QUANDO LE LETTERE LE PORTAVA IL POSTINO

Oggi c’è Internet.

La velocità di trasmissione permette di far arrivare emozioni e pensieri in tempo reale. Quando internet non c’era, alcuni rapporti tra persone che oggi definiamo "virtuali" si tessevano via lettera o telefono.  Era la stessa cosa, in fondo. La sola differenza sta nel fatto che, allora,  l’emozione veniva consegnata "dopo". E a volte, nel frattempo, "le cose" potevano cambiare. Ma anche dopo molto tempo, tenere tra le dita le lettere, la carta sembra trasmettere di nuovo le sensazioni di quel momento.

Non vedo Steve da molti anni, ormai, e sono certa che mi perdonerebbe per questa "pubblicazione" senza consenso. E’ stata una persona che ha incrociato la mia vita o – meglio –  la mia vita ha incrociato la sua immensa tristezza, pozzo tracciato e scavato da uno di quei dolori dai quali non si guarisce mai del tutto. Alcune persone morendo trascinano dietro una parte di noi; qualcuno ha trascinato via una immensa parte di Steve. Non so se il mio pensiero ogni tanto riesce a raggiungerlo; io spero di si, come spero che lui abbia raggiunto una serenità  capace di riscattarlo dal tanto male sopportato.

.

Ascot, 27 dicembre 1986

 

Celeste,

ti ho parlato, da casa, nella dolce armonia di un autunno caldo.

A volte la tua anima vibra nel nulla alla ricerca di qualcosa che emigra piano nei ricordi.

E’ Natale: sulle mie cose, sulla mia vita, sull’asfalto che percorro ogni mattina dimenticando il mare e le vele lontane.

E’ un nuovo Natale, di immagini sfocate, di tristezze, di ammalianti novità. Tutto tace nella silenziosa pace del mio mondo, così impercettibile, così trasparente, così ammalato di amore e di follia. Le tue tracce sono un dolce risveglio al mattino quando le leggo e la tua vita pulsa piano nella vaga illusione di non essere udita. Potrei scriverti cose tristi e belle, potrei percorrere le tue vene per conoscere il tuo cuore, potrei non parlarti mai più, non ascoltarti più, non più accarezzarti, non più baciarti e nell’assurdità di ciò che scrivo… mi perdo perchè…

Non so perchè!

Le lettere sono belle, ma finiranno. Ti stancherai di scrivere e la freddezza che sento al telefono si concretizzerà con l’indifferenza.

Oggi, tornando a casa, avrei voluto trovarti, per parlarti, per sentire il tuo profumo, la tua bella voce (a volte triste) ma non voglio continuare a dirti … perchè sento l’inutilità del mio verbo come un eco che si perde nella notte assurdamente stellata. Perdonami se mi fermo. Lo faccio perchè non so cosa voglia dire tutto questo, anche se mi piace. Ci dobbiamo incontrare… Null’altro. La nostra realtà dovrà superare la fantasia e se così sarà non verremo fermati mai da inventati  tramonti di luce.

Potrei esplodere, potrei morire, potrei non vederti mai più, potrei chiudere la mia casa, ma se busserai, mangerai alla mia tavola.

Steve

ps: non credere ai poeti

22 pensieri riguardo “QUANDO LE LETTERE LE PORTAVA IL POSTINO

  1. veramente bella…come il raso.

    per una nostalgica come me, le lettere scritte a mano restano, cmq, le migliori…

    ciao.
    Muccaviolaoriginal

  2. Bellissima lettera che trasmette la tristezza di una scelta combattuta.

    Internet ha ridotto al minimo la distanza delle persone ma a volte si trova tanta “costruzione” da parte di chi sta dall’altra parte dello schermo… quasi che voglia costruirsi una vita parallela perchè la sua non gli piace…

    Peccato per le lettere di una volta, scritte a mano, ognuno con una sua calligrafica che trasmetteva anche un po’ quell’emozione provata da chi scriveva… ne ho tante a casa di quelle lettere e le custodisco come un tesoro geloso!

    ti lascio un sorriso 🙂

  3. @Marinz. Vero, le lettere ” a mano ” offrono cose.. impareggiabili. L’odore.. l’ingiallimento della carta, il rapporto tattile…. Anche io ne ho parecchie, in quella che definisco “la mia scatola della vita”. Piena di diari, lettere, scritti vari, piccoli pensieri, appunti.. Praticamente una cassapanca che l’uomo con il quale divido la vita sa che deve fare in caso di…….
    Per quanto riguarda la questione dell’inventarsi una identità… bè… posso solo dire che trovo la cosa triste. Ma, come mi è successo di dire in passato forse proprio sul blog ben venga anche questo se chi soffre di solitudine o di disperazione puo’ trovare un po’ di pace. Spesso alcune alternative sono ben peggiori… e devastanti.
    La solitudine, la mancanza di autostima, il dolore…. il senso di inadeguatezza e via dicendo, sono tutte delle brutte bestie…
    Ricambio il sorriso.

  4. Le lettere sono tutta un’altra cosa, sono un qualcosa di vivo rispetto all’asettico messaggio che ti può arrivare da internet, Odora la carta, che puoi arricchire con il tuo profumo preferito, la tocchi e chi riceve questo lo sa. La lettera di Steve è bellissima e struggente. Non credere ai poeti dice, che volesse metterti in guardia da lui visto che la sua lettera gronda poesia dall’inizio alla fine? Un abbraccio, Pietro.

  5. ma scusa… e il sindacato delle mucche no????

    noi povere mucche viola original ci stiamo estinguendo… immerse in una società di mucche tinte e ritinte!!!!

    adesso scioperiamo!!!!

    scordatevi la jocca per un pò!

  6. ma delle sane lettere sulla sabbia no?
    Quelle che con il vento si dissolvono e volano via senza lasciare traccia?
    Dobbiamo essere per forza abbarbicati alla memoria “storica” del momento, come se il tempo si fermasse realmente sulla carta?
    Oggi, che ormai vivo nelle lontane Pleiadi all’ombra di un grande Fico, e che sono più vecchio di Matusalemme, ho il sospetto che il “ricordo” scritto, rivissuto attraverso il feticismo della rilettura, che tanto amavo nella mia giovinezza, sia una feroce deformazione del presente, un artificio subdolo della mente.
    Anche se fissato con lacrime e inchiostro sulla lettera dell’amico, dell’amante, del figlio, ecc., il ricordo “scritto” ha comunque un coefficiente di idealizzazione elevatissimo, che, col passare degli anni, può esaltare o svilire o deformare l’esperienza reale. E ci può infognare in quella morbosa “esposizione” narcisistica dei propri dolori o delle proprie estasi. Il che trasforma in… televisione (è la cosa più spregevole che mi viene in mente) il respiro dell’anima. A mio modesto e paleontologico avviso, l’intimo, resta intimo, fintanto che è… intimo.
    Quando diviene come… l’intimo di Karinzia è ormai sputtanato per sempre.
    Pieffe

  7. @ Pieffe. Ciao.
    Sono d’accordo con te su tutto, e condivido appieno il “pensiero”.
    Ti rispondo premettendo che sto imparando a non generalizzare (o almeno.. ci provo).
    .
    Diverse sono le chiavi di lettura del passato, diverse le lenti degli occhiali che inforchiamo quando andiamo in qualche modo ad evocarlo e a stanarlo… o a risvegliarlo.
    Il passato è come la plastilina, puo’ assumere diverse forme, puo’ essere adattato, plasmato, a seconda delle varie necessità.
    Il passato “può” non essere immobile, può non essere una fotografia ma un morbido impasto per vestire, ricoprire, colorare (o scolorare) il presente. Creta che in mani capaci diventa qualunque cosa.
    Il passato può vestire di vero una illusione, diventare una medicina, un balsamo, un sonnifero oppure dolce arsenico. Una eutanasia.
    La sola cosa vera è l’adesso, così come avviene. Diversa sarà la percezione, domani, di ciò che è questo istante.
    Ho pubblicato nel blog ITACA proprio perchè ci credo davvero.
    Detto questo però, è anche vero a mio avviso, che
    quando le lenti che indossiamo sono della giusta gradazione,
    quando il nostro presente è sereno, gratificante,
    consapevolmente “presente” ecco che il passato diventa semplicemente “storia”.
    (Per estensione, “la storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”).
    E così il mio passato sono io.
    Una donna, con tutto cio’ che contiene e quindi anche tutto il suo passato; i dolori, le gioie, l’incanto, il disincanto, non sono altro che mattoncini che compongono questa donna che è Celeste.
    La maturità, la capacità di valutare in modo discretamente obiettivo ciò che è e ciò che è stato ha contribuito a questa attuale serenità e, credimi, non è stato gratis, come accade a tutti, del resto.
    Per questa ragione quando “penso” al mio passato non lo vedo come una sorta di ancora di salvezza, nè come una bandiera da sventolare a seconda della necessità
    Semplicemente lo vedo come “la mia vita”….
    Non mi serve nemmeno per fare bilanci, tanto non potrei cambiare niente.
    Semplicemente è “la mia vita prima di adesso”.
    Nothing more.. nothing less.
    Anzi, ti potrei anche dire che, guardare a volte un po’ indietro mi ha dato la possibilità di “leggere” al meglio alcune cose che per diverse ragioni hanno ostacolato e resi difficili alcuni periodi della mia vita, perchè forse mentre accadevano
    non le avevo comprese… decodificate.
    Alcune cose le ho “elaborate” con il tempo e grazie a questa lettura, più serena e consapevole, ho imparato molte cose e di pari passo è diminuita la rabbia e aumentata la serenità.
    A volte la vita ti consegna una Stele di Rosetta e… molte cose all’improvviso diventano chiare conferendo maggior valore al presente e, all’anima, maggior capacità di viverlo al meglio.
    .
    Per quanto riguarda l’intimità… :
    cio’ che hai scritto denota una grande sensibilità ma … ci sono diversi strati dell’intimo…
    E diverse sono le ragioni per le quali qualcosa viene in qualche modo condiviso.
    Lo sta affermando una che, dopo aver amato alla follia Isabel Allende si rifiutò di leggere qualsiasi altra cosa dopo la pubblicazione di “Paula”… Trovai amorale ed immorale quella pubblicazione..
    Ma.. come può essere imprudente accettare la caramella dagli sconosciuti, può anche essere una “bella cosa” condividere qualcosa di personale. Non parlo di “Paula”… Questa cosa continua ad essere una “nota stonata” per me… troppo… troppo “forte”.
    Continuo e continuerò a ritenere il dolore un fatto privato, ma io non sono l’Allende.. e lei non è me.
    Se ti ho deluso mi dispiace….
    Un sorriso a te e uno alla tua splendida galassia.
    Celeste (appunto…)

  8. @ mvo…. No… lo sciopero della mucca per favore NO! Adoro questi animali.. che sanno tanto di … mamma…. di latte… Con quegli occhioni dolcissimi e languidi. Confesso: ho una cameretta.. piena di mucche di tutti i materiali possibili. seguirà foto.

  9. @ marins e pietro.
    Con i libri accade qualcosa di simile. Dei libri che più ho amato posso ricordare che ho cercato la sensazione della carta sotto le dita.. l’odore…. Non credo sia da paragonare ad una sorta di feticismo… Ma forse si? A volte si crea tra l’anima e il libro qualcosa di speciale…. di quasi fisico…
    Buon pomeriggio ragazzi

  10. Noi siamo fatti di tanti istanti, differenti l’uno dall’altro, collegati malamente dalla memoria storica che ci fa credere d’essere una cosa o un altra. E’ un argomento non esauribile in un blog, perciò te lo lascio li. Quando mi verrai a trovare sulle Pleiadi ne parleremo con calma (o meglio, ne condivideremo, se ti andrà).
    Io sono certo che, grazie a Dio, noi non siamo la nostra storia. La storia crea i buoni e i cattivi, gli indiani e i cow boys, trasforma delle sante in zoccole e viceversa, a seconda degli “interpreti”. Forse la nostra psiche è la nostra storia. Ma la nostra Anima non lo è.
    Ovviamente non mi hai affatto deluso. La delusione è la conseguenza di un’aspettativa. Dalle parole ci si può aspettare tanto e si resta più o meno entusiasti… o più o meno delusi.
    Dall’anima non ci si aspetta nulla: è troppo celeste e… troppo bella.
    Pieffe

  11. @ Pieffe … again
    Io credo che sia la stampa, o meglio un certo tipo di stampa a creare, ditruggere, mistificare, sacralizzare, condannare, assolvere, giudicare, ritrattare, sporcare, riciclare, lavare sbiancare candeggiare infangare..
    La stampa – un certo tipo di stampa – stravolge la storia. Essa è (anche essa è) la mano che plasma la creta… che riempie lo stampo. Che foggia dei, semidei, puttane e santi…. La storia è la storia… E’ chi la racconta che .. conta?

  12. La stampa è un’invenzione recente, abbastanza diabolica. I manoscritti dei copisti già andavano un po’ meglio. I geroglifici parlavano con la lingua degli Dei. La comunicazione orale andava ancora meglio. Quella silenziosa era quasi perfetta.

    Viceversa: La storia degli angeli era spiegata in silenzio, quella degli dei e degli eroi era cantata dai vati, quella degli uomini-dei era cantata nei geroglifici, quella degli uomini era scritta dagli storici.
    E’ a questo punto che inizia la vera menzogna.
    Tutto questo per dirti…che hai ragione: la stampa è un gran casino: tutti i tipi di stampa.
    Ah, riguardo alle Pleiadi: terza costellazione a destra dopo Antares.

  13. io ancora scrivo sul mio diario di carta… quello dei vecchi tempi… ho uno scatolone pieno di diari… iniziati alla tenera età di sei anni… e mentre un blog dura in media 2 o 3 anni e poi si abbandona… un diario di carta rimane per sempre…

    comunque… pur essendo una convinta sostenitrice dell’informatica e di internet… a volte penso che la virtualità, l’immediatezza, il digitale, l’annullamento delle distanze… abbia tolto molto sapore alla vita.

  14. @ insideout: anche io sono convinta che internet ha cambiato molte cose; ogni informazione, notizia, approfondimento… tutto si trova e all’istante. E’ un grandissimo, enorme strumento e non credo di poterne fare a meno sia per lavoro che per cose personali. Per quanto riguarda il piacere di alcune cose, per esempio leggere un libro.. (non potrei mai leggere un libro) bp.. non si discute… E’ tutta un’altra storia. Buona domenica e ben trovata.

  15. Beh si, se hai tempo dovresti chedere alla Bella Addormentata nel Bosco, se vuole venire da queste parti.
    Se non la trovi, pazienza, t’insegno io come si fa e puoi sostituirla tu.
    Sai, qui è pieno di boschi dove dormire e dove svegliarsi, e poi c’è una schiera di principi pronti a dare il famoso bacio. Se non funziona, è garantito, si trasformano in rospi. E poi noi pleiadiani scriviamo ancora poesie d’amore sulle cortecce d’albero, cantiamo madrigali, facciamo simposi notturni al lume di torce resinose d’incenso, balliamo (ehem, cioè, vista l’altezza saltelliamo) al suono del liuto, abbiamo due o tre unicorni bianchi per fanciulle dall’animo puro, cavalchiamo draghi; ma in genere stiamo in silenzio.
    Ah, dimenticavo, non abbiamo internet. Io infatti sto scrivendo dalla mia navetta spaziale.
    Pieffe

  16. @ Pieffe: sei un Mito!! Ho sempre amato i boschi, incantati e non, gli gnometti, le fatine e i funghi che diventano all’occorrenza casette dove servire il thè e chiacchiarare con le amiche. Non ci crederai ma ho raccolto, in montagna, delle radici di alberi trovati sradicati nel corso delle varie passeggiate. Lustrate e pulite per benino sono qui, in attesa del mio intervento creativo cioè quello di posarvi sopra del muschio e… udite udite… incollarvi sopra gnometti e fatine. Per chi non mi volesse credere.. abbiate fede!!! Pubblichero’ quanto prima foto probotorie.
    PS pieffino se tu volessi mandarmi una sculturina che ti rappresenta… potrei metterti sopra una radice in pole position ….. Mi fai sapere?

  17. Internet offre un tempo reale, e tanti preferiscono il tempo principesco e un po’ feticista della carta, che però è non solo pensiero ma fisicità impegno fatica inchiostro comunicazione non verbale che internet ci nega persino quando si è a contatto simultaneo.
    ma persino la presenza fisica potrebbe a volte comunicare meno efficacemente di uno smiley, o un cagnolino disegnato su un margine ingiallito potrebbe essere scambiato per un’aereoplano, e quindi veicolare meno di quanto sappia fare l’eloquenza delle inversioni di lettera, dislessie e refusi vari provocati dall’uso della tastiera quando si è in fase concitata.
    Il tuo amico Steve la vedrebbe di certo così, se ci pensi.
    E bella è la vista in controluce, che ti offre di quanto ti è caro un punto di di vista diverso quanto sa esserlo la traccia digitale rispetto alla struggente materia di una lettera. non altrettanto potremmo dire di una sagoma di cartone contro un tramonto

    no, non sarebbe il monte

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