ITACA

Ci sono giorni in cui ascoltare musica fa male, leggere lettere fa male, leggere libri,  poesie,  fa male.  Perché?

Perchè quando si vuole incollare ad ogni costo una musica, poesia, racconto al ricordo di qualcosa o di qualcuno, di solito ci si riesce. A volte fin troppo bene.


 Ma….

al di là della fantasia e del dolore, e di una dose, anche minima di masochismo (tutte emozioni perfette per trovare nessi anche inesistenti con la ragnatela della vita), a volte si ha  l’impressione che vi sia un filo che congiunge alcuni eventi.

Che alcuni fatti e incontri siano parte di  quello stesso filo, tessuti, intrecciati ad esso. Quindi naturalmente collegati.

Sensazioni assurde frutto di menti suggestionabili? Forse..

 

Ma….

Ma a volte capita di incontrare persone che “dentro” si sente di conoscere (o riconoscere?)

E quando succede, è una percezione quasi tangibile. La possiamo chiamare “pelle” o “istinto”. Sesto senso. E anche in altri modi.

A volte succede di scambiare questa affermazione “le anime simili si sanno riconoscere fin da subito” . Risultato di una sensazione reciproca, espressa usando quasi le medesime parole.

 

Quindi, alcuni incontri sembrano  attaccati  a quel filo della vita che unisce cose, eventi, persone. Alcuni “periodi” è come se fossero “attese” di queste cose/eventi/persone. E alle attese si dà il nome solo “dopo” il verificarsi dell’evento/incontro/occorso.

E’ chiaro che c’è una spiegazione, fin troppo ovvia ed evidente: ognuno coltiva rapporti con persone che in qualche modo “percepisce” come “compatibili”… 

Ma…

ma a volte alcune cose che accadono sono come una … magia…

La magia sta nell’evento che li ha fatti accadere, nel vento che ha permesso alle persone di annusarsi, confrontarsi, misurarsi, amarsi…

E se fosse che non ascoltiamo abbastanza la voce della vita?

Se fossimo (ormai) incapaci di percepire i messaggi che in qualche modo arrivano da quel vento misterioso che ci avvolge e al quale apparteniamo?  – penso all’Alchimista, di Paulo Coelho -.

Se fosse che l’uomo ha perduto nel corso delle proprie evoluzioni (o involuzioni) la capacità di captare e di sentire?

 

Ma perché farsi queste domande?

Sorrido, e il mio pensiero corre ad  “Itaca”, una splendida poesia che riporterò qui sotto.

 

A volte si fanno progetti anche a lungo termine.

Troppe volte si cerca di “disegnare” o quanto meno di “tracciare” una sorta di percorso. 

E troppe volte basta uno starnuto di quell’enorme entità che possiamo chiamare “caso” oppure “destino” che ha il potere su tutto, il potere di stravolgere ogni cosa, idea, progetto, sogno, aspettativa e accade che il treno deraglia e incomincia una corsa pazza sopra binari inesistenti.

 

E tutto ciò che un istante prima era vero di colpo non lo è più.

Tutto ciò che era vento diventa tempesta.

Tutto ciò che era sorriso diventa canto disperato.

Tutto ciò che erano disegno di vita,  corse nei prati, voci di bimbi, viaggi e mete da raggiungere diventano dolore e a volte un dolore insostenibile che reca a braccetto la Morte, diventano ombre dentro le quali ci si muove smarriti alla ricerca di un presente sostenibile, mentre un istante prima credevamo di avere il futuro tra le mani.

Presunzione di avere il libero arbitrio. Sfidare il caso, il Tempo. Di essere padroni del passato, del presente, del futuro.

Se è  vero che siamo noi che facciamo la storia (“La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”) chi è che fa il futuro?

 

E allora:

La vità è il percorso stesso e il percorso è fine a se stesso.

 John Lennon disse “la vita è tutto ciò che ci accade mentre siamo impegnati altrove” .

 

 Mentre siamo impegnati a progettare un futuro che potrebbe non arrivare mai. O essere di un altro colore. Avere un altro volto. Un‘altra voce. Essere un altro jazz…… (se non sai cosa stai suonando, allora questo è jazz). E mentre facciamo tutto questo, ci perdiamo la sola cosa certa:  il PRESENTE. La sola cosa certa? Certo, la sola!

Anche il passato, se non quello della “Storia”, ma di certo quello della storia, dipende dalla nostra personale lettura. 

E la lettura di oggi non è la stessa di domani.

 

 foto mia

 

Kavafis, Itaca

 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero resta alto e il sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo

né nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

 

Devi augurarti che la strada sia lunga

che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia –

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche aromi

penetranti d’ogni sorta, più aromi

inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

 

Sempre devi avere in mente Itaca

– raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

 

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

14 pensieri riguardo “ITACA

  1. Kavafis è uno dei mie poeti preferiti.
    Comprendo il jazz perchè lo amo, è roba mia, e leggo nel tuo post molte cose che conosco perchè mi viaggiano sottopelle, insieme al sangue. Potrei averle scritte io. Un Sorriso per te.

  2. ho viaggiato diverse volte verso Itaca, la mia Itaca, perchè credo che sia il porto di attracco di ognuno ma per ognuno è diverso dall’altro.
    Condivido che le persone non sanno più mettersi in gioco e per paura non vivono più… hanno perso la capacità di captare… e come cantava Guccini “allando Con Una Sconosciuta” in cui si canta qualcosa di simile a quanto scritto da te!!!
    un sorriso 🙂

  3. circa venti anni fa feci un cortometraggio che vinse un premio della critica al festival del cinema di Torino; quel cortometraggio era ispirato ad un libro di Claudio Magris: Itaca ed oltre, una metafora sugli eroi del mito…la mia storia era quella di un partigiano in pensione ormai da anni isolato nel “buco nero” della sua casa di campagna; un giorno incontra un vecchio amico che non vedeva da anni…parlano del più e del meno, bevono un caffè e si danno un appuntamento per il giorno dopo…ma il giorno dopo l’ospite non troverà nessuno in quella casa abbondonata da anni, se non un buco nero senza spazio e senza tempo…così fugge la nostra vita.

  4. Abbiamo sviluppato e affinato i sensi che conosciamo a discapito di altri che neppure immaginiamo possano esistere. Siamo incapaci di vivere qui e ora perché come un fiume in piena la vita, così come ce la siamo e ce l’hanno costruita, ci travolge come un fiume in piena impedendoci il dialogo col nostro essere profondo. Siamo esseri parziali convinti di essere simili a Dio e questo ci fa essere ciechi. Un caro saluto, Pietro.

  5. E…. cosi’ attraverso i post e i commenti, si scoprono cose delle persone.
    Vedi Pietro, che ha vinto un premio letterario,
    Gatto4 che oltre ad insegnare è anche un artista….
    Vincenzo, che vive per metà in Brasile e suona e compone musica….
    Leglitz che scrive molto bene parole e.. jazz…
    Rose malinconicamente dolce,
    InsideOut dolcemente malinconica… Marinz e le sue Stelle, pianeti, universi…
    Raf… che scrive e scatta….
    Branzino, delicato sempre e bravo con immagini e parole… E anche altri che ho letto, che mi hanno ospitata… e che mi hanno fatta sorridere o.. riflettere.

    Grazie a tutti.. 🙂

  6. E’ un post bellissimo il tuo, Celeste; uno di quelli che tu sai scrivere così bene e che invita sempre alla riflessione.

    Voglio partire da questa tua frase:
    “E mentre facciamo tutto questo, ci perdiamo la sola cosa certa: il PRESENTE.
    La sola? Certo, la sola….”
    A te potrà sembrare paradossale, ma c’è stato chi ha negato l’esistenza del presente, perché la vita, vista solo da un punto di vista cronologico, è una successione talmente rapida di attimi, da finire con l’essere o passato (se l’attimo è già passato) o futuro (se è ancora da venire).
    L’espressione del passato sono i ricordi, l’espressione del futuro è la speranza; nel mezzo c’è quello che realmente stiamo vivendo, ma che è comunque frutto del nostro passato e preparazione per il nostro futuro.
    La mia considerazione finale è che il presente è qualcosa di estremamente soggettivo: se quello che stiamo vivendo ci appaga, il presente può essere anche molto bello, se non ci appaga, l’unico rifugio per non soccombere possono diventare o i ricordi del passato, o la speranza del futuro.
    Il tuo post meriterebbe ancora tante considerazioni, ma mi fermo qui per ora.
    Un abbraccio forte.

  7. Che brava che sei, ma oggi sono anestetizzata per poter comentare decentemente…ma mi sono molto ritrovata in te.
    Grazie

  8. … “le anime simili si sanno riconoscere fin da subito”… sai che ci credo veramente… è come qualcosa di magico… qualcosa che ci attrae verso un’altra persona pur non conoscendola…
    un bacio
    😉

  9. Incontrarsi e, a volte, ri-conoscersi.
    Nella semiologia del termine “ri-conoscenza”, che viene normalmente affiancato ad una più pietistica “gratitudine”, appare un aspetto meraviglioso: la riscoperta dell’altro, il riconoscimento. Qualcosa presente nella memoria e nell’anima, che può rinnovare la gioia e lo stupore per una esperienza vissuta chissà in quale meandro dell’universo, ma anche, perché no, l’orrore.
    Un sacco di volte però, può accadere che la nostra necessità, la nostra solitudine, ci spingano a immaginare d’aver riconosciuto mentre, in raltà, abbiamo solo intensamente voluto conoscere. Forse per bisogno d’amore, forse per presunzione.
    Un gran bel blog, il tuo, cara Celeste, complimenti.
    Il Transfuga
    scusa l’assenza di immaginetta ma sono un emigrato… clandestino.

  10. Grazie, utente anonimo. Di essere passato e aver lasciato un messaggio. Niente scuse per la mancanza di immaginetta; non servono. E’ benvenuto chi entra in questo spazio con rispetto. Concordo.. a volte crediamo di riconoscere perchè qualcuno o qualcosa sono stati a lungo attesi. Ma a volte succedono, pur in assenza di solitudini, alcune cose che…..
    In bocca al lupo e torna, se vuoi, quando vuoi. Celeste

  11. Vero, a volte… succedono. Sono piccoli “miracoli” ai quali dobbiamo rispetto e attenzione, perché aprono le porte dell’anima e fanno approdare a quell’Itaca, così lontana e così presente.
    Sperando, ovviamente, che quei consolidati rompiscatole dei Lestrigoni e dei Ciclopi non vengano troppo spesso a guastare le feste.
    Un caro saluto e grazie della… celeste ospitalità.
    Il Transfuga

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