IL GIARDINO DI SARA

marche 230                                                                                     (foto: celeste)

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Fu passeggiando per le strade di quell’immenso Paese in cui nacque, che Sara lo vide.

 

Era un passaggio un po’ nascosto; alcuni rovi nascondevano parzialmente il sentiero ma la piccola Sara, curiosa e giovane com’era, passò quasi indenne.

Solo qualche piccola spina lese leggermente il suo abito di cotone fresco, con delicate stampe a fiori.

 

Appena superato quel naturale passaggio, si aprì davanti a lei il giardino.

Sara rimase meravigliata alla vista di tanti fiori.

Un trionfo di colori e di allegria, sotto il cielo azzurro dei suoi anni.

 

Sorridendo e saltellando, Sara si addentrò nel giardino per poter sfiorare e ammirare da vicino quei meravigliosi fiori dal lungo gambo i cui petali invitavano alle carezze.

Felice di quella scoperta, Sara, prima che si fece buio tornò a casa e, quando fu l’ora, si addormentò sognando ciò che aveva scoperto in quel pomeriggio sereno e con la dolce aspettativa dell’indomani che naturalmente era quella di tornare al giardino.

 

La mattina dopo si svegliò quindi di buon umore e, sorridendo al sole uscì di casa e tornò al giardino.

E così fece il giorno dopo e il giorno dopo ancora.

 

Nel frattempo Sara cresceva.

 

A poco a poco il giardino diventò la sua meta preferita. Tornava da scuola, faceva i compiti, studiava e poi via, di corsa al giardino.

 

Un giorno si accorse di qualcosa che, presa dall’entusiasmo e incantata dalle meraviglie di quei colori e di quei profumi, non aveva mai notato prima: ogni volta che Sara accarezzava un fiore a lungo, soffermandosi sulla delicatezza di quei petali che sembrava velluto, un altro fiore appassiva e …. un altro ancora nasceva.

Pensò che fossero fatti normali, com’è nella natura delle cose.

 

Intanto Sara cresceva.

 

Un giorno decise di fare un piccolo esperimento; non accarezzò alcun fiore.

L’ esperimento ebbe un esito inaspettato: nessun fiore appassiva, nessun nuovo fiore spuntava.

 

Sara aveva imparato, a scuola e poi attraverso la scuola della vita, che ogni esperimento, per avere una qualche valenza, doveva essere “provato” quindi ricominciò ad accarezzare i fiori.

Ed ecco che accadde ciò che accadeva prima: un fiore appassiva e un nuovo fiore nasceva.

Questi fatti sollecitarono la naturale curiosità di Sara che, oltre ad essere una ragazzina curiosa era anche molto intelligente (qualità che vanno a braccetto) e decise che doveva esserci per forza una spiegazione.

Quindi iniziò ad osservare e mentre osservava, prendeva appunti.

 

E, nel frattempo Sara cresceva.

 

Dopo un po’ di tempo passato ad osservare e a prendere appunti, il sospetto divenne quasi una certezza: Sara si accorse infatti che i fiori che accarezzava più frequentemente erano quei fiori che cercavano di protrarsi a lei quando passeggiava, quelli che si offrivano al suo passaggio, esercitando su di lei una specie di richiamo; erano i fiori più grandi e quelli più belli, in altre parole i più invitanti.

 

Allora Sara, naturalmente (ostinata, curiosa e intelligente com’era) proseguì nel suo piccolo esperimento e decise che avrebbe accarezzato più a lungo  i fiori più discreti, quelli più piccoli e timidi, quelli che non sollecitavano le sue carezze ma se ne stavano in disparte, senza farsi notare.

E…. accadde!!! Nessun fiore appassiva, nessun fiore nuovo spuntava !!!

– Uhmmmm – pensò Sara  – non può essere un caso! –

 

Allora mise a punto una strategia: cominciò a prestare maggiore attenzione e imparò ad osservare meglio, usando anche, oltre agli occhi, l’olfatto, il tatto e affidandosi maggiormente ai sensi, a ciò che le suggerivano, insieme, cuore e mente.

Si mise in mezzo al giardino, chiuse gli occhi… e si concentrò (ma nemmeno tanto).

Lasciò liberi i sensi, liberò i pensieri…. e ad un certo punto…. di colpo si alzò…. 

Come guidata da una forza istintiva fortissima si diresse verso uno di quei fiori, uno di quelli che cosi’ tante volte avevano chiesto le sue carezze. Sempre con gli occhi chiusi e i sensi attenti… lo toccò e ….. capì.

Era un fiore di plastica!

 

All’improvviso fu tutto chiaro!! Come un alito di vento dissolve la nebbia così accadde nella coscienza di Sara: tutti i fiori che si presentavano a Sara per essere toccati da lei, accarezzati, adulati.. erano fiori di plastica!!

Gli altri fiori, quelli discreti, quelli che stavano là ad aspettare che Sara li toccasse, erano i soli fiori veri del giardino.

Ed ogni volta che Sara accarezzava un fiore di plastica, un fiore vero appassiva …. e quello che nasceva era un altro fiore di plastica!

 

Sara tirò un sospiro di sollievo perché aveva capito in tempo.

Aveva compreso che i fiori di plastica si servivano di lei perché solo attraverso la sua ammirazione potevano regnare sul giardino in quanto sarebbero stati molto presto i soli fiori !

 

Sara allora prese una decisione; sapeva, per istinto (e poi anche perché era cresciuta) che non avrebbe mai potuto estirpare tutti i fiori di plastica perché anch’essi erano necessari al giardino; conferivano maggior colore, pertanto attiravano gli insetti che tanto servivano ai fiori veri…

 

E fu allora che Sara imparò.

Imparò ad usare le sue carezze, ma soprattutto Sara imparò a distinguere.

 

Sara ora è una giovane donna, e una splendida mamma.

Continua a passeggiare nel giardino ma adesso distingue i fiori di plastica da quelli veri.

Così come distingue la realtà dal sogno e sa che il sogno è necessario alla sua vita e che grazie ad esso può vivere in mezzo al ponte….

 

Quale ponte?

Ma è chiaro! Il ponte che unisce la realtà al sogno… 

E … l’equilibrio di Sarà è esattamente al centro del ponte.

 

Ah… l’immenso Paese citato all’inizio si chiama “Vita”.

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© celeste

24 pensieri riguardo “IL GIARDINO DI SARA

  1. bellissimo racconto… complimenti…
    trovare il giusto equilibrio tra il sogno e la realtà aiuta a realizzare i desideri e a crescere scoprendo le bellezze e le “necessità” della vita.
    Un sorriso 🙂

  2. Grazie MARINZ
    Grazie RAF
    Si… credo che l’equilibrio di Sara stia nella capacità di sognare, nella piena consapevolezza del presente… A volte è indispensabile per vivere un quotidiano così frenetico… senza sbarellare…. Ciao e grazie a entrambi

  3. Bella metafora della vita. I fiori di plastica così appariscenti, che ti si offrono quasi chiamandoti, sono le tentazioni alle quali bisognerebbe resistere al primo impatto per poterli distingure da quelli veri così discreti come lo sono le occasioni autentiche che la vita ti offre. Sì è veramente una bella metafora. Complimenti. Pietro.

  4. pietro
    grazie… è solo una piccola storia che mi è venuta in mente la mattina presto…. Ultimamente ho letto qualche favola… Le favole racchiudono sempre delle grandi storie, sono percorsi nella vita da leggere con diverse chiavi.. E allora… ho solo.. molto modestamente …. provato.
    ciao

  5. Difficile trovare l’equilibrio tra sogno e realtà. Spesso mi sono trovata su quel “ponte” inseguendo dei sogni che…accarezzandoli come fiori nel giardino di Sara, al loro schiudersi hanno risvegliato (ahimé) un’amara realtà; ma anch’io come Sara sono cresciuta.
    Sorprendente, come riesci, cara Celeste a regalarmi stimoli dai sapori veri. Un abbraccio
    p.s. sono Carola di due post fa

  6. A CAROLA
    Ciao Carola, amica mia di sempre. Si, hai ragione, si cresce e si impara a distinguere i fiori di plastica dagli altri. E’ bella questo nostro scambio di emozioni…. Tu ed io abbiamo la fortuna di poterlo fare anche guardandoci negli occhi.
    Un bacio a te.. e ai tuoi fiori veri.
    A prestissimo e… grazie per ogni tuo sorriso. Celeste

  7. Piano piano.. dolce dolce… C’era una canzone, se non ricordo male…
    E poi ancora.. da Il Piccolo Principe: quando sentiro’ i tuoi passi, li riconoscerò…
    Ciao Stella. Un bacio

  8. Mi sono fermata sul ponte con te, Cele, per sentire il profumo dei fiori veri e godere dei colori dei fiori falsi…tutto ciò che è nel Giardino del nostro “Paese” è utile!!
    Un bacio

  9. Eleonora:
    si… forse è utile… anche se a volte si farebbe volentieri a meno di qualcosa…
    Dice Nietzsche: tutto cio’ che non uccide, rende piu’ forti…
    Sarà…

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