamo, ordiniamo, cataloghiamo. Seppelliamo. Ne fanno di bellissime, colorate, glitterate, maculate, muccate, leopardate, vellutate.  Scatole scatoline scatolette contenitori di oggetti da conservare o da nascondere.

Poi ci sono le altre scatole, quelle dentro le quali viviamo le parti della vita…  Già… la vita non si può viverla muovendoci dentro un’unica grande Scatola. Sarebbe un caos terribile.

Occorre, specie di questi tempi dove tutto è calcolato e dove tutto si fa di corsa, vivere in camerette chiuse, possibilmente a tenuta stagna. Non si può portare il lavoro a casa; non si può portare la casa al lavoro. Non si può vivere serenamente una serata con amici se si spalanca, per esempio, la scatola del lavoro. Abbiamo disimparato a divertirci.  Riversiamo il contenuto di ogni scatola nella scatola in cui stiamo in ogni momento, creando uno spiacevole pout pourri male assortito.

Abbiamo disimparato la calma… Facciamo tutto di fretta e mentre facciamo ogni cosa viviamo già nel futuro, con l’ansia di quello che dobbiamo fare “dopo”. Sarà per questo che i centri contro la sterilità della coppia sono tanto frequentati?

Portiamo in ufficio i piccoli drammi famigliari quali la cacca troppo verde del bimbo …  “sarà la mensa dell’asilo…”; il voto basso a scuola del figlio più grande perchè “quel prof ce l’ha con lui”. Per non parlare della suocera che “quando viene a casa senza farsi notare controlla se c’è polvere sopra i mobili”

Dobbiamo imparare ad isolarci, godendo dei momenti che stiamo vivendo. Senza troppo romperci le scatole, appunto  … e soprattutto senza romperle al prossimo…. Così come occorre imparare a concentrarci quando dobbiamo fare bene qualcosa e metterci attenzione. E cura, come si fa quando si confeziona un bel dono in una bella scatola.

Poniamo in scatole i segreti più intimi e le miserie più inaccettabili.  Tante scatole matrioska e, in quella centrale, nascosto nell’ultimo sarcofago della coscienza, il dolore più grande e più intimo, come la vergogna più inconfessabile, il peccato più pesante. La scatola nera dell’anima.

Poi c’è quella di vetro che mostriamo al mondo, quella che contiene le cose più belle, di solito colorate. La bacheca di cristallo che cattura il sole e rimanda raggi coloratissmi che abbagliano e illudono. Conquistano e ipnotizzano.

Ed è ancora una scatola che ci accoglie l’ultimo giorno per conservare, e nemmeno tanto bene, ciò che resta dopo tutto il nostro respirare, correre, gioire, soffrire, leggere, pensare, cantare, amare. Sbagliare, cadere. Ricominciare. Fino a che non sarà più possibile ricominciare.

Ne“Il collezionista di tramonti” di Tomas Saulius Kondrotas, un uomo cattura tramonti e li conserva in barattoli. Perchè nessun tramonto è uguale a un altro.

“… non occorre semplicemente guardare il sole che cala. Bisogna invece VIVERE quella visione. Concentrare in uno – nel tramonto – tutti i propri sentimenti e pensieri. Qui è nascosto tutto il segreto perchè non si può sentire così ogni tramonto. Un’altra difficoltà è che in un giorno si può vedere un solo tramonto. Esso non si ripeterà più una seconda volta. Perciò qui non può esserci alcun tentativo. O ti riesce oppure no. E basta.”

Ne Il Piccolo Principe l’aviatore disegna varie pecore, ma il bambino le rifiuta. Quindi, esasperato, disegna una scatola con dei buchi, all’interno della quale – dice – si trova la pecora. Il piccolo principe è soddisfatto e alla fine della discussione racconta la sua storia. Nel racconto compare anche il segreto dell’amicizia: “…l’essenziale è invisibile agli occhi…” . Ma anche un’altra cosa importantissima:  l’immaginazione… Vero Riccardo?  E’ tutto li’….

E, questo post?   Volendo aprire la scatola che contiene la ragione di questo post, ecco che esce la risposta: qualche giorno fa, chiacchierando con Riccardo di cose belle, mi disse:“Sai, mi hai detto una bellissima cosa. La terrò nella scatola delle “cose importanti”. Lo sai, vero, che la scatola delle cose importanti è piccolissima?”

20 pensieri riguardo “SCATOLE & SCATOLE

  1. La mente logica ci fa mettere tutto nelle scatole. Ne abbiamo bisogno. Noi classifichiamo, distinguiamo, etichettiamo, proteggiamo, e , in tal modo ritroviamo ciò che abbiamo inscatolato.
    Chi apre le scatole tutte insieme rischia di diventare matto, perché perde le classifiche, i nomi delle cose, i riferimenti.
    Ma, arrivati a un certo punto dovremo per forza aprirle, ‘ste benedette scatole. E sarà un problema, perché magari non saremo capaci di reggere le ondate di oggetti e sensazioni prive di naftalina.
    Ma tutte queste classifiche, arrivati al grande passaggio, le perderemo. Tutti i… collant, con o senza smagliature, non serviranno più. Perché pare che, dall’altra parte, si vada in giro nudi.
    Ergo, le cose più belle da conservare, forse, sono quelle che riusciamo a lasciare.
    Pieffe

  2. Pieffe
    è vero, lasceremo tutto.
    Ma quando dobbiamo partire per poi tornare, cosa portiamo con noi, nel bagaglio a mano per esser certi che non vada perso? Le scatole più piccine… Perchè contengono le cose più preziose…. Lo so che sei d’accordo…

  3. mmmh. direbbe un mio grande e nobile amico che se ne intendeva molto, e che ora purtroppo non c’è più:
    “Per partire sul serio non dobbiamo portar via nulla, neanche le scatole piccole con le cose più preziose”.
    E’ proprio il portarsi dietro le scatole, che costringe ad andare e tornare.
    Pieffe

  4. Pieffino: quando parti, per poi tornare, per esempio per un viaggio, le cose che non lasceresti mai sono quelle che stanno dentro le piccole scatole… Ovvero gli affetti di sempre, quelli piu’ veri. Le piccole cose. Quelle persone che non vedi e non senti ma che vivono quotidianamente nel cuore.
    Cele

  5. Uscire dalla logica delle scatole è essenziale per vivere la vita in piena libertà… ma a volte, per non fare crollare il mondo degli altri, rimaniamo chiusi nei nostri scomparti.
    Le citazioni che hai fatto poi sono bellissime… il Piccolo Principe e il Collezionista di Tramonti rappresentano quel mondo che fa uscire dagli schemi, che in un solo momento si possono racchiudere mille piccoli pensieri che fanno vivere la vita di piccoli momenti che riempiono le nostre scatole dei ricordi… peccato che a Milano siano difficile da vedere questi tramonti.
    Spero che tu riesca a riempire totalmente quella piccolissima scatola delle cose importanti.
    Un sorriso 🙂

  6. Grazie Marinz
    Ma la libertà è anche vivere la vita in scatole chiuse… Significa godere di alcuni momenti, difficili da vivere appieno se il contenuto di ogni scatola tracima nelle altre. Per usare un esempio: stai guardando un tramonto: è li che devi essere e da nessun’ altra parte. Se ti assale l’ansia perchè dall’altra scatola esce fuori la rata del mutuo che scade oppure la faccia del tuo capo incazzato, il tramonto sarebbe meno coinvolgente… O no?
    Se per godere di una meraviglia tutto il resto deve essere in armonia con tale Bellezza allora campa cavallo !
    Grazie e un abbraccio.
    PS i tramonti sono bellissimi anche a Milano, quando apri le scatole giuste e poggi i piedini sulle altre…
    Fidati. Stasera prova. E poi mi dici. Va bene?

  7. Marinz
    dimenticavo: la mia scatolina delle cose importanti è piccola, come deve essere, ed è piena ma come per miracolo trova sempre dei posticini quando ne vale la pena. E ti assicuro, non è bucata…

  8. Concordo pienamente con quanto dici nel commento… ci vuole sempre il giusto equilibrio tra le scatole chiuse e quelle aperte verso gli altri.
    E concorda anche sul fatto che il tramonto deve essere il “tramonto” senza ansie e preoccupazioni… bisogna avere la capacità di staccare in questi momenti da tutto quello che ci circonda.

    Purtroppo ieri sera era una serata grigia e dall’ufficio non riesco a vedere il tramonto perché nascosto dalle case… ma a volte, soprattutto d’estate guardo il cielo colorarsi di rosa e rosso con sfumature verdine… uno spettacolo anche se si è a Milano

    Poi la scatolina delle cose importanti è piccola ma è talmente capiente che non ha bisogno di essere bucata per far scappare fuori le cose … le tiene tutte dentro di se.
    Un sorriso 🙂

  9. @ Marinz…
    BUONO IL CIOCCOLATO….. !!!
    Per me è misterioso il processo di incollare immagini ai commenti….
    GRAZIE.
    A presto. CELESTE

  10. Un saluto a tutti gli ospiti di questo post.
    Ciao Celeste mia cara dolcissima amica. Mi si è chiuso in una scatola esattamente un anno fa…un frammento della mia vita; un tassello del puzzle mi sembrava fosse finito in una scatola senza fondo, buia…invece era li. Il fondo c’era e grazie a te ho ritrovato quel tassello così importante per me…per la mia vita.
    E’ bastato un tuo gesto, un tuo sorriso, un tua abbraccio…è bastato che tu mettessi mano nelle mia scatola per farmi ritrovare quello che a me sembrava cosi lontano…(quel frammento, quel tassello, così importante ha un nome, quel frammento, è un figlio).
    Grazie Celeste.
    Mi scuso con i membri di questa famiglia se il commento è piuttosto personale, certo avrei potuto ringraziare Celeste per la sua presenza nella mia vita attraverso una e-mail, una telefonata, o meglio ancora un incontro…già fatto!!! Ma non è sufficiente, non per me. Consentitemi di ringraziare Celeste anche attraverso l’opportunità che mi offe questo spazio.

    Colgo e riporto un pensiero di M. Teresa di Calcutta: “Le parole gentili possono essere brevi e facili da pronunciare, ma la loro eco è infinita”.
    Prendo spunto da questo belllissimo pensiero per dire che le parole possono essere tradotte, trascritte, parlate; possono essere racchiuse in un diario, in un libro, chiuse in uno scrigno o in una scatola e/o immediatamente dimenticate, così, come il loro eco…
    Grazie Celeste, grazie per avere aperto la mia scatola, grazie perchè ogni volta che apro “quella scatola”,
    l’echeggiare delle tue parole rilasciano ogni volta una melodiosa traccia di te…nel tempo. Sempre.
    Grazie Celeste, grazie di esistere!
    Ti voglio bene.
    Carola

  11. Ecco…. Ehmmmmm… Dunque… Ho sentito Carola stamane, prima di leggere il suo commento… Infatti mi ha detto: ti ho scritto sul blog.. non ti arrabbiare.
    Non mi arrabbio… Ci mancherebbe. Ma Carola sa benissimo (perchè anche lei pensa la stessa cosa) che avere l’opportunità di voler bene è un regalo che si riceve..
    Insomma….. lei ringrazia me.. per esserle accanto… MA ANCHE LEI E’ ACCANTO A ME !!!!
    Vabè Fatina (a proposito, la fatina azzurra è nel mio salotto) Grazie!!
    Un abbraccio…. forte e un sorriso nei tuoi occhioni scuri.

  12. Cara Celeste…la “scatologia” o lo “scatologico” come è d’uso oggi affermare relativamente ad alcune questioni, mi trova invece in perfetto accordo sul bisogno di rimanere in perfetta armonia con ciò che in alcuni momenti è quasi necessità. Bello questo post. A volte perdiamo il meglio della vita per l’incapacità di uscire da schemi, da situazioni. Un buon fine settimana***

  13. Abbiamo scatole, scatolette, scatole con carillon che suonano melodie suadenti quando le apriamo…e ci sono scatole entro cui si infilano automaticamente parole d’amore, di gratitudine, di ringraziamento, di dolore e di affetto. Quelle scatole sono come delle ostriche, si rinserrano e non lasciano uscire ciò che realmente si sente, le tengono possessivamente prigioniere e i sentimenti premono sul coperchio ma da soli non escono!
    Accidenti a queste scatole che ti tolgono le parole e gli slanci forse un po’ infantili ma sinceri. Bisogna liberarsi della tirannia di certe scatole!!!
    PS. meglio le scatolette di pappa, sì molto meglio.
    Celesteaida miao!

  14. Ciao Petula.
    Concordo con cio’ che dici.. ma a volte .. alla bisogna… dobbiamo usare ste scatolette… accidenti!!Senza chiudere in scatole momentaneamente chiuse con una bella scritta “torno tra poco” come fai a godere di un tramonto…. di un’alba… Di una bella passeggiata sul terrazzo dei vicini quando non sono in casa…. Dell’ombra del Grande Fico quando Pieffe è affaccendato sulla terra…
    E come godere di una bella scatoletta di tonno se non chiudi dentro per un po’ il ricordo del veterinario che ti aspetta tra due giorni?
    Miaci (miao e baci)

  15. Eccomi a ELEONORA.
    Ciao Ele. e Grazie di passare di qui. Mi fa immenso piacere perchè, la traccia che lasci è un contatto,
    Un abbraccio al tuo cuore buono.

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