RIFLESSIONI N. 2

orologiovillafene

(foto: Celeste.  tutti i diritti riservati)

R.:  (….) a percorrere strade che non siano luoghi comuni spesso ci si sporca le scarpe..

E’ faticoso tenere sempre acceso il cervello… si fa prima a dare una pedalata ogni tanto, e lasciarsi portare. 

 (…)

C.:  Qui diluvia

R.:   Anche qui

C.:   Bel tempo per stare accanto al camino, con l’abat jour acceso, un libro oppure penna e  un quaderno.

R.:    Un  vecchissimo orologio un po’ di carta a smeriglio, acqua… una luce sulla scrvania in un cono di luce… a pensare a chi lo ha costruito, chi lo ha usato. E un po’ orgoglioso di  restituirgli la vita che lui ricompenserà a suo modo, col ticchettio, nel silenzio.

C.. (invia foto)   E’ una vecchia sveglia, non è bellissima, ma lo è perché è vecchia

R.:  Sono simpaticissime.

C.: Sì, è vero: non hanno alcuna pretesa di sembrare altro, vogliono solo sembrare sveglie. 

R.:  Questo è un tipico esempio dell’ingegno umano. È stato difficilissimo farle …

Perché fare le cose semplici, con pochi pezzetti facili da fare è difficile.  

Le cose complicate le sanno fare tutti.

7 pensieri riguardo “RIFLESSIONI N. 2

  1. Bella la foto: semplice.
    Credo che sia molto complicato capire le cose semplici, non tanto farle. Per complicare le cose ci vuole una notevole attitudine alla logica.
    Per semplificarle ci vuole… genio.
    La prima abbonda, il secondo scarseggia
    Pieffe

  2. Certo, per semplificarle ci vuole genio. Per questo anche farle, qualche volta è difficile e poi anche perchè occorre prima capirle. Forse è questa la parte geniale dei bambini in quanto essere istintivi. In altre parole: può essere che siamo geni, da piccoli in quanto “semplici” e poi con gli anni peggioriamo in quanto “usiamo” più cervello e più logica che non istinto? Lo stralcio di quanto pubblicato “nudo” contiene, per me, qualcosa di profondamente semplice e anche di semplicemente profondo. E ancora: hanno un’anima, le “cose”? Una domanda rimasta appesa, al soffitto della mia infanzia, una domanda che dondola ancora, come un’altalena tra quel Tempo e questo Tempo.

  3. Ciao Pieffe, concordo pienamente con te. Ciao Celeste, ma vuoi mettere…svegliarti al mattino con quell’assillante musica delle radiosveglie al quarzo che riflettono l’ora sul soffitto e scaldarsi vicino ad un termosifone…o svegliarti con il drin…drin..accompagnato dal tic tac di quelle lancette che segnano il tempo; e segnano la storia di altri tempi,scaldarsi vicino ad un camino, e ti lasci trasportare dal profumo della legna che arde e dal gioco delle fiamme…quelle semplici cose alle quali ormai non siamo più abituati. Certo Celeste che le “cose” hanno un’anima…
    Un abbraccio
    Carola

  4. Ciao Fatina.
    Infatti quello che sosteniamo R. ed io… è proprio quello … il gusto e il piacere per le cose di un tempo…. E questo è esteso agli oggetti come al sentire e/o al vivere. Abbiamo perduto enormi piaceri che risiedono nelle cose più semplici, come un tocco di legna che brucia nel camino può rilassare l’anima.. E che il ticchettio di una vecchia sveglia è il legame tra la vita di un nonno e la nostra…. Bacio azzurro

  5. Ciao Carola, Celeste, ciao Gatto
    Eh si. A volte la lampadina viene presa per un oggetto utile e semplice. Un po’ come “a patata lessa” della pubblicità.
    Poi siamo noi che riusciamo ad armare un casino terribile e a strafare con tutto ciò che ci sembra utile.
    Così copriamo di confusione mentale e oggetti superflui tutto ciò che è naturale.
    Un bel problema tornare indietro.
    Pieffe

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