IL POPOLO DEL TRENO

Sul treno del mattino una mescolanza di vite, di odori, di storie.

Uomini, donne, pelle bianca, bruna.

 

Alcuni hanno l’Africa intrappolata tra la trama e l’ordito delle vesti colorate.

Vesti di colore giallo, arancio, fucsia, a replicare tramonti africani, momenti in cui il sole diventa marmellata e cola sopra l’orizzonte lasciando alle spalle agonie di rosa, rosso, giallo, ocra.

Africa cucita negli orli di vesti troppo leggere per questa città troppo a Nord.

Hanno quell’Africa addosso e un’altra dentro, quella loro, più personale, ce l’hanno negli occhi, e  liquida scorre nelle loro vene insieme con il ritmo di canti antichi.

Fin da bambina mi affascinavano il bianco degli occhi e quello dei denti; quando vedevo una persona di colore (allora accadeva raramente) chiedevo ai miei genitori se anche i miei occhi e i miei denti fossero tanto bianchi.

 

Alcuni sono indiani; hanno l’odore delle spezie tra i capelli, negli indumenti e nel fiato.

 

Donne dai lunghissimi capelli neri, lisci, raccolti in trecce o lasciati cadere di lato, da una sola spalla. Piccoli tatuaggi sulla fronte, a denunciare appartenenze o stati sociali.

Bracciali d’oro rosso e orecchini pendenti. Grandi occhi neri come laghi di notte.

 

 

Uomini e donne bianchi, fasciati in abiti firmati, cravatte di seta, calze sottili.

Sfoggiano tacchi alti, occhiali colorati, griffati, bigiotteria vistosa, tintinnante.

Odorano di fresco, di doccia appena fatta, di dopobarba, di abiti appena stirati.

Quasi tutti hanno un quotidiano in mano, sguardi scorrono titoli, quotazioni di borsa, oroscopi.

Sfilano dalle eleganti valigette computer portatili sempre più piccoli, sempre più sottili, sempre più colorati.

Si diffonde il suono di apertura di Windows; brillano sotto le luci al neon le piccole mele mutilate da un morso, incastonate sui monitor.

Si confrontano, i tecnologici compagni di viaggio, parlando una lingua per molti incomprensibile:

nuovo il tuo note book? … ora immetto la pwd….. sai, ho ampliato la ram…Vedi, uso questa pen drive, basta una usb libera …. Cavoli.. non ho svuotato la cache… Ci sono errori: sarà colpa del bios? Aspetta che faccio il download…  Ora scarico l’e-mail…. Poi ti linko il sito….. Per favore mi mandi l’attachment?

Ops… è cascata l’adsl… Una mattina signore anziano  guarda a terra mormorando in tono tra il dispiaciuto e il rassicurante “signorina… sul pavimento sotto i miei piedi non c’è niente”.

Gli sorrido: –  lasci stare, signore: è un nuovo glossario, una nuova lingua… E’ computerese. –

 

Madri al telefono ad interrogare nonne e baby sitter; com’è andata la colazione … quanti i capricci prima dell’asilo. A impartire istruzioni circa la pappa, la nanna e il bagnetto.

 

Ansie di genitori divisi tra lavoro e casa. Figli e viaggi pendolari.

 

Marocchini, tunisini, egiziani, giovani uomini vestiti tutti uguali, molti i denti cariati, il pacchetto di sigarette che sbuca dal taschino della camicia, il Nokia dalla tasca dei jeans. Scarpe da muratore, infarinate di calce. Altri invece vanno in città a tirare sera, oppure a fare code in questura.

 

 

Piccoli mondi chiusi in tante bolle, racchiuse in una sola carrozza, dai vetri appannati; fuori piove. Il riscaldamento porta voglia di sonno, appesantisce le palpebre di qualcuno la cui testa ciondola sopra un libro aperto. Qualcuno scuote la testa frugando disperatamente nella borsa in cerca di un telefono che suona senza sosta; qualcuno la scuote perché sta leggendo e quel telefono …. accidenti non smette mai e nessuno risponde. Qualcuno studia pagine di testi sottolineati, evidenziati, muove le labbra socchiude gli occhi; nella memoria si imprimeranno formule, odori, suoni.

 

Questa fetta di mondo arriva in città, sullo stesso ferro, sullo stesso binario… Si scende .

Come polline al vento il popolo del treno si disperde.

.

2 pensieri riguardo “IL POPOLO DEL TRENO

  1. Chiudendo gli occhi, dopo aver letto il tuo racconto, è come se mi trovassi sulla carrozza anche io… complimenti!
    Buona settimana!

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