DANZA LENTA

 

Navigavi dentro me. E le tue dita tracciavano sul mio corpo rotte che tu inseguivi già. Cercavi quella porta, la mia piccola porta, quella che spegne la luce e accende la voce. Ma il dolore fermentava già. Qualche parola aveva da tempo piantato i semi. Qualche lacrima aveva a suo tempo innaffiato. L’addio stava germogliando e cresceva senza pietà per il Tempo mio che scorreva parallelo in un mondo differente.

Noi non lo sapevamo. O forse ero solo io a non sapere. O a non voler sapere: i graffi sul seno li ho sentiti tutti quanti dopo. 

Nel mio Tempo ci sono state  altre dita a spegnere luci e ad accendere voci.  Ed è stata musica strozzata. Fiato trattenuto. Gola che pulsa. Fianchi che cercano. Gambe che stringono, chiedono, catturano. Trattengono.

Ma quella danza lenta  che accelerava che incominciava e non finiva e poi scemava e poi diventava frenesia, quella che io chiamavo “risacca del mio mare” , quel crescendo è ancora qui…. Nel fondo del fondo del mio bacino, tra le coperte del mio letto, nelle pieghe del mio esistere.  Nelle fessure del mio essere donna. E … vuoi sapere una cosa? La mia voce non è più uguale.

4 pensieri riguardo “DANZA LENTA

  1. rimango sempre senza parole per come descrivi le cose

    penso che ogni esperienza faccia crescere e si cambia… e quando si cresce la voce cambia in continuazione

    un sorriso 🙂

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