PAROLE E SILENZI

La parola è piatta; nero su bianco. Niente zone grigie. Niente sfumature, niente colori.  La comunicazione dovrebbe comprendere parole, espressione, sguardo, gesti. Tutto è complementare e ausiliario. Il linguaggio del corpo trasmette sensazIoni, emozioni, provoca vibrazioni. Conferisce alle parole il giusto tono, la giusta direzione, la giusta misura. Enfatizza, minimizza, sottolinea.  Ma sempre i silenzi tra le parole arrivano a destinazione, quando nascono da menti simili. Quando i pensieri utilizzano le medesime frequenze. E quando chi scrive e chi legge hanno lo stesso odore. E quando la pelle avverte lo stesso soffio.  In casi come questi le valigie aspettano. I treni avvicinano. Le bocche sorridono. Le mani si tendono. E incomincia la musica. Inizia la danza. Questo accade: i silenzi, piu’ delle parole. Le righe bianche tra una frase e un’altra frase. Le cose taciute più di quelle dette.  Le cose sussurrate più di quelle gridate. Io lo so.   Riccardo lo sa.  E Paola lo sa. Velasquez lo sa.   Molti lo sanno. E molti no. 

2 pensieri riguardo “PAROLE E SILENZI

  1. Per ascoltare i silenzi bisogna farsi piccoli, umili e coraggiosi. In un mondo fracassone e vigliacco è difficile ascoltare i silenzi, difficile frusciare tra le parole e annusare il profumo dell’altro.
    Tutto a tutti, in un caos permanente… che vuol dire: niente ad alcuno.
    Mi piace il tuo modo di far silenzio tra le parole scritte; è lieve e profondo ma “denso”, pieno di energia.
    Sono un vecchio navigatore con una vecchia nave che ha visto una quantità incredibile di mari e di porti. Per questo, con un pizzico di orgoglio, mi permetto di riconoscere subito chi sa anche tacere, e non nasconde in un baccano d’emozioni i propri angoli di vuoto…
    Tu sai farlo. E’ raro.
    Chissà dove naviga la tua anima quando la tua mente tace: Forse in acque tranquille, forse in mari agitati.
    Mi spiace di non poterti ospitare nel mio vuoto contenitore di sogni.
    Per ora sono un transfuga e devo ancora decidere se posso fermarmi, magari per qualche istante, da qualche parte, fosse pure nello spazio virtuale d’un blog, dove tutto è fatuo, anche le cose vere.
    Il Transfuga

  2. Si, forse è tutto fatuo.
    In un blog si può fingere di essere chiunque, si può barare.
    A volte la necessità di essere chi si vorrebbe è maggiore della consapevolezza che si prende in giro la propria persona: chi bara, innanzitutto bara con sè stesso.
    Questa è la vera tristezza, ma immagino che sia anche una verità.
    Il mondo virtuale offre la possibilità, gratis, di migrare il luoghi mai visti, di raccontare sprazzi di anima mai posseduti.
    Di spacciare un sogno per vita vissuta.
    Ci si può inventare di tutto, spalmarsi addosso tante mani di colore, tanto nessuno si prenderà la briga di grattare le croste; in fondo molti di quelli che leggono cercano le stesse bugie, gli stessi artifici, le stesse illusioni.
    E nella tacita, complice consapevolezza delle parti, si stabilisce un dare/avere del mercato dell’illusione, dove le partite pareggiano sempre, senza disavanzo, senza utili e senza perdite.
    Ma credo si possa vedere tutto quanto anche con benevolenza; alcune anime si salvano dalla solitudine, dalla pazzia forse. Poco importa, a volte, quale sia il tipo di àncora se non fa male come invece possono fare una bottiglia, una siringa, un letto dopo un altro che offrono illusioni ad un maggior prezzo.
    PS
    I vuoti contenitori di sogni sono ancora “voglia di vivere”. E’ quando il contenitore non regge più nemmeno un sogno e quindi non si ha più voglia di sognare (o non si è più capaci di farlo) che finiscono i respiri.
    PS2 I miei mari sono talvota tranquilli, talvolta meno, come quelli di tutti. Poi ci sono mari che la luna non riesce a chiamare, ma questa è un’altra storia.
    Bentornato.
    Per quanto vorrai, questo modestissimo spazio, fatto di quasi niente, si affaccia su di una porta aperta. Finchè ci saranno parole da scrivere e silenzi da consegnare.

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