SIRTAKI

Vorrei darti “quella” carezza

E poi dirti tutte “quelle” cose

che aspettavano da tempo tra dolcezza e dolore.

E poi avvicinarmi al tuo volto e darti “quel” bacio a sigillare “quel” sorriso.

Ma quel giorno non era giorno; quel tempo non era tempo.

Così vivo

con quelle parole intrappolate tra i denti e le labbra

con quella carezza infilata tra le dita

e con quel bacio in attesa, stretto in un angolo della bocca

con il rimpianto di non aver liberato quel canto.

Di non aver danzato quel passo.

E’ un sirtaki, quello rimasto sospeso

sulla linea di confine tra il falso e il vero.

Tra luce e mistero.

Tra corpo e pensiero.

E intanto scorrono, le mia dita

a sfiorare luoghi che tu non hai toccato

Mentre da sola danzo un sirtaki

pronunciando il tuo nome

con la voce che nasce e poi muore

come ogni volta, tra la gola e il cuore.

4 pensieri riguardo “SIRTAKI

  1. E’ fortunato quel signore che non ti ha visto danzare il sirtaki, che non ha avuto quella carezza o quel bacio.
    E’ fortunato quel signore che non ti ha sentito, mentre pronunciavi il suo nome fra la gola e il cuore.
    Fortunato, perché ha incontrato un essere come te, capace di desiderarlo o forse amarlo in “quel” modo.
    Ma forse anche improvvido e distratto, per non essersi accorto di cosa lo sfiorava.
    Il Tranfuga

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